epitaffio Iscrizione sepolcrale, spesso in forma di breve componimento in versi, che per lo più contiene anche le lodi del defunto.
Presso gli antichi Greci, discorso pronunciato da un oratore per celebrare gli eroi morti per la patria (diversa era la laudatio funebre romana, affidata a un figlio o a un parente del morto). Un e. dei più belli che siano giunti è quello di Pericle per gli Ateniesi morti in battaglia nel primo anno della guerra del Peloponneso; riportato da Tucidide (l. II, 35-46). Un e. rimasto nella forma originale è quello di Iperide, del 322 a.C., per i morti della guerra lamiaca. L’e. per i morti della guerra corinzia (394-87 a.C.), attribuito a Lisia, è una falsificazione della fine del 4° sec. a.C.
Velo eucaristico, particolarmente sontuoso, usato nel mondo bizantino, così chiamato perché generalmente era adorno dell’immagine del Cristo, morto e disteso fra due angeli; l’e. simboleggiava il sudario. Era detto anche, con nome latino, aer. Ne sono conservati esemplari del 13°-15° secolo.
elogio In origine, presso i Romani, breve iscrizione ed epitaffio, poi corta formula, specialmente giudiziaria. Nelle iscrizioni funebri, gli e. furono prima in versi saturni, poi in esametri, distici elegiaci, senari giambici. ● Importanti gli e. d
Cèfalo. - Ricco fabbricante d'armi di Siracusa, figlio di Lisania e padre dell'oratore Lisia, che, stabilitosi in Atene per invito di Pericle, vi dimorò trent'anni; morì prima dei Trenta Tiranni (404 a. C.). Il dialogo platonico Della Repubblica si s
strambotto Breve componimento monostrofico (di solito di 6 o 8 versi) in endecasillabi, d’intonazione popolare e di contenuto in prevalenza amoroso (ma anche satirico), sviluppatosi tra il 14° e il 15° sec. in Sicilia e in Toscana. Si
epigramma Originariamente iscrizione, specialmente funeraria, poi componimento poetico mirante a fermare in breve il ricordo di una vita, di una impresa, di un’offerta ecc.; il significato di «piccolo componimento mordace» appare in