CALVI, Iacopo Alessandro, detto il Sordino

CALVI, Iacopo Alessandro, detto il Sordino

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 17 (1974)
di Silla Zamboni

CALVI, Iacopo Alessandro, detto il Sordino. - Nacque a Bologna il 22 febbr. 1740 da Giuseppe e Rosa Ceneri. Interrotti gli studi primari per una malattia che lo privò dell'udito, fu avviato dal padre - un commerciante di droghe, dilettante di poesia e in familiarità con G. P. Zanotti - allo studio della pittura, nella bottega di Giuseppe Varotti (maggio 1750). Nel 1752 il C. era già in grado di frequentare l'Accademia del nudo e di intensificare lo studio della pittura copiando gli affreschi del chiostro di S. Michele in Bosco e i dipinti di Reni e Tiarini in casa Marchesini (due copie a sanguigna, siglate, dai Tiarini della collezione Marchesini - che potrebbero essere quindi le prime cose note del C. - si conservano nelle collezioni reali di Windsor).

A partire dal 1756 il nome del C. appare negli Atti dell'Accademia Clementina, dove fu allievo (sempre presso il Varotti) per sei anni. Nel giugno del 1756 il C. si affermò nel premio Marsili con un disegno a sanguigna raffigurante Fetonte fulminato (si conserva presso l'Accademia di Belle Arti). A questo fortunato esordio si accompagnò l'amicizia e il magistero dello Zanotti che gli dedicò nel 1756 gli Avvertimenti per lo incamminamento di un giovane alla pittura: il C. gli rispose con un sonetto cui lo Zanotti rispose con altro sonetto (trascritti dall'Oretti). Nei due anni successivi il C. ripeté il successo: nel giugno del 1757, nella prima classe di figura, con un disegno a sanguigna, Abigail offre donativi a Davide (Bologna, Accademia di Belle Arti); nel maggio del 1758, ancora nella prima classe di figura, con un dipinto su tela rappresentante Ilsacrificio di Noè (Accademia di Belle Arti). Il gusto del C. cominciava a precisarsi nel senso di un'impeccabile - e un po' attardata - maniera classicistica appoggiata agli esempi del Varotti, del Graziani, del Franceschini. Dal 1756 al '62 il C. riportò regolarmente ogni anno il premio Fiori, spesso a fianco dei più anziani U. e G. Gandolfi. Staccatosi dal Varotti, il primo suo dipinto importante fu la pala con S. Francesco di Sales che converte il maresciallo di Lesdiguiers, collocata nella chiesa della Maddalena il 22 luglio 1764 (ora presso l'ospizio dei preti). La circostanza fu celebrata da un sonetto dello Zanotti; analogamente, due sonetti festeggiarono lo scoprimento della Assunta nell'ultima cappella del portico di S. Luca (14 ag. 1766). Il 31 ag. 1769 il C. fu votato all'Accademia Clementina come accademico del numero (ricevette il possesso il 19 giugno 1770, dopo che il 30 maggio dello stesso anno il Senato aveva approvato ufficialmente l'aggregazione) e nella motivazione si accenna a due opere recenti: un S. Girolamo Emiliani eseguito in coincidenza con la canonizzazione del santo (1766) e una pala per la certosa di Maggiano presso Siena (Madonna col Bambino, s. Bruno e s. Giovanni Battista).

La produzione del C. a questo punto si intensifica per rispondere a richieste che interessano non solo Bologna e il suo territorio ma anche altre città in Italia e fuori: da San Marino, presso Bologna, (S. Marino nella chiesa arcipretale) a Cingoli (Spirito Santo, 1771); da Ascoli Piceno (Arcangelo Michele, padri olivetani, 1773) a Bergamo (Madonna e santi, chiesa Matris Domini); da Cracovia a Wesel in Renania (1774-75 circa).

Intanto il C. era attivo anche come storico e letterato: nel 1763 era stato accolto nella Accademia degli Indomiti; nel '65 aveva pubblicato una silloge di poesie in morte dello Zanotti; frequentava anche l'Accademia del Porto entrando in familiarità col padre Giampietro Riva somasco e altri colti personaggi fra cui il marchese Filippo Hercolani; nel '66 era stato aggregato all'Arcadia di Roma con il nome di Felsineo Macedonico. L'amicizia con l'Hercolani è all'origine di una delle opere più interessanti del C.: i Versi e prose sopra una serie di eccellenti pitture posseduta dal marchese F. Hercolani (Bologna 1780), una sorta di catalogo in chiave letteraria non privo di notizie utili e di sensibilità interpretativa. Di qualche anno dopo è la Vita di Mauro Tesi (Bologna 1787); mentre agli ultimi anni del maestro spettano le biografie del Guercino (Notizie della vita e delle opere del cav. Gioan Francesco Barbieri..., con dedica a Napoleone, Bologna 1808) e del Francia (Memorie della vita e delle opere di F. Raibolini detto il Francia, Bologna 1812), entrambe fonti preziose per la conoscenza della pittura bolognese. In particolare, di molto rilievo appare il contributo storiografico alla conoscenza del Guercino, di cui pubblica il libro dei conti - redatto dal fratello Paolo Antonio - proveniente da casa Gennari e reperito dal C. nella biblioteca Hercolani (ora conservato nella Biblioteca comunale dell'Archiginnasio).

L'impegno storiografico del C. trova un prestigioso sbocco nella partecipazione all'opera di G. P. Zanotti, Ilclaustro di S. Michele in Bosco di Bologna... (Bologna 1776), che documenta con incisioni di vari autori i dipinti murali di L. Carracci e della sua scuola (1604-05) oggi pressoché perduti. Al C. spetta l'esecuzione dei disegni (incisi da G. Fabbri) di dieci scene e - a compimento del testo dello Zanotti - la stesura delle pagine dedicate ad A. Bonelli, B. Galanino e T. Campana. Altro contributo del C. è l'edizione accresciuta della Certosa di Bologna di L. Crespi (Bologna 1793). Il Grilli Rossi ricorda un manoscritto del C. di riassunto e commento ai Discorsi sulla pittura di J. Reynolds, allegato a una copia dell'edizione italiana del 1778 (testimonianza preziosa per documentare gli orientamenti del C.); nonché un Corso di lezioni sull'arte della pittura rimasto incompiuto e inedito al momento della morte (1815). In una chiave non dissimile, conosciamo il Discorso sull'imitazione pittoresca pronunciato dal C. all'Accademia nel 1808.

Da ricordare, inoltre, le notizie su Ubaldo e Gaetano Gandolfi, stese dal C. in occasione della morte di Gaetano nel 1802 (il ms. si conserva presso l'Istituto di storia dell'arte dell'università di Vienna: cfr. L. Bianchi, IGandolfi, Roma 1936, p. 17).

Poco dopo il 1770 il C. sposò Laura G. Borgognoni (da cui ebbe quattro figlie e un figlio che divenne ecclesiastico). In questo periodo sono da registrare alcuni viaggi che gli permisero di estendere la propria cultura figurativa. Nel 1774 si recò a Siena (circa di questo tempo sono il S. Paolo sull'Areopago, conservato in S. Pellegrino, e un Episodio della vita della santa, nel santuario di S. Caterina), fermandosi a Firenze dove conobbe I. Hugford; nel 1781 a Venezia (dove fu aggregato all'Accademia come socio d'onore), a Padova, a Treviso, a Bassano. Nel 1783 si recò a Reggio nell'Emilia e a Parma, dove conobbe il padre Ireneo Affò, il pittore P. Ferrari, B. Rossi e fu aggregato all'Accademia: che lo scopo del viaggio fosse conoscere la pittura del Correggio e del Parmigianino è testimoniato da una lettera dell'Affò (in Gualandi) che l'erudito inviò all'Oretti per mezzo dello stesso C. (13 maggio 1783). Di qualche tempo dopo è l'aggregazione all'Accademia del disegno di Perugia e all'Accademia dei Rozzi di Siena (8 febbraio del 1791). L'arrivo dei Francesi a Bologna (1796) impedì al C. di realizzare un progettato viaggio a Roma. Per contro, il governo della Repubblica cisalpina lo invitò a Milano nel 1800 per giudicare i quadri del concorso della Riconoscenza nazionale. Nell'occasione il C. conobbe l'Appiani e ritrovò P. Bianconi e G. Traballesi, visitò Milano e Piacenza e rivide Parma.

Riprendendo la rassegna dell'attività pittorica del C., incontriamo a Bologna, in S. Michele in Bosco (centro di ricorrente attività per l'artista come altre chiese e conventi olivetani), una copia della Vergine in gloriae il beato Bernardo Tolomei del Guercino, eseguita (1778) per l'abate Castelbarco, che l'apprezzò molto, al pari di un disegno, inciso poi dal Volpato (lettera del padre del C. all'Oretti, dell'11 ag. 1778); nella chiesa dei Servi una pala con La Trinità e santi (13 ag. 1779); in S. Maria delle Muratelle, all'altar maggiore. L'Annunciazione (1783); in SS. Gregorio e Siro il Martiriodis. Lorenzo (in origine in S. Lorenzo); in S. Petronio la pala con i SS. Erasmo e Lorenzo (1795); in S. Caterina di Strada Maggiore S. Giuseppe col Bambino; a Bazzano, nella chiesa arcipretale, tre stazioni della ViaCrucis cui collaborò anche G. Gandolfi (1802). L'Autoritratto che si conserva nella Pinacoteca di Bologna potrebbe essere quello eseguito nella circostanza dell'aggregazione all'Accademia (1770). L'ultima opera del C. fu un S. Luigi per la chiesa dei barnabiti. Per le altre numerosissime opere qui non citate, si possono consultare le guide di Bologna e le altre voci bibliografiche. Fra le più recenti attribuzioni spicca quella di Prometeo: allegoria della scultura (Bologna, Accademia di Belle Arti), tela di insolito vigore - appoggiata a un motivo di Guercino giovane - non aduggiata dai consueti vincoli devozionali. Il percorso pittorico del C. appare emblematico della progressiva cristallizzazione classicistica della cultura dell'Accademia Clementina, nel cui ambito il contemporaneo ma ben più vivace gusto dei Gandolfi - nutrito di pittoricismo veneto - indica invece sbocchi più liberi e vitali di segno rococò.

Negli Atti dell'Accademia Clementina possiamo seguire la presenza assidua del C. come maestro di figura (dal 1773) e come conoscitore di pittura antica: questo ruolo assume un particolare significato quando, nel corso degli anni 1796-1803, all'Accademia si impone la responsabilità di tutelare il patrimonio artistico e di raccogliere i dipinti delle chiese e dei conventi che erano stati soppressi. Tra i personaggi proposti dal C. come accademici d'onore si possono ricordare: il conte bresciano E. Lugazzo, il pittore irlandese Salomone Williar, il conoscitore G. Pazzini Carli di Siena. Al momento della soppressione dell'Accademia Clementina. nel 1801 il C. dirigeva la scuola del nudo. Ricostituita, nel 1804, dal governo repubblicano l'Accademia nazionale, fu fra i trenta membri ordinari, ma senza incarico di insegnamento.

Il C. morì di apoplessia a Bologna il 15 maggio 1815. Tra i suoi allievi sono da ricordare L. Basiletti di Brescia, E. Petroni, A. M. Crescimbeni.

Fonti e Bibl.: Bologna, Bibl. dell'Acc. di Belle Arti, Atti dell'Accademia Clementina (ms.), I (1710-64), cc. 193, 200, 212, 220, 253, 283, 311; II (1764-82), cc. 109 s., 123, 176, 268 e passim; III (1782-89), cc. 38 a., 68 e passim; IV (1790-1803), passim (gli anni 1796-1803 sono trascritti in larga parte da A. Emiliani, in L'opera dell'Acc. Clementina per la Pinac. naz. di Bologna, in Atti e mem. dell'Acc. Clementina, X [1971], pp. 6. s., 14 s., 17, 21, 23-26, 32, 35, 52); Ibid., Processi verbali dell'Acc. di Belle Arti (ms.), I (1804-09), passim; II (1809-15) passim (alla data 4 giugno del 1815 breve notizia della morte avvenuta in precedenza); Ibid., Lettere, cart. I, n. 97, altre non numerate; Bologna, Bibl. com. dell'Archiginnasio, ms. B.134: M. Oretti, Notizie de' professori del disegno... (sec. XVIII), p. XII, cc. 111-16; Ibid., ms. B.121: Lettere di diversi all'Oretti, n. 46; Le pitture di Bologna..., Bologna 1766, pp. 79, 402; Pitture, scolture ed architetture... di Bologna, Bologna 1776, pp. 34, 85, 330, 336, 381; P. Zani, Encicl. metodica... delle Belle Arti, I, 5, Parma 1820, p. 231; G. B. Grilli Rossi, Vitadi J. A. C., Bologna 1825; G. Giordani, Memorie della chiesa della Maddalena, Bologna 1835, pp. 35 s.; M. Gualandi, Memorie originali ital. …, I, Bologna 1840, pp. 25, 28 n. 6; P. Lamo, Graticola di Bologna, Bologna 1844, p. 20; G. Giordani, Guida per la pontificia Accad. di Belle Arti, Bologna 1846, pp. 57, 81; C. Masini, Del movimento artistico in Bologna dal 1855 al 1866, Bologna 1867, p. 50; Guida di Siena e dei suoi contorni, Siena 1905, pp. 130 s.; Mostra del Settecento bolognese (catal.), a cura di G. Zucchini-R. Longhi, Bologna 1935, pp. 67, 703 129, 141 ss.; O. Kurz, Bolognese Drawings at Windsor Castle, London 1955, pp. 82 s.; J. Schlosser Magnino, La letteratura artistica, a cura O. Kurz, Firenze 1956, pp. 576, 578, 581 ss.; A. Emiliani, La Pinac. naz. di Bologna, Bologna 1967, pp. 20, 44-47, 191, 200, 415; C. Ricci-G. Zucchini, Guida di Bologna, a cura di A. Emiliani, Bologna 1968, pp. 55 s., 61, 65, 97, 138, 153, 162, 168, 188, 201, 205; A. Emiliani, in C. C. Malvasia, Le pitture di Bologna, Bologna 1969, ad Indicem; Accademia Clementina, Manifestazione inaugurale 1970, a cura di S. Zamboni, Bologna 1970, p. 6; R. Roli, Quattro secoli di pittura, in S. Michele in Bosco, a cura di R. Renzi, Bologna 1971, pp. 224, 228, 234; Lecollez. d'arte della Cassa di Risparmio di Bologna. I disegni dal Cinquecento al neoclassicismo, a cura di A. Emiliani-F. Varignana, Bologna 1973, pp. 360-68; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, V, p. 387.

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