di Rotraud Becker
MADRUZZO, Carlo Gaudenzio. - Nacque a Issogne, in Val d'Aosta, nel 1562 da Giovanni Federico e da Isabella di Challant, del ramo dei conti di Issogne.
Dopo avere studiato presso i gesuiti a Ingolstadt dal 1577 al 1582, il M. frequentò i corsi di diritto a Pavia e si addottorò in utroque iure. Nel 1581 prese la tonsura. Ottenne come primi benefici l'abbazia di S. Cristoforo a Nizza della Paglia nel Monferrato, il priorato di S. Orso in Val d'Aosta e l'abbazia di S. Paolo nella diocesi di Besançon. Possedeva inoltre canonicati nei capitoli diocesani ad Augusta e a Trento, allorché il 18 ag. 1595 fu nominato coadiutore dello zio Giovanni Ludovico con diritto di successione. Clemente VIII confermò la nomina con bolla del 23 ott. 1595 e l'11 febbraio successivo il M. fu consacrato con il titolo di vescovo eletto di Smirne; da gennaio riceveva una pensione di 2000 scudi sulla mensa dell'arcivescovato di Toledo.
Il M. aveva già accompagnato lo zio Giovanni Ludovico nella legazione alle Diete imperiali di Augusta nel 1582 e di Ratisbona nel 1594, e aveva vissuto per lo più presso di lui a Roma. Dopo la sua morte, il 26 apr. 1600 fu confermato nella carica di principe vescovo di Trento. Egli fu così il terzo membro della famiglia a ricoprire di seguito la carica tra il 1539 e il 1658 e, come i predecessori, instaurò stretti legami con la Curia romana. All'imperatore Rodolfo II d'Asburgo sembrò dunque scontato che il pontefice concedesse al M. la fiducia che aveva riposto in Giovanni Ludovico, e che lo considerasse il rappresentante degli interessi asburgici in Curia. Tuttavia, creato cardinale, il 9 giugno 1604, come candidato imperiale, non ottenne il titolo di protector Germaniae cui aspirava.
Per nascita e formazione aveva meno legami con il Trentino di quanti ne avessero i suoi predecessori; inoltre il tedesco non era la sua lingua madre. Come vescovo proseguì sulla linea delle riforme iniziata da Giovanni Ludovico, ma distinguendosi per la preferenza per la cultura e lo sfarzo di corte. Nonostante le continue assenze, resse il governo secolare e spirituale della diocesi con energia e buoni risultati: pose fine a una contesa sui confini che si trascinava da anni con la Repubblica di Venezia, promulgò leggi contro l'usura e ottenne dall'imperatore un privilegium de non appellando. Grazie al sostegno diplomatico della Baviera riuscì a mantenere l'autonomia del suo territorio nei confronti del Tirolo. Un rimprovero che gli fu rivolto fu quello di privilegiare nel governo della diocesi la componente italiana rispetto a quella tedesca.
In ambito ecclesiastico il M. si preoccupò costantemente della difesa dalle influenze protestanti, condividendo in ciò gli interessi del governo tirolese e del vescovato di Bressanone. Da Roma egli fu sollecitato soprattutto a vigilare sul commercio librario, perché si temeva che attraverso il Tirolo e la fiera di Bolzano potesse arrivare in Italia letteratura protestante. Un passo importante nella direzione della Riforma cattolica fu il rafforzamento del seminario, nella cui gestione nel 1618 i somaschi subentrarono ai gesuiti. Questi si insediarono nuovamente a Trento nel 1625 e fondarono un ginnasio, ma non per iniziativa del Madruzzo. L'attuazione della riforma del clero avviata dai predecessori fu affidata al chierico Pietro Belli, il quale, prima come vicario generale e dal 1611 come vescovo ausiliare, godette di larga autonomia.
Il 25 febbr. 1613 Paolo V nominò il M. legato a latere alla Dieta convocata dall'imperatore Mattia d'Asburgo a Ratisbona per il 1( maggio.
Dopo che la Dieta fu ripetutamente rinviata, il 20 giugno 1613 il M. lasciò Trento con un seguito di circa 200 persone e il 5 luglio arrivò a Ratisbona. Il 13 agosto con la lettura della proposta imperiale ebbero inizio le trattative. Uditore del M. era Johann Rembold di Augusta, creato per l'occasione giudice della Rota romana; come teologo e consultore partecipava alla missione il cappuccino Giacinto da Casale.
Lo svolgimento della Dieta vide il prevalere, sotto la guida del duca Massimiliano di Baviera, degli oppositori della linea politica di apertura verso i protestanti sostenuta dal vescovo Klesl. Senza successo, invece, rimasero gli sforzi per risolvere il problema della successione dell'imperatore Mattia. Il M. lasciò Ratisbona il 12 ottobre e, giunto a Trento, redasse una dettagliata relazione, che l'uditore Rembold portò a Roma: vi si sottolineano la difficoltà delle trattative, dovuta soprattutto alla condotta ostile dei calvinisti, i risultati degli sforzi profusi e le previsioni sullo stato della Chiesa cattolica nell'Impero.
Già nel 1619, perciò, il M. richiese l'insediamento del nipote Carlo Emanuele come coadiutore con diritto di successione e lasciò Trento il 3 nov. 1620 per risiedere stabilmente a Roma. In un primo tempo il capitolo rifiutò la clausola del diritto di successione; il M. lo ridusse a più miti consigli con l'aiuto di una "paterna ammonizione" del papa e con l'appoggio del concistoro di Roma: il capitolo trentino fu costretto a dare l'approvazione, così il 2 luglio 1622 la nomina del nipote fu formalizzata.
Negli anni 1620-21 il M. fu ad interim protettore della nazione spagnola. Nel 1621 partecipò al conclave e sotto Gregorio XV fu membro della congregazione cardinalizia istituita per la riforma dell'elezione pontificia e della congregazione dell'Inquisizione. Nel conclave del 1623 fu tra i papabili sostenuti dalla Spagna.
Sugli anni successivi si hanno poche notizie, tranne alcune dichiarazioni piuttosto libere a cui il M. si sarebbe lasciato andare in particolari circostanze: in occasione della nomina cardinalizia del giovane Antonio Barberini, pare abbia chiesto a Urbano VIII perché avesse fatto cardinale un "ragazzo" senza alcun merito (Pastor, XIII, p. 255). Nel 1626 faceva parte della congregazione dei Vescovi e regolari, nel 1629 era membro di quelle del Cerimoniale, dell'Inquisizione, dei Vescovi e regolari, dei Riti, delle Strade, dei ponti e delle acque.
Il 15 marzo 1628 sottoscrisse il testamento, con il quale creò suo erede il nipote Carlo Emanuele e dispose che il concistoro gli trasferisse il vescovato dal 4 genn. 1629. In occasione della rinuncia si trovava di nuovo a Trento.
Il M. morì a Roma il 14 ag. 1629 e fu sepolto in S. Onofrio.
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Madruzzo, Carlo Emanuele. - Vescovo-principe di Trento (Issogne, Val d'Aosta, 1599 - Trento 1658); coadiutore dal 1620 dello zio Carlo Gaudenzio, gli successe (1629) nel vescovato-principato di Trento. Sotto il suo governo, caratterizzato dagli scand
Madruzzo, Lodovico. - Cardinale e vescovo-principe di Trento (Trento 1532 - Roma 1600). Nipote del cardinale Cristoforo, gli succedette nel 1567 nella sede episcopale di Trento. Già cardinale dal 1561, prese parte attiva ai lavori del Concilio
Madruzzo, Cristoforo. - Cardinale e vescovo-principe di Trento (Castel Madruzzo 1512 - Tivoli 1578). Vescovo di Trento (1539), amministratore del vescovado di Bressanone (1542) e cardinale (1543), nel 1556 fu creato da Filippo II governatore di Milan
Savòia (Savoia-Aosta), Emanuele Filiberto di, duca d'Aosta. - Figlio (Genova 1869 - Torino 1931) del principe Amedeo duca d'Aosta. Intrapresa la carriera militare, comandò il corpo d'armata di Napoli (1905-10) e la terza armata, sul Carso, durante la