CERESARA, Paride, detto Tricasso

CERESARA, Paride, detto Tricasso

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 23 (1979)
di Francesca Romana De' Angelis

CERESARA, Paride, detto Tricasso. - Nacque il 10 febbraio del 1466 a Mantova; di lui ci rimane una sommaria descrizione: "Erat facie et barbirio rufus, venustus, procerae staturae, sed proportionatus… ditissimus et locuples: habebat aedes regias, ingeniosus, legum professor, in literis latinis et graecis eruditus".

La mancanza di testimonianze certe rende difficile la ricostruzione biografica; comunque si puòsenz'altro affermare che egli visse presso la corte ferrarese dove si cimentò nelle prime esperienze letterarie, nel campo soprattutto dei volgarizzamenti. Il C. tradusse, infatti, l'Aulularia (che probabilmente non venne mai pubblicata) come si ricava da due lettere indirizzate a Lodovico Gonzaga in data 22 giugno e 7 sett. 1505 e che oggi sono conservate presso l'Archivio di Guastalla. Ma egli raggiunse la fama attraverso l'astrologia e la chiromanzia che nel Cinquecento rappresentarono un settore speculativo privilegiato.

Dalla produzione che di lui ci rimane importante è l'Epitoma Chyromantico di Patritio Tricasso da Ceresari mantovano "stampato in Venetia per Agostino de Bindoni" nel 1538, dove, sinteticamente organizzato, "se contiene quello che con longo processo di scrittura nelli altri libri et opere mie prima ho preposto et dichiarato".

Il C. pone dunque le basi per una nuova e coerente disposizione della materia premettendo una puntuale polemica nei confronti del Coclés (Bartolomeo della Rocca) giudicato "mina et destruttione di tale arte". Già nella Expositione del Tricasso Mantovano sopra il Cocle, "in Vinegia, per Vettor q. Piero Ravano, 1535", egli aveva allargato il significato di tale confronto dall'attacco privato alla difesa del principio di scientificità sostenendo che "la principale mia intentione non è di exponere il Cocle, overo impugnarlo, ma solum di monstrare quale di questa scientia sia la veritade". Il C., infatti, si pone come "restauratore e reformatore" di questa dottrina nei confronti di coloro che "loquaci e ciarlatori" non ne rispettano le regole basilari che consistono nel "non essere precipitoso in giudicare cosa alcuna. E non essere de prima impressione: anzi voler sempre considerare e perscrutare ogni ragione così probabile come manifesta".

Nell'Epitoma il C. compie una costruzione di tipo geometrico avvalendosi di fasi successive di analisi che non trascurano alcun passaggio. Dalla spiegazione etimologica del vocabolo che dà nome alla scienza chiromantica, egli fornisce la definizione stessa: "questa scientia e dottrina è un modo di pronosticare et indovinare le cose future, concesse solo tra huomini sapienti, per quei segni e linee quali nelle mani nostre si ritrovano". Il C. muove dal principio che la chiromanzia è scienza da cui si può "formare vera conclusione e determinata", nonostante essa si serva di un linguaggio "figurativo e parabolico". Due sono i metodi applicabili praticamente: per autorità e per ragione probabile e naturale. Il primo si basa sul principio scolastico dell'autorità rivelante di Dio, mentre il secondo si riassume nel metodo di indagine sillogistico e deduttivo, e può a sua volta avvalersi di un duplice piano di analisi: dapprima "per esperientia manifesta" che consiste nella accurata verifica dei segni della mano, mentre in un successivo momento interviene il giudizio per conformità astrologica.

Alla chiarezza con cui vengono specificati gli elementi costitutivi della natura umana, segue una lunga dissertazione sulla teoria del comportamento, strettamente conseguente al principio secondo cui l'unione dei quattro elementi ("Fuoco-Aere-Aqua-Terra") e delle quattro qualità ("Calidità-Frigidità-Humidità-Siccità"), da cui "ogni corpo inferiore e corruttibile" è determinato, genera un enorme numero di possibilità combinate, cioè "causano varie e diverse figure e proportioni de linee e segni". Infatti la "calidità" produce linee "longhe e larghe", la frigidità "brevi e sottili", l'"humidità" "larghe e non molto lunghe", infine la "siccità" "lunghe e sottili".

Il testo si avvale (come di norma in trattati riguardanti questa disciplina) di numerose tavole illustrative, in ognuna delle quali i solchi cutanei palmari vengono contraddistinti con diversi segni grafici e analizzati nello specifico valore simbolico attraverso il ricorso ad una terminologia sapiente e ad un'aggettivazione accurata. Alle proposizioni quindi di interesse speculativo si unisce anche una precisa ricerca lessicale, in cui si evidenziano reminescenze classiche e una lunga frequentazione di testi contemporanei.

Il C., accoglie la teoria dell'identità tra scienze sperimentali e scienze umanistiche (e in ciò si nota un collegamento preciso al pensiero dell'Equicola) per l'obiettivo unificato dell'indagine, ma soprattutto per la elaborazione teorica del sistema delle "complessioni". Infatti le quattro qualità elementari, unendosi, determinano varie disposizioni qualificative che permettono la definizione deduttiva delle diverse classificazioni temperamentali. A ciascuna linea sovraintende un influsso astrale in virtù di quel determinismo a cui si unisce l'accettazione di una "teoria passiva della conoscenza" secondo la quale l'umano è in stretta connessione con la sfera divina. Ne consegue, pertanto, un'analisi puntuale degli effetti e degli influssi dei pianeti sulle vicende terrene. Ad esempio la linea "mentale" (prima in ordine di trattazione e di importanza delle quattro principali) è suddivisa in tre parti corrispondenti alla tripartizione con cui il C. scandisce gli anni della vita umana. Ad ogni età (e conseguentemente a ciascuna linea) egli collega l'influsso di un corpo celeste, e precisamente Mercurio per la prima (0-25 anni), il Sole per la seconda (25-50 anni), e infine Saturno "il quale è inclinato all'infirmità e cose malinconiche e fastidiose".

Implicitamente accettato è lo strumento divino come limite oggettivo di determinazione a cui il C. oppone, con sufficiente energia, il valore dell'analisi scientifica come capacità concreta di negazione del principio dogmatico del vero. Infatti, soprattutto nella parte conclusiva del trattato, il C. intuisce come non sempre si verifichi una corrispondenza obbligata tra segni, influssi e significati. Sul piano dell'evidenza, quindi, oltre la sfera divina "concorre la materia corporale ... e questo sia quello che dice Tolomeo: la scientia delle stelle dipende da noi e da esse stelle insieme".

Alla parte più strettamente speculativa segue, nel secondo libro, una trattazione specificatamente pratica nella quale si salda l'organicità complessiva del testo che rifugge da qualsiasi intenzione di configurare la chiromanzia come "irrazionale o profetica", rivendicandone la piena legittimità come processo deduttivo e scienza delle relazioni. Il C. pertanto fornisce un'ampia documentazione ed una serie di consigli pratici per poter leggere accuratamente i segni caratteristici delle mani. Ma al di là della valutazione pratica egli insiste sull'opportunità, da parte di coloro che esercitano tale "dottrina", di crearsi un presupposto di credibilità e una dignità di funzione, non trascurando l'esistenza di un principio irrefutabile secondo cui "Dio per la natura universale non produce cosa alcuna, quale sia vana e superflua".

Si ignorano il luogo e l'anno di morte del Ceresara.

Bibl.: G. Tiraboschi, Biblioteca enciclopedica ital., XXIV, Milano 1833, p. 493; V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1933, p. 530; G. Sabattini, Bibliogr. di opere antiche e moderne di chiromanzia e sulla chiromanzia con notizie biogr. sui principali autori, Reggio Emilia 1946, pp. 95-97; K. Seligmann, Lo specchio della magia, Val di Pesa 1951, p. 394.

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