CORSI (Corso), Giuseppe (detto anche Corso da Celano, il Celano, Celani)

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 29 (1983)

di Raoul Meloncelli

CORSI (Corso), Giuseppe (detto anche Corso da Celano, il Celano, Celani). - Nacque a Celano (L'Aquila) nel maggio 1630 (Natali), ma nessuna testimonianza diretta ha potuto finora convalidare tale ipotesi. È comunque molto probabile che sia nato dopo il primo ventennio del secolo, prendendo in considerazione la data iniziale della sua attività di compositore e di maestro di cappella.

Dopo l'ordinazione sacerdotale, avvenuta anch'essa in data non precisabile, ma probabilmente prima del 1659, esercitò la sua attività di maestro di cappella in varie chiese di Roma, ove si era trasferito anche per compiervi gli studi musicali sotto la guida di Giacomo Carissimi, di cui, secondo il Pitoni, fu allievo prediletto al punto che cantate dei due compositori apparvero spesso negli stessi manoscritti e alcuni mottetti nelle stesse raccolte.

Nel 1659 era maestro di cappella nella basilica di S. Maria Maggiore, per passare poi dal 1661 al 1665 nella basilica di S. Giovanni in Laterano, ove secondo il Fétis, sulla base di una indicazione fornita da una raccolta di suoi mottetti, tornò nel 1667; nello stesso periodo, anche se non è possibile fornire indicazioni precise, fu maestro di cappella nelle chiese di S. Apollinare e di S. Maria in Vallicella. Come testimoniato dal Pitoni nella sua Guida armonica il 29 febbr. 1668 fu chiamato a succedere ad A. M. Abbatini quale maestro di cappella della Santa Casa di Loreto, ove rimase in carica fino all'11 nov. 1675, quando gli successe il romano G. Vincenti. Fece poi ritorno a Roma ove, secondo quanto riferito dal Busi, in data non conosciuta dovette abbandonare la città perché bandito da papa Innocenzo XI che - sulla base di quanto riferito dallo Schmidl - lo relegò a Narni per aver diffuso alcuni libri messi all'Indice.

Più significativo il contributo da lui dato alla cappella della Steccata di Parma, ove il 20 giugno 1681, alla morte di P. S. Agostini, fu chiamato dal duca di Parma per prestare servizio contemporaneamente anche presso la sua corte con uno stipendio di dodici dobloni spagnoli. Tale incarico il C. conservò fino al 17 ott. 1688, quando ottenne dal duca licenza di lasciare la città per non aver ottenuto un aumento di stipendio, tra l'altro già assai elevato e di gran lunga superiore a quello di tutti i maestri che l'avevano preceduto. Negli anni della sua permanenza a Parma ebbe la possibilità di formare una scuola da cui uscirono numerosi allievi, tra cui illustre tra tutti il bolognese G. A. Perti (già allievo a Roma di un altro suo discepolo, P. Franceschini), del quale contribuì a far conoscere le composizioni, da lui stesso più volte eseguite. Assai stimato negli ambienti musicali bolognesi, prese parte con G. B. Vitali alla controversia sorta tra G. P. Colonna, maestro di cappella in S. Petronio, e A. Corelli in seguito alle critiche sorte a proposito di una successione di presunte quinte parallele che compare in un passo dell'Allemanda della Sonata terza dell'Opera seconda pubblicata dal Corelli nel 1685.

L'ultima notizia pervenuta sull'attività del C. riguarda una lettera di commissione del principe Ferdinando de' Medici in data 26 dic. 1690; morì dopo tale data a Modena, probabilmente al servizio di quella corte, secondo quanto testimoniato dal Pitoni, il quale, tra le altre cose, narra un curioso episodio avvenuto durante una imprecisata permanenza del C. a Napoli, allorché in seguito a critiche sorte negli ambienti musicali della città a lui avversi che muovevano aspri appunti alle sue doti di esecutore, questi si vendicò componendo una cantata irta di difficoltà per i numerosi cambiamenti di tonalità, di ritmo e per la continua varietà delle modulazioni più ardite che misero in difficoltà i suoi rivali. La cantata dal titolo "Era la notte e lo stellato cielo" per soprano e basso continuo fu brillantemente eseguita dal C. e contribuì sensibilmente alla notorietà del compositore; l'opera circolò poi in varie raccolte dell'epoca con il titolo de La stravaganza, meritando in pieno tale denominazione se il Gaspari, accennando ad essa, così la descrisse: "In fatti come le parole sono stravagantissime, così e forse più lo è la musica per passi difficili di salti, di agilità e di bizzarri movimenti di tempi" (Catal. della Bibl. del Liceo musicale di Bologna, III, p. 198).

Autore di musica vocale sacra e profana, il C. si dimostrò compositore abile e talora stravagante, rivelando nella sua produzione di aderire alle forme tipiche del suo tempo, come la messa e il motetto, ove manifestò le sue qualità migliori, nonché la cantata, l'aria, il duetto da camera, in cui, pur senza rivelare particolari accenti di originale e ispirata inventiva, mostrò ottime capacità di scrittura vocale monodica spesso caratterizzata da particolari attitudini ad un virtuosismo influenzato dal nascente stile strumentale.

Tra le composizioni pubblicate dal C. e apparse in raccolte dell'epoca si ricordano i mottetti: Cantate Domino a una voce e basso continuo in R. Floridus canonicus de Silvestris a Barbarano, Has alias sacras cantiones ab excellentissimis musices auctoribus suavissimis modulis unica voce contextas in lucem edendas curavit, Roma, F. Moneta, 1659; O quam suavis est Domine a una voce e basso continuo, in Id., Has alteras sacras cantiones. Pars secunda, ibid., I. de Lazzari, 1663; Iudiica mihi, a una voce e basso continuo..., in Id., Istas alias sacras cantiones ab excellentissimis musices auctoribus, unica, binis, ternis, quaternisque vocibus... concinnatas, ibid., I. de Lazzari, 1664; Domine a 2 voci e Exaudi Domine a 3 voci e basso continuo in Scelta di motetti da cantarsi, a cura di G. B. Caifabri, I, Roma, G. Fei, 1665; Domine a 3 voci e basso continuo, ibid., II, ibid., A. Belmonte, 1667; Caro mea a 3 voci e basso continuo, in R. Floridus..., Istas alias cantiones sacras, ibid., G. Fei, 1668; Dum Medium Silentium a 3 voci e basso continuo, in Id., Sacras cantiones, ibid., G. A. Mutii, 1672.

Sue composizioni sono conservate manoscritte in varie biblioteche italiane e straniere, tra cui, nella Oesterreichische Nationalbibliothek di Vienna: mottetto Christum regem adoremus a 3 voci e organo (15.628, 8); Messa à 8 voci con organo a cappella (15.653); l'aria per una voce con basso continuo "S'era alquanto addormentato" (17.762,8 e 17.765,9); nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino Est i mottetti: Adoramus te Christe a 4 voci e basso continuo (ms. 164. L 294/6 4180), Isti sunt qui venerunt a 2 soprani, tenore e basso continuo (ms. 164); Heu nos miseros a 2 cori e basso continuo (ms. 4181 e 13, 170); nella Bayer. Staatsbibl. di Monaco il mottetto a 4 voci "Venite comedite" (senza segnatura. indicato dall'Eitner); nella bibl. del Liceo mus. di Bologna (cfr. Gaspari: sotto il nome di Giuseppe Corso detto Celano e Corso Celano): i mottetti Heu nos miseros a 9 voci e basso continuo (2.408) e Tantum ergo Sacramentum a 4 Voci (2.210); una Messa in sol a 8 voci (2.61); la cantata La stravaganza "Era la notte, e lo stellato cielo" per soprano e basso continuo (3.198); il duetto "Guerra, guerra, o pensier" per soprano e basso continuo (3.199, f. 77). Nella cappella della basilica di S. Francesco in Assisi: Heu, heu nos miseros in la minore per 9 voci e organo (ms. 14011); Nisi Dominus a 3 voci..., con violini e basso continuo in re maggiore (ms. 154/1); nella Biblioteca Corsiniana di Roma: i mottetti Isti sunt qui venerunt a 3 voci e basso continuo (forse una copia manoscritta di quello conservato a Berlino) e Lumen pacis ortum est per coro e basso continuo (Mus., M 14 bis/17); Ego sum pastor bonus a 3 voci e basso continuo (Mus., A 16/3); Omnes Sancti a 4 voci e basso continuo (Mus., A 16/2); nell'archivio della chiesa della Madonna di Galliera a Bologna: Litanie à 9 concertate (c. 41v); cantata spirituale Per il S. Natale: à voce sola "Pastori ove siete?"(c. 42v); cantata Per ogni tempo à voce sola "Passati contenti" (c. 42v); sinfonia Per la Pentecoste à 3 "Exsultet terra"(c. 42r); mottetto Per l'elevat. à 2 "o dulcissime Iesu"(c. 43). Lo Schmidl ricorda inoltre una raccolta di Motetti a 2, 3 e 4 voci (Roma 1667); 6 cantate per voce sola con basso continuo (Modena, Bibl. Estense); una cantata per una voce e basso continuo (Oxford, Christ Church); l'aria per soprano "Fuggiam del suol)) (Cambridge, Fitzwilliam Museum, ms. 44), ambedue citate dall'Eitner. Infine il Pelicelli e lo Schmidl ricordano gli oratori (che si presume siano andati perduti): Santi Alessandro e Antonina Martiri (testo di S. Lazarini, Roma 1675 circa); Ismaele e Agar (Roma, in epoca imprecisata) e Santa Teodora, composto nel 1688 per incarico di Ferdinando de' Medici, il quale commissionò al C. ventisette responsori, un miserere, tre cantate e due madrigali di cui non si hanno altre notizie.

Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Parma, Ruoli Farnesiani, 1671- 1682, f. 477; 1683-1692, f. 148; Bibl. Ap. Vaticana, G. O. Pitoni, Guida armonica (1689-1708 circa), I; Ibid., Id., Notizia de contrapuntisti e de compositori di musica dagli anni dell'era cristiana 1000 fino al 1700 [1725 circa], 1-2, pp. 275 ss.; L. Busi, Il Padre G. B. Martini, Bologna 1891, pp. 68-71, 101, 120 s.; H. Leichtentritt, Gesch. der Motette, Leipzig 1908, p. 196; G. Tebaldini, L'Archivio della cappella lauretana, Loreto 1921, pp. 56, 81, 111-14; L. Frati, Per la storia della musica in Bologna nel sec. XVII, in Riv. music. ital., XXXII (1925), p. 560; N.Pelicelli, Musicisti in Parma, in Note d'archivio per la storia music., X (1933), pp. 244 s.; A. Liess, Materialien zur römischen Musikgeschichte des Seicento, in Acta musicologica, XXIX (1957), 4, p. 157; Rèpértoire internationale des sources musicales. Récueils imprimés XVIe-XVIIe siécle, I, Liste chronologique, pp. 538, 543 ss., 547 s., 553; S. Martinotti, Ricognizione di G. Perti compositore emiliano del Barocco, in La Rass. musicale, XXXII (1962), p. 48; C. Sartori, Assisi. La cappella della basilica di S. Francesco, Milano 1962, p. 199; O. Mischiati, Per la storia dell'Oratorio a Bologna, in Collectanea Historiae Musicae, III, Firenze 1963, pp. 158 ss.; A. Bertini, Roma. Bibl. Corsiniana e dell'Acc. Naz. dei Lincei, Milano 1964, p. 74; Tabulae codicum manu scrittorum praeter Graecos et Orientales in Biblioteca Palatina Vindobonensi asservatorum, Graz 1965, IX, pp. 25, 29; X, pp. 52, 54; P. Natali, in Die Musik in Gesch. und Gegenwart, XV, Supplement, Kassel 1973, coll. 1604 s.; F. Testi, La musica ital. nel Seicento, Milano 1970, pp. 396 s.; F.J. Fétis, Biogr. univ. des musiciens, II, p. 366; G. Gaspari, Catal. della Bibl. del Liceo musicale di Bologna, Bologna 1892, 11, pp. 61, 210, 344, 352, 364 s., 408; III, pp. 198 s.; R. Eitner, Quellen-Lex. der Musiker, III, p. 67; C. Schmidl, Diz. univ. dei musicisti, I, (sub voce Celani G. C.), p. 318 e (sub voce Corsi G.) p. 375; Supplemento, p. 217; La Musica. Diz., I, p. 445; Encicl. della Musica Rizzoli-Ricordi, II, p. 199; The New Grove Dict. of Music and Musicians, IV, p. 806.

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