CARAFA, Diomede

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 19 (1976)

di M. Gabriella Cruciani Troncanelli

CARAFA, Diomede. - Nacque ad Ariano intorno al 1492 da Giovanni Francesco, duca di Ariano, e da Francesca Orsini; abbracciato lo stato ecclesiastico venne eletto vescovo della sua cittadina natale da Giulio II il 9 aprile 1511.

Nell'amministrazione della diocesi mostrò zelo e cura notevoli: in particolare venne elogiato per i restauri da lui promossi della facciata della cattedrale, del palazzo episcopale e della chiesa di S. Arcangelo in Ariano. Dopo oltre un quarantennio di vita integerrima ma scialba, tutta dedita all'adempimento dei doveri pastorali il C. assurse inaspettatamente ai massimi onori nel 1555 grazie alla nomina a pontefice di Gian Pietro Carafa, suo parente: il nuovo papa infatti (che aveva assunto il nome di Paolo IV) attuando sin dall'inizio una politica tesa a favorire al massimo i membri della propria famiglia, lo volle a Roma, ospite in Vaticano e il 20 dicembre dello stesso anno gli concesse addirittura la porpora.

La scelta di una personalità mediocre e oscura come quella del C., così palesemente dettata dal nepotismo, non mancò di destare scalpore. Essa contrastava inoltre coll'affermazione, fatta dal pontefice nel concistoro del 18 dicembre, di volersi mantenere libero da ogni pressione e condizionamento per quel che riguardava il governo spirituale della Chiesa.

Tuttavia, divenuto cardinale, il C. continuò a condurre una vita appartata, rimanendo totalmente estraneo alle manovre e agli intrighi politici dei suoi familiari, nonostante fosse (insieme con Alfonso Carafa, Scotti, Rosario, Dolera e Consiglieri) nel gruppo dei cardinali più vicini al papa, col compito di consigliarlo e aiutarlo per i problemi ecclesiastici. Dal settembre 1557 il suo nome appare tra quelli dei cardinali deputati all'Inquisizione, come registra l'Index auctorum et librorum qui ab officio S. Rom. et univ. Inquisitioni caveri mandantur (Pastor, p. 484). Proprio per la sua condotta riservata il C. fu l'unico esponente della famiglia che non dovè lasciare Roma nel gennaio 1559, quando l'ira di Paolo IV si abbatté sui suoi parenti, rei di nefandezze e soprusi; tuttavia nell'aprile del 1559, acuitasi maggiormente la crisi, anch'egli cadde in disgrazia, sembra del tutto ingiustamente. Testimonia la sua integrità di vita e la sostanziale buona fede il fatto che il popolo romano, durante i tumulti anti Carafa succeduti alla morte di Paolo IV, risparmiò dalla distruzione le sole insegne del card. Diomede. Quando dopo la morte di Paolo IV, i Carafa si trovarono nella necessità di ottenere l'appoggio incondizionato del futuro pontefice per ripristinare il loro credito, il C. si schierò in aiuto dei familiari, sostenendo energicamente la candidatura di Giovan Angelo de' Medici. Questi tuttavia, una volta eletto col nome di Pio IV, deluse le aspettative dei suoi sostenitori, perseguendo una politica di dichiarata ostilità nei confronti dell'illustre casata napoletana, che coinvolse anche il Carafa. I rapporti tra i due divennero aspri, fino a rompersi definitivamente durante il processo intentato da Pio IV contro Carlo e Giovanni Carafa: invano il C. si adoperò in ogni modo per salvare la vita ai suoi congiunti, appellandosi direttamente a Pio IV per ottenere una revisione del processo: il papa lasciò che i due venissero giustiziati. Sdegnato ed offeso il C. si allontanò da Roma, stabilendosi a Taranto per qualche tempo. Lottò ancora contro la decisione del papa di sciogliere l'Ordine teatino, fondato da Paolo IV nel 1524, mobilitando numerose personalità a favore della congregazione.

Morì il 12 ag. 1560, e venne sepolto nella chiesa di S. Arcangelo ad Ariano.

Il C. va ricordato per i lavori di restauro fatti eseguire a sue spese in molte chiese, tra cui quella romana dei SS. Martino e Silvestro ai Monti, di cui era cardinale titolare. Molto colto ed esperto di letteratura, fu intimo della poetessa Laura Terracina, che gli dedicò un sonetto in occasione della sua nomina al cardinalato (L. Terracina, Le Seste Rime, Lucca 1558, p. 51) ed alcune rime d'amore (De Maio, p. 19).

Fonti e Bibl.: Una breve vita manoscritta del C. è conservata nella Bibl. Apost. Vat., Urb.lat. 1666, cc. 50r-58v. Alcune sue lettere sono riportate inoltre in Barb. lat. 5708, cc. 198r, 200r, 202r, 204r, 206r. Vedi inoltre Concilium Tridentinum..., ed. Societas Goerresiana, II, Friburgi Br. 1911, ad Indicem; B. Aldimari, Historia geneal. della famiglia Carafa, II, Napoli 1691, pp. 432-433; L. Cardella, Mem. stor. de' cardinali di S. Romana Chiesa, IV, Roma 1793, pp. 346-347; R. Ancel, L'activité réformatrice de Paul IV..., in Revue des questions histor., n.s., XLII (1909), p. 75; L. von Pastor, Storia dei papi, VI, Roma 1927, pp. 427, 484; R. De Maio, Alfonso Carafa,cardinale di Napoli, Città del Vaticano 1961, ad Indicem; G. van Gulik-C. Eubel, Hierarchia catholica, III, Monasterii 1923, pp. 67, 127.