Mendelsohn ‹mèndëlʃoon›, Erich

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Mendelsohnmèndëlʃoon›, Erich. - Architetto (Allenstein, oggi Olstztyn, Polonia, 1887 - San Francisco 1953). Fra i più significativi interpreti del movimento moderno. Studiò a Berlino e a Monaco e, nel 1919, presentò alla galleria Cassirer a Berlino una serie di progetti architettonici; alcuni, eseguiti nel 1914, risentono dell'influenza di O. Wagner e di J. M. Olbrich, altri, eseguiti durante e subito dopo la guerra, intensamente aggressivi, si inseriscono nel movimento espressionista contemporaneo: nel disegno, così come nella realizzazione, M. puntava soprattutto sulla unità plastica dell'edificio (fabbrica di apparecchi ottici, 1917; grattacielo in cemento armato, 1919; schizzo e realizzazione dell'osservatorio Einstein a Potsdam, 1920-24). L'interesse per l'opera di J. J. Oud, di F. L. Wright, dei costruttivisti russi, approfondito nei suoi viaggi nei Paesi Bassi (1920), negli USA (1924) e in URSS (1925), lo portò ad affrontare i problemi concreti della produzione e del rapporto con il committente, suggerendogli nuove riflessioni (Amerika: Bilderbucheines Architekten, 1926; Russland, Europa, Amerika: ein architektonisches Querschnitt, 1929). Tuttavia, anche nelle opere di questo periodo, come nelle successive, qualificate generalmente come razionaliste, appare costante l'inclinazione a vedere plasticamente l'edificio, pensarlo come un blocco unitario, plasmabile: nei grandi magazzini Schocken a Stoccarda (1926, distrutti) e a Chemnitz (1928), le finestre a nastro segnano l'andamento del volume dell'edificio ridotto alla forma più semplice, e il ritmo orizzontale si conclude (a Stoccarda) negli elementi verticali delle scale. M. costruì a Berlino, ancora nel 1928, il cinema Universum (poi Capitol, restaurato come sede di una compagnia teatrale nel 1981) realizzando, con spregiudicatezza e felici soluzioni, una nuova tipologia architettonica; e nel 1931, il Columbushaus, tra le sue più belle realizzazioni (distrutto da un incendio). Dopo il 1933, all'avvento del nazismo, M. divise la sua vita tra la Palestina e la Gran Bretagna; si trasferì nel 1941 negli USA conservando anche nelle ultime opere la carica vitale che distingueva i suoi primi disegni (padiglione marino di Bexhill, 1934; ospedale di Ḥaifā, 1937; centro medico sul Monte Scopus a Gerusalemme, 1937-39; Banca di Palestina, 1938; centro ospedaliero Maimonide a San Francisco, 1946; sinagoghe a Saint Louis, Missouri, 1946-50; Cleveland, Ohio, 1946-52; Saint Paul, Minnesota, 1950-54). Nel 1962 sono state pubblicate le sue lettere, documento importante del suo pensiero architettonico (Briefe eines Architekten).

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