criminalità Complesso di azioni volte alla commissione di reati, considerate in rapporto alla natura e ai caratteri dei delitti, oppure alla loro quantità, e anche l'insieme dei criminali. C. organizzata è l'attività posta in essere da associazioni per delinquere a struttura articolata, che si avvalgono della forza di intimidazione, del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento che ne deriva per commettere delitti. In Italia la diffusione del fenomeno ha reso necessarie l'introduzione dell'art. 416-bis del codice penale (1982), che punisce più severamente l'associazione a delinquere di stampo mafioso, e la costituzione di una Direzione investigativa antimafia (1991) e di una Direzione nazionale antimafia (1992). Negli anni successivi sono stati presi provvedimenti legislativi per colpire il fenomeno sempre più diffuso dell'usura (1996) e per verificare la qualità e l'attendibilità dei collaboratori di giustizia, prevedendo, al bisogno, l'applicazione di adeguate misure di protezione (2001).
criminalità - approfondimentodi Salvatore Lupo
Generalmente si usa distinguere tra i vari gruppi di criminalità organizzata italiana in base all'origine regionale: si parla quindi di mafia e di cosa nostra in Sicilia, di 'ndrangheta calabrese, di camorra campana, di sacra corona unita pugliese. Questa raffigurazione simmetrica, però, rischia di essere fuorviante. La mafia siciliana ha, rispetto alle altre organizzazioni, una ben più forte continuità storica e si caratterizza per un elevato tasso di centralizzazione, anche se ci sono bande che in varie parti dell'isola si muovono in quasi totale autonomia. La camorra è composta da gruppi forti, pericolosi, sanguinari, ma del tutto autonomi gli uni dagli altri, poco capaci di organizzarsi, nel senso di coordinarsi tra loro, impegnati in affari redditizi ma anche in interminabili conflitti. Inoltre, nelle loro molteplici attività i vari gruppi regionali si scompongono, si mischiano tra loro e con una gran quantità di interlocutori situati magari ai quattro angoli del mondo, entrando in certi mercati e uscendone secondo convenienza, stipulando mutevoli accordi d'affari e sciogliendoli continuamente.Controllo del territorio e connivenze socialiParlando di criminalità organizzata non dobbiamo dunque necessariamente pensare a organizzazioni piramidali o permanentemente interconnesse, ma a pratiche delittuose che non sono quelle tipicamente 'predatorie', rapine o aggressioni, bensì tali da consentire grandi attività economiche e connessioni con mercati che interessano la gente comune. In tal modo le associazioni criminali si assicurano un giro d'affari continuativo e una certa tolleranza sociale. Tipiche loro attività sono, dunque, il contrabbando in genere, il narcotraffico, la prostituzione, l'emigrazione clandestina, il commercio di armi. In molti casi (ma non in tutti) l'organizzazione si caratterizza per il controllo di un determinato territorio, per es. un quartiere: in questo caso la sua attività più tipica è il racket, ossia l'estorsione continuativa e sistematica su attività economiche lecite e magari anche illecite. La parola racket nacque negli Stati Uniti del primo dopoguerra per definire una relazione perversa tra criminali da un lato e dall'altro i soggetti (quali uomini d'affari, politici, autorità di polizia) senza il cui sostegno è ben difficile che la criminalità organizzata possa svilupparsi e prosperare. La tolleranza sociale implica molto spesso una tolleranza istituzionale. Quello statunitense nell'età del proibizionismo è un caso classico e molto citato. Una legge del 1920 proibì il consumo e il commercio delle bevande alcoliche creando grande spazio per il contrabbando, che molti cittadini onesti, politici, amministratori e persino poliziotti non consideravano in sé riprovevole.
Il gangster per eccellenza dell'era del proibizionismo, Al Capone, disse una volta: "Tutto quello che faccio è dare risposta alla domanda del pubblico", rivendicando la funzione sociale (imprenditoriale) da lui svolta. Dopo l'abrogazione del proibizionismo (1933), i gangster cercarono di conservare il rango acquisito riciclandosi nel settore del racket del lavoro, ossia infiltrandosi nei sindacati, e controllando il gioco d'azzardo, cioè un settore, anch'esso considerato da molti legittimo, capace di alimentare un grande giro
di capitali.Criminalità e immigrazioneNegli Stati Uniti fin dal 19° sec., e ora anche in Europa, è diffusa la tesi che riconduce lo sviluppo della criminalità organizzata all'immigrazione. Troppo spesso si pensa che la predisposizione al crimine sia una specie di bagaglio culturale che gli immigrati si portano da casa, perché in una società multietnica la percezione della criminalità grande o piccola passa attraverso un gioco complesso di simboli che usualmente servono ai nativi per compiacersi di una propria pretesa superiorità morale sull'altro. La teoria dell'equivalenza tra una certa razza, o una certa cultura, e un comportamento delinquenziale è inaccettabile. È evidente che l'accento va messo sulla domanda oltre che sull'offerta di criminalità, cioè sulle condizioni che nella società di arrivo agevolano lo sviluppo di questa fenomenologia: i quartieri-ghetto che le società opulente riservano agli immigrati sono il naturale 'brodo di coltura' della criminalità e, in alcuni casi, i membri di certi gruppi etnici possono specializzarsi nel rifornire la società che li ospita di 'beni' e 'servizi' illeciti di cui essa sente il bisogno.
La criminalità etnica rappresenta un ponte tra società opulente e società periferiche o arretrate: per i gruppi che si collocano a cavallo tra queste due dimensioni viene usato oggi il termine mafie (cinese, giapponese, russa, albanese, turca, colombiana, cecena). Molto spesso questi gruppi fanno base in zone periferiche, del tutto sottratte per particolari congiunture storico-politiche a qualsiasi controllo legale. I narcotrafficanti svolgono per es. funzioni di autorità statale in Afghanistan o in Thailandia, dove si trovano fruttifere piantagioni di prodotti-base per la lavorazione della droga. Si consideri il caso dei cd. cartelli della droga in Colombia o in Messico, che controllano intere regioni di questi paesi usando come manovalanza i disperati delle grandi periferie urbane, alleandosi con esponenti del potere politico e all'occorrenza anche con gruppi politico-guerriglieri, per poi inviare la cocaina negli Stati Uniti, attraverso una lunga catena di relazioni d'affari comprendente connazionali ma anche gregari e imprenditori del crimine di diversa nazionalità, fino a raggiungere il più ricco mercato del mondo, dove la merce sarà pagata cifre enormemente superiori al suo costo di produzione.
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Onorata società Denominazione della camorra data dai camorristi napoletani (con allusione alla difesa dell’«onore» comune, che era uno dei suoi scopi e all’impegno di stretta omertà che lega tra di loro i suoi affiliati); pe
Sacra Corona Unita Associazione di gruppi criminali localizzati prevalentemente nelle province di Brindisi e Lecce e dediti sia ai commerci di stupefacenti e di armi sia al controllo dell’immigrazione clandestina. ● Secondo la tesi più attendibile, i
ordinamento Complesso di norme che ordinano e disciplinano una determinata istituzione o attività. diritto 1. L’o. giuridico Dell'o. giuridico si hanno sostanzialmente tre concezioni. La teoria normativa, che fa capo a H. Kelsen, lo definisce