CAMPARI, Davide

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 17 (1974)

di Mauro Gobbini

CAMPARI, Davide. - Nacque a Milano il 14 nov. 1867 da Gaspare e da Letizia Galli, quarto di cinque figli: Giuseppe, Antonietta, Eva e Guido. Il fratello maggiore Giuseppe, poeta e scrittore stimato nell'ambiente letterario milanese, restò lontano dall'attività commerciale della famiglia; il minore Guido, coerede della ditta, restò sempre al rimorchio dell'iniziativa del quartogenito.

Gaspare era nato a Cassolnovo (Pavia) il 27 apr. 1828, ultimo dei dodici figli di Giuseppe e di Margherita Del Frate. Il maggiore di essi, Davide, come poi si chiamerà il nipote, aveva seguito gli studi divenendo protomedico. Venuto Gaspare quattordicenne a Torino in cerca di lavoro, era entrato nell'allora famoso caffè e liquoreria Bass, trasferendosi poi a Novara per avviare un proprio negozio. Qui si era messo a produrre tutta una gamma di liquori e bevande allora correnti, divenendo subito assai noto, tanto che la sua "confetteria" si trova segnalata in una guida di Novara del 1861. Venuto a Milano intorno al 1865, aveva aperto bottega al Coperto del Figini, il lato della piazza del Duomo dove si trovavano tutti i locali di mescita e i piccoli negozi del centro della città; quando il Coperto era stato demolito per far posto alla Galleria, aveva riaperto il negozio proprio sull'angolo del nuovo edificio. A Milano aveva iniziato la produzione del "bitter". Quando Gaspare morì, a Milano, il 14dic. 1882, la ditta aveva un'organizzazione strettamente familiare, con il C. e Guido che oramai da anni aiutavano il padre nella produzione dell'affermatoe richiesto amaro.

Subentrati al padre il C. ed il fratello, la ditta prese la ragione sociale di "Gaspare Campari. Fratelli Campari successori". Il C. lasciò al fratello l'esercizio del negozio in Galleria e distaccò il laboratorio in un locale in via Galilei: qui intraprenderà nel 1892 la produzione del "cordial", che avrà subito notevole successo si da essere annoverato tra i più tipici liquori dolci dell'industria italiana (Carpentieri, p. 437).

II C. aveva subito impresso alla ditta un indirizzo che rompeva con la tradizione produttiva dell'industria degli spiriti in Lombardia, cresciuta nella seconda metà del sec. XIX accanto e in concorrenza con quella piemontese. Ad un'attività propriamente enologica, egli aveva sostituito una industria chimica per bevande e liquori. La nuova gestione industriale della ditta, che nel 1888 aveva ottenuto il riconoscimento del marchio di fabbrica da parte del ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, dapprima accrebbe i tipi della liquoristica, per orientarsi poi ben presto verso la limitazione dell'intera produzione al "bitter" ed al "cordial". Questa specializzazione, nel 1904, fu concentrata nel nuovo stabilimento di Sesto San Giovanni, che assorbiva tutti i vecchi negozi e laboratori. A quella data il C. non solo aveva già stabilmente affermato la sua produzione esclusiva, ma aveva anche imposto un indirizzo tecnico e commerciale estremamente moderno che verrà progressivamente perfezionato: distinzione tra attività industriale e attività commerciale, specializzazione della produzione con la limitazione del numero dei prodotti, estensione della rete commerciale di vendita in Italia e poi all'estero mediante la costituzione di sedi autonome.

A indicare la stima che il C. si era guadagnata nel suo ramo, sta la nomina a giurato per i premi dell'Esposizione Internazionale di Milano del 1906. Partecipando con i suoi prodotti all'Esposizione, a conferma dell'indirizzo moderno di gestione, scriveva che, essendo l'industria dei liquori essenzialmente chimica, "...è evidente che alla chimica dovevamo far capo coll'istituire un gabinetto e una sala di analisi dotati di tutti gli opportuni apparecchi scientifici" (cit. in Cenzato, p. 107).

Nel 1910, quando la ragione sociale cambiò in "Davide Campari e C.", la ditta aveva un capitale interamente versato di 800.000 lire e contava, tra impiegati ed operai, 50 dipendenti; nel 1916 il numero dei soli operai era di 30 e salì a 50 nel 1919. In questo stesso anno il C. separò completamente la gestione della attività produttiva da quella commerciale. La costituzione della "Società Anonima Esercizi Campari" permise un'ulteriore espansione della società madre: nel 1923, oltre alle agenzie di Roma, Napoli, Palermo, Bologna, Trieste e Torino, era in avviamento l'attività delle filiali con stabilimenti di Nizza e Lugano. Nel 1932, al momento del lancio del nuovo prodotto "Campari soda", la ditta possedeva agenzie e filiali quasi dovunque in Italia e all'estero, ed era insediata anche nel Sud America, a Buenos Aires.

Malgrado la riservatezza e l'apparente estraneità ad ogni manifestazione di vita pubblica, il C. fu attento osservatore dei costumi del suo tempo per quel che poteva interessare la sua attività imprenditoriale. Ciò spiega il tempismo nelle decisioni di espansione della produzione, legata al consumo quotidiano di un genere di prodotti per allora quasi sconosciuti, nonché il ricorso ad una propaganda il cui gusto e stile ebbero in Italia larghissima influenza negli anni '20 e '30. A sostegno dell'espansione commerciale, il C. avviò una campagna pubblicitaria che per le sue caratteristiche tecniche e sociologiche fa di modello per la nuova industria dello advertising. Il C. chiamò infatti artisti come Dudovich, Depero, Villa, Cappiello, Munari, Negrin, Nizzoli (che realizzò il primo cartello polimaterico in Italia), Grego (che allestì la prima campagna pubblicitaria argomentata), Sto (S. Tofano), Ginopico ed altri. Nel 1931 molti manifesti che questi pittori e disegnatori avevano concepito per la ditta furono esposti alla Mostra internazionale del libro di Firenze. Sempre nel settore della pubblicità, il C. lanciò dalle pagine del Corriere della Sera il cosiddetto "Cantastorie", una delle più popolari forme reclamistiche in Italia negli anni intorno al 1920.

Il C. morì a San Remo il 7 dic. 1936.

Fonti e Bibl.: Il volume strenna di G. Cenzato per il centenario della ditta, Campari 1860-1960. Vicenda di un aperitivo e di un cordial, Milano 1960, offre l'informazione più ampia e completa sulla vita e l'attività di Gaspare, del C. e dell'intera famiglia Campari. Si veda inoltre: Memorie dei fabbricanti e commercianti di liquori di Milano sul Progetto di legge per una tassa sui liquori e sulle bevande alcoliche, Milano 1888; Il Dizionario Industriale Italiano, Roma 1923, ad vocem;F. Carpentieri, Le industrie dei vini e dei liquori, in La Rass. ital. politica e letteraria, s. 3, XIII (1930), pp. 434-438; C. Cima, Meneghin Campari Seltz, XX sonetti milanesi illustrati da D. Fontana, Verona 1932; M. Ferrigni, La pubblicità di una grande casa ital., Milano 1937; A. Fossati, Lavoro e produzione in Italia, Torino 1951, p. 430;. Gaspare Campari, in Il Borghese, 23 marzo 1956; Il centenario Campari, in La Martinella di Milano, XIV (1960), pp. 257 s.; N. Orsini, Andò in diligenza incontro alla fortuna, in Epoca, 17 luglio 1960, pp. 13-17; D. Villani, Il monumento vivo di D. C., in L'Ufficio moderno, XXXIV (1960), pp. 987-991.

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