GUBITOSI, Emilia

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 60 (2003)

di Emanuele Carlo Mongiovì

GUBITOSI, Emilia. - Nacque a Napoli il 3 marzo 1887, da Samuele e Filomena Abbamonte. Allieva del conservatorio di S. Pietro a Majella, studiò composizione e armonia con N. D'Arienzo e C. De Nardis e pianoforte con B. Cesi. Durante gli anni di conservatorio, conobbe il violinista Alberto Curci, instaurando con lui un rapporto di amicizia che divenne nel tempo un sodalizio musicale. Conseguito il diploma in pianoforte (1904), svolse per breve tempo l'attività di concertista in Italia e all'estero. Coltivò invece costantemente la composizione musicale, che sperimentò in tutte le forme: dal teatro lirico alla musica da camera, vocale e strumentale, senza escludere prove in campo sinfonico-corale.

La G. predilesse comunque l'attività didattica e di promotrice culturale, orientandosi presto verso l'organizzazione di rassegne concertistiche e l'insegnamento. Per oltre un quarantennio, dal 1914 al 1957, ricoprì l'incarico di docente di teoria presso il conservatorio di Napoli, pubblicando una cospicua messe di scritti didattici in collaborazione con il marito Franco Michele Napolitano. Nel 1919 aveva fondato a Napoli, con la collaborazione di Salvatore Di Giacomo, l'associazione musicale Alessandro Scarlatti, che più tardi diresse insieme con il marito. L'associazione nacque col proposito di riscoprire e diffondere la musica e la cultura partenopea, essenzialmente del periodo barocco, non escludendo tuttavia la promozione della musica contemporanea italiana e straniera. La G., oltre all'attività didattica nel conservatorio, diresse anche la scuola di canto corale, annessa all'associazione. La corale, che riuniva numerosi appassionati e dilettanti, fu di certo la cellula germinale dell'associazione e dell'omonima orchestra, quest'ultima costituita e diretta da Napolitano, nel 1957 passata sotto l'amministrazione della RAI.

Nelle sue composizioni la G. rivolse particolare attenzione alle culture musicali italiana e francese, principalmente verso il teatro musicale di gusto verista. Tra i suoi lavori teatrali, il dramma lirico in un atto Nada Delwig (ed. Napoli 1907; libretto di F. Verdinois e A.M. Buja), rappresentato la prima volta al teatro Mabellini di Pistoia il 16 luglio 1910, fu quello di maggior successo.

Il soggetto, che indulge a rappresentare situazioni violente e talvolta truculente, alternate a momenti di acceso sentimentalismo, si ispira a una storia ambientata in Russia in epoca contemporanea. Non povera di melodie, l'opera appare ridondante; ne sono causa un discorso musicale pesante e l'impiego di una declamazione tesa. Degno di nota, per la spontaneità melodica, appare il duetto tra Sergio e la protagonista. Nei momenti di alta concitazione drammatica è poi frequente il ricorso al parlato, come nel finale, che presenta un insolito, conciso postludio orchestrale, da eseguirsi a sipario calato.

Quanto alla musica strumentale, spicca fra le numerose composizioni il Concerto per pianoforte e archi in sol maggiore (1917). Concepito in un unico movimento suddiviso in tre sezioni, rivela una non troppo vaga ascendenza raveliana. All'interno della struttura sonatistica, dove un tema principale vigoroso serve di contrasto a una frase melodica dal sapore pucciniano, la composizione s'attiene a un tono sostanzialmente brillante; la scrittura virtuosistica del pianoforte solista si iscrive in una cornice ritmica e armonica di concezione classicista.

Particolare riguardo merita la Sonata in bianco minore (poemetto per voci femminili e piccola orchestra; 1936), nella quale sonorità soffuse e una vena languidamente elegiaca si uniscono a preziosismi strumentali e rarefazioni timbriche di chiara suggestione francese. La cantata, composta sopra una lirica del crepuscolare S. Corazzini, delinea esemplarmente, con una tecnica strumentale raffinata, una raffigurazione quasi teatrale dello stretto dialogo tra le sorelle del convento.

Il Notturno per orchestra (ed. Milano 1941) presenta, nei limiti di una composizione essenzialmente lirica, pervasa di sottile ma percettibile pessimismo, un richiamo verso tecniche compositive d'Oltralpe. In una trama orchestrale di suadente cromatismo, con momenti prossimi all'atonalismo, il tema introdotto dal corno inglese sopra un leggero tempo di habanera può con buona approssimazione considerarsi una serie dodecafonica, benché gli sviluppi risultino poco rispondenti all'ortodossia contrappuntistica seriale.

Anche la musica vocale da camera della G. presenta non pochi elementi di interesse. Le due liriche su poesia di G. Carducci (1938), per esempio, mostrano, nella parte pianistica, particolari ricercatezze tecniche e armoniche, tese a realizzare la drammatizzazione del testo poetico (Di notte), ovvero la ricerca di introspezione psicologica (Disperata), quasi a volere contrapporre il romanticismo visionario di F. Schubert e R. Schumann alla sfumata eleganza francese.

Nel complesso, la poliedrica personalità della G. si colloca a pieno titolo nel contesto della cultura italiana tra le due guerre, principalmente per l'inesausta attività didattica e organizzativa, nonché per il costante sostegno dato, nel lungo sodalizio con Napolitano, alla scuola storica napoletana. L'opera della G. conserva comunque il pregio di una coerente linearità; le sue composizioni, lontane dagli eccessi delle avanguardie, tendono a una assimilazione delle conquiste tecniche con costante attenzione alla sintassi musicale. Esse tuttavia rivelano, dietro il gusto sorvegliato, una impronta coltamente didattica, quale può individuarsi anche nelle composizioni di maggiore, ma sempre moderato, sperimentalismo.

La G. morì a Napoli il 17 genn. 1972.

Tra le composizioni si ricordano ancora: per il teatro: Gardenia rossa (Napoli, conservatorio, 1906 circa; ms. in Napoli, Biblioteca del conservatorio di S. Pietro a Majella), Ave Maria (bozzetto lirico, libretto di A.M. Buja; Napoli, teatro Mercadante, 1906), Fatum (libretto di F. Verdinois; non rappr., inedita); per pianoforte: Mattutino di Pasqua (pezzo facile per pianoforte, 1931), Umoresca (1935), Nostalgia (1938), Studio daconcerto (1938), Tema con variazioni (1965); per strumenti diversi: Allegro appassionato per violino e orchestra (1925), Notturno (Dittico) per violino e pianoforte (1937), Corale sinfonico per organo (1941), Colloqui per arpa, flauto e violoncello (1963), Fantasia per arpa (1963), Dialogo per violoncello e pianoforte (1964); musica vocale: Dormire (Smylia, 1913), Mattutino (U. Betti), Serenata (A.M. Buja, 1913), Canti infantili (E. Rosato, 1937); inoltre revisioni e trascrizioni di opere di E. de' Cavalieri, H. Purcell, A. e D. Scarlatti. Opere didattiche: Esercizi preliminari per la pratica di chiavi di violino e basso, Milano 1918; Guida per ilsolfeggio cantato e il dettato melodico, Milano-Napoli 1934; Suono e ritmo, Napoli 1920; Compendio di teoria musicale, in collab. con F.M. Napolitano, ibid. 1930.

Fonti e Bibl.: Ars et labor, LXVI (1911), 2, p. 81; G. Tebaldini, E. G., in Il Pensiero musicale, VI (1926), 3, pp. 39 s.; G. Piccioli, Il concerto per pianoforte e orchestra, Milano 1954, p. 151; V. Vitale, Scarlatti e Rai, in Gazzetta musicale di Napoli, III (1957), 1, pp. 14 s.; Nuova Riv. musicale italiana, 1972, n. 1, p. 152; P. Adkins Chiti, Almanacco delle virtuose, primedonne, compositrici e musiciste d'Italia, Novara 1991, p. 44; Id., Donne in musica, Roma 1996, pp. 277 s.; C. Schmidl, Diz. univ. dei musicisti, I, p. 674; Suppl., p. 385; A. De Angelis, Diz.dei musicisti, p. 258; Enc. dellamusica Rizzoli - Ricordi, III, p. 223; Diz. encicl. univ. della musica e dei musicisti, Le biografie, V, p. 325 (s.v. Napolitano); The New Grove Dict. of music and musicians (ed. 2001), X, p. 492.

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