PISTELLI, Ermenegildo

PISTELLI, Ermenegildo

Enciclopedia Italiana (1935)
di Guido Mazzoni

PISTELLI, Ermenegildo. - Filologo e scrittore, nato a Camaiore (nella Versilia) il 15 febbraio 1862, morto in Firenze il 14 gennaio 1927. Anche per desiderio della madre, e seguendo l'esempio di uno zio paterno, Venanzio, letterato e scolopio di sentimenti liberali, si fece sacerdote e divenne padre calasanziano nel 1884. Laureato in lettere a Firenze, insegnò nelle Scuole pie per molti anni; e dal 1903-1904 al termine della vita professò lingua latina e greca, come incaricato, e quindi come straordinario e poi ordinario, nel R. Istituto di studî superiori di Firenze. Resse anche, come assessore, le scuole del comune di Firenze. Benito Mussolini lo definì un virtuoso nel senso romano e religioso della parola. S'intende come quel suo spirito che il Mussolini stesso riconobbe, oltre che alacre, complesso, non fu (usiamo parole del suo collega e amico G. Giovannozzi) né ascetico né mistico. Il P. partecipò infatti alla vita pubblica con nobiltà e rettitudine d'intenzioni e con appassionato amor di patria, che divenne beneficamente operoso durante la guerra italo-austriaca.

Come filologo, conseguì lode per l'edizione critica del Protreptico e del Commento filosofico all'aritmetica pitagorica di Nicomaco, di Giamblico (Lipsia 1888 e 1894); per quella delle egloghe di Dante, nel volume delle Opere pubblicato dalla Società dantesca italiana nel 1921; per quella dei carmi latini del Pascoli, dei Vangeli tradotti dal Tommaseo, dei Promessi Sposi, con lavori sul cristianesimo antico e con commenti scolastici - originali o racconciati, superiori spesso alla scuola media - di testi greci e latini e del romanzo manzoniano. In latino scriveva con elegante facilità (De recentiorum studiis in Tyrtaeum collatis, Firenze 1901). Discepolo di Girolamo Vitelli, fu da lui adoperato, con ben meritata fiducia, a sagacemente cercare in Egitto papiri antichi. E di alcuni testi papiracei o membranacei, specialmente biblici, fu anche dotto editore.

Nondimeno il suo valore si manifestò particolarmente nell'insegnamento. L'efficacia non ne era soltanto intellettuale; era insieme educativa per l'amichevole affabilità con cui egli trattava gli scolari anche nell'università. Desideroso d'esercitare più larga azione, fu dal 1906 al 1920 uno zelante collaboratore di Luigi Bertelli (Vamba) nel Giornalino della domenica e nella cerchia dei giovani che si stringevano al periodico quasi come una famigliola carteggiandovi tra loro in amichevole colleganza spirituale; ed è ben noto che l'irredentismo trentino, triestino, istriano, dalmata, trovò in tale famigliola uno dei suoi focolari. Il P. vi pubblicò l'una dopo l'altra Le pìstole d'Omero, che, con prefazione del Bertelli stesso, uscirono quindi in volume ed ebbero nuova e maggiore diffusione (Firenze 1917). Le lettere vi sono attribuite a un Omero Redi, scolaretto, il quale motteggia, ora con finto candore ora con malizietta, sopra la scuola, i professori, i compagni, sé stesso: viene così a essere l'interprete spiritoso del P., avverso a ogni convenzionalismo pedagogico, osservatore acuto degli ordinamenti scolastici, delle quantità esterne e interne dei cattedratici, dell'animo dei ragazzi. Son pagine fresche di lingua e stile, talvolta deliziose d'arguzia e di figorazione; sempre ispirate dal buon senso e dall'esperienza diretta, e scritte con un'agevolezza elegante che è fatta più viva dalle apparenti scorrezioni e negligenze del piccolo Omero. Alcuni personaggi delle Pìstole sono divenuti quasi proverbiali; alcune riflessioni pedagogiche restano, d'altra parte, consigli e proposte d'utile suggestione. Possono considerarsi come un supplemento alle Pìstole le Memorie di Omero Redi, apparse anch'esse primamente nel Giornalino della domenica e raccolte da L. Lattes (Firenze 1932); racconto che in parte è autobiografico. Egualmente si ricollegano alle Pìstole le Lettere a un ragazzo italiano (Firenze 1927).

In due volumi, Profili e caratteri (Firenze 1921), Eroi, uomini e ragazzi (ivi 1927, con prefazione di B. Mussolini), si ha raccolta una piccola parte dei tanti saggi critici, recensioni e prose che il P. sparse su una cinquantina di riviste e giornali. Come cultore degli studî danteschi egli diede, oltre l'edizione qui sopra indicata delle Egloghe, l'illustrazione di alcuni canti del poema e l'eloquente scritto Per la Firenze di Dante (Firenze 1921); su S. Francesco, sul Savonarola, sul Tommaseo, sul Villari, sul De Amicis, sul Carducci, sul D'Annunzio, sul Pascoli, che ammirò devotamente, diede articoli felici e notizie curiose.

Le polemiche da lui sostenute per la riforma della scuola italiana (quivi e altrove chiamandosi anagrammaticamente con uno dei tanti suoi pseudonimi, Pier Léon De Gistille) conferirono al rinnovamento di metodi e ordini.

"Lingua frizzante in greco e in italiano" lo asserì un suo benevolo; che la sua aperta bontà gli avvincesse tutti gli animi attestò un degno confratello; d'essere stato con gli scritti e con l'azione un patriota ardente di tutte le ore, anche di quelle buie o crepuscolari, ebbe lode da Benito Mussolini; per le benemerenze scientifiche gli valga la testimonianza del Vitelli; degli effetti ottenuti con la prosa d'arte rendono fede Le pìstole d'Omero.

Bibl.: G. Giovannozzi, Il Padre P. delle Scuole Pie, Firenze 1927; G. Vitelli, E. P., ivi 1927; G. Pasquali, E. P., ivi 1927; L. M. Personè, Le belle statuine, ivi 1930, p. 243 segg.; G. Calò, Dottrina e opere nella storia dell'educazione, Lanciano 1932; O. Poggiolini, Corpi ed ombre, Firenze 1933, p. 163 segg. I principali periodici parlarono di lui quando morì; indichiamo particolarmente il Marzocco di Firenze, articoli di M. Norsa, A. Orvieto, ecc. La definizione "lingua frizzante" è di Chichibio (G. Fanciulli), Istituzioni cittadine, Firenze 1913, p. 78. Altre indicazioni e accenni in G. Mazzoni, L'Ottocento, 2ª ed., Milano 1934, tra i quali la raccolta In memoria di E. P., Firenze 1928, curata da E. Bianchi, con le lettere del P. dall'Egitto, il discorso commemorativo detto dal Vitelli e una completa bibliografia a cura di T. Lodi. Il Bianchi stesso fece un profilo di lui innanzi alle Lettere a un ragazzo italiano, Firenze 1927.

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