KIRSANOFF, Dimitri

KIRSANOFF, Dimitri

Enciclopedia del Cinema (2003)
di Daniele Dottorini

Kirsanoff, Dimitri (francesizzazione di Kirsanov, Dmitrij)

Regista e sceneggiatore cinematografico, naturalizzato francese, nato a Dorpat (Estonia) il 6 marzo 1899 e morto a Parigi l'11 febbraio 1957. Figura isolata del cinema francese degli anni Venti, K. lavorò in senso innovativo sul cinema intendendolo come forma poetica sia all'interno dei codici del muto, sia con l'avvento del sonoro, concentrandosi particolarmente sul rapporto tra immagine e musica. Di buona parte dei suoi film scrisse anche la sceneggiatura.

Trasferitosi in Francia da ragazzo, studiò violoncello e pianoforte all'École normale de musique di Parigi. Inizialmente lavorò come musicista accompagnatore durante le proiezioni in varie sale della capitale francese, in seguito, entrato in contatto con gli esponenti dell'avanguardia cinematografica di quel periodo e sempre più interessato al cinema, iniziò a lavorare come regista. Esordì con il cortometraggio L'ironie du destin (1922), cui seguirono altre opere sperimentali, come Ménilmontant e Destin, entrambe del 1926, e Brumes d'automne (1929), che circolarono soprattutto nei cineclub di Parigi. Proprio a partire da L'ironie du destin (che è andato perduto) e soprattutto da Ménilmontant, storia di due sorelle che vivono nel quartiere parigino che dà il titolo al film, lo stile del regista si rivelò una personale interpretazione sia dei principi del montaggio elaborati dalla scuola sovietica (l'uso del montaggio come elemento espressivo teso a provocare uno shock nello spettatore), sia delle suggestioni provenienti dalle avanguardie (il ricorso a elementi simbolici nelle riprese dei paesaggi e degli oggetti). K. volle sviluppare ancora nei lavori successivi l'idea di una narrazione lineare che si avvaleva degli strumenti del cinema sperimentale (alternanza di sovrimpressioni, assenza di didascalie, riprese documentarie, ripetizioni di immagini, ellissi narrative), e di una recitazione espressiva e naturalistica (in particolare quella di Nadia Sibirskaïa, moglie di K. e attrice in quasi tutti i suoi film, da L'ironie du destin fino al 1935). Con l'avvento del sonoro, che intese come una nuova possibilità espressiva, K., anche musicista, iniziò a studiare i rapporti tra musica e immagini in una prospettiva sperimentale soprattutto in Rapt (1934), produzione svizzera tratta dal romanzo La séparation des races di Ch.-F. Ramuz. Realizzò quindi altri cortometraggi sperimentali musicali, come La fontaine d'Aréthuse e La jeune fille au jardin, entrambi del 1936, in cui si avvalse della fotografia di Boris Kaufman. In queste due opere l'intento di K. fu quello di sviluppare una narrazione poetica senza utilizzare dialoghi, mentre in Rapt, che non ebbe particolare successo al momento della sua uscita ma che costituì il culmine della sperimentazione audiovisiva del regista, l'uso dei dialoghi era stato ridotto al minimo e la musica invece (di Arthur Honegger e Arthur Hoérée) era stata utilizzata non come semplice sottofondo ma come elemento espressivo e comunicativo al pari delle immagini. Successivamente realizzò alcuni documentari, tra cui Visages de France (1936), mentre nel dopoguerra continuò a lavorare sulle possibilità espressive della musica, per es. in Arrière-saison (1950), quadro di vita familiare in cui la colonna sonora (ancora di Hoérée) non si interrompe mai a eccezione di una breve scena in cui nel silenzio si odono solo i rumori dei gesti compiuti. Nella fase finale della sua attività diresse inoltre film di finzione come Le témoin de minuit (1953; Testimone di mezzanotte), Le crâneur (1955; La giungla del peccato) e Miss Catastrophe (1957). bibliografia

A. Canziani, Il cinema francese negli anni difficili. Dalla fine della seconda guerra mondiale all'avvento del sonoro, Milano 1976, p. 56.

R. Abel, French cinema. The first wave, 1915-1929, Princeton 1987, pp. 395-402.

R. Prouty, The well-furnished interior of the masses: Kirsanoff's 'Menilmontant' and the streets of Paris, in "Cinema journal", 1996, 1, pp. 3-17.

R. Abel, Il cinema francese verso un mutamento paradigmatico, 1915-29, in Storia del cinema mondiale, a cura di G.P. Brunetta, 3° vol., L'Europa, t. 1, Torino 2000, pp. 310-311.

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