L’alunnato, dall’età di ventidue anni, presso lo studio di Antonino Alberti detto il Barbalonga, pittore messinese di tendenza classicista e allievo a Roma del Domenichino (Domenico Zampieri), segna la prima attività del Marolì. Perduta durante il terremoto del 1908, la sua prima opera, un Padre Eterno dipinto per la chiesa di S. Michele che riprendeva modelli del Barbalonga, è riconducibile al primo periodo della sua produzione il Martirio dei ss. Placido, Eutichio, Flavia e Vittorino per la chiesa di S. Paolo, anch’esso distrutto nel 1908, ma noto attraverso un’antica fotografia.
Documentato dalle fonti, ma di incerta datazione, è il «Presepio, così ben condotto con figure al naturale sul gusto del Bassano» (Susinno, p. 208) per la chiesa di S. Maria della Grotta, prima ritenuto posteriore al soggiorno veneziano (si vedano i contributi di Natoli e Campagna Cicala) e oggi ricondotto, con il suo «schietto naturalismo» di ascendenza napoletana, a una data non posteriore alla metà degli anni Quaranta (Hyerace, 1984, accolto in Campagna Cicala, 2006).
All’età «di anni 30 in circa» Susinno pone il soggiorno a Venezia, dove il M. poté «studiare la magia di quel colorire» e «seguire le opere di Paolo Veronese» (p. 205). L’attività veneziana è documentata nella Carta del navegar pitoresco di M. Boschini (1660), che ricorda il M. come apprezzato pittore di soggetti pastorali, dai quali trasse anche un’incisione.
Testimoniato solo da Susinno è un soggiorno a Bologna negli anni veneziani, durante i quali il M. sposò una donna di cui aveva «fatto il ritratto» (p. 206) ed ebbe un figlio, Pietro, poi pittore attivo soprattutto a Napoli.
Le richieste del messinese F. Di Giovanni avrebbero indotto il M. a tornare in patria intorno al 1660 e a incorrere però, insieme con il figlioletto, nella pericolosa avventura del rapimento da parte di «una rapace fusta di turchi» (p. 206) che li avrebbe ridotti in schiavitù per tre anni a Tunisi, prima di concederne il rientro a Palermo.
Rientrato a Messina, il M. realizzò due grandi tele, non rintracciate: un Sacrificio di Isacco, in cui avrebbe imitato tanto bene la natura da eguagliare Caravaggio (Michelangelo Merisi) anche per le «ombre tanto gagliarde» (Susinno, p. 207), e un S. Sebastiano curato dalle pie donne.
La sola opera firmata e datata 1665 è il Sacrificio di Melchisedech per la cappella del Sacramento del duomo di Reggio Calabria, dove il debito alla prima formazione messinese si mescola a suggestioni caravaggesche e approfondimenti naturalistici soprattutto nei volti anziani.
Documentata dalla più antica letteratura (Susinno; Pascoli; Hackert - Grano) è l’Estasi di s. Pietro d’Alcántara proveniente dalla chiesa di S. Maria di Portosalvo a Messina e ora nel Museo regionale.
L’ultima opera del M. è la decorazione a «buon fresco» della cupola della chiesa gesuita di S. Nicola a Messina, con l’Eterno Padre e putti nel lanternino, «tutto dipinto con gusto e mirabil arte nello scortare della figura all’in su» (Susinno, p. 210). L’opera, interrotta a causa del sopraggiungere della morte del M., è andata distrutta insieme con la chiesa durante il terremoto del 1783.
Il M. morì a Scaletta Zanclea (non lontano da Messina) il 23 maggio 1676, e fu seppellito nella chiesa di S. Nicola dei Greci.
Fonti e Bibl.: F. Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare… (1581), a cura di G. Martinioni, Venezia 1663, p. 21; M. Boschini, La carta del navegar pitoresco (1660), a cura di A. Pallucchini, Venezia-Roma 1966, pp. 629, 691; F. Susinno, Le vite de’ pittori messinesi (1724), a cura di V. Martinelli, Firenze 1960, pp. 203-211; L. Pascoli, Vite de’ pittori, scultori, ed architetti moderni, II, Roma 1736, p. 50; C.D. Gallo, Gli Annali della città di Messina, III, Messina 1758, pp. 83 s.; L. Lanzi, Storia pittorica della Italia… (1789), Bassano 1809, II, p. 334; III, p. 257; F. Hackert - G. Grano, Memorie dei pittori messinesi (1792), Messina 2000, pp. 100-104; G. Grosso Cacopardo, Memorie dei pittori messinesi, Messina 1821, pp. 133-135; Id., Guida per la città di Messina, Messina 1826, pp. 78 s.; C. La Farina, Intorno le belle arti e gli artisti fioriti in varie epoche a Messina…, Messina 1835, pp. 84-90; Id., Intorno alla biografia di Onofrio Gabrieli pittore da Messina, in Il Faro, I (1836), pp. 42 s.; Id., Messina e i suoi monumenti, Messina 1840, pp. 123 s.; Messina e dintorni. Guida a cura del Municipio, Messina 1902, pp. 319, 334, 347, 350; G. La Corte Cailler, Il palazzo e la galleria Brunaccini, in Arch. stor. messinese, II (1902), p. 141; A. Salinas - G.M. Columba, Terremoto di Messina. Opere d’arte recuperate, Palermo 1915, pp. 46, 59; E. Mauceri, Pittori secenteschi del Museo di Messina: D. M., Giovanni Van Houbracken, Agostino Scilla, in Boll. d’arte, XX (1926), pp. 110-112; G. Fiocco, Pittura veneziana del Seicento e del Settecento, Verona 1929, pp. 48, 75; R. De Logu, Seicento pittorico messinese, in Italia letteraria, I (1931), p. 4; S. Bottari, La cultura figurativa in Sicilia, Messina-Firenze 1954, pp. 83 s.; M. Accascina, Museo nazionale di Messina, in Boll. d’arte, XLI (1956), p. 347; C. Donzelli - G.M. Pilo, I pittori del Seicento veneto, Firenze 1967, pp. 272 s.; G. Consoli, Messina. Museo regionale, Bologna 1980, pp. 54 s.; E. Natoli, Frammenti del Seicento messinese, in Quaderni dell’Ist. di storia dell’arte medievale e moderna, IV (1980), pp. 35-38; R. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, Milano 1981, pp. 313 s., 318; F. Campagna Cicala, Avant propos sul Seicento pittorico messinese, in Onofrio Gabrieli, 1619-1706 (catal.), Messina 1983, pp. 46 s.; G. De Vito, Un quadro di Nunzio Rossi a Messina ed altri apporti napoletani, in Ricerche sul ’600 napoletano, Milano 1983, p. 9; L. Hyerace, Precisazioni su D. M. e due inediti, in Prospettiva, XXXVIII (1984), pp. 58-69; Id., Un’aggiunta al catalogo del M., in Nuovi Annali della facoltà di magistero dell’Università di Messina, 1986, n. 4, pp. 413-415; G. Molonia, in La pittura in Italia. Il Seicento, II, Milano 1989, p. 803; C. Siracusano, La pittura del Seicento in Sicilia, ibid., p. 529; F. Campagna Cicala, Un’antologia di frammenti. Dipinti seicenteschi inediti o poco noti delle collezioni del Museo di Messina (catal.), Messina 1990, pp. 62-65; Id., in F. Zeri - F. Campagna Cicala, Messina. Museo regionale, Palermo 1992, pp. 40, 123-125; E. Natoli, in L. Sarullo, Diz. degli artisti siciliani, II, a cura di M.A. Spadaro, Palermo 1993, pp. 334 s.; L. Hyerace, D. M.: un restauro e un recupero, in Quaderni dell’attività didattica del Museo regionale di Messina, 1995, n. 5, pp. 53-60; M.T. Sorrenti, Una scheda per D. M., in Calabria sconosciuta, XXI (1998), pp. 43-46; F. Campagna Cicala, La pittura del Seicento nella Sicilia orientale, in Storia della Sicilia, X, Roma 1999, pp. 233-235; Id., in Acquisizioni e restauri 2002-2005 (catal.), Messina 2006, pp. 24-277; E. Bénézit, Dictionnaire des peintres…, Paris 1999, V, p. 792; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXIV, p. 127.