NEOZOICA, ERA

    Enciclopedia Italiana (1934)

di Ardito Desio

NEOZOICA, ERA o Gruppo Neozoico. - Questo termine (dal gr. νέος "nuovo" e ζῶον "animale", ossia "era degli animali nuovi") è usato in geologia per indicare la più recente fra le maggiori suddivisioni cronologiche della storia della Terra. Fu usato per la prima volta da E. Forbes nel 1854, ma con un significato diverso, comprendendo in esso le ere mesozoica e cenozoica. Successivamente A. Stoppani (1873) l'impiegò per indicare l'era che s'inizia con la fine del Pliocene e che succede all'era cenozoica. Da alcuni è considerato sinonimo di Quaternario, termine introdotto da G. Arduino nel sec. XVIII e accolto da J. Desnoyers, ma meglio definito più tardi, specialmente da A. Morlot e L. Pareto. Ch. Lyell ed altri anche oggi considerano però il Quaternario come l'ultimo periodo del Cenozoico, denominandolo Pleistocene o Plistocene o anche Post-terziario. Altri sinonimi di Neozoico sono Antropozoico e Moderno. L'era neozoica ha inizio alla fine del Pliocene con la prima grande invasione glaciale ed è ancora in atto. Due delle caratteristiche più salienti di quest'era sono, dal punto di vista biologico, la comparsa dell'uomo, per cui essa viene anche chiamata era dell'uomo (antropozoica) e dal punto di vista paleogeografico le invasioni glaciali.

Distribuzione delle terre e dei mari. - Durante il Neozoico i continenti e i mari vanno assumendo l'assetto attuale, con variazioni relativamente lievi, poiché già nell'era antecedente erano avvenute le più importanti trasformazioni. Nel contempo ha luogo la fase principale del modellamento morfologico dei continenti. La Gran Bretagna nel Neozoico superiore si stacca dal continente europeo, mentre la parte settentrionale della Penisola Scandinava, che per lungo tempo era rimasta separata dalla Svezia meridionale, si unisce a essa isolando temporaneamente il Baltico dal mare, così da formarne un lago. La Corsica e la Sardegna, ch'erano collegate alla Provenza, si separano e così pure l'isola d'Elba, che era unita alla Toscana. La Sicilia, che con Malta allacciava l'Africa alla Penisola Italica, si viene un po' per volta isolando in seguito alla formazione del canale che attualmente la separa dalla Tunisia e dallo stretto di Messina. Più tardi anche Malta rimane staccata dalla Sicilia. Nell'Europa orientale si stabiliscono le comunicazioni fra il Mar Nero - che faceva parte del bacino aralo-caspico - col Mediterraneo attraverso il Mare Egeo. Viene incisa un'ampia valle, ora sommersa, in corrispondenza del Bosforo e dei Dardanelli, nella quale si raccolgono le acque di un vastissimo bacino idrografico comprendente parte dell'Asia Minore e della regione balcanica orientale. In Asia nel Neozoico si separano dal continente le isole della Nuova Siberia e gli arcipelaghi del Giappone e della Sonda. L'Africa, staccata per un certo tempo dall'Asia in seguito alla formazione del Mar Rosso che metteva in comunicazione il Mediterraneo orientale con l'Oceano Indiano, viene successivamente riunita in conseguenza dell'emersione dell'istmo di Suez. Dall'altro lato l'Asia si separa anche dall'America Settentrionale, mentre questa ultima viene ad unirsi all'America Meridionale.

Movimenti orogenetici ed epirogenetici. - Le variazioni nella distribuzione delle terre e dei mari durante il Neozoico sono la conseguenza di movimenti orogenetici e specialmente epirogenetici. Sui primi poco ancora si conosce. La loro esistenza è provata da dislocazioni, talora rilevanti, subite dagli strati riferiti a quest'era, ma comunque l'intensità dei movimenti di questa natura è senza paragone più ridotta nel Neozoico rispetto all'era precedente. Pare inoltre che siano limitati alle zone di corrugamento più recente. Molto più estesi e manifesti sono i movimenti epirogenetici. A essi si debbono le oscillazioni verticali (sollevamento e affondamento) dei massicci scandinavo e canadese e il sollevamento di certi tratti delle catene montuose corrugate nel Cenozoico. Secondo alcuni geologi a questi ultimi sollevamenti, interrotti da periodi di stasi, sarebbero da attribuirsi anche le varie espansioni glaciali.

Vulcanismo. - Durante il Neozoico l'attività vulcanica è stata intensa in moltissime regioni della Terra. Una parte rilevante degli edifici vulcanici ancora ben conservati si devono alle eruzioni avvenute in quest'era.

Fra le regioni d'Europa in cui il vulcanismo neozoico è stato più attivo va ricordata l'Islanda in cui le eruzioni si sono manifestate durante tutta l'era e i materiali eruttivi talora alternano con i depositi glaciali. La natura delle lave è prevalentemente basaltica, gli apparati sono di tipo generalmente hawaiano, secondariamente vulcaniano. In Francia e in Germania l'attività vulcanica neozoica è stata meno intensa di quella dell'era precedente. Importanti apparati eruttivi di natura basaltica, perfettamente conservati, si trovano sul Massiccio Centrale (Puys, Monts Dore, Haut Vivarais) e sul confine moravo-slesiano.

Assai più diffusi sono i vulcani neozoici nell'Europa meridionale e principalmente nella Penisola Italica e nell'Arcipelago Egeo. Nella Penisola Italica gli apparati vulcanici sono stati riuniti in due gruppi da C. De Stefani e G. Washington, in rapporto con la struttura e con la natura mineralogica delle lave. Un gruppo, caratterizzato da lave prevalentemente leucitiche, è composto dai distretti di Bolsena (Vulsino), Viterbo (Cimino), Bracciano (Sabatino), Albano (Laziale), Frosinone (Ernico), Roccamonfina (Auruncio), Vesuvio (Campano e Flegrei). Il secondo gruppo, che non presenta rocce leucitiche, è formato dai distretti di Campiglia, Roccastrada, Monte Amiata, Tolfa con prevalenza di toscaniti; di Radicofani e Montecatini con ciminiti. Particolare interesse presenta il Vulcano Laziale (Colli Albani) ch'ebbe manifestazioni fino all'inizio dell'epoca storica e che presenta numerosi crateri in parte occupati attualmente da specchi lacustri. Nell'Italia meridionale datano dal Neozoico gli apparati vulcanici dell'Epomeo d'Ischia, delle Isole Flegree, dei Campi Flegrei e del Vesuvio. Nella Lucania va ricordato il Vulture e nella regione insulare i gruppi delle isole Ponza e delle Isole Eolie con i vulcani ancora attivi di Stromboli e di Vulcano. Finalmente in Sicilia, oltre all'Etna, il cui cono è sorto interamente nel Neozoico, sono da ricordare più a sud i centri eruttivi minori degli Scogli dei Ciclopi, di Aci Castello, di Monte S. Anastasia, ecc., e in Sardegna sembra che le ultime eruzioni del M. Arci e del M. Ferru siano avvenute nel Neozoico. Nella regione egea fra i vulcani neozoici va ricordato in primo luogo quello ben noto di Santorino, ma in buona parte neozoici sono anche il vulcano di Nisiro e le colate liparitiche associate con tufi, di Cèfalo nell'isola di Coo. Nelle altre parti del mondo il vulcanismo non è stato meno attivo. Si può dire che la grandissima maggioranza dei vulcani ancora in attività ha avuto manifestazioni anche nel Neozoico e che in tale era sono sorti gli apparati esterni di non pochi di quelli d'Asia e d'America.

Caratteri e natura dei sedimenti. - Durante il Neozoico si sono deposti sedimenti sia marini sia continentali; ma pare che in generale, a differenza di quanto si osserva per le ere precedenti, i secondi prevalgano sui primi.

Fra i sedimenti marini mancano intanto i depositi abissali e batiali. Quelli neritici, rappresentati da sabbie e argille più o meno sabbiose, per lo più fossilifere, e da calcari madreporici, sono mediocremente diffusi. I depositi costieri sono rappresentati molto spesso dalle cosiddette "panchine", arenarie e conglomerati, di solito riccamente fossiliferi, che talora s'incontrano sulla superficie delle terrazze costiere anche a considerevole altezza sul livello del mare. Relativamente diffusi sono i sedimenti lagunari, specialmente ai margini delle pianure, rappresentati comunemente da limo o da argille salate.

Fra i sedimenti continentali neozoici più caratteristici e diffusi sono i depositi morenici che in rapporto con la natura del suolo e con il tipo di morena sono rappresentati da ghiaie, conglomerati, sabbie, limo più o meno alterati e talora ferrettizzati. Ancora maggiore estensione hanno i depositi alluvionali, ossia quelli formati dalle acque correnti e simili ai precedenti, ma stratificati, e quei tipi intermedî che si riuniscono sotto il nome di depositi fluvio-glaciali.

Ghiaie, conglomerati, arenarie e specialmente argille, talora lignitifere, possono essere di origine lacustro-glaciale; non di rado questi depositi hanno fornito fossili terrestri di considerevole valore.

Da ultimo vanno ricordati i depositi eolici, fra i quali ha particolare diffusione il löss, che copre grandi estensioni, specialmente in Cina, e che si depositò in regioni steppose a clima secco. In appendice possono essere menzionati anche i sedimenti piroclastici, ossia i tufi vulcanici, i lapilli e le ceneri che durante il Neozoico si sono deposti in grandi quantità intorno ai centri eruttivi precedentemente ricordati.

Caratteri della fauna e della flora. - La fauna e la flora del Neozoico sono nel loro complesso molto simili alla fauna e alla flora attuali e nessun ordine di animali o famiglia di piante figura nel Neozoico che non sia rappresentato anche nell'era antecedente. D'altra parte anche le famiglie di animali vissuti nel Neozoico e non presenti nella fauna attuale, sono assai poche e la maggioranza di generi neozoici che ora non vivono più sono scomparsi in epoca recente.

Uno degli avvenimenti biologici più notevoli del Neozoico è l'improvvisa comparsa in Europa dei generi Elephas, Equus e Bos, di origine asiatica. Non minore importanza hanno le ripetute migrazioni di animali e di vegetali in rapporto con i mutamenti di clima e con le conseguenti invasioni e ritirate dei ghiacciai polari e montani che hanno prodotto molte modifiche nella distribuzione geografica degli organismi. In quest'era, inoltre, e precisamente verso la metà, pare sia comparso e si sia diffuso rapidamente su tutta la terra il genere umano. Durante il Neozoico sono andate rapidamente scomparendo quelle affinità tra le flore europea e nordamericana che caratterizzavano la flora dell'era precedente e ciò in conseguenza delle variazioni climatiche e geografiche.

L'orientamento delle catene montuose dell'Eurasia in direzione trasversale al continente impedì le migrazioni degli animali e delle piante che venivano ricacciati verso mezzogiorno dall'espansione dei ghiacciai della calotta artica e la migrazione in senso inverso delle forme meridionali nelle fasi di ritiro dei ghiacciai stessi, determinando l'estinzione di numerose specie e particolari adattamenti di altre. In condizioni assai diverse vennero a trovarsi, invece, gli organismi sia animali sia vegetali nel continente americano, in conseguenza dell'orientamento longitudinale delle catene montuose che permise il libero movimento degli organismi da nord a sud e viceversa, in rapporto con le variazioni di clima.

Caratteristica del Neozoico europeo è la diffusione di animali di clima freddo, come sono il mammut (Elephas primigenius; v. mammut, XXII, pagina 74, fig.) il rinoceronte peloso (Rhinoceros tichorhinus), l'orso delle caverne (Ursus spelaeus), il bisonte (Bison primigenius), la renna, l'alce, lo stambecco, il camoscio, il capriolo, la marmotta, ecc., che si spinsero fin nell'Italia e nella Spagna e che si diffusero anche nell'Asia centrale e settentrionale. Durante le fasi interglaciali si ebbero in Europa faune di clima relativamente caldo, come l'ippopotamo, associate a specie vegetali della flora pontica e caucasica (Rhododendron ponticum, Acer insigne, ecc.).

Nell'America Meridionale la fauna è caratterizzata da Mammiferi di grandi dimensioni appartenenti specialmente a Tardigradi, come Megatherion (v. megaterio, XXII, p. 778, fig.), Glyptodon, Neomylodon, Hoplophorus, ecc., mentre nella Nuova Zelanda si diffusero grandi uccelli corridori come il Moa (Dinornis; v. dinornitidi, XII, p. 912, fig.). La scomparsa di questi generi dall'America Meridionale si deve in parte alla migrazione di numerosi carnivori ed Equidi provenienti dal nord, in parte - e ciò vale per tutti quelli scomparsi in epoca recentissima - all'opera dell'uomo. Quanto a quest'ultimo, poco si conosce intorno alla sua origine, né qui è il caso di occuparcene.

Giova piuttosto aggiungere che le stesse variazioni climatiche manifestate dalle faune continentali del Neozoico, si ripercuotono anche nelle faune marine. Un esempio caratteristico è la presenza di forme boreali nel Mediterraneo alla base del Neozoico, come Cyprina islandica, Pecten septemradiatus, Panopaea norvegica, Buccinum undatum, Fusus antiquus, ecc., alle quali sono succedute specie oggi confinate nei mari caldi della costa senegalese o delle Canarie come Pecten maximus, Natica porcellana, Tritonidea viverrata, Strombus bubonius, Conus testudinarius, ecc. Quanto si è detto per il Mediterraneo si ripete in forma più o meno palese anche negli altri mari.

Spessore dei sedimenti e durata dell'era. - Come per le altre ere, anche per la neozoica le cifre relative allo spessore dei sedimenti e alla sua durata, calcolate da varî autori, presentano forti differenze. W. J. Sollas riferendosi a tutta la Terra valuta a 1200 m. lo spessore complessivo dei sedimenti neozoici; C. De Stefani a 800 per l'Italia, F. Sacco e M. Gortani a soli 300 m. Computi recenti riferiti a tutta la Terra confermerebbero la cifra di 1200 m.

Per quanto riguarda l'età, nei calcoli non figura in generale il Neozoico a sé, ma viene associato al Cenozoico. Secondo J. D. Dana esso avrebbe avuto una durata metà di quella del Mesozoico. Secondo altri, ponendo eguale a 100 la durata del tempo trascorso dalla comparsa della vita sulla Terra, il Neozoico ne comprenderebbe appena il 0,5. I valori assoluti, ricavati con metodi diversi dalla radioattività dal Williams, da Ch. Schuchert, Sollas e W. D. Matthew oscillano fra 100.000 e 1.000.000 di anni; secondo il Barrell fra 1.000.000 e 5.500.000 anni.

Il clima. - Dal punto di vista climatologico il Neozoico è caratterizzato non solo da un sensibile abbassamento della temperatura in molte regioni della Terra e forse su tutto il pianeta, ma anche da ripetute oscillazioni termiche, per cui periodi relativamente freddi si sono alternati con periodi relativamente caldi.

Oltre alle prove paleontologiche, di cui è già stato detto, la ripetizione delle invasioni glaciali nelle regioni polari e in quelle montuose e i caratteri particolari delle fasi interglaciali, forniscono elementi sicuri su questi fenomeni climatici. Non si sa tuttavia ancora con precisione quante siano state le oscillazioni climatiche nei varî luoghi. A. Penck e E. Brückner hanno indicato nelle Alpi quattro espansioni glaciali ed altrettante G. Dainelli nel Karakorum. Oggi però si tende a ridurne il numero nella regione alpina. Nell'Europa settentrionale A. Geikie ne aveva segnalate 6 che poi furono però ridotte a tre. Nell'America Settentrionale il numero varia da 4 a 6, secondo gli autori. Sulle cause di queste oscillazioni climatiche le teorie sono numerose (v. glaciale, epoca). Dopo il Glaciale si è avuto nelle regioni sottoposte a glaciazioni un regime termico più mite, pur con qualche recrudescenza (stadî postglaciali), mentre in quelle esterne alle glaciazioni il passaggio dal Glaciale al Postglaciale è stato caratterizzato essenzialmente da una sensibile diminuzione delle precipitazioni.

Suddivisioni del Neozoico. - Fra tutte le ere geologiche l'ultima è quella nella quale regnano le maggiori incertezze nelle suddivisioni cronologiche e stratigrafiche. L'inizio del Neozoico si pone oggi per lo più alla base del cosiddetto Villafranchiano (da Villafranca d'Asti) caratterizzato dalle immigrazioni in Europa dei generi Elephas, Equus e Bos e precisamente dalla coesistenza del Mastodon arvenensis con l'Elephas meridionalis. Equivalente marino del Villafranchiano è il Calabriano (dalla Calabria), caratterizzato dalla comparsa nel Mediterraneo dei primi "immigrati boreali". Un limite superiore vero e proprio non esiste in quanto nel Neozoico è compresa anche l'epoca attuale.

A differenza delle altre ere, per il Neozoico non sono stati stabiliti o per lo meno universalmente accolti dei periodi e ciò anche in considerazione della breve durata dell'era stessa che può corrispondere a quella di un periodo, come da più d'uno viene infatti considerata. È tuttavia possibile distinguere nel Neozoico due periodi e cioè il periodo Plistocenico o Pleistocenico e il periodo Olocenico. Il Plistocene, sinonimo di Diluviale o Diluvium W. (Buckland, 1820) e di Glaciale, va dall'inizio dell'era sino all'ultima grande espansione glaciale; l'Olocene, sinonimo di Alluvium e di Postglaciale, arriva sino all'epoca storica.

Altri estende il periodo pleistocenico sino all'ultimo stadio (Daun) postglaciale, ossia fino all'inizio del Neolitico suddividendolo in Diluvio-glaciale e Alluvio-glaciale (C. F. Parona) e altri ancora distingue nel Quaternario - inteso in senso eguale al precedente - un livello inferiore, uno medio e uno superiore corrispondenti approssimativamente agli orizzonti della serie marina indicati coi nomi di Calabriano, Siciliano e Tirreniano. La cronologia geologica è stata anche sincronizzata con la cronologia paletnologica: al Pleistocene corrisponde il Paleolitico; all'Olocene il Neolitico e le epoche successive del bronzo e del ferro.

Bibl.: Ch. Lyell, Principles of Geology, Londra 1933; A. Stoppani, L'éra neozoica, Milano 1880; U. Botti, Dei piani e sottopiani in geologia, Reggio Calabria 1899; A. De Lapparent, Traité de Géologie, Parigi 1906; E. Haug, Traité de Géologie, II, iii, Parigi 1911; G. Rovereto, Tentativo di ordinamento del Quaternario italiano, in Boll. Soc. geol. ital., XXXVIII, Roma 1919, p. 7; C. F. Parona, Trattato di geologia, Milano 1924; E. Kayser, Lehrbuch der geologischen Formationskunde, Stoccarda 1924; M. Gignoux, Géologie stratigraphique, Parigi 1926.

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