CESARI, Giuseppe, detto il Cavalier d'Arpino

CESARI, Giuseppe, detto il Cavalier d'Arpino

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 24 (1980)
di Herwarth Roettgen

CESARI, Giuseppe, detto il Cavalier d'Arpino. - Figlio di Muzio di Polidoro, "Pintore d'Arpino, che con maniera assai grossa dipingeva de' voti" (Baglione, p. 367), e di una Giovanna, figlia di un nobile spagnolo (van Mander), nacque ad Arpino nel febbraio 1568 come risulta dalla sua lastra tombale in S. Giovanni in Laterano a Roma. Probabilmente il C. venne a Roma nel 1582, con sua madre (van Mander) e fu impiegato dal Circignani come garzone di bottega nella decorazione delle logge al terzo piano del palazzo vaticano: gli si può attribuire una figurina dell'Abbondanza nella settima volta partendo da ovest. Tra il febbraio e il luglio 1583 il C. partecipò alla decorazione della sala vecchia degli Svizzeri con una figura iperbolica di Sansone a monocromo (che denota influssi di T. Zuccari, B. Spranger e Raffaellino da Reggio) e, con diverse figure, a quella della sala dei palafrenieri. Dal 1583 il C. ottenne una provvigione regolare (Arch. di Stato di Roma, Cam. I,Fabbriche, reg. 1526, 22 dic. 1583) e pare che già allora fosse membro dell'Accademia di S. Luca; al 1584-85 risale la Canonizzazione di s. Francesco di Paola nel chiostro della chiesa di Trinità dei Monti che contiene anche il suo primo autoritratto. Nel 1585 risulta operoso al Quirinale ad opere oggi perdute. Intorno allo stesso periodo lavorava per il cardinale di Santa Severina, G. A. Santori: in palazzo Santori (affreschi perduti) e in S. Atanasio dei Greci (Crocefissione,Assunzione del 1588-91); e dava i disegni per le incisioni degli Statuta Hospitalis Hierusalem, Roma 1586 (Roma, Biblioteca Alessandrina).

Nel 1586 fu accolto nella Congregazione dei Virtuosi al Pantheon; del 1587-88 è il primo quadro da cavalletto che ci sia noto: Vergine Assunta tra angeli (coll. privata, fig. 4 bis, in Roettgen, 1973). Lo stile di questi anni è improntato delle trasparenze pittoriche, quasi da acquerello, di Raffaellino da Reggio, di G. de Vecchi, di A. Lilio, ed è molto vicino a quello di F. Vanni. Del 1588-89 erano i due affreschi giganteschi, perduti, di S. Lorenzo in Damaso con S. Lorenzo tra i poveri e S. Lorenzo che accompagna Sisto II al martirio (noti dalle copie e da un bozzetto nella collezione E. Schapiro di Londra), esempi di uno stile di rappresentanza, simmetrico e cerimoniale, sotto l'influsso della pittura controriformista del Muziano. Il 28 giugno 1589 il C. assunse l'incarico (Roettgen, 1973, pp. 74 s.) di affrescare il Sancta Sanctorum della certosa di S. Martino a Napoli: il lavoro venne lasciato incompiuto alla fine di quello stesso anno e terminato successivamente da suo fratello Bernardino nel 1592-93. Sotto Clemente VIII Aldobrandini il C. divenne il pittore ufficiale più importante di Roma, sopraffatto da commissioni e da grandi imprese decorative.

Tra il 27 maggio 1591 e il 4 giugno 1593 decorò il soffitto dellacappella Contarelli in S. Luigi dei Francesi (Roettgen, 1964). Il C. non adempì l'incarico di decorare tutta la cappella, che fu invece compiuta dal Caravaggio nel 1599-1600 e 1603. Lo stile del C. si evolveva nel senso di una presentazione più larga e imponente delle figure e un colorito più vivace. Questa maniera grandiosa e corposa è esemplificata soprattutto dai soffitti illusionistici della cappella Olgiati in S. Prassede (commissione del 1587; esecuzione del 1593-95) e dalla decorazione del soffitto della loggia Orsini nel palazzo di Corradino Orsini (oggi Pio Sodalizio dei Piceni) del 1594-95, che segue un progetto già ideato nel 1589 per le nozze di Virginio Orsini con Flavia Peretti e quasi certamente ispirato da Torquato Tasso (Roettgen, 1969). Contemporaneamente lavorava alla cappella Aldobrandini in S. Maria in Via (pala d'altare con l'Annunciazione e affreschi delle pareti, 1594-96; Mortari, 1973) e alla cappella dei bombardieri del castello in S. Maria in Transpontina (S. Barbara, 1597). Va collocato attorno al 1593 il S. Francesco confortato da un angelo che suona il violino (Douai, Musée de la Chartreuse), di grande raffinatezza pittorica; al 1592-93 risale anche la Madonna con Bambino e santi (pala d'altare frammentaria di cui non si conosce la provenienza) dell'Institute of Arts di Minneapolis. Datata 1597 è la Presentazione della Vergine al tempio, dipinta per Maria di Baviera arciduchessa di Stiria (Parigi, Louvre; in deposito al Palais du Luxembourg). Nel 1601 il C. terminò la pala d'altare per S. Domenico di Cesena con la Madonna del rosario commissionatagli nel 1589; mentre l'Immacolata Concezione della Accademia reale di S. Fernando di Madrid è da attribuire agli anni 1601-1606 circa. Nel 1596 diede inizio alla decorazione di una sala (sala degli Orazi e Curiazi) nel palazzo dei Conservatori in Campidoglio con il Ritrovamento della lupa, affresco di largo respiro narrativo ed epico, dal paesaggio molto poetico, uno dei migliori esempi di pittura storico-rappresentativa da grande effetto della fine del Cinquecento in Roma. Seguirono le pitture nella sacrestia della certosa di S. Martino a Napoli (maggio 1596-maggio 1597), con figure vigorose e paesaggi poetici, e nella seconda volta del coro (la datazione è fondata su motivi stilistici). Negli anni 1597-1601, ma con interruzioni, il C. riprese la decorazione della sala nel palazzo dei Conservatori lavorando alla Battaglia tra Romani eVeienti, affresco storico complicato eppure costruito con rigorose simmetrie; gli altri affreschi furono eseguiti nel 1612 (il Combattimento tra gli Orazi e Curiazi)e il resto - di qualità molto scadente - nel 1635-40. Su commissione di Clemente VIII eseguì per S. Giovanni in Fonte, nel 1597-98, le tele con S. Giovanni che beve veleno (dispersa) e S. Giovanni condotto al sepolcro (oggi nella sacrestia di S. Giovanni in Laterano). In occasione delle doppie nozze austro-spagnole, il C. seguì il pontefice a Ferrara nel 1528 e vi eseguì una serie di piccole pitture. È testimoniata anche una sua visita a Venezia.

Il 1º nov. 1599 il C. fu eletto principe dell'Accademia di S. Luca; nello stesso anno egli aveva ricevuto l'incarico della decorazione pittorica del transetto di S. Giovanni in Laterano e nel 1600 eseguì l'enorme affresco con l'Ascensione che gli procurò il cavalierato di Cristo e rappresentò il suo più importante contributo alla formazione del nuovo ideale classico nella pittura romana. Il C., nella sua predilezione per le composizioni in cui regnano simmetria, centralità ed ordine nella molteplicità, è, nel campo artistico, il miglior rappresentante delle esigenze sociali di un principio d'ordine alquanto rigoristico. Tra il 26 sett. 1600 e il 29 marzo 1601 egli seguì Pietro Aldobrandini in Francia; dal luglio 1602 al febbraio 1603 lavorò agli affreschi nella villa del Belvedere di PietroAldobrandini a Frascati con tre Scene della Genesi e quattro episodi di Donne virtuose dell'Antico Testamento, idilli di un fascino innocente e insieme erotico.

Contemporaneamente il C. produceva un gran numero di piccoli dipinti, in gran parte molto raffinati, che erano assai ricercati (Roettgen, 1973). Si ricordano, per esempio, Perseo e Andromeda del 1592-93 circa (Providence, Rhode Island School of Design); Resurrezione di Lazzaro del 1591-93 circa (Roma, Gall. naz. d'arte antica); Fuga in Egitto del 1592-93 circa (Ibid., Galleria Borghese); S. Michele combatte gli angeli ribelli del 1593 circa (Glasgow, Art Gallery); Cattura di Cristo del 1596-97 circa (Roma, Galleria Borghese); Cacciata dal paradiso del 1597 circa (Parigi, Louvre); Diana e Atteone (Parigi, Louvre; Budapest, Szépmüvészeti Múzeum); Riposo nella fuga in Egitto del 1597 circa (propr. priv., U.S.A.; ill. a colori dopo p. 38 in Roettgen, 1973).

Il C. aveva oramai raggiunto una posizione sociale del massimo rilievo; nel 1604 acquistò un palazzo non finito sul Corso che dopo il 1608 fece rifare da Flaminio Ponzio (e che dopo il 1744 fu rimaneggiato nell'attuale palazzo Rondinini: Salerno, 1964, pp. 45 s.; Roettgen, 1973, p. 41e fig. 27). Anche ad Arpino il C. si fece costruire un palazzo (ancora in parte esistente). Tra i suoi committenti, insieme con la più alta società romana (per la provincia si veda Ricerche in Umbria, 1976, p. 25) c'erano l'imperatore Rodolfo II e i re di Spagna e di Francia. Ma dopo la morte di Clemente VIII il C. cadde in disgrazia. Nel 1607 venne imprigionato e gli furono confiscati tutti i suoi beni: l'accusa di possedere armi (in realtà, secondo Mancini, 1621, aveva una bellissima collezione di archibugi) si rivelò un pretesto; tutto finì infatti con un compromesso con la Camera apostolica mediante il quale il nipote del papa Paolo V, Scipione Borghese, entrò in possesso dell'importante collezione di quadri del Cesari.

Il C. raggiunse il massimo della reputazione con la direzione della decorazione a mosaico della cupola di S.Pietro (1603-1612) su suoi cartoni, alcuni dei quali sono tuttora conservati: le singole figure mostrano ormai un forte accademismo formale e nel complesso mancano di monumentalità. Tuttavia i cartoni con gli angeli hanno il grazioso movimento di tutte le figure del C. (Roettgen, 1973 pp. 119-122). Nel 1610-12 il C. diresse la decorazione pittorica della cappella Paolina in S. Maria Maggiore eseguita dal Cigoli, G. Reni e G. Baglione; del C. stesso sono i Profeti nei pennacchi della cupola, la lunetta e il S. Luca al di sopra dell'altare: figure di calma, voluta dignità, ispirate a un ideale che il C. aveva già rappresentato nell'Annunciazione (Musei Vaticani) del 1606. Dal 1610 lo stile tardo del C. diventa severo, rigido e quasi reazionario, con forti richiami a Sebastiano del Piombo e anche, in particolare, a modi paleocristiani, associando ascetica alienazione con sofisticata raffinatezza: Incoronazione della Vergine, 1614-15 (Roma, S. Maria in Vallicella); S. Giovanni Evangelista, 1611-1619/21 (Roma, S. Maria della Pace); S. Maria Salomè, 1625 circa (Veroli, S. Maria Salomè); SS. Vito,Modesto e Crescenzia, 1625-27 circa (Civitavecchia di Arpino, S. Vito); Natività e Morte della Vergine, 1629 (Roma, S. Maria di Loreto). Intorno al 1613-15 il C. diresse la decorazione del casino Montalto a Bagnaia (del C. la Fama e, nel fregio, un Leone con putti:Roettgen, 1973, p. 47 e fig. 23; C. Lazzaro-Bruno, The Villa Lante at Bagnaia, tesi di dottorato, Princeton Univ., 1974).

Nel 1615 e nel 1629 il C. fu di nuovo eletto principe dell'Accademia di S. Luca, il 13 luglio 1630 ricevette la croce di S. Michele con la quale si rappresentò nell'Autoritratto, eseguito per l'Accademia stessa; nel 1624 aveva steso l'inventario dei quadri della famiglia Patrizi (Arch. di Stato di Roma, Notari Capitolini,Not. Leon. Bonannus, Uff.2, vol. 92, 1624).

Nel 1636 comprò una casa in via dei Serpenti dove presumibilmente visse gli ultimi anni della sua vita. Morì il 3 luglio 1640, e fu sepolto in S. Maria in Aracoeli; in un secondo tempo fu traslato nella sua tomba, nel corridoio del coro di S. Giovanni in Laterano.

Presumibilmente nel 1618 sposòDorotea, figlia di Arcangelo Maggi da Roma, che morì nel 1669. Il Baglione scrive del C. (p. 375): "di buona complessione, e di gran lena,... poco stette ammalato,... era presto di passo, fiero e bizzarro... allegro, faceto, e libero di sentimento". Ma allo stesso tempo lo descrive con tutte le caratteristiche dell'eterno scontento e lamentoso. Il Bellori nella nota alla stessa pagina del Baglione aggiunge: "Diceva sempre male di Spagnuoli et di preti da quali haveva ricevuto tanti benefitij sin da fanciullo".

La sua pittura, nella sua tendenza graziosa ed erotico-sentimentale, si colloca tra la "maniera" e il barocco, ed è, nello stesso tempo, esemplare dell'arte rappresentativo-cerimoniale dell'epoca di Clemente VIII. Del C. sono conservati numerosissimi disegni: schizzi. disegni preparatori definitivi, e anche disegni finiti destinati specificamente ad amatori.

Dei figli del C., Muzio e Bernardino furono pittori.

Muzio nacque il 19 maggio del 1619 e venne battezzato in S. Crisogono il 22 (Roma, Archivio storico del Vicariato, S. Crisogono,Battesimi, III, f. 148). Il 3 giugno 1638 sposò Flaminia Mobilia di Arpino (Arpino, Arch. di S. Michele, Libro dei matrimoni)che morì il 3 giugno 1676 e fu sepolta in S. Giovanni in Laterano (Roma, Arch. stor. del Vicariato, S. Martino aiMonti,Morti, III, f 144v). Ebbe numerosi figli (Ibid., ibid., Battesimi, III, ff. 51v, 72v, 92v; IV, f. 37v): con l'ultimo, Giuseppe, che diventò chierico e morì ad Arpino il 10 nov. 1733, finì la discendenza della famiglia (Arpino, Arch. di S. Michele, Libro dei morti, II, f. 76). Morì ad Arpino il 1º marzo 1690, e fu sepolto nella tomba di famiglia in S. Michele (ibid., I, f. 20r).

Con il fratello Bernardino, Muzio figura in un atto notarile del 4 maggio 1669 per cui subentrava alla madre, che morì il 7 maggio, nel possesso di un luogo di Monte proveniente dall'ultimo pagamento delle pitture del padre nel palazzo dei Conservatori (Archivio di Stato di Roma, Not. del Tribunale della Camera apostolica,T. Paluzzi, vol. 5017, f. 234). L'unica opera sicura di Muzio risulta la pala con Madonna,Bambino e i ss. Giuseppe e Francesco nella chiesa di S. Michele ad Arpino (oggi secondo altare a sinistra), attribuita a lui nel Libro grande di S. Michele (1800 circa). La presenza, nel quadro, dei ss. Giuseppe e Francesco fa pensare che esso sia stato dipinto nel 1640 per la nascita del figlio Giuseppe Francesco (in quell'anno era morto anche il Cavalier d'Arpino e il quadro era originariamente nella cappella a destra del coro che passò in quell'anno dalla famiglia Mobilia alla famiglia Cesari). La pittura non presenta caratteri originali (la Madonna è una copia di quella dipinta dal padre nel soffitto del coro di S. Crisogono a Roma). Si potrebbero inoltre attribuire a Muzio il S. Antonio da Padova, sempre nella chiesa di S. Michele di Arpino, che è copia del quadro del Cavalier d'Arpino nell'oratorio di S. Antonio della stessa città, e un piccolo quadro con Venere e Adone del Musée Magnin di Digione, certamente copia della tela dello stesso soggetto del Cavalier d'Arpino, già nella collezione Ludovisi (inv. del 1633:vedi K. Garas, in The Burlington Magazine, CIX [1967], p. 344 n. 89).

Vari disegni in varie collezioni sono da assegnare a Muzio in base a sue scritte autografe: alcuni sono copie (soprattutto da opere del padre); altri, invenzioni dello stesso Muzio: Berlino-Dahlem, Staatliche Museen, Testa di bambino con berretto, 1640(comunicazione di P. Dreyer); Lilla, Musée Wicar, parte inferiore del corpo di Uomo che cammina (oltre a un foglio con Studi di cavallo e a un Uomo che corre da attribuire per ragioni stilistiche); Montpellier, Musée Fabre, copia di un disegno di Daniele da Volterra dall'Adamo di Michelangelo nella Sistina, 1639;Londra, Colnaghi's (1966circa), Cattura di Cristo, 1658;Würzburg, Museo Martin von Wagner, Uomini che cucinano, 1645; Nudo di schiena, 1648.

Bernardino, più giovane di Muzio, morì il 7 gennaio del 1703 a Roma in via dei Serpenti e fu sepolto in S. Giovanni in Laterano nella tomba di famiglia. Secondo il documento che ne registra la morte (Roma, Arch. stor. del Vicariato, S. Salvatore ai Monti,Morti, VII, f.281), avrebbe avuto circa ottantacinque anni: cosa impossibile, dato che il fratello maggiore, Muzio, nacque nel 1619. Nel 1639 è indicato come maresciallo del Popolo romano per la regione Monti nel trimestre ottobre-dicembre (Ibid., Archivio Capitolino, Cred. I, tomo 33, ff. 141r, 143v, 205). Il 12 febbr. 1645 fu accolto nella Congregazione dei Virtuosi del Pantheon (Ibid., Arch. dei Virtuosi al Pantheon, III, Libro delle Congregazioni)e nel 1655 figura in un elenco degli accademici di S. Luca (Ibid., Archivio dell'Acc. di S. Luca, vol. LXIX, f. 296). Fu al servizio dei Chigi: nel 1660 ricevette un compenso per tre ritratti e nel 1666 "un bacile d'argento" per "tant'opere fatte alla Riccia et in Roma" (V. Golzio, Documenti artistici... nell'arch. Chigi, Roma 1939, pp. 239, 271).

Non conosciamo opere sicure di Bernardino: gli si possono attribuire a Roma, nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano, nella cappella di S. Barbara, gli affreschi, del 1642, che richiamano lo stile tardo del Cavalier d'Arpino intorno al 1635-40, con riflessi di M. T. Montagna e di F. Allegrini, e la pala con S. Barbara (ordinata dagli orafi e argentieri, copia della tela con lo stesso soggetto dipinta dal padre per S. Maria in Traspontina). Nella stessa cappella si trovava, prima, una pala dipinta dallo zio Bernardino fratello del C. (v. F. Titi, Studio di pittura ..., Macerata 1675, p. 127, il quale, erroneamente, attribuisce a Bernardino senior la decorazione della cappella).

Fonti e Bibl.: Per una ampia bibl. sino al 1972 si v. il catal. della mostra di Roma (H. Roettgen, Il Cavalier d'Arpino, Roma 1973) dove alle voci bibliogr. (pp. 192-221) vanno aggiunte le fonti reperibili nelle note del saggio critico e delle singole schede. A questo catal. si rimanda quando non sia indicato diversamente; in esso, alle pp. 59 s., si veda anche una antologia della critica. Il catal. della mostra tenutasi ad Arpino (sempre Roma 1973) ne è un piccolo estratto. Ma vedi anche e in particolare: C. van Mander, Het Schilder-Boeck..., Haarlem 1604, pp. 187v-190v (in trad. ital., in Roettgen, 1973, pp. 180-183, dov'è riportata quella di M. Vaes in Roma, IX[1931], pp. 195-201); G. Mancini, Considerazioni sulla pittura... [1621], a cura di A. Marucchi-L. Salerno, I-II, Roma 1956, ad Indicem; G. Baglione, Le Vitede' pittori... [1642], Roma 1935, ad Indicem; F. Titi, Studio di pittura scoltura et architettura nelle chiese di Roma, Roma 1674; N. Pio, Le vite de' pittori... [1724], a cura di C. e R. Enggass, Città del Vaticano 1977, ad Indicem; Esposiz. naz. di Belle Arti,Catalogo dell'arte antica,Pitture, Napoli 1877, pp. 27, 76; [G. Vertue], Vertue Note Books, in Walpole Society (London), XXIV (1936), p. 19 (1731: tela a Salisbury, Wilton House); I. Faldi, Gli affreschi della cappella Contarelli e l'opera giovanile del Cav. d'Arpino, in Boll. d'arte, XXXVIII (1953), pp. 45 ss.; L. Huetter-R. U. Montini, S. Giovanni Calibita, Roma s. d., pp. 24, 27, 63; E. Croft Murray, Decorative Painting in England..., London 1962, p. 213; Schede Vesme, I, Torino 1963, p. 303; L. Salerno, Palazzo Rondinini, Roma 1964, adIndicem; M. Ch. Gloton, Trompe-l'oeil et décorplafonnant dans les églises romaines..., Roma 1965, ad Indicem; H.Roettgen, Die Contarelli-Kapelle und Caravaggio, in Zeitschrift f. Kunstgeschichte, XXVII(1964), pp. 201 ss.; Id., G. C.'s Freskenin der Loggia Orsini..., in Storia dell'arte, III (1969), pp. 279 ss.; N. Gabrielli, Gall. Sabauda, Torino 1971, ad Indicem (rec. di F. Zeri, in Quaderni di Emblema, n. 2, Miscellanea, Bergamo 1973, p. 107); The Burlington Magazine, CXIII(1971), 819, tav. XVIII (Martirio di s. Margherita);Galerie Cl. Aubry, Dessins du XVIe et du XVIIe siècle dans les coll. privées françaises, Paris 1971, n. 37; W. Prinz, Die Sammlung der Selbstbildnisse in der Uffizien, I, Berlin 1971, p. 204; B. B. Fredericksen-F. Zeri, Census of Pre-Nineteenth-Cent. Ital. Paintings in North-Amer. Public Collections, Cambridge, Mass., 1972, p. 52; J. Garms, Quellen aus dem Arch. Doria-Pamphilj..., Rom-Wien 1972, ad Indicem;R. Causa, L'arte nella certosa di S. Martino..., Napoli 1973, ad Indicem; L. Mortari, Alcune consideraz. e precisaz. sulla cappella Aldobrandini in S. Maria in Via, in Quaderni di Emblema, n. 2, Miscellanea, Bergamo 1973, pp. 71 ss.; H. Roettgen, Il Cavalier d'Arpino (catal.), Roma 1973 (recens. di V. Golzio, in L'Urbe, 1973, 6, pp. 27-30, C. Bon, in Bollettino dell'Unione storia e arte, XVIII [1974], nn. 1-2); F. Borroni Salvadori, Le esposizioni d'arte a Firenze dal 1674 al 1767, in Mitteilungen des Kunsthist. Institutes in Florenz, XVIII(1974), p. 75 e n. 363; Inventario dei disegni ital. nella Bibl. naz. di Madrid, Madrid 1974, p. 36 (Pio V benedice la flotta di Lepanto;attrib. sbagliata); Ricerche in Umbria, I, Pitture del '600 e '700.Treviso 1976, ad Indices; Ch.Wright, Old Master Paintings in Britain, London 1976, p. 5; The Burlington Magazine, CXVIII (1976), 879, suppl., ill. 119, tav. XVII (Adamo ed Eva; Agonia nell'orto);F. Zeri, Diari di lavoro, II, Torino 1976, pp. 93-103, 116 e passim; P.Torriti, Le collez. d'arte d. Cassa di risparmio di Genova e Imperia, Genova s.d. [1977], pp. 22 s. e tav. 7; Old Master Drawings from Holkham (catalogo), London 1977, pp. 19 s.; V. Zlamalik, Il Cav. d'Arpino u Strossmayerovoj Galerij, in Peristil, 1977, n. 20, pp. 77-84; N. Turner, A newly discovered painting by the Cav. d'Arpino, in TheBurlington Magazine, CXIX (1977), pp. 710-713; G. Magnanimi, Contributo al catal. del Cavalier d'Arpino, in Paragone, XXVIII(1977), 323, pp. 107-110; The Connoisseur, CXCV(1977), 783, p. 67; F. F. Mancini, Contributo al catal. del C., in Antichità viva, XVI (1977), 5, pp. 38-41.

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