MEDICI, Carlo de’

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 73 (2009)

di Giampiero Brunelli

MEDICI, Carlo de’. – Nacque a Firenze il 19 marzo 1596 dal granduca Ferdinando I e da Cristina di Lorena.

A soli diciannove anni, quando aveva appena iniziato a studiare la lingua ebraica, fu creato cardinale da Paolo V (2 dic. 1615). Nella primavera dell’anno successivo ricevette il cappello cardinalizio con il titolo di S. Maria in Domnica, che tenne fino al 1623 per poi mutarlo in quello di S. Nicola in Carcere.

Per preparare il M. alle responsabilità del cardinalato furono stesi alcuni testi. In una Istruttione…come si ha da governare alla corte di Roma, divisa nei paragrafi Pietà, Casa, Corte, Cardinali, Papa, Autorità ragionevole (Biblioteca apost. Vaticana, Ottob. lat., 2263, cc. 57r-90r), erano raccolte notizie e indicati precetti, «non dovendo Cardinale sì grande havere né il più certo né il più principal fine, che farsi riguardevole Senatore di Roma et del mondo christiano et un degno et excellente consegli[ere] del papa nell’attioni grandi et di momento» (c. 86r). Un’altra istruzione per il M. – che ebbe un’ampia circolazione manoscritta e una duratura diffusione editoriale, fino all’ultimo quarto del XVIII secolo – fu composta addirittura prima della sua prevista creazione cardinalizia. La Relatione della corte di Roma di Girolamo Lunadoro, infatti, fu redatta all’inizio del 1611, su incarico della granduchessa Cristina di Lorena, quando si erano sparse le prime voci sulla promozione cardinalizia del Medici. In questo testo erano sommariamente ricordati tutti i tribunali, i dicasteri, le congregazioni della Curia romana e soprattutto era minutamente ricostruito il cerimoniale della corte pontificia.

Ricevuta la porpora, il M. continuò a risiedere a Firenze, mantenendo una condotta di vita principesca sostenuta da una dotazione annuale valutata in più di 70.000 scudi. Nel settembre 1619 l’ambasciatore lucchese a Firenze G. Minutoli riferì al proprio governo che il M. «si scopre nell’attione sue assai bizzarro et capriccioso, et anche inclinato molto alli gusti del senso» (cit. in Pieraccini, p. 419). Tuttavia ebbe modo di mettersi in luce in occasione dei due ravvicinati conclavi del 1621 (seguito alla morte di Paolo V) e del 1623 (seguito alla morte di Gregorio XV). Nel conclave del 1621, il M. tentò di far eleggere il cardinale Francesco Maria Bourbon Del Monte, ma l’aperta ostilità dei prelati fedeli alla Corona spagnola fece tramontare il progetto. Nel conclave del 1623 il M. si oppose inizialmente all’elezione di Maffeo Barberini, ma poi diede un contributo decisivo alla sua ascesa al soglio.

Il suo ruolo, nell’occasione, era apparso di primissimo piano: insieme con altri cardinali «principi» delle case italiane – Farnese, Este, Savoia – il M. formava un gruppo capace di scompaginare le rigide contrapposizioni del Sacro Collegio.

Geloso delle sue prerogative, nell’estate 1630 protestò contro il decreto di Urbano VIII, De titulis S.R.E. cardinalium, che intendeva imporre l’uso del titolo di «eminenza» per tutti i cardinali, di qualunque rango fossero (anche principesco). Quando fu nominato cardinale protettore di Spagna (dicembre 1635), si spostò a Roma solo dopo essersi assicurato che sarebbe stato trattato nel cerimoniale con titolo di «altezza». La nomina gli valse assegnamenti e pensioni da Madrid. Il suo prestigio appariva aumentato a tal punto che, quando nel 1637 Urbano VIII cadde malato, il M. ostentava di agire come se fosse già iniziato il periodo di Sede vacante, prendendo di nuovo le redini del gruppo dei cardinali membri delle famiglie principesche italiane.

Il conclave del 1644 diede al M. una nuova occasione di manifestare la sua disinvoltura nel gioco delle fazioni. Dapprima contrastò l’ipotesi della elezione di Giulio Sacchetti, che aveva aiutato agli esordi della sua carriera curiale sotto Gregorio XV, ma che era ora considerato troppo vicino ai Barberini e alla Corona di Francia. Poi, insieme con il cardinale Egidio Carillo Albornoz, capo della fazione spagnola, fu determinante nel far eleggere Giovanni Battista Pamphili (Innocenzo X). Il nuovo papa premiò l’impegno del M. con la concessione del cappello cardinalizio a Giovan Carlo de’ Medici, fratello del granduca Ferdinando II.

Il M. accumulava, nel contempo, titoli ecclesiastici. Nel 1644 passò al titolo cardinalizio di S. Eustachio (17 ottobre) e poi a quello di S. Sisto (12 dicembre). Il 6 marzo 1645 fu creato vescovo di Sabina, il 25 ott. 1645 vescovo di Frascati, il 29 apr. 1652 vescovo di Porto. Infine, il 23 settembre dello stesso anno ebbe il titolo di vescovo di Ostia e di decano del Sacro Collegio. Nel conclave del 1655 il M., che era considerato uno dei capi della fazione spagnola, grazie al buon numero di voti che ancora controllava, sventò nuovamente il rischio di una elezione del filobarberiniano cardinale Sacchetti; quindi diede il suo appoggio all’elezione di Fabio Chigi (Alessandro VII), appartenente a una famiglia senese non nemica dei Medici. Il nuovo pontefice lo incaricò di ricevere, insieme con il cardinale Federico d’Assia, la regina Cristina di Svezia in arrivo a Roma (20 dic. 1655). Il M. non ebbe ulteriori incarichi politico-ecclesiastici di rilievo: a giudizio dell’ambasciatore lucchese Giovanni Guinigi, il M. «si protesta informato dell’affari del mondo e preme di esser creduto tale, anzi, come per lo più non esce di letto, seco medesimo ne discorre, tirandone conseguenze da lui immaginate che le spaccia poi con chi tratta, per notizie infallibili esse pure» (cit. in Pieraccini, p. 430).

Il M. coltivò molteplici interessi, dal campo teatrale e musicale (fu protettore delle accademie fiorentine degli Infuocati e degli Immobili) alle attività venatorie, che praticò sino a tarda età, dall’allestimento dei giardini (acquistò nel 1640 gli Orti Oricellari) alle corse dei cavalli (una sua «cavallina» vinse il palio di Siena del 1662, ibid., p. 414). Le occasioni conviviali promosse dal M. nelle ville medicee di Careggi, Petraia, Cafaggiolo, Trebbio, Nugolo erano frequentemente segnalate dai carteggi dei contemporanei. Il M. svolse anche un ruolo di rilievo nell’ambito della committenza e del collezionismo medicei del Seicento. Negli anni della reggenza di Cristina di Lorena e di Maria Maddalena d’Austria, infatti, fu un referente costante per le iniziative relative alla villa di Poggio Imperiale, per la quale fece acquistare a Roma mobili di pregio e varie antichità. La sua mediazione per l’acquisto della collezione del gentiluomo romano Costanzo Patrizi (comprendente antichità e dipinti di Tiziano e Caravaggio) non andò a buon fine. Più fruttuosi furono i suoi sforzi per la cura del patrimonio ereditato da Vittoria Della Rovere, nipote del duca Francesco Maria II Della Rovere e promessa sposa di Ferdinando II de’ Medici. Nell’occasione, le fatiche del M. (nominato tutore di Vittoria) gli valsero altresì alcuni doni, tra cui una Testa di Tiziano.

Divenuto proprietario del casino di S. Marco a Firenze nel 1621, il M. ne aveva promosso un nuovo allestimento, commissionando un programma celebrativo della famiglia incentrato sulle figure dei granduchi, di cui furono autori Ottavio Vannini, Michelangelo Cinganelli, Matteo Rosselli, Fabrizio Boschi, Anastasio Fontebuoni, Filippo Tarchiani. Tra il 1621 e il 1624 aveva ordinato numerosi dipinti, tra cui una Storia di Mosè a Giovanni Lanfranco, una Bradamante e Fiordispina a Guido Reni, altre opere su soggetti mitologici a diversi pittori toscani (Francesco Curradi, Iacopo da Empoli, Rutilio Manetti, il Passignano, Matteo Rosselli, Francesco Rustici, Domenico Frilli Croci). Nel Casino di S. Marco dimorò, dal 1648, con sempre maggiore frequenza, in alternativa ai suoi appartamenti di Palazzo Pitti. A Roma, invece, il M. soggiornò dapprima in Palazzo Firenze a Campo Marzio: dopo aver ricevuto l’incarico di protettore del Regno di Spagna, tentò di acquisire prima il palazzo del defunto cardinale Gaspar de Borja y Velasco, poi il palazzo Orsini a Montegiordano. Sfumate queste ipotesi, fece riadattare Palazzo Madama e vi prese residenza.

Il M. morì nel giugno 1666 nella villa del marchese Carlo Gerini presso Montughi. Fu sepolto nella basilica fiorentina di S. Lorenzo.

Fonti e Bibl.: Die Hauptinstruktionen GregorsXV. für die Nuntien und Legaten an den europäischen Fürstenhöfen 1621-1623, a cura di K. Jaitner, Tübingen 1997, ad ind.; Le Istruzioni generali di Paolo V ai diplomatici pontifici. 1605-1621, a cura di S. Giordano, Tübingen 2003, ad ind.; G. Pieraccini, La stirpe medicea di Caffagiolo, II, Firenze 1925, pp. 411-435; L. von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medioevo, XII, Roma 1930, ad ind.; F. Diaz, Il Granducato di Toscana. I Medici, Torino 1976, pp. 380-382; I. Fosi, All’ombra dei Barberini. Fedeltà e servizio nella Roma barocca, Roma 1997, pp. 58 s., 146, 150; M.A. Visceglia, Fazioni e lotta politica nel Sacro Collegio nella prima metà del Seicento, in La Corte di Roma tra Cinque e Seicento «teatro» della politica europea. Atti del Convegno…1996, a cura di G. Signorotto - M.A. Visceglia, Roma 1998, pp. 37-91, in particolare pp. 85-87; Collezionismo mediceo e storia artistica, II, Il cardinale Carlo Maria Maddalena, Don Lorenzo, Ferdinando II, Vittoria della Rovere. 1621-1666, a cura di P. Barocchi - G. Gaeta Bertelà, Firenze 2005, ad ind.; C. Costantini, Fazione urbana. Sbandamento e ricomposizione di una grande clientela a metà Seicento, in

http://www.quaderni.net/WebFazione/000indexFazione.htm, ad indicem (marzo 2008).

G. Brunelli

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