BUONAMICO detto Buffalmacco

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 15 (1972)

di Isa Belli Barsali

BUONAMICO detto Buffalmacco. - Di questo pittore fiorentino, attivo nella prima metà del sec. XIV, non si hanno dati sicuri circa la nascita e la morte: il Vasari scrisse, basandosi su una lapide, che morì a settantotto anni e fu sepolto nel 1340; ma la biografia vasariana è poco attendibile, come del resto le notizie lasciate dal Ghiberti, anche se più antiche e scevre di aneddoti.

Un "Bonamichus magistri Martini" (non perciò di Cristofano, come vuole il Vasari) è iscritto nella Matricola degli Speziali del 1320 con Giotto, Andrea Tafi ed altri. Un documento che riguarda direttamente l'opera di un "Bonamicus pictor" - relativo a una tavola per l'Ospedale nuovo della Misericordia di Pisa - è del 10 marzo 1336; in un altro documento del 20 genn. 1341 si fa riferimento a pitture di B. nella cappella del vescovato di Arezzo. Sembra quindi che altro non si possa asserire se non che il B. sia nato nell'ultimo quarto del sec. XIII e abbia seguito, godendo di una notevole considerazione, gli sviluppi della pittura di Giotto. Infatti il suo nome si accompagna sempre a quelli di Giotto e degli artisti della prima generazione giottesca, unitamente a un giudizio positivo. Scrisse il Ghiberti nel secondo Commentario: "fu excellentissimo maestro, ebbe l'arte da natura... Quando metteva l'animo nelle sue opere passava tutti gl'altri pittori". Il Sacchetti, nella novella CXXXVI, collocò B. tra i "maggiori maestri di dipignere" accanto a Cimabue, Stefano, Bernardo Daddi e Taddeo Gaddi; nella novella CLXI scrisse che egli "fu al tempo di Giotto e fu grandissimo maestro".

Conosciamo poco della pittura di B.: i numerosi dipinti assegnatigli dal Ghiberti e dal Vasari o sono andati perduti, o sono con sicurezza non suoi. Fra quelli ricordati dal Ghiberti, gli affreschi nella cappella Spini della badia a Settimo, eseguiti nel 1315 (Dal Poggetto), sono assai deperiti. Le Vite del Vasari, poi, dalla prima alla seconda edizione (1550 e 1568), presentano notevoli cambiamenti riguardo all'elenco delle sue pitture. L'attribuzione a B. degli affreschi della cappella dei Giochi e Bastari nella badia di Firenze, proposta dal Bacci (1911) sull'indicazione del Vasari, non ebbe alcun seguito. Il Venturi e il Sirén vollero identificare con B. il "Maestro della Santa Cecilia"; sulla controversa questione l'Offner si pronunciò con una certa cautela, non escludendo la possibilità di tale identificazione, dichiarata invece impossibile dal Toesca. Il Longhi ha proposto di identificarlo con l'autore del trittico e degli affreschi nelle volte della basilica di S. Chiara ad Assisi. Recentemente gli è stato assegnato dal Donati, sulla traccia di un'indicazione del Vasari e del documento del 1341, l'affresco con Madonna con Bambino e santi, sormontato da lunetta col Cristo e i simboli della Passione, nel duomo di Arezzo. Oltre il Crocifisso n. 436 della Accad. di Firenze e le due tavolette con Martirio di s. Paolo già nella coll. van Marle e Martirio di s. Pietro (Firenze, museo Home), avvicinati agli affreschi della badia a Settimo dal Longhi e dalla Marcucci, lo Zeri propone di accostare a quest'opera sicura di B. la tavoletta con l'Ultimo incontro di s. Pietro e s. Paolo del museo Bardini di Firenze.

Secondo il Ghiberti, B. avrebbe lavorato a Bologna (cfr. le note di A. Emiliani a C. C. Malvasia, Le pitture di Bologna,1686, Bologna 1969, p. 165 [242/29]) e sue sarebbero "moltissime istorie" nel Camposanto di Pisa (venne identificato dalla tradizione e dalla critica anche con il "Maestro del Trionfo della Morte") e altre opere sempre a Pisa, tra cui "a S. Pagolo a Ripa di Arno istorie del testamento vecchio et molte istorie di vergini" (Ghiberti). Nel Camposanto il Vasari gli assegna invece i dipinti della parete attigua a quella del Trionfo della Morte. Per le opere attribuite dai vari autori a B. si rimanda a R. Offner, pp. 43-46, 119.

Di B. è rimasta fama di protagonista di stravaganti burle, insieme con il pittore Bruno di Giovanni. I due artisti, ricordati dal Boccaccio in quattro novelle, furono detti "uomini sollazzevoli molto, ma per altro avveduti e sagaci" (Decameròn, VIII giornata, novella 3). Il Sacchetti, che ricordò B. in cinque novelle, dandogli particolare risalto rispetto agli altri pittori partecipi degli scherzi, narra tra l'altro la beffa fatta ai Perugini, troppo impazienti di vedere dipinto il loro protettore s. Ercolano: B. raffigurò quest'ultimo con una corona di lasche al posto dell'aureola (novella, CLXIX). L'eco di B. schernitore era ancora così viva nel sec. XVI che la narrazione della sua vita da parte del Vasari è tra le più favoleggianti che questi abbia lasciato.

Fonti e Bibl.: G. Boccaccio, Decameròn, VIII giornata, novelle 3, 9; IX giornata, novelle 3, 5; F. Sacchetti, Il Trecento novelle, novelle CXXXVI, CLXI, CLXIX, CXCI, CXCII; L. Ghiberti, ICommentari, a cura di J. von Schlosser, Berlin 1912, I, pp. 38 s.; II, pp. 130-134; Il libro di Antonio Billi, a cura di C. Frey, Berlin 1892, pp. 10, 11 s., 81; Il Codice Magliabechiano..., a cura di C. Frey, Berlin 1892, pp. 51, 57 s., 250-253; G. Vasari, Le Vite..., a cura di R. Bettarini e P. Barocchi, II, Firenze 1967, pp. 161-177 (ma vedi anche Indice, p. 499); II, Commento, ibid. 1969, pp. 481-495; [D. M. Manni], Vita di Buonamico Buffalmacco pittore, Carpi 1762; F. Baldinucci, Notizie de' professori del disegno, I, Torino 1768, pp. 175 ss., 179 s.; II, ibid. 1768, pp. 22-46; L. Lanzi, Storia pittorica della Italia, I, Bassano 1795-96, pp. 36 s.; B. Gasparoni, B., in Il Buonarroti, II (1865), pp. 65-70; A. e U. Pasqui, La cattedrale aretina e i suoi monumenti, Arezzo 1880, p. 171 (per il doc. del 1341); G. Trenta, L'Inferno e gli altri affreschi del Camposanto di Pisa attribuiti agli Orcagna,a Buffalmacco e Lorenzetti e a Giotto,restituiti ai loro veri autori, Pisa 1894, passim; I. B. Supino, Il Camposanto di Pisa, Firenze 1896, pp. 45-54; L. Tanfani-Centofanti, Notizie di artisti tratte da docum. pisani, Pisa 1897, p. 428; J. A. Crowe-G. B. Cavalcaselle, Ahistory of painting in Italy, II, London 1903, pp. 161-164, 169; A. Venturi, Storia dell'arte italiana, V, Milano 1907, pp. 290, 454, 838, 945; W. Suida, Einige florentinische Maler aus der Zeit d. Ubergangs vom Duecento ins Trecento, in Jahrbuch der preuss. Kunstsamml., XXVI (1905), pp. 82 ss.; Id., in Repert. für Kunstwissenschaft, XXXI (1908), p. 204; P. Bacci, Gli affreschi di B. scoperti nella chiesa di Badia in Firenze, in Boll. d'arte, V (1911), pp. 1 ss.; J. Kurzwelly, D.und Traini Fragen. Einige Randbemerkungen zu P. Bacci's B. Publikation, in Repert. für Kunstwissenschaft, XXXV (1912), pp. 337-362; G. Soulier, Découverte de nouvelles fresques du "Trecento" à Florence, in Revuede l'art ancien et moderne, XXXI (1912), p. 371; P. Bacci, B. Buffalmacco pittore e la critica tedesca. Un documento pisano del 1336, in Il Marzocco, 3 giugno 1917; O. Sirén, A great contemporary of Giotto, in The Burlington Magaz., XXXV (1919), pp. 229-246; XXXVI (1920), pp. 9-11; Id., The B. - hypothesis,some additional remarks,ibid., XXXVII (1920), pp. 176-184; M. Salmi, Gli affreschi ricordati dal Vasari in S. Domenico di Perugia, in Boll.d'arte, n.s., I (1921-1922), pp. 403 ss.; R. van Marle, The development of the Italian Schools of Painting, III, The Hague 1924, pp. 228, 276, 481; IV, ibid. 1925, pp. 50, 199, 200, 20 2, 212, 222, 241, 262; O. Sirén, An altar-panel by the St. Cecilia-Master, in The Burlington Magaz., XLIV (1924), pp. 272, 277, 278; E. C. Campani, Newly discovered frescoes in S.ta Maria Novella,ibid., XLVII (1925), pp. 191-195; A. Chiappelli, PuccioCapanna e gli affreschi in S. Francesco di Pistoia, in Dedalo, X (1929-1930), p. 200; M. Marangoni, La Crocifissione del Camposanto di Pisa, in L'Arte, XXXIV (1931), pp. 3 ss.; R. Offner, A critical and histor. Corpus of Florentine Painting. The 14th Century, section III, vol. I, Berlin 1931, pp. XXVII, 115, 39-46, 56, 58, 107, 108 5-, 117, 119, 120 s.; G. Vigni, Pittura del Due e Trecento nel Museo di Pisa, Palermo 1950, pp. 25, 98, 101; P. Toesca, IlTrecento, Torino 1951, pp. 606 ss., 626, 662, 666; Camposanto monum. di Pisa. Affreschi e sinopie (catal.), Pisa 1960, pp. 21, 35; R. Longhi, In traccia di alcuni anonimi trecentisti, in Paragone, XIV (1963), 167, pp. 12 s.; L. Marcucci, I dipinti toscani del sec. XIV, Roma 1965, pp. 16, 26, 107; P. P. Donati, Proposta per Buffalmacco, in Commentari, XVIII (1967), pp. 290-296; P. Dal Poggetto, Omaggio a Giotto (catal.), Firenze 1967, pp. 16, 18 ss.; L. Bellosi, Buffalmacco,il maestro del Trionfo della Morte a Pisa (relazione al Kunsthistorisches Institut Florenz, 15-6-1971); F. Zeri, Diari di lavoro, Bergamo 1971, p. 7; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlex., V, pp. 101-204 (sub voce Buffalmacco); Enc. Ital., VIII, p. 52 (sub voce Buffalmacco).

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