comico, cinema Genere cinematografico con meccanismi e dinamiche stilistiche proprie, volte a provocare il riso.
Fu G. Méliès a intuire per primo le possibilità del cinema come macchina produttrice di fantasie ludiche. La produzione comica dei primi quindici anni del Novecento privilegiò gli effetti visivi più che lo sviluppo narrativo: le storie delle comiche dell’epoca (di breve durata), ruotavano attorno a debolissimi canovacci che fungevano da pretesti per esilaranti catastrofi e inseguimenti. Gli anni 1920 segnarono il momento di massima maturazione del genere. L’allungamento del metraggio portò poi alla maggiore definizione dei personaggi e a un più articolato sviluppo delle situazioni. Fu soprattutto la produzione statunitense che valorizzò le potenzialità comiche del racconto (B. Keaton, i fratelli Marx, C. Chaplin). L’avvento del sonoro mise in crisi questo mondo, obbligando autori e interpreti a un ripensamento del genere. Nel secondo dopoguerra la forma comica si concretizzò in un ventaglio di prodotti assai variegato. Si sviluppò un genere di commedia in cui si curò maggiormente lo sviluppo del racconto (J. Lewis), accentuando la tensione fra apparenza e realtà (J. Landis, M. Brooks), o fra essere e voler essere (W. Allen). Assai originale fu in Francia la comicità di J. Tati, che nelle sue opere recuperò la tradizione del cinema muto. Negli ultimi decenni del Novecento, la crescita dell’influenza della televisione, unita alla sempre più marcata comunicazione breve e veloce, ha dato il via al nuovo filone della comicità demenziale. J. Belushi è stato esemplare precursore di una linea comica fondata su una corporeità greve, spesso centrata su universi adolescenziali colti nei momenti della massima sregolatezza, e per questo travolgenti e irriverenti.
In Italia, accanto a una comicità pura, dei quali i massimi esponenti furono Totò e Macario, a partire dagli anni 1950, si affermò la ‘commedia all’italiana’, un tipo di commedia brillante, ma con elementi di satira di costume e critica sociale. Rappresentanti principali furono i registi P. Germi, M. Monicelli, L. Comencini e D. Risi. In seguito, a partire dagli anni 1980, una generazione di comici provenienti dal teatro e dal cabaret, una volta raggiunta la popolarità televisiva, si è messa alla prova nel cinema; tra questi: C. Verdone, M. Troisi e R. Benigni.
Sennett ‹sènit›, Mack. - Pseudonimo del produttore cinematografico Michael Sinnott (n. Denville, Quebec, 1884 - m. presso Hollywood 1960). Dal 1909 attore con D. W. Griffith, nel 1912 fondò la Keystone Film, il cui marchio divenne sinonimo di una com
Normand ‹nòomënd›, Mabel. - Attrice e regista (Staten Island 1894 - Monrovia, California, 1930). Famosa per le sue scatenate interpretazioni a fianco di R. Arbuckle e Ch. Chaplin, fu tra i volti più popolari del cinema comico muto. La sua carriera fu
Róssi, Paolo. - Attore comico italiano (n. Monfalcone 1953). Intrattenitore dalla vena poetica e surreale e dalla comicità aggressiva, oltraggiosa e beffarda a dispetto del fisico minuto da folletto, ha affrontato le più spinose questioni politiche e
Marcóni, Saverio. - Regista e attore italiano (n. Roma 1948). Attore di prosa, arguto Arlecchino in spettacoli tratti da canovacci della commedia dell'arte, è stato diretto da registi come F. Enriquez, A. Trionfo, G. Lavia; ha lavo