CASTELROSSO

    Enciclopedia Italiana (1931)

di A. D., G. Ge.

CASTELROSSO (Castellorizzo, Kastellorizo, Megiste, Meis, Καστελλόριζος; A. T., 90). - Giace nel Mar di Levante a 69 miglia da Rodi, da cui dipende amministrativamente, e a 36°8′ di lat. N. e a 29°38′ di long. E. Dista appena un miglio e mezzo dalla costa dell'Anatolia (Licia) e misura una superficie di 10 kmq. È un'isola squallida, di natura completamente calcarea (calcari del Cretacico e dell'Eocene) e priva di sorgenti d'acqua dolce. La sua configurazione generale è quella di un altipiano costellato da conche carsiche più o meno ampie, troncato da alte ripe che scendono precipitose in mare, sormontato da gibbosità che raggiungono la massima altezza sul M. Vigla a 271 m. s. m. La superficie dell'altipiano è frastagliata e impervia: qua e là s'aprono anche grotte voragini per lo più poco profonde. Anche lungo la costa, a fior d'acqua, esistono caverne invase dal mare. Sul lato settentrionale dell'isola si protendono in mare due penisole che racchiudono un ottimo porto naturale. Sull'arco interno di questo porto si distende la cittadina di Castelrosso, piccolo centro commerciale abbastanza frequentato dalle navi di transito. Nel 1922 vi dimoravano 2742 abitanti tutti greco-ortodossi oltre a qualche funzionario italiano.

Le occupazioni prevalenti sono il commercio marittimo e la pesca delle spugne. La produzione agricola è limitatissima e consiste soprattutto in olive e ortaggi. La pastorizia è pure esercitata, ma in piccola misura.

I Castelrossini sono molto affezionati alla loro piccola patria e solo eccezionalmente si sposano all'estero. Caratteristici e curiosi sono alcuni costumi e alcune tradizioni che non di rado risentono l'influenza musulmana. Anche l'abbigliamento muliebre è del tutto particolare all'isola. Le comunicazioni fra Castelrosso e Rodi sono assicurate da un piroscafo che fa servizio quindicinalmente e da un cavo che collega Castelrosso ad Andifili, sulla costa dell'Asia Minore, e successivamente a Rodi. Il più antico documento storico riguardante l'isola consiste in un'iscrizione in greco dorico del sec. III o IV a. C., scolpita sopra una roccia ai piedi del castello medievale, nella quale è ricordato anche l'antico nome di Megiste di cui rimane ancora traccia nella forma popolare di Meis. Dall'isola di Castelrosso dipendono varî isolotti minori che si trovano sparsi lungo la costa dell'Anatolia fra il golfo di Qalamaki e la foce del fiume Dembre.

Nel 1306 Castelrosso fu conquistata dai cavalieri gerosolimitani, salpati da Cipro alla conquista di Rodi; ma nel 1440 fu ridotta a desolazione dal sultano d'Egitto. Concessa nel 1450 dal papa agli Aragonesi di Napoli, restò in loro mani, tranne una breve parentesi turca nel 1480, fino alla caduta di Rodi nel 1522. Nel 1570 fu temporaneamente occupata dalla flotta veneziana venuta in soccorso di Famagosta; e nel 1695 la rocca fu smantellata da Francesco Morosini. Dal 1828 al 1833 appartenne alla Grecia. La dominazione turca cessò con la rivolta del 1913 e con la successiva occupazione greca. Nel 1915 vi sbarcarono i Francesi. Assegnata nel 1920 per il trattato di Sèvres all'Italia, l'isola fu consegnata alla marina italiana il 1° marzo 1921.

Il grosso villaggio che costituisce l'unico abitato dell'isola - assai caratteristico per la sua postura - occupa, fra i due porti del Mandrachio e di Limani, il promontorio coronato dai ruderi del castello. Anche nel palazzo del Konak si trovano conservati alcuni avanzi antichi. Ricchi e interessanti sono i costumi muliebri tuttora in uso.

Bibl.: G. Gerola, Un piccolo feudo napoletano nell'Egeo, in Ausonia, VIII, Roma 1913 (con bibliografia); A. J. Jaussen e Savignac, L'île de Castelorizzo, Cairo 1917.

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