DRENGOT, Rainulfo, detto Trincanotte

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 41 (1992)

di Errico Cuozzo

DRENGOT, Rainulfo, detto Trincanotte (Trinclinocte, Drincanoctus). - Quarto conte di Aversa, secondo di questo nome, normanno di stirpe, apparteneva alla nobile famiglia dei signori di Quarel, piccolo centro della Francia nordoccidentale da identificarsi con ogni probabilità - secondo l'ipotesi avanzata dal Ménager - con l'odierna Les Carreaux presso Avesnes-en-Bray (dip. Seine-Maritime).

Non sappiamo, per il silenzio delle fonti in nostro possesso, quando sia venuto in, Italia ed in quali circostanze. Si trovava, ad ogni modo, in Aversa nel luglio del 1045, quando, dopo aver governato solo per qualche settimana, vi mori, senza lasciare eredi diretti, il secondo conte di quella città, Asclettino Drengot detto il "comes iuvenis", che era suo cugino. I Normanni di Aversa si accordarono infatti per eleggere appunto il D. come successore del defunto Asclettino, ma Guaimario V, principe di Salerno e di Capua, che rivendicava con forza il ruolo di rappresentante degli interessi imperiali nel Mezzogiorno d'Italia, intervenne ed impose come conte un nobile estraneo alla casata dei Drengot, "Rodulfus filius Oddonis, cognomento Cappellus". I Normanni oppositori dei nuovo conte furono ridotti all'impotenza e i loro capi, tra i quali lo stesso D., condotti prigionieri in Salerno, furono rinchiusi nella torre maggiore. All'inizio dell'estate del 1046 il D", corrotto il guardiano, riuscì a fuggire dalla prigione. A Maddaloni si incontrò col deposto principe Pandolfo IV di Capua, da poco tornato in Italia dall'esilio costantinopolitano e deciso a recuperare il trono che nel 1038 l'imperatore germanico Corrado II gli aveva tolto per assegnarlo a Guaimario V principe di Salerno.

I due stabilirono allora un comune patto d'azione. Il D. avrebbe cercato di rientrare in Aversa, dove sapeva di poter contare sull'appoggio dei Normanni, nel tentativo di assumervi il potere: se fosse riuscito nel suo intento, si impegnava a sostenere Pandolfo IV nella riconquista del principato di Capua e del trono. Pandolfo IV, dal canto suo, si impegnava a fornire il denaro necessario per l'impresa. Ed effettivamente il D. fece ritorno in Aversa, penetrandovi di notte. I Normanni insorsero, costringendo Rodolfo Cappello alla fuga, ed elessero il D. a loro conte.

Impadronitosi così del potere in Aversa, il D. assoldò una banda di mercenari normanni, che erano peraltro scontenti della politica autoritaria del principe di Salerno. Tuttavia, invece di tentare la programmata conquista di Capua, decise di marciare su Salerno con l'intenzione di cingerla d'assedio. Ad impedirgli il passo, gli si fece incontro un'altra banda normanna, al soldo di Guaimario. La comandava Drogone d'Altavilla. Le due colonne si incontrarono presso Sarno, ma non vennero a combattimento. Infatti il D., non avendo più ricevuto il soldo ed i rifornimenti promessigli da Pandolfò di Capua, si sottomise a Drogone e lo pregò di intercedere per lui presso il principe di Salerno per ottenere dalle mani di quel sovrano l'investitura della contea di Aversa. La richiesta fu esaudita. Il D. si recò a Salerno e fu creato conte da Guaimario. Dopo la cerimonia il D. ritornò in Aversa carico di ricchi doni.

La sottomissione del D. segnò l'apogeo della potenza politica di Guaimario nel Mezzogiorno. Nell'estate del 1046, infatti, egli aveva il controllo sui principati di Salerno e di Capua, sulla contea di Aversa, sui tre ducati di Gaeta, Sorrento ed Arnalfi, su parte della Puglia e della Calabria. Inviava e riceveva doni dall'imperatore di Germania; stringeva alleanza con il marchese Bonifacio di Toscana; si imparentava con la potente famiglia romana dei conti di Tuscolo.

Nell'autunno del 1046 l'imperatore eletto Enrico III, finalmente libero dalla guerra contro gli Ungari, discese in Italia, richiamato dall'urgenza di ristabilire l'unità della Chiesa e il prestigio della Sede apostolica, allora oggetto di contesa fra tre pontefici - Benedetto IX, Silvestro III, Gregorio VI -, per riaffermare l'autorità dell'Impero nei confronti del suo riottoso vassallo Bonifacio marchese di Toscana, e dei principi longobardi dell'Italia meridionale, per raggiungere un compromesso con i Normanni.

Affrontato il problema della riforma della Chiesa nel sinodo di Pavia (ottobre 1046), fatti deporre Benedetto IX e Silvestro III, costretto Gregorio VI ad abdicare (sinodl di Sutri e di Roma: 20 e 24 dicembre), Enrico III fece eleggere al soglio di Pietro un suo amico, il vescovo di Bamberga Suidger (24 dicembre), che venne consacrato papa col nome di Clemente 11 (25 dicembre). Incoronato imperatore lo stesso giorno di Natale di quel medesimo anno, Enrico si dedicò alla soluzione della situazione politica dell'Italia centro meridionale. Evitò uno scontro aperto in Toscana con il marchese Bonifacio, perché era preoccupato dei legami che univano costui ai duchi di Lorena, e perché era consapevole che l'atteggiamento del marchese, favorevole ai nuovi moti sociali che mettevano in crisi la feudalità comitale ed episcopale in Lombardia ed in Emilia, non poteva che ritornargli in vantaggio. Decise, invece, di affrontare i due maggiori alleati di Bonifacio, cioè i conti di Tuscolo e Guaimario di Salerno.Nei primi giorni del 1047 l'imperatore era a Montecassino. Di qui partì per Capua, dove si trattenne per più di un mese. A Capua ricevette l'omaggio del D. e di Drogone d'Altavilla, che, portandogli in dono molto denaro e molti cavalli, gli chiesero di ricevere dalle sue mani l'investitura delle terre che possedevano. Enrico accolse la proposta: il D. fu investito della contea di Aversa, e fu così posto sullo stesso piano, da un punto di vista giuridico, delle altre autorità politiche del Mezzogiorno, che l'imperatore provvedeva, nel frattempo, a riconoscere. Il conte di Aversa, da fedele vassallo di Enrico, cooperò con quest'ultimo a ridimensionare il potere di Guaimario di Sàlerno, al quale fu tolto il principato di Capua che venne restituito allo spodestato Pandolfò IV. Il 18 febbraio il D. accompagnò l'imperatore a Salerno, poi a Benevento, partecipando con i suoi armati all'assedio della città. Poi, quando nei primi giorni di marzo Enrico interruppe l'azione e si diresse verso il Chietino per rientrare in Germania, il D. continuò le ostilità, senza levare l'assedio da Benevento e persistendo nel saccheggio del territorio circostante. Purtroppo le fonti non forniscono altre notizie sull'attività del D. durante il 1047, se si eccettuino alcune informazioni circa i suoi rapporti con il cugino Riccardo Drengot, il futuro sesto conte di Aversa. Dalle intitolazioni delle carte aversane, che riportano il nome del conte, qualche volta associato a quello di Enrico III, sembra che si possa dedurre che egli sia rimasto fedele all'imperatore.

Il D. morì prima del 21 apr. 1048.

Alcune inedite pergamene conservate nell'archivio della badia della Ss. Trinità di Cava de' Tirreni forniscono delle preziose notizie sulla famiglia del D.: la moglie Emma, "filia quondam Ioffrit normannus", sposò in seconde nozze Guimondo "de Mulisio", e fu signora di Eboli tra il 1082 ed il 1090; da lei il D. ebbe almeno due figli: Ioscelino (Iocziulinus) e Guglielmo, che, già morto nel 1082, ebbe tre figli, Ruggiero, Roberto, Rainulfo. Di questi ultimi Ruggiero prima e Roberto poi tennero la signoria di Eboli fino al terzo decennio del sec. XII, quando il feudo entrò a far parte della contea di Principato.

Fonti e Bibl.: Arch. della badia di Cava, pergg. B 21 (a. 1083 [2] febbraio, Ind. VI); B 22 (a. 1083 [2] febbraio, Ind. VI); B 30 (a. 1083, ottobre, Ind. VII); B 31 (a. 1083, agosto, Ind. VII [?]); C 18 (a. 1089, settembre, Ind. XII); C 20 (a. 1089, giugno, Ind. XII); C 23 (a. 1090, settembre, Ind. XIV) C 24 (a. 1090, settembre, Ind. XIV); D 50 (a. 1104, dicembre, Ind. XIII); D 51 (a. 1105, settembre, Ind. XIV); E 3 (a. 1105, dicembre, Ind. XIII [?]); E 30 (a. 1115 [4], febbraio, Ind. VIII); E 35 (a. 1114, giugno, Ind. VII); F 3 (a. 1117, giugno, Ind. XI [?]); Storia de' Normanni di Amato di Montecassino, a cura di V. De Bartholomaeis, Roma 1935, in Fonti per la storia d'Italia …, LXXVI, pp. 99 s., 103 s., 106, 111 s., 117, 126; Guillaume de Pouille, La geste de Robert Guiscard, a cura di M. Mathieu, Palermo 1961, p. 126; Chronica monasterii Casinensis, a cura di H. Hoffmann, in Mon. Germ. Hist., Scriptores, XXXIV, Hannoverae 1980, pp. 301, 327; H. Bresslau, Jahrbücher des Deutschen Reichs unter Konrad II., II, Leipzig 1884, p. 500; F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, I, Paris 1907, pp. 109 ss., 115 s.; A. Gallo, Aversa normanna, Napoli 1938, pp. 31-36; J. Deér, Papsttum und Normannen ..., Köln-Wien 1972, pp. 25, 46; L.-R. Ménager, Inventaire des familles normandes et franques emigrées en Italie méridionale et en Sicile (XIe-XIIe siècles), in Roberto il Guiscardo e il suo tempo. Relazioni e comunicazioni nelle Prime Giornate normanno-sveve, Roma 1975, pp. 304, 334 n. 1; E. Cuozzo, 'Milites' e 'testes' nella contea normanna di Principato, in Bull. dell'Ist. stor. ital. Per il Medio Evo, LXXXVIII (1979), pp. 123 s., nn. 6-9.

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