FIORINI, Elisabetta

FIORINI, Elisabetta

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 48 (1997)
di Gaspare Mazzolani

FIORINI, Elisabetta. - Nacque a Terracina (allora dipartimento del Circeo della Repubblica Romana) il 3 giugno 1799, dal conte Giuseppe e da Teresa Scirocchi, in una famiglia abbastanza agiata, con buone relazioni e raffinate tradizioni. Ebbe una educazione completa, quale di rado si incontrava in quel tempo, nelle discipline umanistiche e artistiche, estesa alla conoscenza delle lingue francese, inglese e tedesca, che doveva esserle di grande utilità negli studi scientifici (scienze naturali, in special modo la botanica), ai quali dedicò gran parte della vita. Di salute cagionevole, derivò da questa limitazione una serietà di carattere che fu la nota dominante della sua esistenza: divideva la vita tra la casa di Roma e le tenute familiari presso il Circeo, dove fece le prime raccolte di piante, guidata agli inizi dallo scienziato G. B. Brocchi, poi, quando questi si trasferì in Egitto, dal botanico E. Mauri, che era dal 1820 direttore dell'orto botanico di Roma.

Tra le persone che frequentavano la casa romana della F., in piazza S. Claudio, era Carlo Luciano Bonaparte, principe di Canino, anch'egli naturalista di chiara fama, per le cui insistenze ella diede alle stampe i frutti delle sue esplorazioni botaniche: l'Appendice al Prodromo della flora romana (Pisa 1828), con cui aggiunse una nuova centuria (la XIVa) di piante alle dodici del Prodromo (Roma 1818) di A. Sebastiani e del Mauri ed alla tredicesima aggiunta dal Mauri nel 1820. Delle cento nuove piante della regione, trenta furono pubblicate nel Giornale arcadico di Roma (n. 52 del 1823) e le altre, più tardi, nel Giornale dei letterati di Pisa (n. 41 del 1828). La F. studiò e descrisse anche l'ampelografia dei dintorni di Roma, che servì all'Acerbi per la descrizione dei vitigni italiani.

Una delle opere più importanti, forse il più bel lavoro della F., fu lo Specimen bryologiae Romanae (Roma 1831; 2 ediz., 1841), che le valse larga reputazione e l'ingresso nell'Accademia reale delle scienze di Torino.

Questo lavoro, in latino, fu assai apprezzato soprattutto in Francia, ove stimolò le ricerche briologiche. In Italia, G. Balsamo Crivelli e G. De Notaris attestarono la loro stima, dedicando alla F. la loro Briologia milanese.

Nel 1829 la F. sposò il giureconsulto Luca Mazzanti, che morì in giovane età nel 1841. In quegli anni si dedicò anche all'amministrazione del patrimonio familiare, che risanò da una situazione compromessa. Dopo la perdita del marito, la morte del padre e poi quella dell'unica figlia la indussero a dedicarsi intieramente agli studi naturalistici.

Il Brocchi le inviava lunghe lettere dall'Egitto; il crittogamista francese J.F.C. Montagne ebbe con lei un intenso scambio di notizie scientifiche; e molti altri furono gli scienziati che ne frequentarono la dimora o che ebbero con lei rapporti epistolari, come gli italiani A. Bertoloni, G. Gussone, G. De Notaris, V. Tenore, V. Cesati, P. Savi, D.A. Targioni Tozzetti e tra gli stranieri, E.Ph. Webb, A. de Brebisson, Charles e Edinond-Louis-René Tulasne, R. Lenormand, L. Schlichtendal, A.-L-P. de Candolle, A.P. Reichenbach, L. Rabenhorst, Ph.W. Schimper, A. Geheeb.

Nelle numerose note che pubblicò sulle alghe di acqua dolce, sull'identità di alcuni Nostoc e Collema, su alghe di acque termali, la F. espose idee che rivelavano grande acume, anche se alcune sue conclusioni non venivano sempre condivise. Da ricordare sono anche il rinvenimento della nuova specie di diatomee Amphora bulbosa Flor. Mazz. nelle acque salse acidule presso Terracina; la determinazione di Porotrichum Mazzantii Nob.; una nuova specie di Palmodyction, ed osservazioni sulla vegetazione delle Acque Albule, presso Tivolì. L'attività scientifica della F. continuò fin quasi alla sua scomparsa, con le numerose note sulla florula del Colosseo, l'ultima delle quali è di qualche mese precedente la morte.

Al nome della F. fu dedicato il genere Mazzantia da C. Montagne (Mazzantia Galii Mont. = Sphaeria Galii Guepin) e il genere Fiorinia da F. Parlatore, che lo introdusse per la pianta prima denominata Aira pulchella Ten.; C. Müller riconobbe come specie nuova un muschio inviatogli dalla F. e lo denominò Filotrichella Fiorini Mazzantiae n.s. Mull.

In riconoscimento dei suoi meriti scientifici, la F. fu accolta in vari sodalizi: era socia ordinaria della Pontificia Accademia dei nuovi Lincel e socia corrispondente dell'Accademia di orticoltura di Bruxelles, dell'Accademia agraria di Pesaro, dell'Accademia Tiberina di Roma, della R. Accademia delle scienze di Torino, dell'Arcadia, dell'Accademia economico-agraria dei Georgofili di Firenze, dell'Accademia economico-agraria di Perugia, della Società medico-fisica di Firenze, dell'Accademia Leopoldina curiosorum naturae di Dresda.

La F. morì a Roma il 23 apr. 1879.

Oltre a quelle citate nel testo ricordiamo tra le sue opere: Notizie sopra poche piante da aggiungersi al Prodromo della Flora romana, in Giorn. arcadico…, XVIII (1823), pp. 161-168; Sopra una nuova Diatomea, in Atti d. Acc. dei Nuovi Lincei, X (1856-57), pp. 10 s.; Cenni sulle parassite funeste all'olivo, ibid., p. 56; Sopra due nuove alghe delle acque albule, Roma 1857; Presentazione di varie opere di D.A. Targioni Tozzetti, in Atti d. Acc. dei Nuovi Lincei, X (1856-57), p. 404; Sulla identità del Nostoc con il Collema, ibid., XI (1857-58), pp. 1-10; Nota sulla crittogama degli olivi, ibid., XIII (1859-60), pp. 202 s.; De novis micro phyceis, ibid., XIII (1859-60), 4, pp. 259 s.; Rettificazione di una nuova diatomea: Amphora bulbosa Fior. Mazz., ibid., XV (1861-62), 2, pp. 83 s., Microficee osservate nelle acque minerali di Terracina, ibid., XIV (1860-61), 4, pp. 239 s. e XVI (1862-63), pp. 631 ss.; Oscillarina delle miniere di Corneto, in Comm. d. Soc. crittog., III (1862), p. 10; Osservazioni sulla materia colorante della Calothrix jantiphora e diagnosi di una nuova microficea, in Atti d. Acc. dei Nuovi Lincei, XVII (1863-64), 3, pp. 101 ss.; Sopra una nuova specie di Palmodyction e sopra un singolare organismo di alga unicellulare, ibid., XVIII (1864-65), pp. 377 ss.; Necrologia di J.F.C. Montagne, ibid., XIX (1865-66), p. 349; Continuazione e fine delle Microficee delle acque minerali di Terracina, ibid., XX (1866-67), 6, pp. 133 ss.; Nota critica sull'anormalità di un organismo crittogamico, ibid., XXIV (1871-72), pp. 190 ss.; Fisiologia del Mucor romanus e specie affini, ibid., pp. 287-292; Sopra due nuove specie crittogamiche, ibid., XXVII (1873-74), 3, pp. 101 ss. e XXVIII (1874-75), 5, p. 425; Florula del Colosseo, ibid., XXVIII (1874-75), pp. 8-13; 2, pp. 127 ss.; 3, pp. 254-261; 4, pp. 305 ss.; 5, pp. 397-400; XXIX (1875-76), I, pp. 8-15; 2, pp. 54-58; 3, pp. 122-125; 4, pp. 236-239; 5, pp. 366-369; 6, pp. 457-466; XXX (1876-77), 3, pp. 97-105; XXXI (1877-78), 2, pp. 155-167.

Fonti e Bibl.: Neer. in Revue mycologique, I (1879), pp. 104-109; Atti dell'Ace. Pont. dei nuovi Lincei, XXXII (1879), 6, pp. 1-40; L'Opinione, n. 114, aprile 1879 (discorso funebre di N. Pedicino); Leopoldine, XVI (1880), pp. 13 s., Bull. de la soc. bot. de France, XXVI (1879), 2, p. 92; Revue bryologique, VI (1879), p. 64; Journ. botanique, XVII (1880), 4, p. 223; Webbia, I (1905), p. 7.

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