BELLISOMI, Carlo

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 7 (1970)

di C. Pignatelli

BELLISOMI, Carlo. - Nacque a Pavia il 30 luglio 1736 dal marchese Gaetano Annibale e da Anna Maria della Corcelle de Percii. Fu educato nel Collegio Clementino di Roma, in un ambiente ricco di spiritualità portorealistica: qui si distinse per la sua pietà religiosa e per la seria applicazione agli studi, tanto da essere prescelto nel 1755 a comporre e recitare, dinanzi al pontefice Benedetto XIV, come era consuetudine annuale dei Clementino, una orazione De ineffabili Trinitatis mysterio. L'anno dopo, per la morte del padre, fu costretto a ritornare a Pavia, ove proseguì gli studi in quella università, laureandosi in utroque iure. Ritornò a Roma nel 1759, riavvicinandosi agli ambienti del Clementino e legandosi d'amicizia col somasco Camillo Varisco, professore di retorica, e frequentando anche i pp. G. M. Puiati e G. Bettoni, tutti e tre giansenisti; da questi contatti derivò in lui una profonda sensibilità religiosa, anche se non aderì mai alle dottrine dei maestri. Fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1763, in Roma, dal cardinale Marcantonio Colonna; entrato in prelatura, fu referendario delle Due segnature, deputato degli ospedali di Camerino e, per circa dieci anni, governatore di S. Severino. Particolarmente in quest'ultimo incarico il B. si distinse tanto per la sua capacità da essere ritenuto all'altezza di succedere a mons. G. B. Caprara nella carica di nunzio a Colonia.

La situazione in Germania era molto difficile per l'autorità del papa da quando, nel 1763, il vescovo J. N. von Hontheim, suffraganeo di Treviri, sotto lo pseudonimo di Giustino Febronio, aveva pubblicato un libro De statu Ecclesiae, che attaccava con molta forza le prerogative del romano pontefice, negandone il primato di giurisdizione sulla Chiesa universale e insistendo sul potere dei vescovi, come derivato dalla giurisdizione universale "individuale" degli apostoli. In pratica, quest'opera, che ebbe un'ampia diffusione, suscitando consensi, reazioni e polemiche, tendeva a limitare le funzioni del nunzio apostolico a quelle di solo ambasciatore dello Stato pontificio, negando che potesse anche ingerirsi nelle questioni di disciplina ecclesiastica (in particolare nella concessione delle dispense riservate al papa e nel governo degli Ordini regolari e dei benefizi dipendenti direttamente da Roma). La pericolosità di queste posizioni per l'unità del mondo cattolico, scorgendosi dietro, di esse lo spettro del luteranesimo, indusse il neo-eletto pontefice Pio VI al tentativo di ottenere dallo Hontheim una piena ritrattazione e, in generale, a svolgere una più energica politica nei confronti delle correnti antipapali germaniche: il B. gli sembrò la persona più adatta a tale compito, essendo in lui unite a un forte attaccamento alla S. Sede, una fine abilità diplomatica e una grande moderazione.Il 24 sett. 1775 il B. fu consacrato arcivescovo di Tyana in partibus infidelium, e nell'occasione Pio VI, affidandogli la nunziatura di Colonia, pronunciò brevi parole, tracciandogli il fine del suo mandato: "Nel nome di Cristo tu assumi la missione di custodire e di prendere sotto la tua protezione sul Reno la fede e l'autorità della Cattedra apostolica di S. Pietro, dalla quale deriva la dignità sacerdotale di tutti i vescovi". Giunto a Colonia il 4 genn. 1776, il B. cercò di prendere immediati contatti con l'arcivescovo elettore di Treviri, Clemente Venceslao, per trattare l'affare Hontheim: ai primi di giugno poté incontrarlo a Coblenza, dove si trattenne ben cinque giorni. Il principe tedesco era ben disposto nei cofronti delle richieste del papa, anche per l'influenza, favorevole in tal senso, che esercitava sopra di lui il suo consigliere, l'ex gesuita alsaziano Franz Heinrich Beck, intimo amico e corrispondente del cardinale Garampi, allora nunzio a Vienna; l'elettore fece però notare al B. che, per poter fare con probabilità di successo pressioni sul suo suffraganeo, era necessario che dal mondo cattolico si levasse la voce di qualche autorevole teologo a condannare le singole proposizioni non ortodosse del Febronio.

Si richiese, per suggerimento del Beck, un intervento della facoltà teologica della Sorbona, che diede un parere sfavorevole allo Hontheim, respingendone gli attacchi all'aútorità del papa e mettendo in rilievo la differenza che passava fra le teorie gallicane e la dottrina febroniana, ma rimanendo su un piano generale, senza estrarre le proposiziolli condannabili. Si pensò, perciò, a Roma di affidare la confutazione puntuale dello Hontheim al domenicano T. M. Mamachi, il quale redasse, in forma epistolare, il De ratione regendae Christianae Reipublicae deque legitima Romani Pontificis potestate, i cui due primi volumi, pubblicati nel 1776 e 1777, vennero spediti sollecitamente al B., perché li trasmettesse a Clemente Venceslao, che li attendeva con impazienza.

Nel 1777, però, lo Hontheim, per nulla intimorito, fece pubblicare un compendio della sua opera (Febronius abreviatus), perché potesse più facilmente circolare ed, essere letta. Il B., per ordine della Segreteria di Stato, cercò di impedime la diffusione, chiedendo la collaborazione dei vescovi, molti dei quali, però, si rifiutarono di condannarla. Ma nello stesso anno, quando a Roma già si disperava, un'occasione imprevista diede l'avvio alla soluzione del problema. Lo Hontheim, infatti, aveva sconsideratamente approvato l'opera di Johann Lorenz Iseabiehl, Neuer Versuch über die Weissagung von Emanuel, in cui si negava che in Isaia (VII, 14) sialludesse alla concezione e nascita virginale del Messia: la censura fattane dalle facoltà teologiche di Strasburgo, Heidelberg e Magonza offrì lo spunto a Clemente Venceslao di esprimergli molto aspramente la propria disapprovazione (4 apr. 1778) per la sua condotta e di insinuargli, nello stesso 1 tempo, di ritrattare il Febronius, trattandosi di un'opera che aveva provocato grave scandalo nel mondo cattolico. Inaspettatamente lo Hontheim accondiscese in linea generale: più complicato fu lo stabilire le modalità da osservare nella ritrattazione, volendo egli non dare pubblicità al suo atto, mentre per la S. Sede ciò era assolutamente necessario per salvaguardare il proprio prestigio. La condotta del B., a questo riguardo, fu molto ferma e abile nello stesso tempo, per ottenere l'appoggio dell'elettore di Treviri, il quale desiderava anch'egli che lo Hontheim venisse trattato con molta moderazione. Infine, proprio per le pressioni di Clemente Venceslao, il 10 novembre la ritrattazione fu spedita a Treviri e il 15 dello stesso mese consegnata al B., con piena soddisfazione della S. Sede. Ma le teorie febroniane dovevano avere ormai una forte e durevole influenza sui principi tedeschi, tanto che il B., a malapena, e godendo anche delle simpatie personali che si era saputo attirare, poté contenere, fino a quando resse la nunziatura, quei germi di ribellione, che avranno poi il loro effetto nel congresso di Ems dell'estate 1786, che deciderà una riforma in senso episcopalistico, mentre già l'imperatore aveva comunicato all'elettore di Magonza (12 ott. 1785), uno dei capi del moto antipapale, che fosse tolta al nunzio ogni giurisdizione.

Nominato nunzio in Portogallo il 7 maggio 1785, il B. rimase a Colonia, in attesa di mons. t. Pacca, suo successore, fino al 19 giugno 1786. Giunto a Lisbona nell'agosto, si trovò a dover affrontare una situazione alquanto migliorata per la S. Sede dopo la morte di Giuseppe I e il licenziamento del Pombal, ma le idee regalistiche e giansenistiche, che avevano il loro centro di diffusione nell'università di Coimbra, venivano ancora protette dal governo.

Particolarmente preoccupante era la condizione degli Ordini regolari, che, per la loro paurosa decadenza, rendevano necessaria una riforma: il B. aveva timore che questa riforma, specie nel Brasile, ove governava un principe che leggeva con interesse e consenso l'Ecclesiastique citoyen, si svolgesse senza il concorso della S. Sede e contro gli interessi della Chiesa. Perciò non mancò di insinuare alla Segreteria di Stato che il papa si mostrasse condiscendente alle richieste del governo portoghese per la secolarizzazione facoltativa dei regolari residenti in Brasile (17 genn. 1788).Pio VI concesse il breve richiesto e approvò in seguito anche la creazione (3 nov. 1789)di una Giunta dei regolari, incaricata del loro riordinamento e presiedúta dal confessore della regina Maria, il vescovo d'Algarve. Il B., in continuo contatto con quest'ultimo, seguì con molta attenzione i lavori di essa, che, però, tranne, alcuni provvedimenti che limitavano l'accettazione di altri novizi, per permettere una più dignitosa vita ai membri di ciascun convento (10 febbr. 1790), concluse i suoi lavori soltanto alcuni decenni più tardi. In un'altra occasione il B.'dimostrò la sua moderazione e la tendenza a non difendere con eccessivo zelo, gli interessi patrimoniali del clero. Il segretario di Stato, ricevuto dal B. il De iure publico di Pasqual José de Mello, libro intinto di massime febroniane e regalistiche, aveva inviato al nunzio un memoriale da presentare alla regina; il B. si mostrò restio, anche per il consiglio del vescovo d'Algarve, a consegnare al ministro Seabra uno scritto ufficiale della Curia, che, oltre ad essere contrario al Mello, colpiva anche la legislazione vigente in Portogallo: infatti la proposizione più avversata riguardava l'alienazione dei lasciti ai corpi religiosi, non approvati dall'autorità regia. Il B. avrebbe preferito presentare una propria memoria, contenente soltanto la proposizione censurata e la citazione dei canoni della Chiesa con cui essa era, in opposizione, senza altro commento. Soltanto dopo diversi mesi, per le insistenze del cardinale Pallavicini, il B. consegnò le osservazioni della Curia al Seabra. Stava a cuore, invece, al B. l'abolizione della "Mesa censoria", una commissione incaricata della censura dei libri, creata nel 1768 e approvata, sia pure a malincuore, da Clemente XIII con la bolla Romanorum Pontificum: essa operava in modo dei tutto favorevole agli scritti regalistici e giansenistici, e aveva dato l'approvazione, oltre che al già citato libro dei Mello, alla Analisi della professione di fede di Pio IV(1791), opera che, secondo il B., tendeva "a distruggere i sacri Diritti della Sede Apostolica, e dei Primato del Pontefice". Le rimostranze ferme del B. contro di essa ottennero che se ne proibisse una ristampa, mentre il ministro Ponte de Lima avocava a sé l'approvazione di ogni libro che riguardasse l'autorità del papa; non contento di ciò, il nunzio cercava di ottenere, mediante la priora del convento del Sacro Cuore, confidente della regina, la pubblica disapprovazione del Pereira e la soppressione della "Mesa censoria": cosa che divenne tanto più necessaria allorché, nell'ottobre del 1794, la sua esistenza rese impossibile la pubblicazione della bolla Auctorem fidei, che condannava gli Atti del sinodo giansenista di Pistoia. Infine, il 18 dic. 1794, l'iniziativa del B. veniva coronata dal successo e la censura dei libri veniva riaffidata ai vescovi, all'Inquisizione e al "Desembargo do Paço" (Supremo tribunale civile). Ottimo collaboratore nella lotta al giansenismo regalistico era stato per il B. il card. Mendoça, patriarca di Lisbona.

Intensa fu anche l'attività del B., in armonia con le direttive impartitegli dalla Segreteria di Stato, nell'orientare la politica estera del Portogallo in senso antifrancese e controrivoluzionario, sia prima inducendo il Portogallo a protestare energicamente con Parigi per l'annessione di Avignone, sia poi spingendo la regina a concorrere "con altri Sovrani, e con eguale efficacia, ed in proporzione delle forze che Iddio le ha date al concerto contro chi promuove in Francia novità tanto pericolose" (memoriale presentato dal B. il 26 luglio 1792, in Arch. segreto Vat., Nunz. Portogallo, 130). Nel novembre dello stesso anno il B. prese contatti con l'incaricato d'affari inglese Osterwald, consegnandogli un pro-memoria in cui si richiedeva la protezione della flotta inglese per le coste dello Stato pontificio.

Già riservato cardinale in pectore il 14 febbr. 1785, il B. fu pubblicato il 21 febbr. 1794 col titolo di S. Maria della Pace; l'anno dopo, sostituito dal Pacca, fu richiamato a Roma, dove il 22 settembre fu consacrato vescovo di Cesena.

Morto Pio VI, nel conclave che si tenne nell'Isola di S. Giorgio, a Venezia, dal dicembre 1799, sul B., che risultava fra i papabili fin dal settembre, si concentrarono i voti di un gruppo di cardinali capeggiati dal Braschi; contro tale cafididatura si schierò un altro "partito" guidato dall'Antonelli, che votò per Mattei.

Il 19 dicembre l'elezione del B., che aveva raggiunto già i diciannove voti, sembrò ormai imminente, ma a questo punto il cardinale Herzan, che difendeva gli interessi della corte imperiale, chiese una tregua, per poter informare Vienna ed aveme il gradimento. Sembra comunque che la richiesta di istruzioni sia stata fatta al solo scopo di guadagnare tempo, essendo lo Herzan molto impegnato per l'elezione del Mattei: infatti il Thugut, ministro imperiale, non trovava alcun inconveniente nella elevazione al pontificato del B., né diede ordine allo Herzan di esercitare "l'esclusiva", come si mormorò a lungo.

Passato il momento favorevole, la candidatura del B. naufragò definitivamente il 2 marzo 1800 per la irriducibile e decisiva opposizione dell'Antonelli, e ciò portò alla scelta di un terzo candidato, il Chiaramonti eletto il 14 marzo. Non mancò di circolare la voce - ripresa dal giansenista Degola (cfr. Carteggi di giansenisti liguri, III, p. 534) - secondo cui il B. stesso avrebbe rinunciato al papato, in quanto vedeva impossibile l'attuazione di una vasta riforma della Chiesa; certo è che i cardinali che l'avevano sostenuto erano coscienti di appoggiare non un politico, ma un ecclesiastico ricco di una intensa spiritualità, come nota nel suo Diario il Consalvi.

Ritornato nella sua diocesi, il B. continuò la sua, attività pastorale; nel 1807 mutò il titolo cardinalizio con quello di S. Prassede.

Morì a Cesena il 9 agosto 1808.

Fonti e Bibl.: Arch. segr. vat., Process. Consist. 169, ff. 407-412; 198, ff. 57-62; ibid., Vescovi: 285, f. 273; 289, ff. 123-125, 183; 292, ff. 143-144, 159, 206-217; 294, ff. 448-457; ibid., Nunz. Colonia, 182-197, 272, 277-283, 314; ibid., Nunz. Portogallo, 125-132, 192-193; ibid., Fondo Garapi, 294, ff. 1-217 (lettere del B. al Garampi, 1776-1784); 300, ff. 9-12 (lettera del B.alGarampi, 8 marzo 1792, e minuta di risposta); Bibl. apost. vat., Ferraioli 366, f. 234; Memorie storiche di Monsignor B. Pacca sul di lui soggiorno in Germania dall'anno MDCCLXXXVI al MDCCXCIV in qualità di Nunzio Apostolico al tratto del Reno dimorante in Colonia, Roma 1832, pp. 4, 22, 25 s., 30, 38, 53 s., 60, 62, 103, 118, 165, 181, 231 ss., 257 s.; B. Pacca, Notizie sul Portogallo con una breve relazione della nunziatura di Lisbona dall'anno 1795 fino all'anno 1802, Velletri 1835, pp. 17, 67; G. Cappelletti, Le chiese d'Italia, II, Venezia 1844, pp. 550 s.; T.Cristofori, Storia dei cardinali...,Roma 1888, pp. 195, 449; J. Kaufmann, Bericht über den Besuch des Kölner Nuntius Mons. B., beim Kurfürsten von der Pfalz und beim Bischöfe von Speier 1778, in Quellen und Forschungen aus Italienischen Archiven und Bibliotheken, III, 2, Roma 1900, pp. 245-254; J. Gendry, Pie VI. Sa vie, son pontificat, Paris 1907, I, pp. 151, 190, 200, 231; II, pp. 27, 78, 191, 192; L. Karttunen, Les nonciatures apostoliques permanentes de 1650 à 1800, in Annales Academiae Scientiarum Fennicae, s. B, tomo V, n. 3, Genève 1912, coll.194, 204, 209, 219, p. 233; Carteggi di giansenisti liguri, a cura di E.Codignola, II, Firenze 1941, pp. 401 e n. 1, 447, 449, 595e n. 3; III, ibid. 1942, p. 534; L. von Pastor, Storia dei papi, XVI, 2, Roma 1954, pp. 71, 272, 279; 3, ibid. 1955, pp. 123, 155, 189, 270, 373-377, 381, 382, 388, 399, 403; Il Conclave di San Giorgio nel diario inedito del cardinale Lodovico Flangini, poi Patriarca di Venezia, in G. Damerini, L'Isola e il Cenobio di San Giorgio Maggiore, Venezia 1955, pp. 201-236, passim; H.Raab, Die Finalrelation des Kölner Nuntius c. B., in Römische Quartalschrift für Christliche Altertumskunde und Kirchengeschichte, LI (1956), pp. 70-124; Id., Die Gebührenordnung der Kölner Nuntiatur unter Nuntius c. B. von 1784, ibid., pp. 238-246; L. Pàsztor, Ercole Consalvi prosegretario del conclave di Venezia, in Arch. d.Soc. romana di storia patria, LXXXVIII (1960), pp. 107-187 passim; L.-E. Halkin, Les Archives des Nonciatures, in Bulletin de l'Institut historique belge de Rome, XXXIII(1961), p. 691; G. Moroni, Diz. di erudiz. stor. eccles., IV, p. 297, e Indice, ad vocem; Diz. del Risorgimento naz., II, p. 226; Dict. d'Hist. et de Géogr. Ecclés., VII, coll. 915 s.; Encicl. cattolica, II, 1198 s.

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