Addottoratosi in utroque iure nello Studio napoletano, il M. ebbe una carriera folgorante: ventenne, fu chiamato nello Studio in qualità di professore di diritto civile e, con privilegio del 22 sett. 1501 «post patrocinia per ipsum praestita in infinitis causis, ob suam singularem doctrinam, exemplarisque vitae et morum integritate» (Grammatico, Additiones, c. 1r col. b) entrò nel S. Regio Consiglio. Il 30 maggio 1507 Ferdinando il Cattolico lo creò presidente della Regia Camera della Sommaria; intorno al 1509, insieme con il fratello Nicola, figura nell’amministrazione del principato di Salerno all’epoca della reggenza di Marina di Villahermosa, in favore del giovane Ferrante Sanseverino.
Ebbe come discepoli Scipione Di Gennaro e Tommaso Grammatico, che lo esaltarono nelle loro opere con espressioni di profonda ammirazione e rispetto. Vista la fama di cui godeva presso i contemporanei, sembra strana la scarsità delle opere pervenute, tutte legate all’esercizio dei suoi incarichi, che evidentemente comportarono la rinuncia a un esercizio più propriamente teorico, volto alla produzione di scritti di natura dottrinale. Il suo contributo più consistente riguarda glosse e additiones alle costituzioni e ai capitoli del Regno utilizzate nei tribunali e nello Studio. Fra i Consilia civilia di Grammatico, al n. 66, ne è registrato uno del M., reso con Coluccio Coppola in una pubblica adunanza tenutasi nella chiesa di S. Domenico alla presenza di Antonio Di Gennaro, presidente del S. Regio Consiglio, a favore di un certo Giulio Scorciato contro le accuse dello stesso Grammatico, avvocato del Fisco. Alcuni Consilia sono nella miscellanea di Consuetudines Neapolitane [sic] cum glosis curata da S. Di Gennaro (Napoli, G.P. Suganappo, 1546). Chioccarelli (I, p. 145), Toppi (p. 252) e Giustiniani (p. 266) riferiscono di un Consiliorum legalium liber da lui compilato e posseduto da Bartolomeo Caracciolo d’Aragona. Incerta pure la notizia riportata in Minieri Riccio (p. 201), che gli attribuisce una Glossa super capitulis Regni Siciliae.
Il M. morì a Napoli nel 1511.
Fonti e Bibl.: Aureus et singularis tercentum regularum tractatus… per dominum Scipionem Ianuarium nobilem Neapolitanum, Neapoli 1525, c. 36v; T. Grammatico, In constitutionibus, capitulis, et pragmaticis Regni Neapolitani et ritibus Magnae Curiae Vicariae additiones et apostillae, Venetiis 1562, c. 1r col. b; Id., Consilia et vota seu iuris responsa, Lugduni 1575, Cons. crim., 13; N. Toppi, De origine omnium tribunalium nunc in Castro Capuano fidelissimae civitatis Neapolis existentium libri quinque, II, Neapoli 1659, p. 252; B. Chioccarelli, De illustribus scriptoribus qui in civitate et Regno Neapolis…, I, Neapoli 1780, pp. 145 s.; L. Giustiniani, Memorie istoriche degli scrittori legali del Regno di Napoli, II, Napoli 1787, pp. 224-226; G. Manna, Della giurisprudenza e del foro napoletano. Dalla sua origine fino alla pubblicazione delle nuove leggi, III, Napoli 1839, pp. 100 s.; C. Minieri Riccio, Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, Napoli 1844, p. 201; B. Capasso, Sulla storia esterna delle costituzioni del Regno di Sicilia promulgate da Federico II, Napoli 1869, p. 101; G. De Crescenzo, Diz. storico-biografico degli illustri e benemeriti salernitani, Salerno 1937, p. 76; C. De Frede, Studenti e uomini di legge a Napoli nel Rinascimento…, Napoli 1957, p. 46; R. Colapietra, I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del barone ribelle, Salerno 1985, p. 118; E. Cortese, Sulla scienza giuridica a Napoli fra Quattro e Cinquecento, in Scuole, diritto e società nel Mezzogiorno medievale d’Italia, a cura di M. Bellomo, I, Catania 1985, p. 124; A. Cernigliaro, Patriae leges, privatae rationes: profili giuridico-istituzionali del Cinquecento napoletano, Napoli 1988, pp. 313-316; D. Maffei, Di un inedito «De modo in iure studendi» di D. M. con notizie su altre opere e lo Studio di Napoli nel Quattrocento, in Riv. internazionale di diritto comune, II (1991), pp. 7-29.