CALLIGRAFIA

    Enciclopedia Italiana (1930)

di Gualtiero Medri

CALLIGRAFIA (dal gr. κάλλος "bellezza" e γράϕω "scrivo"; fr. calligraphie: sp. caligrafía; ted. Schreibkunst, Kalligraphie; ingl. calligraphy, writing). - È l'arte che insegna a tracciare elegantemente, con regole sicure, le varie forme delle scritture. Appartiene al ramo delle arti grafiche, non essendo che un disegno quasi sempre ex tempore, sia che a mezzo di figure convenzionali - lettere dell'alfabeto - si rappresentino i suoni che compongono le parole (scrittura fonetica), sia che a mezzo di ideogrammi vengano rappresentati i concetti (scrittura ideografica). La calligrafia è considerata una delle arti belle minori; suo oggetto, per quanto riguarda le scritture fonetiche, è lo studio teorico, pratico, artistico del vergare, collegandole opportunamente fra di loro, le lettere dell'alfabeto, le cifre numeriche. Sulla forma delle lettere e sui tipi di caratteri o scritture ha grande influenza il mezzo con cui e su cui vengono tracciate: scalpello, stilo, pennello, penna; pietra, metallo, legno, tavolette di terracotta, tavolette cerate, lamine d'avorio e fogli: papiro, pergamena, carta. I tipi delle varie scritture tracciate a penna dipendono dalla punta della penna usata, che può essere acuta, quadra, tondeggiante. Questi tipi si possono raccogliere in due grandi categorie: scritture inclinate e scritture verticali.

Le scritture oggi più comunemente usate e, in Italia, prescritte anche dai programmi scolastici, sono: inclinate: Inglese posato e corsivo, Italiano, Coulée, Stampatello aldino; verticali: Rotondo, Gotico antico e moderno, Gotico delle pergamene del sec. XV, Stampatello maiuscolo romano. La conoscenza di tali caratteri è pure prescritta per il conseguimento del diploma di abilitazione all'insegnamento della calligrafia nelle scuole medie (r. decreto 8 luglio 1888, n. 5678 e sue successive modificazioni). All'arte del calligrafo appartiene pure l'esecuzione degli svolazzi, che rappresentano l'ornamentazione calligrafica per eccellenza. La scrittura deve avere i seguenti pregi, essere cioè: corretta nelle forme e non dipartirsi dai tipi fissati dai migliori modelli e maestri; chiara e con gli elementi ben distinti fra loro; uniforme nell'altezza fissata per le lettere e nella grossezza dei pieni; euritmica per l'elegante combinazione degli elementi, la disposizione e il parallelismo delle lettere; disinvolta nell'esecuzione. Riguardo all'insegnamento, il maestro calligrafo metterà l'alunno nelle migliori condizioni di conoscenza delle forme, indi curerà la spontaneità dei movimenti della mano, per giungere poi al possesso dei pregi sopra indicati. Per facilitare lo studio della calligrafia si sono isolati gli elementi fondamentali delle lettere, sì da essere studiati ed eseguiti, a parte; poi si sono raggruppate le lettere secondo le difficoltà con cui gli elementi fondamentali si collegano fra loro, per superare così, grado a grado, le varie difficoltà. Ogni scrittura dispone di lettere minuscole e maiuscole. Gli elementi fondamentali sono la linea retta e la curva: le rette prevalgono in genere nelle minuscole e le curve nelle maiuscole. L'esercitazione fondamentale e più semplice che precede lo studio di ogni scrittura è l'asteggiare, cioè il tracciare con la penna delle linee verticali o inclinate, di grossezza rigorosamente uniforme, tutte parallele fra loro e di altezza varia, isolate o unite da sottilissimi tratti ascendenti di penna. Si passa poi a esercitarsi nell'esecuzione delle lettere radicali minuscole che sono le seguenti: i, n, c, o; indi, man mano, si eseguiscono tutte le altre per analogia e derivazione. Si studiano infine le maiuscole, anch'esse disposte per gradi di difficoltà. Sulla buona esecuzione dei caratteri ha grande importanza una comoda e igienica posizione del corpo, una conveniente impugnatura della penna e una buona collocazione del foglio. La luce più favorevole per chi scrive è quella, moderata, che viene da sinistra.

Terminologia essenziale. - Corpo di scrittura: è la distanza che intercede fra le due parallele quasi sempre orizzontali entro le quali sono comprese le lettere a, c, e, i, m, n, o, r, s, u, v, w, x, z. Grado calligrafico: è la maggiore grossezza che può avere un'asta o una curva ed è l'unità di misura con cui si proporziona la larghezza di una lettera rispetto alla sua altezza e si determina la varia distanza fra le lettere che formano una parola. Parallelismo: per le scritture inclinate consiste nel mantenere costante l'ampiezza dell'angolo che gli elementi rettilinei e curvilinei delle lettere formano con le parallele che determinano il corpo di scrittura. Per le scritture verticali è la rigorosa perpendicolarità. Scrittura grande o di 1ª grandezza: è detta la scrittura il cui corpo è di un centimetro circa e si usa per studiare l'esatta formazione delle lettere. Scrittura mezzana o di 2ª grandezza: è quella il cui corpo è di circa mezzo centimetro e serve per avviare all'esatta formazione della scrittura di corpo piccolo. Scrittura di 3ª e 4ª grandezza: si chiama quella il cui corpo misura press'a poco due millimetri. Scrittura posata: quella eseguita con speciale riguardo alla bellezza e perfezione della forma. Scrittura corsiva: quella tracciata con disinvolta speditezza. Medie: si dicono le lettere che non oltrepassano né in alto, né in basso le parallele che limitano il corpo di scrittura. Ascendenti e discendenti: sono le lettere che in alto o in basso oltrepassano, generalmente di un corpo o di un corpo e mezzo, le parallele del corpo di scrittura. Maggiori: si chiamano le lettere che superano in alto e in basso quelle medie. Aste: rette di varia lunghezza, perpendicolari o inclinate, costantemente grosse un grado calligrafico, che si ottengono con rigorosa uniformità di pressione della penna. Filo o filetto: elemento iniziale o finale delle lettere, in molti tipi di scrittura, che si traccia cercando di ottenerlo sottile il più che sia possibile. Pieno nascente: breve porzione di lettera che s'inizia con un filetto e che a poco a poco raggiunge la grossezza del grado calligrafico. Pieno perfetto: è la grossezza massima che può avere un elemento rettilineo o curvilineo, e corrisponde al grado calligrafico. Pieno morente: parte della lettera che dal pieno perfetto degrada terminando in filetto. Bottone: segno di forma a un dipresso ellittica con cui si iniziano le lettere c, r, z, e si terminano la b, la s, ecc. in varie scritture, come l'inglese e l'aldina. Occhiello o anello: si chiama la parte superiore delle lettere b, l, h, k, f, e la inferiore delle lettere g, y, in alcune scritture, come ad esempio l'inglese e il rotondo. Risvolto: si chiama l'elemento curvilineo che si raccorda con un pieno perfetto come si vede, ad esempio, nella parte inferiore della t minuscola.

Bibl.: Non difettano i moderni trattati teorici di calligrafia; ci limitiamo a indicare: E. Andreoli, La scrittura, nuova ed., Milano 1893; F. Repossi, L'arte della calligrafia in Italia, Torino 1894; F. Tommasoli, Manuale di metodica per l'insegnamento della calligrafia, Verona 1901; R. Percossi, Calligrafia, Milano 1907; F. Lamanna, Metodo teorico-pratico di calligrafia, Parma 1908; G. Tonso, Nozioni di metodologia per gli aspiranti all'insegnamento della calligrafia, nuova ed., Torino s. a. (1909); N. D'Urso, Trattato di calligrafia, Roma 1914; R. Blanco y Sánchez, Arte de la escritura y caligrafía, Madrid 1902; M. Gorce, Cours de calligraphie, Parigi 1921; P. Jessen, Meister der Schreibkunst, Stoccarda 1925.

Cenni storici. - Per storia della calligrafia non si deve intendere, come comunemente avviene, l'indagine sulla genesi e lo sviluppo delle varie scritture, essendo ciò compito della paleografia, bensì lo studio e la conoscenza di quanto ha servito a far progredire l'arte calligrafica, quali i modelli e i trattati teorici.

Le grandi tappe della calligrafia sono segnate dal susseguirsi dei vari materiali su cui si tracciarono le scritture. L'incisione sulla pietra ha creato il carattere lapidario dalle forme austere e rigide; l'uso del papiro prima, e della pergamena poi, ha dato origine alla calligrafia posata, accurata ed elegante quale l'antica onciale; la diffusione dell'uso delle tavolette cerate, per i molteplici bisogni giornalieri, ha cooperato in modo efficacissimo allo sviluppo della calligrafia corsiva di sollecita esecuzione. Quanto ci rimane dei secoli aurei dell'evo classico dimostra il gusto raffinato dei calligrafi di quella età, rivelantesi attraverso l'armonia delle forme semplici e perfette della scrittura monumentale e di quella dei volumi papiracei e dei codici membranacei. L'armonica proporzione fra l'altezza e la larghezza delle lettere con i pieni perfetti, l'eleganza delle curve, il parallelismo degli asteggi, rivelano nei calligrafi lungo esercizio e abilità non comune.

Nessun nome di calligrafo antico ci venne tramandato. Solo dalla tarda romanità ci giunge un nome, quello di Furio Dionisio Filocalo: ci rimane copia d'un suo manoscritto conosciuto col nome di "Cronografo dell'anno 354". La sua valentia appare più evidente nel disegno dei caratteri delle grandi epigrafi marmoree che ci tramandano i carmi che papa Damaso (366-383) compose per le più venerate sepolture delle catacombe. Conosciuti comunemente sotto il nome di caratteri damasiani, essi rappresentano un raffinamento del carattere capitale romano, di cui sono addolciti, con leggiere curvature, varî tratti rettilinei. La stilizzazione del Filocalo non ebbe notevole influenza; sino alla caduta dell'Impero d'Occidente l'arte calligrafica si attenne costantemente ai tipi classici.

La Chiesa diede una grande importanza alla scrittura, e la trascrizione dei Sacri Testi era considerata uno dei più delicati incarichi. Nei secoli delle invasioni barbariche l'arte della calligrafia trovò rifugio nei chiostri ed ebbe nei monaci i suoi cultori. Però la purezza delle forme declinò e il gusto per il manoscritto artistico decadde. Nel sec. VII la calligrafia degenera in ibridismi barbarici. Anche in Roma la scrittura onciale, così armonica nelle sue forme classiche, decadde in rozzo corsivo. Ben di peggio avveniva nelle vecchie provincie dell'Impero; ivi l'assenza d'ogni preoccupazione artistica è più che palese e l'avvilimento dell'arte calligrafica quasi totale. A Bisanzio continuò a fiorire specialmente negli ambienti di Corte, ove il lusso imperante mise in voga la crisografia, l'uso cioè dei caratteri vergati con inchiostro aureo. Fra gli Arabi in genere, e quelli della Spagna in particolare, la calligrafia fu in grande onore, e mirabilmente si prestavano ad essa i caratteri cufici e naskhī, che, intrecciati, con gli eleganti ornamenti tipici dell'arte araba, costituirono degl'insuperabili capolavori. Anche in Persia la calligrafia fu coltivata con somma cura, e moltissimi sono i manoscritti d'opere, specialmente letterarie, pregevoli per le squisite miniature. In India, in Cina, la calligrafia ebbe sviluppi considerevoli e ancor oggi gli antichi manoscritti sono avidamente ricercati per la loro bellezza.

Durante il Medioevo la storia della calligrafia si confonde con quella della scrittura; per ciò v. paleografia. In quel lungo periodo l'arte calligrafica produsse monumenti insigni; ma solo nel Cinquecento furono gettate le basi delle teorie calligrafiche. Il Rinascimento, che poneva l'Italia nuovamente all'avanguardia della civiltà, le ridonava anche il primato nell'arte della calligrafia, la quale conobbe gli splendori massimi nel sec. XV, quando parve fare il maggiore sfoggio di bellezza per opporre gli splendori del libro manoscritto alla rozzezza dei "libri in forma" che la nuova arte della stampa cominciava a diffondere, togliendo alla calligrafia il vanto di essere unico mezzo di diffusione del sapere. Furono calligrafi italiani quelli che fornirono ai primi stampatori tedeschi venuti in Italia quei magnifici tipi che ammiriamo nei libri stampati da Jenson e da Ratdolt, e quelli, ancor più belli, del De Aetna di Pietro Bembo, stampato da Aldo Manuzio, per il quale il bolognese Francesco Griffi disegnava, sulla scorta della scrittura umanistica inclinata, il carattere che prese il nome di aldino.

La più antica opera a noi giunta, in cui si sia studiata la costruzione geometrica dell'alfabeto è quella dell'umanista veronese Felice Feliciano, composta o per lo meno datata dal 1463, conservata nella Biblioteca Vaticana. Egli rintracciò nelle iscrizioni antiche romane avanzi di linee e di centri dei cerchi che avevano servito a disegnare le lettere e ne dedusse la loro costruzione basata sul quadrato e sul circolo opportunamente suddivisi.

È vanto dell'Italia l'aver creato e per prima divulgato per mezzo della stampa opere fondamentali sulla calligrafia. Sottilissime furono le indagini dei trattatisti italiani, e il Pacioli, ad esempio, fissò le regole per costruire il carattere capitale romano secondo le leggi della "divina proporzione".

Il primo libro a stampa oggi conosciuto, che tratta della costruzione geometrica dell'alfabeto, si deve a Damiano Moile di Parma, che lo pubblicò intorno al 1479. Lo stesso argomento fu trattato con maggiore sfoggio di sapere da Luca Pacioli nell'opera citata, la "Divina Proportione", che vide la luce a Venezia nel 1509. Il vero creatore della metodologia calligrafica fu il ferrarese Sigismondo Fanti che nel 1514 pubblicò un celebre, completo trattato sulle forme e proporzioni delle principali scritture e particolarmente di quella allora detta "formata moderna", corrispondente al gotico delle pergamene della scrittura "francesca", tipo della gotica antica, e della "capitale romana", fissando quelle regole geometriche che ancor oggi reggono la costruzione dei caratteri. Con intenti più pratici Giovambattista Palatino da Rossano compose il suo trattato che fu pubblicato in Roma nel 1520; sulla scrittura più in uso presso i pubblici uffici, la "cancelleresca" o corsiva, pubblicò un trattatello importante Lodovico degli Arrighi detto il Vicentino, calligrafo e stampatore in Roma, affermando il principio che la larghezza delle lettere dovesse essere la metà dell'altezza. Dopo di lui, G. A. Tagliente (1532) ne formulò le regole geometriche. Per lo studio e la pratica della corsiva commerciale o "mercantesca" compose e stampò un'operetta nel 1525 Eustachio Cellebrino udinese. Mirabili per eleganza artistica furono gli esemplari del ferrarese frate Vespasiano Amfiareo, pubblicati per la prima volta nel 1548, quelli di Ferdinando Ruano (1554) e quelli perfettissimi del milanese Cresci, preceduti da ottima teoria (1560), opere che hanno servito di base alle più progredite scritture, quali l'italiana, la rotonda, ecc., e che segnano un progresso grande nell'arte calligrafica. Dalla cancelleresca derivò la scrittura italiana, e da questa desunse Aldo Manuzio i suoi celebri caratteri corsivi. Verso la fine del sec. XVI pubblicarono ottimi modelli lo Scalzini (1581) e l'Orfei (1589); importantissima la raccolta di esemplari di scrittura cancelleresca di Ludovico Curione, iniziata nel 1588, in cui tale scrittura prende un andamento di maggior disinvoltura e leggiadria. In Francia Geoffroy Tory, Jean Le Moyne, Pierre Hamon, Estienne Du Tronchet, J. De La Rue, Jean de Beauchesne, Jean Beaugrand, Guillaume Legangneur con le opere pubblicate nel sec. XVI, avviarono l'arte per i retti sentieri di una sana teorica. Dalla fusione dell'italiana con la coulée derivò la scrittura che i Francesi chiamarono Bâtarde, distinguendola poi dalla rotonda e dalla bastarda corsiva. Il De La Rue formulò le regole delle due prime, mentre l'ultima si deve al Materot (1604) e fu perfezionata poi dal Barbedor (1647), mantenendosi quindi pressoché inalterata sino al Paillasson (1787). La rotonda fu esemplificata mirabilmente dal Legangneur (1599) e solo molto più tardi (metà del sec. XIX) si diffuse anche in Italia. Nella seconda metà del sec. XV apparve in Francia un nuovo tipo di carattere da stampa che imitava il corsivo del tempo: fu detto caractère de civilité perché usato la prima volta per la ristampa della Civilité puérile, traduzione francese da Erasmo di Rotterdam (J. de Tournes, Lione 1569).

Nella Spagna importò l'arte calligrafica italiana Juan de Yciar (1547). Dalla cancelleresca italiana e dalla cortesana si formò la castellana formada. Progeguirono l'opera dell'Yciar il Madariaga, il Lucascon, i suoi allievi, e soprattutto il Morante, il cui sistema, contaminato più tardi, fu restituito alla primitiva semplicità e purezza da Torio de La Riva solo nel 1800. Nell'Europa centrale si dedicò alla calligrafia Alberto Dürer, che ne trattò nell'opera Unterweysung der Messung mit dem Zirckel und Richtsheit in Linien, Ebnen und Ganzen Corporen, Norimberga 1525. Egli, nella grande opera silografica dell'Arco di Trionfo, le prime tavole della quale furono incise nel 1515, tracciò in bellissimi caratteri il prototipo del gotico detto moderno. Lo Stimmer, il Newdorfer, il Wuyss furono tra i primi trattatisti tedeschi, come il Boysenio e il Weldio lo furono per i Paesi Bassi. I secoli XVII e XVIII segnano l'avvento delle forme ora in uso, quali la scrittura rotonda, quella detta ora italiana, la coulée e la più moderna delle classiche calligrafie, la inglese, che è elaborazione olandese della cancelleresca italiana. Gl'italiani Picchi, Lancione, Salvione, Ruinetti, Pisani, Tiranti, Pilois, Poggi, Tronte, e il Decaroli in modo particolare, seppero continuare la tradizione gloriosa che s'era affermata nei secoli precedenti.

In Francia, nel sec. XVII, ebbe gran fama Nicolas Jarry (1620-1674) i cui manoscritti oggi ancora sono assai ricercati. I tedeschi Hoffmann, Leopold e Baurenfeid pubblicarono modelli di corrette forme. L'Inghilterra ebbe nel Brown, nel Watson, nello Shelley, nel Clark, nel Bickham, nel Tomkins, artisti insigni, e seguì soprattutto le scritture corsive. Della scrittura "inglese" formulò le norme geometriche lo Snell (1693); il Clark le dette una maggior pendenza e più armoniose proporzioni, e dai modelli del Clark deriva, con qualche modificazione, la scrittura inglese moderna, di cui il Watson fu il primo a trattare. Lo Shelley compose modelli di una perfezione rara, la sua scrittura italiana è di un'eleganza ammirevole ed i suoi gotici perfetti e ornati con insuperabile senso d'arte. Agli esemplari del Tomkins si deve molto della diffusione della calligrafia inglese. La Penisola Iberica, fertilissima di calligrafi, nei secoli XVII e XVIII diede il grande Pedro Diaz Morante, Lorenzo Ortiz, Aznar De Polanco, Francisco Palomares, Torio de la Riva, che furono abilissimi esecutori, amanti spesso peraltro degli svolazzi più complicati, con i quali amavano adornare soverchiamente le loro opere, contrastanti in ciò con la raffinata semplicità francese. Fra i calligrafi spagnoli va pure annoverato il romano Domenico Maria Servidori, autore di un'opera che ebbe, e tuttora conserva, una meritata fama.

Nel sec. XIX la calligrafia raffinò ancor più le sue forme, e la rara abilità dei maestri dell'incisione a bulino concorse a creare modelli, molti di grande formato, di mirabile bellezza. Le opere di Gaetano Giarré, di Bartolomeo Ponzilacqua, di Paolo Berthollet, di Giuseppe Savant e di Angelo Cominotti, offrirono modelli di forme castigate ed eleganti, e concorsero a diffondere in Italia la calligrafia inglese, la quale ebbe un capolavoro nelle grandi tavole della raccolta del ravennate Ignazio Contessi, ed un altro non meno pregevole negli esemplari del torinese Angelo Audiffredi.

Un'opera che può chiamarsi veramente monumentale sia per la ricchezza degli ornati sia per l'abbondanza degli alfabeti fu quella pubblicata nel 1839 dai fratelli Santerini di Cesena. Ma d'importanza notevolmente maggiore per purezza di forme ed intenti didattici fu quella pubblicata l'anno appresso dal romano Antonio Sella. La seconda metà del sec. XIX, che segna il tramonto completo della penna d'oca e l'universale diffondersi di quella metallica (Wise 1803), vanta pure abilissimi calligrafi, fra i quali emerge Eliodoro Andreoli, che ci ha lasciato con la sua grande raccolta di modelli che vide la luce fra il 1880 e il 1884, un'opera d'alti meriti artistici e didattici. In Francia lasciarono opere commendevoli Saint-Omer, Huet de Tostes, Barde du Vigan, l'Audoyer, che diffuse il corsivo moderno sulle orme dell'insigne maestro inglese Carstairs, e il Midolle. Il Rossberg con la sua raccolta di 140 tavole, pubblicata a Dresda dal 1806 al 1820, si distinse fra i migliori maestri tedeschi. In Spagna fra i molti e abili cultori moderni della calligrafia si segnalarono il Delgado, il Naharro, l'Iturzaeta, e Ramón Sterling, con la sua magistrale opera intitolata Bellezas de la Caligrafía. Fra i calligrafi viventi, la maggior parte insegnanti nelle scuole pubbliche, sia in Italia sia all'estero, moltissimi meritano di essere messi alla pari con i più abili del passato, quantunque nessuna innovazione abbiano portato, se si toglie l'introduzione della scrittura verticale dovuta a considerazioni d'indole igienica anziché estetica. L'avvento della macchina da scrivere e il conseguente rapidissimo diffondersi della dattilografia ha tolto all'arte calligrafica una parte dell'importanza che le era rimasta dopo il trionfo della stampa. Intatta però le rimane l'importanza artistica, e ancora sempre le rimarrà il vanto d'essere una delle più gentili e la più utile fra le arti belle minori.

Bibl.: L'Italia è stata la prima a dare alle stampe modelli e trattati pregevolissimi per il valore artistico e fondamentali per la storia dell'evoluzione e dello sviluppo della calligrafia. Nel sec. XVI queste pubblicazioni in Italia superarono in quantità e qualità quelle di tutto il rimanente dell'Europa e anche nei secoli successivi esse continuarono a portare contributi di primissimo ordine al progresso dell'arte della bella scrittura. In Francia, in Spagna, nell'Europa centrale si seguirono le orme dei calligrafi italiani, ritenuti maestri, e se ne divulgarono le teorie; poi si ebbero sviluppi originali, dovuti alle condizioni particolari della calligrafia nelle singole nazioni. Una bibliografia limitata alle opere di maggiore importanza non potrebbe comprendere meno di parecchie centinaia di voci. A complemento delle nozioni storiche più sopra esposte elenchiamo qualcuna delle opere scelte fra le più importanti: D. Moile, Alfabeto, Parma s. a. (circa 1475-79); L. Pacioli, Divina proportione, Venezia 1509; S. Fanti, Theorica et pratica... de modo scribendi fabricandique omnes litterarum species, Venezia 1514; F. Torniello, Opera del modo di fare lettere antique..., Milano 1517; G. B. Palatino, Libro nuovo d'imparare a scrivere tutte sorte lettere antiche et moderne di tutte nationi, Roma 1520; L. degli Arrighi Vicentino, La operina da imparare di scriuere littera cancellarescha, Roma 1522; E. Cellebrino, Il modo di imparare di scriuere lettera mercantesca ecc., s. l. 1525; Thesauro de scrittori, Roma 1525; G. B. Verino, Liber primus... elementorum litterarum, Firenze s. a. (circa 1527); G. A. Tagliente, La vera arte de lo excellente scriuere ecc,. Venezia 1530; V. Amphiareo, Un nuovo modo di insegnare a scrivere et formare lettere di più sorti ecc., Venezia 1548; F. Ruano, Sette alfabeti di varie lettere ecc., Roma 1554; G. F. Cresci, Essemplare di più sorti lettere ecc., Roma 1560; id., Il perfetto scrittore, s. l. né a. (ma Roma 1570); P. Agostino da Siena, Opera... nella quale si insegna a scriuere uarie sorte di littere ecc., Venezia 1565; C. Da Monte Regale, Un nuovo et facil modo di imparare a scriuere varie sorti di littere ecc., Venezia 1576; M. Scalzini, Il segretario ecc., Venezia 1531; L. Curione, La notomia delle cancelleresche corsive et altre maniere di lettere, Roma 1588; id., Il teatro delle cancelleresche corsive, Roma 1593; id., Il cancelliere ornato di lettere corsive ecc., Roma 1629; M. A. Rossi, Libro del giardino de scrittori, Roma 1598; T. Ruinetti, Idea del buon scrittore, Roma 1618; O. Tiranti, Il Laberinto de Groppi, ecc., Torino 1655; P. D. F. Decaroli, Ammaestramenti teorico pratici di scrittura moderna, Torino 1772; G. Giarré, Nuovo metodo per formare un bel carattere, Firenze 1801; B. Ponzilacqua, Trattato teorico pratico di calligrafia, Venezia 1814.

Opere stampate fuori d'Italia: A. Dürer, Norimberga 1525; G. Tory, Champfleury, Parigi 1529; C. Stimmer, Ein kunstrych fundament buchle, Zurigo 1549; J. De Yciar, Arte suptilissima por la qual se enseña a escreuir perfectamente, Saragozza 1555; J. Le Moyne, L'instruction de bien et parfaitement escrire, Parigi s. a. (ma 1556); J. Newdorffer, Kurtze ordnung und grundliche unterweisung kinstlichs und artichs schreiben, Norimberga 1557; P. Madariaga, Libro svbtilissimo intitvlado honrado escrivanos, Valenza 1565; U. Wuyss, Libellus multa et varia scribendarum litterarum genera ecc., Zurigo 1570; De Beauchesne, Le Tresor de l'escritture, Lione 1550; C. T. Boysenio, Pronptuarium variarum scripturarum ecc., Amsterdam 1594; G. Van de Velde, Deliciae variarum insignium scripturarum, Harlem 1604; D. Browne, Calligraphia or the art of fair writing, Saint-Andrewa 1622; T. Watson, Calligraphia, s. l. 1665; G. Shelley, Natural Writing, Londra 1709-1714; G. Clark, Calligraphy, Londra 1714; G. Bickham, Penmanship ecc., Londra 1731; Roland, Le grand art d'écrire, Parigi 1758; F. Palomares, Arte nueva de scribír, Madrid 1776; T. Tomkins, The beauties of writing, s. l. 1777; Torio della Riva, Arte de escribír, Madrid 1798; Saint'Omer, Graphometrie, ecc., Parigi s. a.; J. Carstairs, Opera calligrafica, Londra s. a. (circa 1820).

Per le opere moderne sulla calligrafia v.: Abbé Rive, Notices calligraphiques, Parigi 1795; N. Humphreys, The original and progress of the art of writing, Londra 1853; R. Schöne, Felicis Feliciani veronensis opusculum ineditum, in Ephemeris epigraphica, Berlino 1872; M. Senguilakh, Histoire des calligraphes et miniaturistes persans, Teheran 1874; G. B. De Rossi, Furio Dionisio Filocalo, in Bull. di Arch. Crist., 1884; M. Delisle, Mémoires sur l'école calligraphique de Tours, Parigi 1885; P. Berger, Histoire de l'écriture dans l'antiquité, Parigi 1891; E. Molinier, Les manuscrits et les miniatures, Parigi 1892; J. G. Frederiks, Nederlandsche schryfmeesters, in Nieuwsblaad van den Boekhandel, 1893; R. Portalis, Nicolas Jarry et la calligraphie au XVII siècle, in Bulletin du bibliophile, 1896; Bradley, Dictionary of miniaturists, illuminators, calligraphers and copyists, Londra 1887-1889; N. Rodolico, Genesi e svolgimento della scrittura longobardo-cassinese, in Arch. stor. ital., XXVII (1901); Rico y Sinobas, Diccionario de calígrafos espanoles, Madrid 1903; E. Cotarelo y Mori, Los grandes calígrafos españoles. Los Morantes, Madrid 1906; id., Diccionario biográfico y bibliográfico de calígrafos españoles, voll. 2, Madrid 1913-16; C. Huart, Les calligraphes et les miniaturistes de l'Orient, Parigi 1908; H. Jenkinson e C. Johnson, Court Hand illustrated, Oxford 1915; H. Nélis, L'écriture et les scribes, Bruxelles 1918; W. A. Mason, A history of the art of writing, New York 1920; S. Morison, Caractères de l'écriture, Parigi 1921, nuova ed. 1927; id., A newly discovered treatise letter design printed at Parma by Damianus Moyllus, Parigi 1927; id., The calligraphical models of Ludovico degli Arrighi surnamed Vicentino, Parigi 1926; id., Eustachio Cellebrino da Udine, calligrapher, engraver and writer, Londra 1929; J. Shelley, The classic Roman Capitals of Leonardo da Vinci, in The American Review of the Printing Press, 1925; F. W. Goudy, The Roman alphabet, its origin and esthetic development, in Ars Typographica, New York 1926; H. Jenkinson, The later Court Hands in England, Cambridge 1927; S. Morison e A. F. Johnson, in The Fleuron, Londra 1924-27, nn. 2, 3, 4 (per i primi caratteri italici); E. Crous e J. Kirchner, Die Gotische Schriftarten, Berlino 1928; R. Bertieri, Calligrafi e scrittori di caratteri in Italia nel sec. XV (Milano 1928; S. Morison, e H. Thomas, Andrés Brum calligrapher of Saragossa, Parigi 1928; G. Medri, Damiano Moile, frate Luca Pacioli, Sigismondo Fanti, Francesco Torniello, frate Vespasiano Amphiareo, in All'Insegna del libro, I (1928-1930); H. Degering, L'écriture en Occident, Parigi 1929; The Art of Writing 2800 b. C. to 1930 A. D. Illustrated in a collection of original documents written on vellum, paper, etc., Londra 1930 (con ca. 250 tavole).

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