Per il Poletto (il quale, inoltre, intende Civitavecchia invece di Orvieto), si tratta non di C.C., ma di città di Castello. A parte il fatto che alcuni cronisti, come Salimbene (Cron., ediz. Scalìa, Bari 1966, 53, 776) e G. Villani (IX 226 e 253, X 51, XI 37 e 63) riportano il toponimo ‛ Città de Castello ' o ‛ di Castello ', e non si vede quindi perché in D. dovrebbe mancare il ‛ de ' (o il ‛ di '), si può osservare con il Marigo (il quale si rifà a Flavio Biondo Italia illustrata, Basilea 1559, 249) che tutte e quattro le città nominate appartengono alla ‛ Tuscia ' (una delle dextri regiones di VE I X 7), in quanto si trovano a destra del corso del Tevere. Città di Castello, invece, è sulla sinistra del fiume, nella zona ove questo esce dalla piana di Sansepolcro.
Bibl. - G. Poletto, Dizion. dant., Siena 1885; G. Crocioni, Ragguaglio dell'Enciclopedia dantesca di G.A. Scartazzini, in " Rivista Bibliogr. Ital. " II (1897) 10-11; D.A., De vulg. Eloq., a c. di A. Marigo, con appendice di aggiornamento a c. di P.G. Ricci, Firenze 1957, ad l.
civitade. - Il sostantivo ha un'unica occorrenza, in Cv IV IV 13, ove Roma è detta civitade imperatrice, che ebbe da Dio... spezial nascimento, e... spezial processo.
Dal contesto, e particolarmente da quanto prima D. aveva detto sull'origine divina del popolo romano, si deduce che c. vale per D. non tanto " città " nel senso di urbs, quanto di civitas, se non addirittura di stato o nazione; infatti il nascimento e il processo di Roma non sono certo la " fondazione " e il successivo " ampliarsi " della città, bensì il sorgere della stirpe dei Romani e la loro storia, entrambi interpretati come oggetto di un disegno di Dio. V. anche CITTÀ.