CRETESE-MICENEA, CIVILTÀ

CRETESE-MICENEA, CIVILTÀ

Enciclopedia Italiana - II Appendice (1948)
di Luisa Banti

CRETESE-MICENEA, CIVILTÀ (XI, p. 864). - La scrittura e la lingua. - I più antichi esempi di scrittura del mondo cretese-miceneo sono stati trovati a Creta e risalgono a circa il 2000 a. C.: si tratta in generale di pochi segni isolati in scrittura pittografica su sigilli.

Al principio del XVII sec. a. C. appare una scrittura sillabica, la lineare A (coppe di Cnosso, tavoletta del primo palazzo di Festo); la scrittura pittografica persiste tuttavia, forse per solo uso rituale (disco di Festo, blocco di Mallia, bipenna di Arkalochori). La lineare A rimane in uso fino alla fine dell'età minoica (sec. XV), ha un sillabario di circa 80 segni, le parole, con prefissi e suffissi, sono talvolta separate da segni di interpunzione. Nel sec. XV a. C. essa si trasforma nella scrittura lineare B, più elegante, con minor numero di segni e reminiscenze e imitazioni della scrittura geroglifica. A Creta fu usata solo a Cnosso, negli ultimi tempi del 2° palazzo; ma passò sul continente greco (Micene, Tirinto, Tebe, Orcomeno, Eleusi, Asíne, Pilo) e nelle isole (Milo e Tera) e vi fu usata nel XIV e XIII secolo a. C., cioè quando a Creta era dimenticata. Un frammento di vaso cnossio del minoico tardo III con segni di scrittura fu probabilmente importato dal continente. La lineare B passò dalla Grecia a Cipro, dove sono state trovate iscrizioni con influssi minoici (cipro-minoiche) e forse in Anatolia e in Siria. I testi minoici del XVII-XV secolo e quelli dei palazzi micenei del XIV-XIII sembra siano stati scritti nella stessa lingua, la lingua minoica, che fu forse usata come lingua ufficiale. Nessuno dei numerosi tentativi di decifrazione ha finora avuto resultati soddisfacenti. Tuttavia la lingua minoica sembra affine alle lingue anarie dell'Asia Minore: sue caratteristiche sembrano essere il prefisso dimostrativo a, i suffissi nt, nn, s(s), lo scambio fra p e ph, il passaggio di l a r.

La religione. - Il mondo cretese-miceneo è stato generalmente studiato come un complesso unico, senza distinzione di regioni o di epoche. Questo metodo non è prudente: una recente tendenza cerca di separare Creta dalla Grecia e di studiare culti e divinità secondo le varie epoche.

A Creta il culto ebbe sede in grotte, luoghi all'aperto recinti o no da muri, o in vani. Alcune grotte, poi dedicate al culto (ad es. Arkalochori), furono occupate fin dal minoico primitivo, ma le prime sicure tracce di culto si hanno solo nel minoico medio nelle grotte di Amnisós (intorno a due stalattiti), Arkalochori, Kamares, Skoteinó e nei santuarî all'aperto, in generale sulla cima di un monte, di Petsofá (divinità salutare?), Iukta, Profeta Elia, Zakros, Christos, e, nel minoico medio II-III, in un vano del 1° palazzo di Festo. Il santuario a facciata tripartita, immaginato nel palazzo medio minoico di Cnosso sulla guida di un affresco frammentario del palazzo stesso, è ipotetico. Nel tardo minoico incominciano i culti delle grotte di Psychró, Patsos, Phaneromeni. All'inizio del sec. XVI a. C. troviamo i primi vani santuario indipendenti da abitazioni, nei quali il culto non ebbe quel carattere privato e domestico che si è voluto considerare caratteristico della religione minoica (Gourniá, Hagia Triada): non sono orientati ed hanno frequentemente un banco lungo una o più pareti destinato a sorreggere gli oggetti attinenti al culto. Questi vani santuario continuarono fino all'età geometrica (Cnosso, Koumasa, Gazí del minoico tardo III; Priniás e Karphí di età geometrica).

Mancano sicure raffigurazioni di divinità minoiche per i periodi più antichi: i sigilli e anelli con supposte raffigurazioni di divinità e scene di culto non offrono elementi sicuri. Statue di culto si trovano a partire dal sec. XIV: sono divinità femminili a braccia alzate, talvolta con dei serpenti: sul loro carattere si possono solo fare supposizioni. Sembra certo che Creta non conoscesse divinità guerriere. La maggioranza degli studiosi della religione minoica riconosce a Creta una divinità femminile, signora degli uomini e degli animali, la Gran Madre minoica. Le figure maschili ad essa associate, o rappresentate sui sigilli con uguali attribuzioni, indicherebbero un addetto della Gran Madre, il suo paredro. Una seconda corrente ammette una o più divinità femminili e una o più divinità maschili, indipendenti fra loro. È anche probabile che una parte degli dei greci siano di origine minoica, ma non è certo che lo siano tutti quelli per cui è stato affermato. Salvo eccezioni (ad es. Amnisós) non si hanno nella Creta di età storica luoghi di culto che risalgano ininterrottamente all'età minoica. Si è anche parlato di oggetti e animali sacri (doppia ascia, pilastro, colonna, corna di consacrazione, toro, nodo sacrale, ecc.). È prudente resistere alla tendenza di vedere significato sacrale in scene o oggetti usuali.

In Grecia non sono stati trovati per ora culti anteriori all'influsso cretese: solo a Malthi, in Messenia, si sarebbe trovato un santuario funebre dell'elladico medio. A partire dal sec. XVII a. C. è difficile distinguere se scene di culto e divinità rappresentano culti e credenze locali o sono il riflesso di quelle minoiche. Una figura femminile nuda con colombe, da una tomba a fossa di Micene, è stata interpretata come una dea (Afrodite?): il tipo è estraneo all'arte cretese, ma potrebbe essere importato dall'Oriente. Su una tavoletta di stucco da Micene si è voluto riconoscere una divinità femminile guerriera, la quale potrebbe appartenere al patrimonio cultuale della popolazione micenea: ma l'interpretazione è discussa. I luoghi di culto sono rari e tardi: una grotta (Klenies); una stipe votiva all'aperto (Hagia Triada, in Argolide). Culti di età micenea si sono riscontrati a Delfi, sotto ai templi di Apollo e di Atena Prómachos; ad Asíne nel vano XXIII della casa G (vano di culto con divinità generalmente ritenuta maschile - Zeus o Posidone? - tuttavia recentemente si è voluto riconoscervi una divinità femminile); a Micene in una casa di Berbati. Sotto a varî templi arcaici greci sono state trovate tracce di occupazione micenea (Acropoli di Atene, Heraion di Argo, Tegea, Delo, ecc.), ma solo per Eleusi si può supporre un culto preesistente a quello di età greca.

Scene su anelli e sigilli, trovati a Creta e in Grecia, sono state interpretate come raffigurazioni di miti greci, ma le interpretazioni non sono convincenti, neanche quella su un anello dagli scavi dell'agorà di Atene (Minotauro e fanciulle ateniesi?, Ermete psicopompo?). Alcuni anelli da Tisbe non possono esser presi in considerazione perché sono quasi certamente falsificazioni.

L'arte. - Per Creta, i resultati degli scavi di Cnosso hanno influenzato il giudizio su tutta l'arte minoica: ciascuna località è stata studiata in funzione e sul modello di Cnosso. Solo ora si incomincia a riconoscere che i varî centri, pur inquadrandosi nella facies generale dell'arte minoica, assumono ciascuno un aspetto e una fisionomia speciale. Gli influssi artistici di Creta su gli altri centri del mondo mediterraneo sono sporadici prima del sec. XVII a. C. A partire dal minoico tardo I-II le relazioni con la Grecia, le Cicladi (Milo e Tera), si fanno più frequenti, occasionalmente anche con Rodi, Cipro e la Siria (Rās Shamra). In Grecia l'influsso cretese è dimostrato dalla suppellettile delle tombe a fossa di Micene e delle più antiche tombe a tholos, dagli affreschi, dalla ceramica. Nel sec. XVI e XV l'influsso è così forte che non è sempre possibile decidere se un oggetto è importato da Creta, o eseguito da un artista cretese stabilitosi sul continente o da un miceneo educato alla scuola di maestri cretesi. Per chiarire questo fenomeno artistico vengono date due spiegazioni opposte: i Minoici, cioè Cnosso, avrebbero conquistato o colonizzato la Grecia (si veda il tributo pagato da Atene a Minosse); oppure i potenti signori delle fortezze micenee avrebbero fatto incursioni vittoriose in Creta, riportandone tesori artistici e schiavi in grado di formare gli artisti del continente. I centri micenei del sec. XVI erano - lo provano le tombe a fossa di Micene - ricchi e potenti.

Dopo la distruzione dei palazzi cretesi, a partire dal sec. XIV, i rapporti fra i centri del Mediterraneo orientale sono così stretti da dare origine ad un'arte e civiltà uniforme, detta micenea. La corrente unificatrice parte dalla Grecia, dove l'arte ereditata dalla Creta minoica assume dei caratteri particolari che indicano una popolazione dedita alla caccia ed alla guerra. L'influsso non è conseguenza di unità politica. Per Milo, Rodi e Creta si è parlato di conquista da parte dei Micenei; a Creta tuttavia la popolazione continua ad abitare gli stessi centri e gode di una prosperità abbastanza notevole, perciò è stato supposto che la conquista definitiva dell'isola sia avvenuta solo alla fine del minoico tardo III, quando la popolazione abbandonò i centri indifesi per abitare sulle montagne. Una coloniz2azione dei Micenei a Cipro è ammessa da alcuni ma negata da altri.

Architettura. - Case neolitiche a mura di ciottoli e fango sono state trovate anche a Cnosso: sono caratterizzate dalla presenza di un focolare fisso, che riappare isolato in due case medio minoiche di Mallia e, definitivamente, nel minoico tardo III. La forma ellittica della casa minoico medio I di Chamaizi sembra dovuta non all'influsso delle antiche capanne rotonde, ma a necessità imposta dal terreno su cui fu costruita. È notevole l'edificio a pianta quadrangolare di Chrysolakkos, di probabile destinazione funebre: vi mancano le sporgenze e rientranze caratteristiche delle facciate minoiche e vi è un portico esterno che, per pianta e profondità, costituisce per ora un unicum. All'inizio del medio minoico risale la costruzione dei palazzi di Mallia e di Cnosso; quello di Festo sembra essere più tardo e costruito verso la metà del sec. XVIII, al disopra di case di varie epoche. Circa il 1600 una catastrofe (terremoto? insurrezione?) colpisce i palazzi cretesi, che furon ricostruiti quasi subito. È un'età di grande floridezza: sorgono ville e palazzi, si fissa l'architettura dei piccoli santuarî di cui alcuni elementi continueranno fino in età ellenistica. Il materiale da costruzione proviene da cave locali: i grandi blocchi di calcare delle mura esterne erano coperti da un leggero strato di stucco; stuccate erano le connessure dei blocchi e quelle delle lastre dei pavimenti. Il gesso alabastrino è usato solo a Festo, Hagia Triada, Cnosso e le località vicine, cioè dove erano le cave; a Mallia si usa per i pavimenti oltre il calcare una lavagna grigio-azzurra. I pavimenti in stucco erano rossi nel medio minoico, bianchi talvolta con riquadrature rosse, nel tardo minoico. Solo nel santuario di Hagia Triada è stato trovato un pavimento con scena dipinta. I palazzi tardo-minoici furono distrutti circa il 1400 forse in seguito ad un'invasione.

Nel minoico tardo III l'attività edilizia è limitata: a Cnosso e a Festo si abitano le rovine dei palazzi distrutti; a Gourniá si costruiscono alcune case. La Creta orientale e Hagia Triada mostrano maggiore attività, specialmente Hagia Triada, dove, nel villaggio, vien costruito un edificio a pianta simile alle agorà greche (piccoli vani quadrangolari e portico) e, sopra la villa del XVI-XV secolo, il più antico esempio - con la casa di Gourniá - di megaron cretese.

Le tombe rotonde che troviamo nel secondo millennio a. C. nella Creta meridionale, furono per molto tempo credute a cupola: sembra invece che le mura perimetrali in sassi e fango giungessero solo fino ad una certa altezza e che la copertura fosse di rami e terra. La questione se le tholoi del continente greco del sec. XVI-XV derivassero da quelle cretesi - negli ultimi anni la maggioranza degli studiosi inclina a credere che le tholoi cretesi siano più recenti - sembra ora rimessa in discussione dalla tholos di Kephala, presso Cnosso, dove alcuni frammenti ceramici del minoico medio III potrebbero farla pensare costruita nel sec. XVII a. C. e riadoprata nel minoico tardo III.

In Grecia, fino a circa il 1400, poco si sa dell'architettura dei palazzi e case. Al principio del sec. XVI vien costruito il palazzo di Micene col cerchio delle mura e la porta dei Leoni, il palazzo e le fortificazioni di Tirinto, le fortificazioni di Midea, Argo, Asíne, Atene, Gla (le più imponenti, circa km. 3 di perimetro), Malthi, i palazzi di Pilo, Orcomeno, Tebe, Zygouries. Fortificazioni e palazzi col caratteristico megaron mostrano originalità e potenza. La decorazione è ancora influenzata dai distrutti palazzi minoici. I pavimenti a stucco dipinto hanno precedenti a Creta e in Egitto. Nelle opere idrauliche e stradali (ad es. ponti e strade dell'Argolide, fonte Perseia a Micene, monte dell'Acropoli di Atene) i Micenei mostrano un'abilità di ingegneri superiore a quella dei Minoici. Una delle creazioni architettoniche più grandiose della Grecia micenea sono le tombe a tholos di cui i più antichi esempî e i più numerosi si trovano a Micene. Ma anche se la tholos cretese di Kephala fosse più antica di quelle del continente - ciò che non è provato - resta il fatto che in Grecia questo tipo ha avuto uno sviluppo ed una fortuna che non ha raggiunto altrove. In generale l'altezza è un po' inferiore al diametro, solo alcune tarde tombe del sec. XIII hanno il diametro maggiore dell'altezza; il diametro raggiunge i m. 13-14.

Poco si conosce dell'architettura cipriota: le due fortezze di Nitovikla e di Nikolides, alcuni santuarî e lupghi di culto (Hagios Jakovos, Idalion, Hagia Irini) e rare case (Kourion, Bamboula, Enkomi), che non permettono di trarre conclusioni riguardo a particolari caratteristiche. (v. cipro, in questa App.).

La ceramica. - A Creta si possono riconoscere varie fabbriche ceramiche: Cnosso, Mallia, Festo, la Creta orientale. Il loro influsso si fa sentire nei centri vicini. Cnosso è la località più ricca ed evoluta, ma la Creta orientale nel minoico primitivo II e III e nel minoico medio III, Festo nel minoico medio II raggiungono particolare floridezza. Solamente a Cnosso si trovano tutti gli stili ceramici dei varî periodi, nelle altre fabbriche si notano attardamenti di stili ed assenze che hanno fatto supporre inesistenti distruzioni e abbandono di località. La ceramica a macchie rosse e nere del minoico primitivo II, quella a ingubbiatura nera e decorazione in bianco latteo del minoico primitivo III, sorte nella Creta orientale, sono rare a Festo, la seconda vi arriva solo nel minoico medio I. La decorazione alla barbottina di Festo è rara altrove. La ceramica policroma del minoico medio II si trova solo a Festo e Cnosso, a Festo, anzi, gode di tale favore che continua anche nel periodo seguente e coesiste sui pavimenti del 1° palazzo insieme a vasi del minoico medio III. Il cosiddetto stile del palazzo si trova solo a Cnosso; negli altri centri esistono insieme lo stile naturalistico vegetale e quello marino. È questione discussa se lo stile del palazzo, trovato solo a Cnosso e nella Grecia, sia nato a Cnosso e passato sul continente, o se i vasi cnossî siano dovuti all'influenza del continente. Nel minoico tardo III spariscono le caratteristiche delle fabbriche locali: la ceramica si uniforma in tutta l'isola.

In Grecia la ceramica si mantiene più indipendente delle altre arti. Pochi sono i vasi medio-minoici importanti in Grecia (Asíne; Egina?) e le loro imitazioni (Tirinto, Micene, Asíne, Egina). A Micene le tombe a fossa (sec. XVI) hanno un solo vaso minoico, numerose imitazioni locali, ma anche molta ceramica originale. Le tombe a tholos hanno alcuni vasi importati, generalmente nello stile del palazzo, e molta imitazione locale: l'Argolide, specialmente Micene ebbe nel XV-XIV secolo un'industria ceramica fiorente che ha influenzato alcune forme cretesi e, forse, lo stesso stile del palazzo. Dopo la distruzione dei palazzi cretesi la ceramica micenea della Grecia continentale, con le sue forme e la caratteristica decorazione, invade il bacino del Mediterraneo, l'Asia Minore, la Palestina, la Siria, l'Egitto, l'Italia meridionale e la Sicilia. È probabile che si debban riconoscere varî centri di produzione, ma le varianti locali non sono state ancora sufficentemente studiate. A Berbati, nell'Argolide, è stato trovato un quartiere di ceramisti e la fornace di cottura. Rodi ha sagome e forme proprie e sembra aver esportato a Cipro e in Siria. Anche Cipro ha caratteri originali, tali da dare alla ceramica di questo periodo la denominazione di cipro-micenea: le sono stati attribuiti i grandi crateri a decorazione figurata, specialmente carri, dei quali tuttavia sono stati trovati esemplari anche a Creta, a Rodi e, in Argolide, a Berbati (13 vasi frammentarî presso alla fornace di ceramisti) e Corinto. A Enkomi si è veduto un centro di produzione; un altro sarebbe stato a Rās Shamra in Siria.

La pittura. - Il più antico resto di pittura murale a Cnosso si fa risalire al minoico medio II: è il cosiddetto "raccoglitore di croco" nel quale è stato proposto, con ragione, di riconoscere non un giovanetto ma una scimmia. Al sec. XVII sono datati i primi affreschi miniaturistici (donne sedute davanti ad edificio) e gli stucchi a rilievo. Tuttavia la cronologia degli affreschi minoici è assai incerta: a Cnosso, dove sono molto numerosi, la datazione è basata sopra elementi stilistici più che su stratificazioni sicure. Datati sono i begli affreschi con gigli di Amnisós (fine del minoico medio III: XVI-XV sec. a. C.) e i due affreschi della donna seduta e del gatto con fagiano da Hagia Triada, che i ritrovamenti sotto al pavimento datano al XVI-XV sec. a. C. Gli altri affreschi di Hagia Triada provengono da uno scarico e non possono esser datati se non su elementi stilistici: notevoli due affreschi con processione di personaggi che ripete in proporzioni minori l'affresco del corridoio di Cnosso ma vi introduce due gazzelle stilizzate a render più vivace la scena: una processione simile ritorna il principio del minoico tardo III (sec. XIV) sul sarcofago dipinto di Hagia Triada. Più tarda, di piena età minoico tardo III, è una decorazione a rosette azzurre nella loggetta annessa al megaron del piazzale dei sacelli, sciatta imitazione di quelle della processione e del sarcofago. In Grecia gli affreschi dei palazzi sono - per la tecnica e per lo stile - completamente minoici (cfr. a Tirinto, Micene, Orcomeno, Zygouries, Tebe, Gla). I soggetti sono in parte gli stessi, ma a partire dal sec. XIV vi si aggiungono scene di caccia e di lotta che non hanno riscontro a Creta. Mancano i soggetti naturalistici che si ritrovano invece nelle Cicladi e a Rodi.

La scultura. - Recenti tentativi di ricostruire per Creta una scultura monumentale non sono convincenti. Fino al sec. XV si trovano solo statuette di terracotta, steatite, bronzo, o avorio di dimensioni ridotte; anche le statue femminili del sec. XIV-XII di Gourniá e Gazí, che raggiungono circa m. 1 di altezza, sono non l'inizio della statuaria, ma un ingrandimento degli idoli e statuette votive di cui hanno tutte le caratteristiche e la tecnica. Molto diffusi sono, a partire dal sec. XV a. C., i rilievi in avorio: uno solo proviene da Creta (manico di specchio da Zafer Papoura). Varî, destinati a decorazione di cassette, sono stati trovati recentemente in due tombe dell'Areopago di Atene e in un deposito di fondazione di Delo. Si hanno anche statuette fra cui è interessante un gruppo di due donne con fanciullo da una casa di Micene.

Cronologia - La cronologia dei nove periodi minoici fissata dall'Evans in base a confronti con l'Egitto e un poco abbassata dal Pendlebury, è stata finora generalmente accettata, benché se ne riconosca l'insufficienza rispetto agli altri centri cretesi, dove non si trovano tutti i periodi. L'incertezza della cronologia egiziana per il periodo più antico, i nuovi scavi di Troia, un recente tentativo di abbassare il regno di Hammurabi hanno fatto proporre date ancora più basse per la civiltà minoica e per le contemporanee civiltà (elladica, cicladica, troiana, cipriota, tessalica, macedonica) del bacino dell'Egeo. Il medio minoico (=medio elladico, medio cicladico, Troia V), il cui inizio si poneva finora al 2200 a. C., è stato abbassato dai 100 ai 400 anni.

Bibl.: Opere generali: A. Evans, The Palace of Minos, I-IV, Londra 1921-1935; Th. Bossert, Altkreta, 3ª ed., Berlino 1937. Creta: J. D. S. Pendlebury, The Archaeology of Crete, Londra 1939, nello spirito pancnossio dell'Evans, ma più cauto, Cipro: G. Hill, A History of Ciprus, I, Cambridge 1940; E. Sjöqvist, Problems of the Late Cypriote Bronze Age, Stoccolma 1940. Civiltà micenea: G. Karo, in Pauly-Wissowa, Realencykl. Suppl. VI, s. v. Mykenische Kultur.

Scrittura e lingua: G. Pugliese Carratelli, in Mon. ant. Lincei, XL (1945), col. 421 segg.; con esauriente bibliografia; A. E. Kober, in Americ. Journal Archaeol., 1945, p. 143 segg. Per la scrittura cipro-minoica: St. Casson, Ancient Cyprus, Londra 1937, p. 72 segg.; J. F. Daniel, in Americ. Journ. Archaeol., XLII (1941), p. 249 segg.

Religione: M. Nilsson, Geschichte d. griechischen Religion, I, Monaco 1940, p. 247 segg., con ampia bibliografia (è in preparazione dello stesso autore la 2 ed. di The Minoan-Mycenean Religion); A. W. Persson, The Religion of Greece in Prehistoric Times, Berkeley 1942: ambedue gli autori trattano il mondo cretese miceneo come un'unità religiosa. Distinzione fra Creta e Grecia: L. Banti, in Studi e mater. St. d. Religioni, XVII (1941), p. 16 segg.; id., in Annuario Sc. Atene, n. s. III-IV (1941-42), p. 9 segg. Divinità cretesi: L. Banti, in Studi e mater. cit. Culto dei morti: J. Wiesner, Grab und Jenseits, in Relig. Vers. u. Vorarb., XXVI (1938); P. Demargne, Mallia. Explor. des nécropoles, Parigi 1945, e recensione di L. Banti, in La Parola del Passato, Napoli 1947, p. 240 segg. Testa di Asíne: Evans, Palace cit., IV, p. 756; A. W. Persson, The Religion cit., p. 100. Delo: R. Vallois, L'architecture hellénique et hellénistique à Delos. I. Les Monuments, Parigi 1944, p. 7 segg.; 399 segg.; Americ. Journal Archaeol., 1947, p. 274. Tavoletta di Micene: D. Levi, in Americ. Journ. Archaeol., 1945, p. 270 segg. Anello dell'agorà di Atene: Americ. Journ. Archaeol., 1933, p. 540, fig. 1; A. W. Persson, The Religion cit., p. 100.

Arte: G. A. S. Snijder, Kretische Kunst, Berlino 1936, con bibl. precedente. Architettura: D. M. Robinson, in Pauly-Wissowa, cit., Supplementband VII, col. 228 segg., s. v. Haus. Creta: J. D. S. Pendlebury, Archaeology cit., ai singoli periodi minoici. Edificio di Chrysolakkos: P. Demargne, Mallia. Exploration des nécropoles, cit. e la recensione di L. Banti, in La Parola del Passato, 1947, p. 241. Tholos di Kephala: American Journ. of Archaeology, 1939, p. 128; Journ. Hellen. Studies, LIX (1939), p. 203 seg. Micene: A. J. B. Wace, in Journ. Hell. Studies, 1939, p. 210 segg.; G. Karo, art. cit. Tomba di Atreo: D. S. Robertson, in Journ. Hell. Studies, 1941, p. 14 segg. Malthi: N. Valmin, The Swedish Messenia Expedition, Lund 1938. Gla: Archäol. Anzeiger, 1940, col. 184 segg. Fonte Perseia: G. Karo, in Americ. Journ. Archaeol., 1934, p. 123 segg. Megaron: Jahrb. d. Inst., 1912, p. 38 segg.; Americ. Journ. Archaeol., 1942, p. 99 segg.; 370 segg.; 1944, p. 342 segg.; 1945, p. 35 segg.

Ceramica: A. Furumark, The Mycenean Pottery. I, Analysis and Classification. II, Chronology of Mycenean Pottery, Stoccolma 1941, il 3° vol., History, avrà uno studio sugli stili regionali. Creta: Caratteristiche locali: L. Banti, in Annuario Sc. Atene, XIII-XIV (1930-31), p. 236 segg. Per Mallia: P. Demargne, Mallia cit. Per la Messara: L. Pernier, L. Banti, Guida agli scavi italiani a Creta, p. 5 segg. Per Festo: L. Banti, in Annuario Sc. Atene, n. s. I-II, 1939-40, p. 9 segg. Attica: F. H. Stubbings, in Annual Br. School Athens, 1947, p. i segg. Rodi: Syria, 1928, p. 133; G. Monaco, in Clara Rhodos, X, 1941, p. 162 segg. Cipro: Annuali Brit. School, XLI (1940-45), p. 68 segg.; E. Sjöqvist, Problems cit., p. 28 segg., con elenco di località dove è stata trovata ceramica cipriota. Siria: Cl. F. Schaeffer, in Syria, 1939, p. 277 segg.; Annual Brit. School, XXXVII (1936-37), p. 212 segg.; Journ. Hellen. Studies, 1936, p. 125 segg. Sicilia: P. E. Arias, in Bullet. Paletnol. Ital., 1936-37, p. 57 segg. Taranto: G. Säflund, Dragma Nilsson, Lund 1939, p. 466 segg.; C. Drago, Corpus Vasor. Antiq., Taranto, II, Roma 192.

Pittura: Rapporti fra Creta e Tell el-‛Amārnah: Fr. v. Bissing, Der Fussboden aus dem Palast des Königs Amenophis IV zu El Hawata, Monaco 1941. Affreschi di H. Triada: Th. Bossert, Altkreta cit., figg. 241-42, 244-54; L. Pernier, L. Banti, Guida, cit., figg. 21, 43, 44. Pavimento dipinto: L. Banti, in Annuario Sc. Atene, n. s., III-IV, 1941-42, p. 28 segg.

Scultura: Grande plastica: Evans, Palace cit., III, p. 419 segg. Avorî micenei: P. Demargne, Crète dédalique, p. 189 segg., con bibliografia; tombe dell'Areopago: Hesperia, IX, 1940, p. 274 segg.; American Journ. Archaeol., 1947, p. 270 segg. Avorî di Delo: American Journ. Archaeol., 1947, p. 274.

Cronologia: S. Smith, in Americ. Journ. Archaeol., 1945, p. i segg. con bibliografia; S. S. Weinberg, in Americ. Journ. Archaeol., 1947, p. 166 segg.

Relazioni con l'Oriente: A. J. B. Wace, C. W. Blegen, in Klio, XXXII, 1939-40, p. 131 segg.; A. W. Persson, New Tombs at Dendra, Lunda 1942; P. Demargne, Crète dédalique, cit.; H. J. Kantor, in Americ. Journ. Archaeol., 1947, p. 3 segg.

Centri in cui ha avuto sede questa civiltà: Creta: elenco fino al 1937 in Pendlebury, Archaeol. cit., passim. Mondo miceneo: G. Karo, Myken. Kultur cit. (fino al 1933); A. J. B. Wace, in Bull. Corr. Hell., 1947, p. 628 segg. Da completarsi con i rapporti in Jahrbuch d. Deutsch. Arch. Instituts, Archäologischer Anzeiger e le indicazioni bibliografiche della Bibliographie edita annualmente dallo stesso Jahrbuch; i rapporti in Bulletin Corresp. Hell.; Journ. Hellen. Studies; Americ. Journ. Archaeology; Revue Études Grecques (Civilisations Préhelléniques). Per i ritrovamenti anteriori all'influsso miceneo: S. S. Weinberg, in Americ. Journ. Archaeol., 1947, p. 166. Principali scavi: Creta. Trapeza: Annual Brit. School, XXXIV, p. 5 segg.; XXXVIII, p. i segg. Karphi: Annual Brit. School, XXXVIII, p. 57 segg. Praisos e Palaikastro: Annual Brit. School, XL, p. 38 segg. Mallia: i varî volumi degli Études Crétoises, pubblicati da F. Chapouthier, J. Charbonneaux, P. Demargne; altri volumi sono in preparazione. Tylissos: Hatzidakis, Tylissos, villas minoennes, Parigi 1934. Festo: L. Pernier, Il Palazzo di Festos, Roma 1935; L. Pernier, L. Banti, Guida agli scavi italiani in Creta, Roma 1947; Haghia Triada: L. Pernier, L. Banti, Guida cit., con bibliografia precedente. Skavokampos: Sp. Marinatos, in Ephēm. Arch., 1939-41, p. 69 segg. Grecia: Malthi: N. Valmin, The Swedish Messenia Expedition, Lund 1938; Asine: O. Frödin, A. W. Persson, Asine, Stoccolma 1938. Micene: oltre quanto è citato sopra, A. J. B. Wace, in Archaeologia, 82, 1932, p. i segg. Olimpia: W. Dörpfeld, Alt Olympia, Berlino 1935. Itaca: Annual Brit. School, XXXV, p. i segg.; XXXIX, p. i segg.; XL, p. i segg. Macedonia: W. A. Heurtley, Prehistoric Macedonia, Cambridge 1939. Cipro: G. Hill, A History of Cyprus, I, Cambridge 1940; E. Gjerstadt, J. Lindros, E. Sjöqvist, A. Westholm, The Swedish Cyprus Expedition (1927-31), I-III, IV, II, Stoccolma 1934-48.

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