cardiopatìa Qualunque malattia del cuore, congenita o acquisita. Le c. congenite sono in rapporto con la persistenza di condizioni anatomiche caratteristiche della vita fetale, con difetti di sviluppo, con malformazioni congenite più o meno complesse riguardanti le comunicazioni tra le cavità del cuore o l'origine e la posizione dei grossi vasi (aorta e arteria polmonare). I sintomi delle c. congenite possono essere precoci o tardivi: la cianosi più o meno manifesta (che in taluni casi, come nella stenosi polmonare, le ha valso il nome di morbo ceruleo o blu), la dispnea che si manifesta più o meno tardivamente, le dita a bacchetta di tamburo, il ritardo dello sviluppo somatico, ecc. Frequenti sono le complicazioni infettive e lo scompenso di cuore. Fisicamente si hanno reperti più o meno caratteristici di soffi valvolari e di modificazioni volumetriche e morfologiche del cuore, apprezzabili soprattutto con i moderni mezzi di indagine (röntgen-fluoro-chimo-grafia, cateterismo del cuore, elettrocardiografia, ecc.).
cardiopatia - approfondimento di Gianluigi Condorelli e Paolo Gallo (Enciclopedia della Scienza e della Tecnica)
Il trattamento dello scompenso cardiaco impegna gran parte della ricerca scientifica in ambito cardiologico. Ciononostante individuare e rimuovere la causa, effettuando pertanto una terapia eziologica, è possibile solo in una percentuale esigua di casi. Nelle altre situazioni, l’obiettivo terapeutico è quello di ridurre i sintomi, aumentare l’autonomia funzionale del paziente, rallentare la progressione della malattia e prevenire le complicanze, ottenendo un aumento della sopravvivenza e un miglioramento della qualità della vita. Negli ultimi anni, le possibilità terapeutiche, nei pazienti con scompenso cardiaco, sono notevolmente aumentate e sempre più numerosi sono i campi verso cui la ricerca sta indirizzandosi. La terapia farmacologica, infatti, in molti casi non è sufficiente a controllare la malattia e spesso è necessario ricorrere all’associazione di più farmaci. Elementi cardine della terapia dello scompenso sono: i farmaci ad azione diuretica, quelli che migliorano la contrattilità ventricolare (azione inotropa positiva), quelli ad azione vasodilatatrice e i farmaci antagonisti dei sistemi neuro-ormonali. La terapia diuretica costituisce la più collaudata strategia per ridurre la ritenzione idrica e diminuire il lavoro cardiaco. Diversi trials clinici hanno dimostrato che l’uso dei diuretici riduce il rischio di morte e di progressione della malattia. L’utilizzo ottimale dei diuretici non può prescindere, tuttavia, da una riduzione dell’apporto idrosalino con la dieta e dal monitoraggio quotidiano del peso corporeo. Gli ACE-inibitori e gli antagonisti recettoriali dell’angiotensina II, molecole antagoniste del sistema renina-angiotensina, si sono rivelati, in numerosi studi clinici, farmaci cardine nella terapia dello scompenso. Agendo come vasodilatatori, riducono il lavoro cardiaco ma hanno anche un importante effetto nel contrastare la progressiva dilatazione e il deterioramento funzionale del ventricolo, migliorando, così, significativamente la sopravvivenza. Un effetto complementare, volto ad antagonizzare il sistema neuro-ormonale, attivato in corso di scompenso cardiaco, è determinato dai diuretici antialdosteronici, come lo spironolattone, la cui azione è indipendente dall’attività diuretica e di risparmiatore di potassio. Un’altra categoria farmacologica estremamente efficace nel ritardare la progressione della malattia e nel migliorare la sintomatologia è rappresentata dai betabloccanti. Questi farmaci contrastano l’attivazione nervosa simpatica e riducono la frequenza cardiaca, il consumo di ossigeno e quindi il lavoro cardiaco, aumentando il tempo di riempimento diastolico e determinando un miglioramento della meccanica ventricolare e un’importante azione anti-ischemica e antiaritmica.
I farmaci ad azione inotropa comprendono una serie di molecole eterogenee per struttura e meccanismo d’azione che vengono accomunate dalla proprietà di incrementare la funzione contrattile del cardiomiocita. Per molte di queste, l’impiego non si è ancora dimostrato efficace, per altre è limitato a condizioni acute o, comunque, temporaneo nelle fasi di destabilizzazione delle forme croniche (dopamina, dobutamina, amrinone, enoximone). La digitale, farmaco storico nella terapia dello scompenso, è l’unico composto ad azione inotropa positiva impiegato cronicamente. I suoi effetti sono riconducibili a un aumento dell’inotropismo cardiaco e a un contemporaneo effetto bradicardizzante, che risulta particolarmente utile nei pazienti con fibrillazione atriale. Alcuni sottogruppi di pazienti possono attualmente beneficiare di presidi non farmacologici, come il pace-maker e il defibrillatore impiantabile, che hanno contribuito notevolmente a migliorare la sincronia ventricolare e a ridurre il rischio di morte improvvisa per eventi aritmici. Il trapianto cardiaco viene indicato nelle forme avanzate, refrattarie alla terapia (medica, interventistica o chirurgica) e in caso di severa disfunzione ventricolare con frequente necessità di ricovero per deterioramento dello stato di compenso.
Le conoscenze sempre più approfondite delle alterazioni molecolari alla base dello scompenso cardiaco e il continuo progresso delle scienze biotecnologiche negli ultimi decenni indirizzano la ricerca verso nuovi e promettenti orizzonti terapeutici, come quelli prospettati dalla terapia genica e dall’utilizzo delle cellule staminali. Diversi vettori e molti target molecolari sono stati studiati per la manipolazione genetica del miocardio con risultati molto differenti. Questa tecnica prevede l’introduzione in un organo di una porzione di cDNA, attraverso vettori virali (adenovirus, lentivirus, retrovirus, herpes simplex virus) e non virali (liposomi cationici, plasmidi nudi), capaci di integrarsi nel tessuto dove vengono rilasciati per esprimere una determinata proteina e modificare l’attività cellulare. Il recupero della funzione, in condizioni di ridotta contrattilità, è oggetto di numerosi studi preclinici. Sebbene molti di questi abbiano dimostrato che la manipolazione di alcune proteine cellulari, coinvolte nella regolazione dei livelli citoplasmatici di calcio (SERCA 2a, fosfolambano), sia in grado di migliorare la funzione sistolica, numerose sono ancora le incognite sulla sicurezza e sull’efficacia di tale metodica. Anche per la terapia cellulare, i campi di ricerca sono molto differenti. Essendo le staminali cellule totipotenti (cellule embrionali) o multipotenti (staminali midollari, mioblasti scheletrici, cellule progenitrici endoteliali, cellule ematopoietiche e mesenchimali), esse potrebbero essere indotte a produrre cellule cardiache o endoteliali differenziate, reintegrando il tessuto miocardico danneggiato, per esempio, da un insulto ischemico. I risultati incoraggianti di numerosi esperimenti preclinici, hanno permesso di effettuare studi su un piccolo numero di pazienti, i cui risultati però devono essere ancora considerati preliminari. La ricerca, pertanto, dovrà chiarire, attraverso studi condotti su larga scala e incrementando le attuali conoscenze, l’efficacia delle varie popolazioni cellulari, gli effetti a breve e lungo termine, il tempo ottimale e la metodica più efficace per il trapianto.
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Roger, Henri. - Medico (Parigi 1809 - ivi 1891). Si dedicò soprattutto allo studio delle malattie infantili e legò il suo nome alla descrizione di una cardiopatia congenita nota anche come morbo di R., caratterizzata da pervietà del setto interventri