CHABROL, Claude

CHABROL, Claude

Enciclopedia del Cinema (2003)
di Aldo Tassone

Chabrol, Claude

Regista, critico e produttore cinematografico francese, nato a Parigi il 24 giugno 1930. Con molta accortezza, e sempre con un'indubbia padronanza del mezzo e delle strategie narrative, alimentata anche dall'incisiva attività di critico, ha saputo dialogare con generi e stilemi cinematografici (ma anche della letteratura e del teatro). Alle origini della Nouvelle vague con Le beau Serge (1957), considerato il primo film del movimento da cui prese poi le distanze, si è mostrato ribelle a ogni tipo di ideologia e di moda, e più che alla sperimentazione di nuovi linguaggi cinematografici C. si è interessato al racconto ben strutturato, classico, privilegiando il genere poliziesco. Autore, con Eric Rohmer, di un celebre e acuto studio su Alfred Hitchcock, ha saputo essere 'hitchockiano' in maniera personale, facendo propria la capacità di osservare e descrivere i meandri della psiche e i complessi e ambigui rapporti tra i sessi. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, sfruttando la sua brillante intelligenza pragmatica e la verve satirico-burlesca, a dispetto di un'indubbia discontinuità, si è imposto come il più originale ritrattista ironico-satirico della borghesia di provincia e della società francese dell'era di G. Pompidou e F. Mitterrand. Nel 1958 con Les cousins (I cugini) aveva vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino. Nato da una famiglia originaria del dipartimento della Creuse, trascorse la prima giovinezza in provincia, dove il padre, farmacista, trasmise la passione per la musica al figlio e al nipote Mathieu, che avrebbe scritto le partiture di molti film del regista. A Parigi, dove si trasferì dopo la guerra per frequentare l'università, studiò lettere, legge, farmacia, senza raggiungere la laurea; divoratore di gialli, appassionato cinéphile fin dall'adolescenza, nella capitale lavorò come addetto stampa della 20th Century-Fox e nel 1953 entrò nella redazione dei "Cahiers du cinéma" insieme a Rohmer ma, a differenza dei colleghi, non si atteggiò a critico e non volle lanciare proclami. Approfittando di un'eredità, senza alcun tirocinio e con attori improvvisati, girò in provincia Le beau Serge, storia di un'amicizia tra due uomini. Il successo arrivò quindi con Les cousins, storia di una rivalità tra due studenti. I giovani antagonisti che si confrontano/affrontano nei due film speculari sono interpretati da Jean-Claude Brialy ('redentore' nel primo, corruttore nel secondo) e Gérard Blain. À double tour (1959; A doppia mandata) è invece un noir ambientato nell'amata-detestata borghesia di provincia. Dopo aver aiutato, come produttore, il debutto dei colleghi Jacques Rivette, Rohmer e Jean-Luc Godard, C. si lanciò in un progetto ambiziosissimo quanto sfortunato, Les bonnes femmes (1960; Donne facili), ritratto molto duro di un gruppo di patetiche commesse parigine, che sognano amori impossibili. Scambiato per un esercizio di stile, un po' sprezzante, questo capolavoro di un moralista 'entomologo' fu un cocente insuccesso commerciale e critico. Con gli anni l'opera sarebbe diventata un mito, ma nel frattempo il figlio del farmacista della Creuse dovette scendere a patti con le leggi del mercato: dei gialli realizzati tra il 1962 e il 1967 vanno ricordati Landru (1963) e Le scandale (1967; Le scandale ‒ Delitti e champagne). Nel 1968 C. emerse dalla serie 'nera' con il sofisticato Les biches (Les biches ‒ Le cerbiatte): il successo mondiale di questo film sul lesbismo consentì al contestato autore di ricominciare a quarant'anni una seconda fortunata carriera. Tra il 1969 e il 1974 il vitale regista realizzò a ritmo convulso una decina di opere memorabili, tra cui La femme infidèle (1969; Stéphane, una moglie infedele), Les noces rouges (1973; L'amico di famiglia), Une partie de plaisir (1974; Una gita di piacere); e i noir Que la bête meure (1969; Ucciderò un uomo), Le boucher (1970; Il tagliagole), esemplare studio clinico di un maniaco omicida, Nada (1973; Sterminate "Gruppo Zero"), un pamphlet antiterrorismo; Les fantômes du chapelier (1982; I fantasmi del cappellaio) tratto da G. Simenon, e i due gialli con protagonista l'ispettore Lavardin (Poulet au vinaigre, 1984, Una morte di troppo; Inspecteur Lavardin, 1985, Ispettore Lavardin). In molti dei film realizzati negli anni Sessanta e Settanta l'associazione con l'attrice Stéphane Audran (sua seconda moglie), con l'eccentrico sceneggiatore Paul Gégauff, e con il produttore André Génovès si rivelò proficua. Nel 1978 poi, con Violette Nozière, C. scoprì Isabelle Huppert, che sarebbe diventata la sua nuova complice-musa: con lei ha infatti girato successivamente Une affaire de femmes (1988; Un affare di donne); Madame Bovary (1991), dal romanzo di G. Flaubert; La cérémonie (1995; Il buio nella mente), inquietante rivisitazione del testo teatrale di J. Genet Les bonnes; Rien ne va plus (1997); Merci pour le chocolat (2000; Grazie per la cioccolata), una galleria di emozionanti e ambigui ritratti femminili. Sul binomio artistico Isabelle Huppert e C. ha sempre vegliato l'illuminato produttore Marin Karmitz.

Regista estremamente prolifico (52 film, senza contare i telefilm) C. ha ricreato al cinema un'originale, coerente, corrosiva comédie humaine sulla bêtise, la stupidità in senso flaubertiano, su splendori e miserie della borghesia. Per la capacità di esplorare e descrivere territori inediti dell'esperienza e della coscienza umana, la sua opera è stata paragonata agli universi tracciati da É. Zola, V. Hugo, H. de Balzac, G. Simenon. Brillante narratore caustico con la vocazione di un entomologo dell'interiorità, moralista che posa da epicureo e sovverte tutte le morali, C. ha dato nuova linfa alla grande tradizione del cinema di genere, sulla scia di un classico come Julien Duvivier. Una raccolta di suoi scritti è stata pubblicata nel 1971 con una presentazione di G. Braucourt; nel 1976 ha pubblicato un'autobiografia dal curioso titolo autoironico, Et pourtant je tourne… bibliografia

A. Moscariello, Claude Chabrol, Firenze 1976; J. Magny, Claude Chabrol, Paris 1987; A. Viganò, Claude Chabrol, Recco 1997; France Cinéma 1997, Retrospettiva Claude Chabrol, a cura di A. Tassone, F. Pieri, E. Nosei, Milano 1997.

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