COVELLI, Emilio

COVELLI, Emilio

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 30 (1984)
di Pier Carlo Masini

COVELLI, Emilio. - Nacque a Trani (prov. di Bari) il 5 agosto del 1846 da Francesco Paolo e da Carolina Soria, di agiate condizioni. Seguì gli studi secondari nel seminario di Molfetta, istituto ecclesiastico aperto anche ai laici e scuola fra le più rinomate del Mezzogiorno. Ebbe come compagno di studi il coetaneo Carlo Cafiero, di Barletta, che gli sarà più tardi anche compagno d'idee e di sventura.

Da un profilo biografico scritto dal Cafiero nel 1882 si ricava questo ritratto fisico e morale del C.: "al seminario, ove fummo educati insieme, egli riportò sempre il primo premio... Non solo non lo ricordo mai punito, ma mi sembra che egli imponesse una specie di rispetto e di riverenza ai superiori stessi. Parco nel parlare e nel gestire, egli possedeva la bella moderazione di un carattere mite, dolce, uguale, costante... La sua nera figura, angolosa e rannuvolata, il suo sguardo sospetto e scrutatore, e persino il mutismo delle sue labbra, son tutte cose che incutono soggezione". Basso di statura, di carnagione scura, miope così lo descrive una scheda della polizia - fin da giovane soffrì di disturbi nervosi.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza all'università di Napoli, perfezionò i suoi studi a Heidelberg e a Berlino, frequentando nella capitale tedesca le lezioni di Eugen Dühring, teorico di un socialismo non materialista e non classista e quindi in polemica con Marx e con Engels. Fu proprio nel pubblicare sulla Rivista partenopea (1871-72) il suo primo scritto - una recensione dell'opera del Dühring Storia critica dell'economia politica e del socialismo - che il C. prese ad esaminare, primo in Italia, Il Capitale di Marx e a discorrerne positivamente. Nel 1874 egli tornò a trattare questi temi in un saggio su L'economia politica e la scienza che ha un suo posto nella prima letteratura del socialismo italiano. Si colgono in questi scritti del C. alcuni spunti polemici contro il socialismo dottrinario e a favore del movimento sociale della classe lavoratrice e delle sue esperienze concrete (ad esempio, le organizzazioni di resistenza).

Spunti che si ritrovano sintetizzati in questo schizzo dello sviluppo storico del movimento: "Da prima il programma del proletariato era naturalmente utopistico; il presente è male, dunque tabula rasa; vogliamo invece il bene; facciamo quindi l'avvenire come noi stessi vogliamo. La realtà attuale si offriva come qualcosa di assolutamente intollerabile; non s'indagava quello che poteva naturalmente uscirne. Non si avevano idee di leggi sociali; e le istituzioni sociali sembravano puro risultato dell'arbitrio. Vennero le utopie di Saint-Simon, Fourier, Owen, ecc. Ma esse non si attuarono; onde l'operaio seguì naturalmente la via di lottare come poteva col presente per ricavarne il meno male possibile. Questa lotta nella vita pratica dette coll'andar del tempo de' risultati che influirono sulle concezioni de' pensatori e sull'indirizzo generale del socialismo, che venne quindi mutando d'aspetto".

Con questa preparazione di ricerche e di studi, a metà degli anni Settanta, il C. si accostò all'Internazionale che era allora l'associazione in cui si organizzava il nascente movimento socialista in Italia, con prevalente indirizzo anarchico. Visitò a Locarno il vecchio amico Cafiero e s'iscrisse verso il 1875 alla sezione napoletana. In seguito, mentre i maggiori esponenti dell'Internazionale come Cafiero e Malatesta, protagonisti del moto insurrezionale del Matese (1877) si trovavano in carcere, il C. fondò e diresse a Napoli il giornale L'Anarchia che fu la voce del movimento in quel difficile momento. Per la sua attività subì in questo periodo, sempre a Napoli, il primo arresto.

Successivamente, impegnatosi come membro della commissione di corrispondenza della Federazione italiana, venne arrestato e processato davanti al tribunale di Genova che lo assolse l'11 luglio 1879 insieme con altri coimputati fra i quali l'internazionalista fiorentino Gaetano Grassi. Appena liberato si rifugiò in Francia anche per sfuggire al processo in Corte d'appello che il 16 marzo 1880 lo condannò in contumacia a dieci mesi di carcere e dieci mesi di sorveglianza. Dopo aver incontrato a Parigi Carlo Cafiero, si portò in Inghilterra e da Londra il 17 nov. 1880 diffuse uno stampato dal titolo Redattori della Lotta! (La Lotta era il titolo di un giornale che avrebbe dovuto pubblicarsi a Bologna) nel quale manifestava violentemente il proprio dissenso dall'indirizzo evoluzionista enunciato da Costa nel programma della Rivista internazionale del socialismo: "Iocredo che la rivoluzione non è l'organizzazione, in modo più o meno pacifico e legale, di un esercito che, all'ordine di uno o più capi, deve poi marciare all'assalto. In nessun paese la classe operaia è organizzata come in Inghilterra e non è meno preparata alla rivoluzione. La rivoluzione, parmi, è l'azione continua di eccitamento e di perpetrazione di ogni specie di reati contro l'ordine pubblico".

Queste posizioni sono sistematicamente sostenute sulla rivista anarchica I Malfattori che il C. pubblicò a Ginevra nel corso del 1881, contribuendo al passaggio dell'anarchismo a un indirizzo estremista, illegalista e per certi aspetti individualista. Il C. teorizzò anche il ricupero, anzi la funzione rivoluzionaria, degli emarginati sociali e degli spostati.

In questa cornice ideologica va anche inquadrato l'atteggiamento del C. nei confronti della "svolta" di Andrea Costa. Se alla vigilia della lettera "agli amici di Romagna" del luglio 1879, il C., intervenendo su La Plebe, aveva assunto una posizione abbastanza aperta, e se, alla vigilia delle elezioni politiche del novembre 1882, aveva tenuto un contegno distaccato ma non ostile ai mezzi legali (egli stesso, nuovamente detenuto a Genova, era portato in quella occasione candidato-protesta nel collegio di Monselice), attaccava in seguito e pubblicamente il neodeputato Costa (meeting di Parigi del 30 ott. 1883) qualificandolo come "un rinnegato che ha accettato di essere deputato e triunviro della democrazia, mentre io ho rifiutato tutto, ed ho bramato la miseria, le persecuzioni, le calunnie per restare ciò che sono" (Protesta in Proximus tuus [Torino], 1º dic. 1883).

Già in questo periodo però si hanno i primi segni di un'alterazione mentale che condusse il C. in manicomio: una prima volta a Como nel 1885. Dimesso dopo sette mesi riprese a viaggiare e verso la fine degli anni Ottanta lo troviamo a Corfù e a Costantinopoli. Si interessa alla sorte del suo amico Cafiero, anch'egli ricoverato in manicomio. All'inizio degli anni Novanta è nuovamente in Svizzera.

Qui entra in una pubblica discussione politica con il gruppo "I ribelli futuri" di Neuchâtel, a proposito di due sue proposte: una relativa alla "socializzazione della terra" intesa come "rivendicazione parziale" da portare avanti indipendentemente dai fini ultimi e generali che restano il comunismo e l'anarchia; l'altra per una maggiore attenzione ai problemi della società italiana "proponendo qualche provvedimento d'immediata attuazione, qualche mezzo eroico che valga a far cessare lo spettacolo vergognoso de' poveri italiani divenuti i pezzenti del mondo (L'Italiano all'estero, organo degli operai italiani in Svizzera, Losanna, 13 giugno 1891).

In tal modo anche il C., come Cafiero, pur mantenendosi intransigente sulla questioni tattiche ("Né io vi propongo per ciò di entrare ne' Consigli comunali e ne' Parlamenti. Lo faccia chi vuole"), approdava ad un programma transitorio, modificando alquanto la primitiva rigidezza.

Dal 1892 al 1894 il C. rimase internato nel manicomio di Aversa e fra il 1904 ed il 1908, ad intervalli, in quello di Nocera Inferiore. Nel 1908, grazie ad aiuti raccolti con una sottoscrizione, poté tornare in Svizzera per trovare i vecchi compagni ma, fermato a Losanna, venne espulso una prima volta nel maggio 1908 per mendicità e una seconda volta nel gennaio 1909 per aver contravvenuto al decreto di espulsione. Dal 1909 al 1913 venne ricoverato per "monomania acuta" nel manicomio di Como, dal quale venne trasferito a quello di Nocera Inferiore (Salerno), dove morì il 2 nov. 1915.

Una lapide e un busto lo ricordano a Trani.

Fonti e Bibl.: C. Cafiero, Un candidato protesta, in Tito Vezio (Milano), 15 ott. 1882; G. Francia, E. C., in Il Pensiero (Roma), novembre 1903, pp. 113-116; E.C., in L'Internazionale, Suppl.n. 36, La Lotta, edito nell'occas. dei convegno di Imola, 7 sett. 1913; A. Lucarelli, Biografia di E. C., in C. Cafiero. Saggio di una storia docum. del socialismo, Trani 1947, ad Indicem; P. C.Masini, La prima notizia del "Capitale" in Italia in uno scritto di E. C., in Movimento operaio (Milano), dicembre 1950, pp. 431-436; G. Perillo, Internazionale e società affratellate nel Genovesato.... in Il Movimento operaio e social. in Liguria, luglio-agosto 1959, pp. 117-163; P. C. Masini, Biografie di "sovversivi" compilate dai prefetti del Regno d'Italia, in Rivista storica del socialismo, IV (1961), 13-14, pp. 575 s.; Id., Storia degli anarchici ital. da Bakunin a Malatesta. 1862-1892, Milano 1969, ad Indicem;Id., Cafiero, Milano 1974, pp. 171, 328. 362; Il mov. operaio ital., Diz. biogr., II, pp. 125-129 (con bibl.); M. Spagnoletti, Riflessi del dibattito ideologico sull'azione degli anarchici pugliesi (1874-1884), in Archivio storico pugliese, XXXII (1979), pp. 295-335; Id., E. C. tra Marx e Bakunin, ibid., XXXV(1982), pp. 313-365.

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