DORIA PAMPHILI LANDI, Antonio Maria

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 41 (1992)

di Marina Formica

DORIA PAMPHILI LANDI, Antonio Maria. - Nato a Napoli il 28 marzo 1749 dal principe Giovanni Andrea (IV) Doria e da Eleonora Carafa della Stadera, figlia del duca d'Andria, trascorse l'infanzia a Genova, nel palazzo di Fassolo, ove fu educato da precettori privati.

Trasferitosi a Roma nel 1761, fu inviato insieme con il fratello Giuseppe nel collegio dei nobili, retto dai gesuiti, ma nel 1767 - dopo il decreto con cui Carlo III di Borbone Spagna espelleva la Compagnia dai territori a lui soggetti e proibiva ai suoi sudditi di avere rapporti con essa - il D., quale membro di una famiglia che si fregiava del titolo di grande di Spagna, fu ritirato dall'istituto. Dopo pochi mesi i due fratelli Doria, che da alcuni anni erano rimasti orfani di entrambi i genitori, entrarono nel collegio Clementino tenuto dai padri somaschi. Rientrato presto in famiglia, presso il fratello maggiore Andrea (IV), il D. seguì i corsi dell'archiginnasio della Sapienza, ove si laureò in utroque iure il 15 luglio 1769. L'anno successivo, senza vera vocazione ma seguendo un costume consueto per i cadetti delle famiglie nobili, vestì l'abito prelatizio. Iniziò quindi una carriera ecclesiastica notevole, favorito dall'influenza presso la corte pontificia della famiglia prima e del fratello Giuseppe poi.

Il primo incarico di rilievo fu quello di presidente della Grascia di Roma (1778-1780), in virtù del quale dovette occuparsi dell'approvvigionamento di generi alimentari per la capitale (bestiame da macello, pesce, olio, frutta, verdura, ecc.) ed esercitare la giurisdizione civile e criminale in questo settore. In campo ecclesiastico, dopo essere stato maestro di Camera di Pio VI, nel concistoro del 14 febbr. 1785 fu elevato alla porpora insieme con il fratello Giuseppe, in deroga alla bolla emanata oltre due secoli prima da Giulio II che proibiva l'elevazione ál cardinalato di due fratelli carnali. Ricevuti proprio dal fratello Giuseppe gli ordini minori nel maggio 1785 (suddiaconato e diaconato), ebbe il titolo diaconale di Ss. Cosma e Damiano, mutato nel 1789 con quello di S. Maria in Martyres e nel 1800 con quello di S. Maria in via Lata. Nello stesso anno 1785 ottenne da Pio VI la titolarità delle abbazie di Foligno, Assisi e Pesaro; nel 1787 divenne protettore dell'Arciconfraternita del Ss. Crocefisso.

Nei giorni dell'invasione francese di Roma e della proclamazione della Repubblica Romana (15 febbr. 1798), il D. si trovava a Napoli, ove si era recato fin dal novembre precedente per motivi di salute. Qui, in seguito alla diaspora cardinalizia, fu raggiunto dai porporati F. Carafa, L. Flangini e Enrico Stuart duca di York. Poi, quando - alla fine del 1798 - anche il Regno fu coinvolto negli avvenimenti rivoluzionari, abbandonò Napoli imbarcandosi, insieme con i cardinali R. Braschi Onesti, F. M. Pignatelli e di York, sulla nave "Archimede" diretta a Messina. In previsione di un possibile conclave, si imbarcò nuovamente facendo rotta verso i territori dell'Impero, dove stavano concentrandosi i membri del S. Collegio. Sbarcato a Trieste, raggiunse a Venezia il fratello Giuseppe, con cui si portò a Padova, ove i due soggiornarono nel convento di S. Antonio. Qui li raggiunse la notizia della morte in prigionia del papa Pio VI avvenuta a Valence il 29 agosto. Furono i cardinali residenti a Padova (il D. e il fratello Giuseppe, S. Borgia, F. Livizzani, Flangini e di York) a discutere circa le modalità di effettuazione del conclave, che si decise di tenere a Venezia, nell'isola di San Giorgio. Poi i tre capi d'ordine, il D., G. F. Albani e F. Carafa, inviarono le lettere di comunicazione ai sovrani cattolici e quelle di convocazione per i cardinali assenti.

Apertosi il conclave, il D. - la cui candidatura era stata esclusa fin dall'inizio dall'imperatore Francesco II, perché legato alla corte spagnola - avversò quella di A. Mattei auspicata dall'Impero, schierandosi in favore di C. Bellisomi. Dopo l'elezione del cardinale G. B. Chiaromonti, il D., in qualità di primo cardinale diacono, ebbe l'incarico di incoronare solennemente Pio VII nella chiesa di S. Giorgio il 21 marzo 1800.

Rientrato a Roma il 3 luglio insieme con il nuovo pontefice, che aveva accompagnato nel viaggio da Pesaro alla capitale, venne chiamato a far parte della congregazione particolare per la riforma economica del palazzo apostolico e l'abolizione degli abusi, creata il 9 luglio.

Nel 1801 Pio VII lo nominò membro della congregazione del Cerimoniale e gli conferì la prefettura della congregazione delle Acque, Paludi Pontine e Chiane.

In questo incarico egli, già da tempo interessato ai problemi economici, in particolare agricoli e commerciali, si valse dell'aiuto e dell'esperienza dell'ingegnere Andrea Vici per approfondire le proprie conoscenze nelle questioni di tecnica idraulica.

Dopo la nuova invasione francese dello Stato pontificio (febbraio 1808) e alla successiva intimazione ai cardinali "stranieri" di ritirarsi nei luoghi natali, il D. insieme con il fratello si ritirò a Genova e poi a Pegli, ove rimase fino all'anno successivo quando un ordine del ministro dei Culti dell'Impero francese lo costrinse a portarsi a Parigi insieme con gli altri cardinali, mentre il papa era in stato di prigionia. Qui dette prova di accondiscendenza al governo napoleonico, accogliendo l'invito al matrimonio dell'imperatore con Maria Luisa d'Austria (2 apr. 1810): fu perciò annoverato tra i "cardinali rossi", così chiamati in contrapposizione ai "cardinali neri" privati della porpora da Napoleone perché si erano rifiutati di presenziare al rito per rispettare il rifiuto papale all'annullamento del suo precedente vincolo matrimoniale.

Nel settembre di quell'anno il D., afflitto da problemi di salute, ottenne il permesso di lasciare Parigi per tornare a Genova. Qui si trattenne fino alla Restaurazione. Ristabilito il governo pontificio, fu nominato arciprete della basilica di S. Maria Maggiore (10 ott. 1819) e prefetto della congregazione della Disciplina regolare (11 sett. 1820).

Il D. morì a Roma il 31 genn. 1821.

Fonti e Bibl.: Roma, Archivio Doria Pamphili, scaff. 7/49 int. 4 (lettere al principe Giovanni Andrea per la nascita del D.); 5/1 (notizie varie sulla vita); 93/75 (carteggi relativi alla sua tutela); 93/55 int. 3 (Ordine della Croce di Malta); 10/26 (carteggi sulla presidenza della Grascia); 5/10 (naturalizzazione sarda); 99/91 int. 5 (ms. del D. relativo al conclave del 1800); 7/42-anno 1810 (invito al matrimonio di Napoleone); 5/2 (disposizioni testamentarie e stato dell'eredità); Arch. segreto Vaticano, Fondo concistoriale, Acta camer., 52, f. 2, p. 49; f. 27 (cariche ecclesiastiche); Roma, Arch. d. Accad. S. Luca, vol. 54, ff. 40v, 41, 42v.; Applausi poetici per la felice promozione alla sacra porpora degli Eminentissimi Sig. Cardinali Giuseppe ed Antonio Doria (...) dall'abbate Niccolò Dolcini di Meldola (...), Cesena [1785]; Per la promozione Alla Sagra Porpora dell'Emo e Rmo Principe il Sig. cardinale A.D., Roma 1785; Diario ordinario (Cracas), Roma 1785, nn. 1082, 1084; Notizie per l'anno MDCCCXXI, Roma 1824, p. 57; E. Consalvi, Memorie, a cura di M. Nasalli Rocca, Roma 1950, pp. 115, 352, 356, 361, 383; C. Antonini, Antonius ab Auria SS.D.N. Papae cubiculo praefectus romanus S.R.E. diaconus..., Romae s.d. (ritr.); G. B. Semeria, Secoli cristiani della Liguria…, I, Torino 1842, pp. 453 s.; F. Petruccelli della Gattina, Histoire diplom. des conclaves..., Bruxelles 1866, pp. 281-304; C. v. Duerm, Un peu plus de lumière sur le conclave de Venise..., Louvain-Paris 1896, pp. 29, 84, 122, 176, 201, 230, 239, 371, 543; J. Gendry, Pie VI. Sa vie. Son pontificat (1717-1799), Paris 1907, II, p. 308; L. v. Pastor, Storia dei papi, XVI, 3, Roma 1934, p. 270; G. Filippone, Le relazioni tra lo Stato pontificio e la Francia rivoluzionaria, Milano 1961, II, pp. 51, 219, 508, 510, 633; M. Heimbürger Ravalli, Disegni di giardini e opere minori di un artista del '700: Francesco Bettini, Firenze 1981, pp. 15, 155, 160; G. Moroni, Diz. di erudiz. storico-eccles., ad Indicem.

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