CI

CI

La grammatica italiana (2012)

CI

Ci (come vi) può avere diversi valori.

1. Può essere un pronome ➔personale atono di 1a persona plurale.

• In funzione di complemento ➔oggetto

Tu ci hai sentito (= hai sentito noi)

• In funzione di complemento di ➔termine

Ci ha portato molti regali (= ha portato a noi)

• Oppure usato con verbi ➔riflessivi o ➔pronominali, e nella costruzione ➔impersonale

Fate i bravi, altrimenti ci arrabbiamo!

Ci si vede più tardi

2. Può essere un avverbio di ➔luogo.

• Quando si intende nel significato di ‘qui, in questo luogo; lì, in quel luogo’ (con verbi di stato o di moto)

Finalmente ci siamo

Conosco bene il posto perché ci vado spesso

• Quando si intende nel significato di ‘per questo, per quel luogo’ (con verbi di moto)

Ci passo spesso

• A volte si usa in costrutti che possono apparire ridondanti, ma corrispondono in realtà a delle dislocazioni

Non pensavo che in questo paese ci si stesse così bene

Mi ci son trovato anch’io in questa situazione

Da quell’orecchio non ci sente

• Sempre con valore locativo, può accompagnarsi al verbo essere, per significare l’esistenza di persone o cose il trovarsi di queste in un determinato ambiente

Ci sono moltissime specie di animali e di piante

C’è qualcuno in casa?

Spero che ci sia pane per tutti

C’è ancora tempo

• È usato anche nelle locuzioni ➔verbali con valore indeterminato

Mi ci vuole più tempo

Ci vuole ben altro!

Ci corre da lui a te!

Io ci sto

• Può essere un pronome ➔dimostrativo:

– riferito a una cosa è preceduto da preposizione ed equivale a una serie di significati diversi

‘a ciò’

Non ci credo

Non ci posso far nulla

‘su ciò’

Ci puoi contare

‘da ciò’

Quanto conti di guadagnarci?

‘in ciò’

Non ci capisco nulla

Io ci rimetto

Che c’entro io?

Non ci vedo chiaro

– riferito a una persona, è corretto solo per significare ‘con lui’, ‘con lei’, ‘con loro’, quando questi pronomi (o il nome della persona) siano già stati espressi o si possano facilmente sottintendere

Con lui è tanto tempo che non ci vado più

Ci usciva già da un anno, quando si sono fidanzati

È invece di uso popolare, quindi da evitarsi, l’uso del ci nel senso di ‘a lui’, ‘a lei’, ‘a loro’

L’ho guardato e ci ho detto

A Maria ci ho telefonato l’altra sera

Ci insegneremo a vivere, a tutti questi bambini.

USI

Nel parlato e nello scritto informale è molto diffuso l’uso di ci per rafforzare il verbo avere (il cosiddetto ci attualizzante)

Aspettate, c’ho un problema con l’avviamento del motore

Soprattutto in frasi come

C(i) ho caldo

C(i) hai sonno?

C(i) avevamo fame

In alcuni casi, l’uso di ci è obbligatorio

«ce l’hai l’ombrello?» «ce l’ho» (non l’ho)

L’uso del ci attualizzante è tipico della lingua parlata e per questo motivo la sua grafia non ha mai ricevuto una codificazione normativa. Sono possibili tre diverse realizzazioni scritte, ma per diverse ragioni risultano tutte insoddisfacenti.

• La grafia con elisione c’ho è molto usata, soprattutto in internet, ma crea un’eccezione alla norma ortografica per la quale la c seguita da lettere diverse da e o i ha valore velare (si dovrebbe leggere ‘co’, non ‘ciò’)

io pure non c’ho capito molto (forum.soleluna.com)

c’hanno fregato ancora (www.stopcensura.com)

• La grafia ci ho è formalmente corretta ma non rispecchia la reale pronuncia, a meno che il lettore non elida mentalmente la i. Questa soluzione era adottata da molti scrittori del secondo Ottocento che intendevano riprodurre le movenze dell’oralità

e ci ho la moglie anch’io (G. Verga, I Malavoglia)

che colpa ci ho io? (L. Capuana, Novelle)

• La grafia univerbata ciò rispecchia la reale pronuncia ma presuppone un’inesistente forma verbale *ciavere

Io ciò un amico (www.rimaiolo.it)

Su l’anticaja a piazza Montanara ciànno scritto: Teatro de Marcello (G. G. Belli, Sonetti).

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