ciclo Successione di fenomeni diversi o di varie fasi dello stesso fenomeno che si ripetono nella medesima sequenza. Il termine indica anche il periodo di tempo necessario perché tali fenomeni o tali fasi si svolgano.
La nozione di c. è stata declinata nell’ambito dell’antropologia culturale in tre accezioni principali. Secondo la teoria dei c. (o cerchi) culturali, elaborata nell’ambito della scuola viennese di W. Schmidt nei primi decenni del Novecento, lo sviluppo della cultura umana non poteva essere indagato applicando uno schema evolutivo lineare e unico. Lo studio di popolazioni particolarmente ‘primitive’ (Pigmei africani, Fuegini, Tasmaniani) avrebbe consentito invece di identificare l’origine di particolari complessi culturali e dei loro c. i quali, pur avendo un’origine indipendente, si sarebbero poi diffusi (diffusionismo), finendo per influenzarsi reciprocamente. Lo studio dei c. culturali venne attuato scegliendo, in modo arbitrario, elementi della cultura materiale (armi, attrezzi da lavoro), dell’organizzazione sociale (la parentela), delle credenze religiose (il totemismo), al fine di attuare comparazioni tra società fortemente eterogenee. Sia la teoria dei c. culturali sia la successione tra i diversi c. culturali (c. del boomerang, c. del totem ecc.) sono oggi ampiamente screditate nel mondo scientifico.
Nelle società umane il c. di vita di un individuo, dalla nascita alla morte, viene scandito da fasi o tappe che forniscono un orizzonte di significato alla parabola biologica dell’esistenza. L’antropologo francese A. Van Gennep definì le varie cerimonie che in molte società caratterizzano il c. di vita con l’espressione riti di passaggio (riti della nascita, riti di iniziazione, matrimoni, funerali). La differenziazione tra i generi (maschile e femminile), le dinamiche dell’autorità e del potere, la nozione di persona costituiscono oggi altrettanti temi di interesse per gli studiosi che si occupano del c. di vita nelle diverse culture.
La nozione di c. di sviluppo venne elaborata negli anni 1940 dall’antropologo britannico M. Fortes in relazione allo studio della parentela e della famiglia. Fortes osservò che il c. di vita dei componenti di una famiglia influenza la forma che la famiglia stessa assume nel corso del tempo: in una medesima società possiamo così ritrovare forme di famiglia nucleare (per es., una coppia di coniugi e i loro figli) e forme di famiglia estesa (per es., due fratelli con le loro rispettive mogli e figli e con un genitore anziano). La nozione di c. di sviluppo ha consentito la messa a punto di approcci dinamici e diacronici allo studio della famiglia.
C. solare Periodo di 28 anni giuliani (minimo comune multiplo di 4, numero corrispondente al ritorno periodico degli anni bisestili, e di 7, numero corrispondente al ritorno periodico dei giorni della settimana), dopo il quale si ripetono gli stessi giorni della settimana alle stesse date dell’anno. Nel calendario gregoriano occorre tener conto del giorno bisestile soppresso negli anni secolari non divisibili per 400.
Periodo di circa 11 anni nel quale l’attività solare passa da un minimo a un massimo e di nuovo a un minimo (➔ Sole). C. lunare Periodo di circa 19 anni giuliani, dopo il quale i noviluni si ripresentano nelle stesse date (per il c. metonico ➔ Metone). C. pasquale (o magno c.). Nel calendario giuliano, periodo di 532 anni (numero ottenuto moltiplicando gli anni del c. lunare con quelli del c. solare), dopo il quale le date in cui cade la Pasqua tornano a essere le medesime.
C. biologico Lo svolgimento dei processi di accrescimento e di riproduzione, che conduce da un individuo ad altri simili. In alcuni organismi il c. è variabile, in altri costante. Nei Batteri il c. è molto semplice: l’individuo si accresce e poi si riproduce per scissione; alcuni Batteri possono formare spore resistenti a condizioni sfavorevoli. Molti Protozoi presentano un c. a quattro stadi: mononte (o gamonte) - gameti - anfionte (o sporonte) - spore. In tutte le piante superiori si trova il c. a quattro stadi: il mononte (o gametofito) è aploide, l’anfionte (o sporofito) è diploide. Nelle Briofite, la fase più lunga è il gametofito (piantina verde). Nelle Pteridofite, invece, la fase più sviluppata è lo sporofito, e così pure nelle Fanerogame, dove il gametofito è ridotto a poche cellule, e vive parassita sullo sporofito. Negli animali superiori (Metazoi) non esiste la riproduzione per spore. Il c. può essere semplice, o complicato dalla generazione alternante, cioè dal susseguirsi di generazioni agamiche e anfigoniche, oppure partenogenetiche e anfigoniche.
C. cellulare L’insieme delle fasi che una cellula attraversa tra una mitosi e quella successiva (➔ cellula).
C. metabolico Serie di reazioni catalizzate da enzimi che avvengono entro una singola cellula, in cui uno dei componenti che dà inizio alla sequenza viene nuovamente prodotto nella reazione finale.
C. di sviluppo Sinonimo di ontogenesi, ossia il complesso dei diversi stadi attraverso i quali passa un organismo dalla sua prima costituzione (per es., l’uovo fecondato) sino alla sua riproduzione.
C. degli elementi in natura Circolazione degli elementi chimici nella biosfera, che si svolge dagli organismi viventi all’ambiente e viceversa. Circa 30-40 elementi sono essenziali per gli organismi, alcuni in grande quantità (C, N, O, H), altri in quantità minore o in tracce (S, Na, K, Mg, Fe, P, Ca). I c. di tali elementi sono detti c. nutritivi. Tutti gli elementi presentano c. caratteristici (c. biogeochimici), in cui si possono distinguere due compartimenti: uno di riserva in cui gli elementi non sono direttamente disponibili per gli organismi, e uno di scambio, più piccolo, che permette la circolazione tra organismi e ambiente fisico. Lo spostamento da un compartimento all’altro si effettua, in natura, tramite i c. degli organismi: la catena di pascolo (produttori-consumatori dei vari gradi) permette di assumere dall’ambiente gli elementi in forma semplice e di trasformarli in composti organici; la catena di detrito (detritivori, decompositori, trasformatori) permette a queste sostanze organiche in parte di ritornare all’ambiente in forma biologicamente inattiva, in parte di rientrare nel ciclo dei consumatori. I c. biogeochimici si possono suddividere in gassosi, se la riserva si trova nell’atmosfera o negli oceani (come nel caso di C, N, O, H), e sedimentari, se la riserva è legata ai sedimenti terrestri (Fe, P, Ca).
Il complesso (detto anche verticillo) dei fillomi (foglie, antofilli, brattee) inseriti allo stesso nodo dell’asse, a due, come le foglie del ligustro, a tre, come le foglie dell’oleandro e i pezzi fiorali di molte Monocotiledoni, a quattro, come il fiore del cachi ecc. Si distinguono perciò c. dimeri, trimeri, tetrameri ecc. Gli organi così disposti si dicono ciclici (o verticillati). Nel fiore ciclico tutti i pezzi sono in c. (per es. le Gigliacee).
C. economico Fenomeno per cui il prodotto interno lordo di un paese non cresce in modo uniforme, ma si sviluppa attraverso fluttuazioni. Con la produzione fluttuano le principali variabili economiche, come i consumi, gli investimenti, l’occupazione, i prezzi. Alcune serie storiche hanno andamento prociclico (cioè variano nella direzione del PIL), altre in senso anticiclico (➔). Si parla di c. economico, in senso stretto, se si vuole rilevare il profilo sinusoidale delle principali variabili macroeconomiche, per fasi successive d’ascesa e declino, attorno al trend che indica la crescita di lungo periodo. Nelle interpretazioni recenti, gli economisti rilevano non tanto la presenza di un vero e proprio c. nelle serie storiche dei dati economici, quanto la simultaneità e la persistenza delle variazioni nella stessa direzione, per periodi più o meno lunghi. Attraverso l’analisi statistica delle serie storiche, si distinguono le fluttuazioni stagionali dal trend e dalle fluttuazioni cicliche; s’individuano i tratti salienti del c. economico. Secondo W.C. Mitchell, pioniere negli studi statistici del c. economico agli inizi del 20° sec., le fluttuazioni si svolgono in due fasi: l’ascesa del reddito e dell’occupazione, detta espansione o boom, finché non si raggiunge un livello massimo, al di là del quale inizia la discesa, detta contrazione o slump, fino a un livello minimo, dopo il quale riprende l’ascesa. J.A. Schumpeter, che nel 1939 dedicò un importante studio al c. economico, distinse quattro fasi: ripresa, prosperità, recessione, depressione.
Nel 19° sec. furono proposte teorie esogene del c. economico, che attribuivano le fluttuazioni a fattori extra-economici, quali i fattori climatici, con effetti diretti o indiretti sull’andamento della produzione agricola, come la teoria che lega il c. alle macchie solari elaborata da W.S. Jevons. Le teorie endogene del c. attribuiscono le fluttuazioni a cause interne al sistema economico. K. Marx le attribuì al conflitto distributivo tra capitalisti e proletari, per la disponibilità variabile di sacche di lavoratori disoccupati (il cosiddetto esercito industriale di riserva), che regola il salario di mercato. Se i capitalisti investono i profitti, si determina la crescita della produzione e dell’occupazione, che dura finché la forza lavoro diviene scarsa; l’aumento dei salari e la compressione dei profitti scoraggiano gli investimenti e aprono la fase successiva della crisi (➔). Molti economisti, fin dalla fine del 19° sec., videro negli investimenti l’origine dei fenomeni ciclici. Altri autori, tra i quali J.S. Mill e A. Marshall, posero l’accento anche su fenomeni psicologici, quali l’ottimismo diffuso o il panico, che hanno effetti cumulativi sui mercati. Schumpeter ritenne che il c. fosse generato essenzialmente dal progresso tecnico. Le innovazioni maggiori (la trazione a vapore, le ferrovie, l’elettricità) determinano ondate d’investimenti, quando sono introdotte su larga scala nel sistema economico. Si apre la fase di ascesa del c., anche per il concomitante emergere di una folla d’innovazioni minori e grazie al sostegno offerto dal credito agli investimenti innovativi. La crescita rallenta e poi si esaurisce, quando i crediti sono rimborsati e le imprese obsolete falliscono, con effetti di deflazione. Autori più recenti, come J.R. Hicks e P.A. Samuelson, hanno rappresentato il c. in modelli matematici fondati sull’interazione tra il moltiplicatore (➔) e l’acceleratore. La crescita degli investimenti fa aumentare la domanda aggregata e quindi il reddito, se vi è manodopera disoccupata (moltiplicatore keynesiano); la variazione della domanda e del reddito spingono le imprese a ulteriori investimenti per accrescere la capacità produttiva, con un processo cumulativo che sostiene la fase ascendente del c., finché non si raggiunge il pieno impiego (➔ accelerazione). A seguito della progressiva diminuzione della variazione positiva del reddito, le imprese riducono gli investimenti e si apre la fase di discesa del ciclo. Il modello originario fu integrato dall’ipotesi di un tetto del reddito, dato dalla piena occupazione delle risorse, per spiegare il punto di svolta superiore del c. (punto di massimo oltre il quale inizia la fase discendente). A partire dal contributo innovatore di R.A.K. Frisch, nel 1933, le fluttuazioni sono state studiate analiticamente con modelli matematici, in cui variabili endogene rispondono con movimenti oscillatori a shock esogeni di natura casuale.
Si alternano, nella spiegazione del c. economico, due correnti d’interpretazione, l’una che attribuisce gli shock ai fattori monetari (teorie monetarie del c.), l’altra ai fattori reali (eventi inattesi dal lato della domanda o dell’offerta e soprattutto innovazioni). La teoria del c. di equilibrio, sviluppata da R. Lucas negli anni 1970, ha al centro l’instabilità indotta dagli shock monetari. La teoria del ciclo reale, proposta da F. Kydland ed E.C. Prescott nel 1982 e poi ampiamente sviluppata, elabora con sofisticazione analitica l’idea che le fluttuazioni economiche dipendono da shock tecnologici. Gli economisti di tendenza keynesiana hanno sostenuto che le fluttuazioni, ampie nel 19° sec. e nella prima metà del 20° sec., si sono attenuate quando i governi sono intervenuti adottando politiche monetarie e fiscali espansive nei momenti di depressione e restrittive nelle fasi di eccessivo aumento dei prezzi. Queste tesi sono state fortemente contrastate dai monetaristi di prima e seconda generazione, con l’argomento che le politiche pubbliche di controllo della domanda (e soprattutto l’uso discrezionale della politica monetaria) sono fonte primaria di destabilizzazione e causa di fluttuazioni nell’economia.
C. produttivo Complesso delle operazioni necessarie a produrre un determinato bene economico. Consiste in una serie di fasi successive, ciascuna delle quali è una tappa nella progressiva elaborazione del prodotto finito.
Il c. produttivo agrario è il tempo necessario al compimento di un intero c. produttivo nella produzione agricola, considerando anche l’avvicendamento e la rotazione delle colture.
Nel linguaggio del marketing, il c. di vita del prodotto è la successione degli stadi che un prodotto attraversa, dal momento della sua prima immissione sul mercato. Dopo la fase d’introduzione, seguono le fasi di sviluppo, maturità e declino. Il c. di vita dei prodotti determina il continuo avvicendamento dei beni sul mercato, legato all’andamento delle vendite nel tempo. La sua analisi è utilizzata per le scelte strategiche delle imprese sui prezzi, sulla differenziazione o sulle nuove utilizzazioni di prodotti maturi, sulla ricerca di beni innovativi da immettere sul mercato.
C. di isteresi Linea chiusa costituente il diagramma di una grandezza che presenti isteresi (➔) rispetto a un’altra.
C. termodinamico (v. fig.) Successione di trasformazioni termodinamiche che subisce un sistema nel passare da uno stato iniziale a uno stato finale coincidente con il primo. I c. hanno luogo nelle macchine a fluido; nel caso di fluido ideale, in una macchina ideale, si parla di c. ideale: in esso tutte le trasformazioni sono reversibili e lo è anche il c.; se il fluido è reale (vi sono attriti interni, avvengono reazioni chimiche ecc.) e la macchina è ideale si parla di c. limite; se il fluido è reale e la macchina è reale (le trasformazioni, al limite istantanee, avvengono in tempo finito, sistema e ambiente esterno non sono isolati, come accade nei c. aperti ecc.) si parla di c. reale: le trasformazioni sono irreversibili e lo è anche il ciclo. Si rimanda ai casi specifici (motori termici, turbine a gas e a vapore ecc.) per i c. reali, considerando solo i c. ideali da cui i primi derivano.
Risulta di grande utilità la rappresentazione dei c. in piani cartesiani con due grandezze di stato come coordinate: in particolare, nel piano pressione-volume (p, V) l’area racchiusa dal c. è pari al lavoro scambiato dal sistema con l’esterno; nel piano temperatura termodinamica-entropia (T, S), l’area racchiusa dal c. è pari al calore scambiato dal sistema con l’esterno. I principi della termodinamica stabiliscono: il primo, l’eguaglianza fra lavoro e calore scambiati fra sistema e ambiente esterno in un c. e, il secondo, la necessità di almeno due sorgenti di calore a temperature diverse per rendere possibile un c. nel quale venga prodotto lavoro. Con riferimento a uno dei piani di rappresentazione, per es. il piano p, V, si osserva che percorrendo un c. in senso orario (c. diretto; fig. A a sinistra), il sistema assorbe dall’ambiente una quantità di calore Q1 e ne restituisce una parte Q2, trasformando in lavoro fatto sull’esterno la differenza L=Q1−Q2; il rendimento del c., rapporto tra lavoro fatto e calore assorbito, è pari a
η=L/Q1=(Q1−Q2)/Q1=1−(Q2/Q1).
Percorrendo un c. in senso antiorario (c. inverso; fig. A a destra) il sistema subisce lavoro L dall’ambiente e lo trasforma in calore (ciò è quanto avviene nelle macchine frigorifere e nelle pompe di calore): se Q2 è il calore assorbito dal sistema, Q1 il calore ceduto, è L=Q1−Q2; l’efficienza del c., detto anche c. frigorifero, è data dal rapporto fra calore sottratto e lavoro ricevuto ed è pari a ξ=Q2/L=Q2/(Q1−Q2)=1/[(Q1/Q2)−1].
Nelle macchine termiche aventi come scopo la trasformazione di calore in lavoro, il parametro che caratterizza quantitativamente il c. è il suo rendimento; fra i c. diretti, a parità di temperature estreme, il c. che presenta il massimo rendimento è il c. di Carnot (fig. B), che è costituito da due isoterme e da due adiabatiche: il fluido è un gas ideale, che subisce una compressione adiabatica, AB, una espansione isoterma, BC, in cui riceve calore, un’espansione adiabatica, CD, una compressione isoterma, DA, in cui cede calore; il rendimento del c. è pari a η=1−(Q2/Q1)=1−(T2/T1). Il rendimento è tanto più alto quanto più alta è la temperatura, T1, alla quale il sistema riceve calore, e quanto più bassa è quella, T2, alla quale lo cede. Il c. di Carnot, di grande importanza teorica, non trova applicazioni pratiche; a esso si avvicina il c. Rankine (fig. C), tipico delle macchine a vapore: il fluido si trova nella regione di cambiamento di stato liquido-vapore; la compressione adiabatica è sostituita da un innalzamento della pressione del liquido, AA′, e da un suo riscaldamento, A′B; segue, mediante somministrazione di calore, la vaporizzazione del liquido, BC, a pressione e temperatura costanti; il vapore subisce poi un’espansione adiabatica, CD, con parziale condensazione ed è questa la fase utile del c. in cui si cede lavoro all’esterno; infine, mediante sottrazione di calore, tutto il vapore condensa, DA, ancora a pressione e temperatura costanti; il c. Rankine diventa equivalente a quello di Carnot operando durante l’espansione spillamenti di vapore, CD″. Per aumentare il rendimento del c. si può operare un surriscaldamento del vapore, CC′; in tal caso alla fine dell’espansione, C′D′, si ha vapore saturo secco e la condensazione avviene durante la sottrazione di calore, D′A; il surriscaldamento fa assumere al c. Rankine (noto in questo caso anche come c. Hirn) un aspetto notevolmente diverso dal c. di Carnot. Nel caso in cui si operi fra due volumi estremi, massimo VA e minimo VB, come accade nei motori alternativi a combustione interna, il c. di massimo rendimento è il c. Otto (o c. Beau de Rochas; fig. D), caratteristico dei motori con accensione comandata, cioè dei motori a scoppio, a benzina, costituito da due isocore e da due adiabatiche: il fluido è un gas che subisce una compressione adiabatica, AB, cui viene poi somministrato calore a volume costante (combustione della benzina), BC, che si espande adiabaticamente (fase utile del ciclo), CD, cui viene sottratto calore a volume costante (espulsione dei gas combusti), DA. Rendimento del c. Otto è η=1−1/ρk–1, dove ρ=VA/VB è il rapporto di compressione, k il rapporto fra i calori specifici del gas a pressione e a volume costante; il c. Otto ha rendimento tanto più alto quanto più alto è il rapporto di compressione, limitato però quest’ultimo da problemi di detonazione. Il c. Otto è aperto: alla fine del ciclo i gas combusti vengono scaricati all’atmosfera, AE, e viene aspirata miscela fresca, EA. Caratteristico dei motori con accensione spontanea, cioè dei motori Diesel, a gasolio, è il c. Diesel (fig. E), in cui il calore è somministrato, invece che a volume costante, a pressione costante (combustione del gasolio); pertanto il c. Diesel è identico a quello Otto, salvo che per la trasformazione BC, isobara anziché isocora; il c. Diesel, a pari rapporto di compressione, ha rendimento inferiore al c. Otto: in pratica nei motori a c. Diesel, non essendovi problemi di detonazione, il rapporto di compressione è più elevato rispetto ai motori a c. Otto e il rendimento di conseguenza è maggiore. I c. dei motori alternativi possono essere ricondotti al c. Sabathé, in cui a una compressione adiabatica fa seguito una somministrazione di calore prima isocora poi isobara; seguono espansione adiabatica e sottrazione di calore isocora. Fra i c. dei motori alternativi a combustione esterna è da ricordare il c. Stirling, caratteristico del motore omonimo, costituito da una compressione isoterma con sottrazione di calore, una somministrazione di calore isocora, un’espansione isoterma con ulteriore somministrazione di calore, una sottrazione di calore isocora; il c. Stirling, come quello Rankine con spillamenti di vapore, è equivalente a quello di Carnot di cui ha lo stesso rendimento; il c. Stirling reale si discosta notevolmente da quello ideale.
Complesso di fasi attraverso le quali inizia, si sviluppa e si conclude un fenomeno geologico. Si hanno quindi c. di erosione e di sedimentazione, litogenetici (➔ petrogenesi) e orogenetici (➔ orogenesi). Il c. di erosione è un processo di degradazione, a seconda dei casi, fluviale, eolica, marina, glaciale, carsica. Particolare evidenza ha il c. di erosione fluviale, determinato dalle acque correnti in superficie; queste producono l’aumento del solco graduale del letto, il progressivo allargarsi di bacini d’impluvio e quindi l’abbassamento delle creste e dei rilievi divisori tra bacini.
Si definisce ciclotema la sequenza di sedimenti depositati durante un singolo c. di sedimentazione, nell’ambito di una successione di depositi ritmici. Il termine, introdotto originariamente per indicare la ripetizione ciclica di letti carboniosi nel Pennsylvaniano degli USA centro-orientali, è stato poi riferito a tutti i sedimenti ritmici ciclici.
Il c. meteorologico è la successione, riproducentesi periodicamente, delle condizioni meteorologiche in un certo intervallo di tempo; ne è esempio il c. annuo che determina le stagioni. C. a più lunga durata, dipendenti probabilmente da variazioni delle radiazioni solari, determinano corrispondenti c. climatici, che hanno molta importanza dal punto di vista antropico e geologico. Quelli attualmente osservati sono a periodo undecennale (Schwabe) e a periodo trentennale (Brücker). L’esistenza di tali c., oltre che dalle osservazioni meteorologiche, è provata da diversi fatti, i principali dei quali sono le variazioni di livello dei grandi laghi naturali non regolarizzati e le oscillazioni periodiche dei ghiacciai.
ciclo cellulare Serie ordinata degli eventi che scandiscono e regolano la riproduzione delle cellule. Quest’ultima determina la comparsa di una cellula figlia, e gli eventi essenziali perché questo avvenga sono la duplicazione dei cr... Leggi
ciclo dell’acqua Flusso continuo dell’acqua sulla Terra attraverso l’atmosfera terrestre, il suolo e i grandi depositi di acqua costituiti da ghiacciai, laghi e soprattutto oceani. Esso viene chiamato anche ciclo idrologi... Leggi
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ciclo di Mitchell Detto anche teoria chemiosmotica, prende il nome da Peter D. Mitchell, premio Nobel per la chimica nel 1978. Secondo questa teoria, sia nel processo di fosforilazione ossidativa dei mitocondri sia nella fotofosforil... Leggi
ciclo limite Sia dx/dt=f(x,t) un sistema di equazioni differenziali ordinarie definito in una regione U¿Mn, con M varietà differenziabile (per es. Rn). Sia inoltre x(x0,t)= =F(x0,t) il flusso da esso definito, ovvero d F(x0,t)/dt=f(F(x... Leggi
CicloCon questo termine, dal greco κύκλος, "cerchio", si indica nell'uso scientifico una successione costante di fenomeni, che si ripetono nello stesso ordine in un certo periodo di tempo. In biologia, sono noti fenomeni ciclici che coinvolgono i viv... Leggi
ciclo [Der. del gr. kyklós "circolo"] [LSF] Termine che, in genere accompagnato da opportune specificazioni, indica una successione di fenomeni che si succedono ordinatamente e si ripetono a intervalli di tempo o di spazio: c. d'isteresi, c. termodin... Leggi
CICLO (dal gr. ¿¿¿¿¿¿ "cerchio"). - È. parola assai usata nella terminologia scientifica per indicare sia una serie di fenomeni, che dopo un certo periodo di tempo si ripetono nello stesso ordine, sia lo stesso periodo di tempo in capo al quale la se... Leggi
lievito Nome comune di alcune specie di funghi Ascomiceti, che nel loro metabolismo danno origine a enzimi capaci di produrre fenomeni fermentativi. Una o più specie di tali funghi compongono una sostanza, detta anch’essa l., utilizzata nella
ciclo geològico Serie di fasi che, in un fenomeno geologico, si ripetono ordinatamente, talora con ripristino delle condizioni primitive. Tra gli altri: c. orogenetico, la sequenza completa dei processi geologici che danno luogo alla formazion
vento astronomia 1. V. solare In astrofisica, il flusso supersonico di plasma (essenzialmente idrogeno ionizzato) prodotto dall’espansione della corona solare nello spazio interplanetario. Nel suo moto radiale (con velocità da ca. 250 km/s a
diagramma botanica Proiezione grafica schematica orizzontale dei tratti d’inserzione di fillomi (foglie, brattee, parti del fiore) su un asse (fusto, asse fiorale) immaginato di forma conica. Nel d. il centro corrisponde all’apice dell&rs