elementi formativi

elementi formativi

Enciclopedia dell'Italiano (2010)
di Claudio Iacobini

elementi formativi

1. Definizione

Gli elementi formativi sono elementi morfologici non autonomi, tratti dalle lingue classiche (greco e latino), impiegati per formare composti (➔ composizione), di norma in combinazione con un altro elemento formativo (per es., idro- in idrofilo, idrogeno), oppure con una parola indipendente (per es., idromassaggio, idrosolubile). Le parole composte da due o più elementi formativi sono usate nelle terminologie tecniche e scientifiche, spesso in classificazioni.

In seguito allo sviluppo delle scienze a partire dal XVIII secolo, le lingue di cultura si sono arricchite di decine di migliaia di termini coniati per mezzo di elementi formativi. Tali termini sono detti composti neoclassici per la loro origine, o internazionalismi per il fatto di avere un significato univoco con una forma che presenta trascurabili differenze nelle diverse lingue (per es., it. biometria, franc. biométrie, ingl. biometrics, ted. Biometrie, spagn. biometría; it. fitofago, franc. phytophage, ingl. phytophagous, ted. Phytophag, spagn. fitófago), distinguendosi dalle parole del lessico comune, che sono invece di solito caratterizzate da spiccate differenze nella forma e plurivocità di sensi. Il crescente influsso delle tecnologie ha determinato nel corso del XX secolo la diffusione dei composti neoclassici anche nel lessico comune (per es., frigorifero, microfono, telefono, termometro), favorendo l’integrazione degli elementi formativi nel lessico della lingua italiana (e delle altre lingue) specialmente tramite il loro impiego in combinazione con parole del lessico comune (per es., agriturismo, paninoteca, telecomunicazione, termocoperta).

2. Delimitazione

Gli elementi formativi presentano problemi di classificazione e di delimitazione dal punto di vista sia teorico che descrittivo. Essi infatti hanno caratteristiche in comune da un lato con le parole, dall’altro con gli ➔ affissi.

Con gli affissi hanno in comune il fatto di non essere ‘liberi’; ma a differenza dei prefissi e dei suffissi non tutti occupano una posizione fissa (alcuni elementi formativi possono essere usati in posizione sia iniziale che finale: cardio, geo; cfr. pericardio, cardiogramma; ipogeo, geografia). Inoltre la grandissima maggioranza degli elementi formativi esprime significati di natura lessicale (crio- «freddo, gelo», gastro- «ventre, stomaco»); solo una piccola minoranza ha significati di tipo funzionale-relazionale (ecto- «fuori», endo- «dentro») tipici degli affissi. A differenza degli affissi, e analogamente alle parole, numerosi elementi formativi possono combinarsi con affissi per formare parole derivate (artro-, dendro-: cfr. artrosi, dendrite).

I composti neoclassici non corrispondono pienamente né alla definizione di composto né a quella di derivato della lingua italiana: infatti non sono formati né dalla combinazione di due elementi liberi, così come sono i composti dell’italiano, né dalla combinazione di un elemento libero e uno non libero, così come le parole derivate. Inoltre, l’ordine delle funzioni all’interno del composto neoclassico (Determinante + Determinato) è diverso rispetto a quello usuale dei composti italiani (Determinato + Determinante): si veda fruttifero rispetto a portafrutta. I composti neoclassici mostrano una plasticità formativa nettamente superiore a quella dei tipici composti dell’italiano: nei composti neoclassici è infatti possibile che un costituente sia formato da due (o più) elementi formativi in rapporto coordinativo – ad es. [[oto rino laringo] iatra] – o subordinativo – ad es. [elettro [encefalo gramma]].

I problemi di classificazione degli elementi formativi si riflettono nelle denominazioni che si trovano in letteratura. Tra quelle che in italiano hanno avuto maggiore fortuna ci sono da una parte la coppia prefissoide / suffissoide, proposta da Migliorini (1963, a cui si è aggiunto l’iperonimo affissoide), e dall’altra il termine semiparola (Scalise 1983). Di introduzione più recente è confisso, che deve la sua fortuna all’impiego nel metalinguaggio del Grande dizionario italiano dell’uso (GRADIT). Altri dizionari usano di preferenza la denominazione elemento compositivo, aggiungendo spesso la distinzione tra elementi iniziali e finali. La denominazione elemento formativo è neutrale rispetto all’opposizione parola / affisso ed è quella che più si avvicina ai termini più usati in altre lingue, quali l’inglese combining form e il francese formant.

Le maggiori discrepanze nella classificazione degli elementi formativi sono dovute all’incerta attribuzione di elementi che rispettivamente possono occupare solo la posizione iniziale, non possono formare composti coordinati, non possono essere base di derivazione ed esprimono tipicamente valori semantici di tipo relazionale (per es., endo-, eso-, peri-, vetero-, emi-, omni-, uni-, mono-, bi-, tri-) avvicinandosi quindi ai ➔ prefissi; oppure sono impiegati solo in posizione finale nella formazione di composti aggettivali o nominali in cui svolgono la funzione di testa sintattica e/o semantica, esprimendo significati agentivi o strumentali (per es., -cida, -crate, -fago, -foro, -fugo), avvicinandosi quindi in questo ai suffissi (➔ suffissoidi). Le difficoltà terminologiche e classificatorie dipendono non tanto dalla particolare natura degli elementi formativi, ma dal fatto che è incerto se considerare gli elementi formativi una categoria autonoma, diversa sia dalle parole sia dagli affissi, oppure rappresentanti atipici dell’una o dell’altra categoria.

3. Distinzioni tra gli elementi formativi

3.1 Elementi formativi neoclassici

La terminazione regolare degli elementi formativi di origine greca usati in posizione iniziale è -o (dattilo-, emato-, epato-), quella degli elementi di origine latina è -i (arbori-, igni-, quadri-); ma vi sono anche elementi formativi di origine greca con altre terminazioni (acu-, bari-, deca-, pan-) e molti elementi di origine latina terminanti in -o (carbo-, digito-).

Alcuni elementi formativi neoclassici possono essere impiegati sia in posizione iniziale che finale (per es., -andro-, -crono-, -dattilo-, -dermo-, -glotto-, -morfo-, -topo-, -zoo-; cfr. topologia, biotopo; cronografo, isocrono), altri di preferenza o esclusivamente in posizione finale (-grado, -logo, -mante, -voro).

Gli elementi formativi riconducibili a parole di origine greca sono circa l’80% del totale (i dizionari dell’uso di taglia media ne registrano circa 700; nel GRADIT sono circa 2000). Nelle moderne terminologie, elementi delle due lingue classiche si possono combinare liberamente, e i composti ricavati possono essere derivati specialmente tramite suffissazione (per es., biografia, biografismo, biografico, biografare).

Gli elementi formativi neoclassici permettono di abbinare in modo univoco un significato a un significante e si lasciano combinare secondo moduli regolari. Fra i primi esempi del loro uso vi sono le terminologie classificatorie di Linneo e Lavoisier nel XVIII secolo. Il primo massiccio apporto di elementi formativi neoclassici nella lingua italiana si ebbe nel Settecento, specialmente tramite il francese (➔ Settecento, lingua del; ➔ francesismi). L’attuale prevalenza dell’inglese come lingua della comunicazione scientifica fa di questa lingua la principale fonte di elementi formativi in italiano, ma piuttosto che della mediazione di una lingua specifica è opportuno parlare di una convergenza interlinguistica di prestiti e calchi, che avviene tramite un circuito comunicativo internazionale (Bombi 1993: 160).

A differenza di altre lingue, come l’inglese e il tedesco, in cui gli elementi formativi neoclassici conservano di norma le caratteristiche formali del latino scientifico, in italiano gli elementi neoclassici hanno in parte subito fenomeni di assimilazione dei nessi consonantici e di riduzione dei dittonghi analoghi a quelli delle parole di origine latina di tradizione continua (➔ adattamento). Ciò ha avuto come conseguenza la nascita di varianti quali coino- / ceno- / cheno-, cinesi- / chinesi- / kinesi-, pecilo- / poichilo-. Nel corso del XX secolo, la diffusione della terminologia scientifica internazionale in lingua inglese ha aumentato il prestigio e favorito la diffusione della grafia etimologica, determinando la preferenza nella terminologia tecnico-scientifica italiana contemporanea di forme come dictio-, -ptero, -xilo, rispetto alle precedenti dittio-, -tero, -ssilo.

3.2 Accorciamenti usati in composizione

L’accorciamento consiste nella riduzione del corpo di una parola a una sua parte, che conserva il significato della parola intera. Dal punto di vista formale possiamo distinguere due tipi di elementi formativi ricavati per accorciamento.

Nel primo tipo il risultato dell’accorciamento di un composto coincide con un elemento formativo già esistente (auto- da automobile, foto- da fotografia, tele- da telefono o da televisione); si ottengono quindi coppie di omonimi fra gli elementi formativi ‘etimologici’ (auto- «sé stesso, da sé», foto- «luce», tele- «lontano») e le forme accorciate: eco-, ad es., significa «casa, ambiente vitale» in ecologia, ma «ecologia» in ecocompatibile, ecosviluppo. Nel secondo tipo, l’accorciamento non coincide con un elemento formativo (socio- da sociale in socioculturale, sociologia; bici- da bicicletta in biciraduno; scinti- da scintilla in scintigrafia, scintigramma; -bus da omnibus in elibus, filobus; -trone da elettrone in positrone).

La coniazione di elementi formativi ricavati per accorciamento è un procedimento produttivo e vitale (si pensi a formazioni recenti, quali bioagricoltura, biotecnologia, in cui bio- è ricavato da biologia). Alcuni fra gli elementi formativi ricavati per accorciamento più usati nella lingua comune possono acquisire autonomia ed essere impiegati come nomi invariabili (cinema, foto, moto), e talora anche con funzione attributiva in posizione postnominale (per es., trasmissione stereo, film porno, prodotti bio).

3.3 Elementi formati per secrezione

A differenza degli accorciamenti, gli elementi formati per secrezione esprimono un significato secondario (spesso metaforico) che la parola da cui derivano ha acquisito in particolari contesti. L’esempio più noto in italiano è -poli con il significato di «scandalo politico-affaristico» (cfr. concorsopoli, condonopoli, sanitopoli) ricavato da tangentopoli (propriamente «città delle tangenti»). Si tratta di un procedimento del tutto marginale in italiano (sull’argomento, Fradin 2000), il cui impiego è limitato quasi esclusivamente alla lingua dei media.

3.4 Parole modificate

Le parole modificate condividono con gli elementi formativi neoclassici le terminazioni vocaliche, restrizioni sulla lunghezza, e la partecipazione alla struttura compositiva Determinante + Determinato in combinazione con un elemento formativo. Le differenze principali consistono nel fatto che hanno origine da parole di uso corrente e sono usate solo occasionalmente come elementi di composti (per es., erbivoro, filmologia, insetticida, mineralogia, musicomania, tendopoli). La terminazione in -o o in -i dipende dall’origine rispettivamente greca o latina dell’elemento formativo finale (cfr. parassitologo e parassiticida) e può riguardare anche nomi propri (per es., galvanometro).

Fattori di tipo quantitativo, come la frequenza d’uso e la numerosità dei composti in cui è usata, avvicinano la parola modificata al rango di elemento formativo: se una parola modificata è usata in un composto fortunato (tangento- in tangentopoli), essa tende a essere riutilizzata in combinazione con altri elementi formativi finali (tangentocrazia, tangentomane, tangentomania), entrando a far parte di serie paradigmatiche, così come è tipico degli elementi formativi neoclassici.

L’impiego di parole modificate in posizione iniziale di composto in combinazione con elementi formativi neoclassici dimostra che il tipo Determinante + Determinato è sempre più radicato e integrato nel sistema compositivo dell’italiano e che è molto permeabile il confine tra le parole e gli elementi formativi provenienti da terminologie tecnico-scientifiche.

Fonti

GRADIT = De Mauro, Tullio, Grande dizionario italiano dell’uso, Torino, UTET, 1999-2007, 8 voll.

Studi

Bombi, Raffaella (1993), Riflessioni sulla composizione con affissoidi, «Incontri linguistici» 16, pp. 159-169.

Fradin, Bernard (2000), Combining forms, blends and related phenom-ena, in Extragrammatical and marginal morphology, edited by U. Doleschal & A.M. Thornton, München, Lincom Europa, pp. 11-59.

Iacobini, Claudio (2004), Composizione con elementi neoclassici, in La formazione delle parole in italiano, a cura di M. Grossmann & F. Rainer, Tübingen, Niemeyer, pp. 69-95.

Migliorini, Bruno (1963), I prefissoidi (il tipo ‘aeromobile, radiodiffusione’), in Id., Saggi sulla lingua del Novecento, Firenze, Sansoni, pp. 9-60 (1a ed. con il titolo Il tipo ‘radiodiffusione’ nell’italiano contemporaneo, «Archivio glottologico italiano» 27, 1935, pp. 13-39).

Scalise, Sergio (1983), Morfologia lessicale, Padova, Clesp.

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