BERTARELLI, Ernesto

BERTARELLI, Ernesto

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 9 (1967)
di Mario Crespi

BERTARELLI, Ernesto. - Nacque ad Arona (Novara) il 6 luglio 1873, esi laureò in medicina e chirurgia a Torino nel 1898. Durante gli studi universitari frequentò dapprima il laboratorio di A. Mosso, poi la clinica medica diretta da C. Forlanini, quindi la clinica chirurgica di A. Carle. Nominato assistente nell'Istituto di igiene nel 1898, nel 1901 ottenne la docenza in igiene e batteriologia e nel 1903 riuscì primo nel concorso internazionale di tali materie per la direzione dell'Istituto vaccinogeno di Berna. Nel 1905 venne incaricato dell'insegnamento di igiene del lavoro negli istituti clinici di Milano, nel 19o6 vinse il concorso per la cattedra di igiene dell'università di Parma. Più tardi, rispettivamente nel 1910 e nel 1911, l'università di S. Paolo del Brasile e la Rockfeller Foundation gli chiesero di entrare a far parte dei propri corpi accademici, offerta che egli declinò, pur recandosi più volte a insegnare all'estero: a S. Paolo (ove fondò il Laboratorio paulista di biologia), a Rosario, a Buenos Ayres. Ottenuta la cattedra di igiene nell'università di Pavia nel 1919, ne mantenne la direzione fino al 1946.

Il B. fu direttore di vari periodici (Rivista di igiene, L'ingegnere igienista, Pensiero medico, Salute, Sapere) e presidente dell'Editrice Hoepli e dell'Istituto sieroterapico milanese. Autore di circa quattrocento pubblicazioni tra memorie, lavori sperimentali e monografie in vari campi della medicina, dall'igiene alla batteriologia, alla patologia sperimentale, alla dietetica, eseguì ricerche sull'etiologia e sulla profilassi di varie malattie, come la sifilide, la rabbia, il tracoma, la tubercolosi, il tifo esantematico, la lebbra, la malaria, la difterite, e condusse indagini di bromatologia, compiendo studi sulle sofisticazioni di prodotti alimentari e procedendo al controllo batteriologico di derivati di uso alimentare. Il suo nome è legato soprattutto alla dimostrazione della possibilità di inoculare la sifilide ai comuni animali di laboratorio.

Soltanto nel 1903 J. Mecnikov ed E. Roux dimostrarono che le scimmie antropomorfe possono contrarre sperimentalmente la sifilide, malattia ritenuta fino ad allora esclusiva del genere umano. Nel 1906 il B. dimostrò la possibilità di provocare la malattia nel coniglio, inoculando il treponema nella camera anteriore dell'occhio o innestandolo per scarificazioni corneali: le manifestazioni oculari che compaiono, dopo un periodo variabile da dieci giorni a parecchie settimane, nel 50% degli animali trattati, risultano ricche di spirochete, che possono essere trasmesse ad altri animali. La dimostrazione della trasmissibilità in serie dell'affezione agli animali di laboratorio fu merito del B., che pubblicò i risultati dei suoi esperimenti in Ueber die Transmission der Syphilis auf das Kaninchen, in Central blatt. für Bakteriologie, LI (1906), pp. 320-326. Per tale sua opera egli ottenne unanimi riconoscimenti internazionali.

Il B. morì a Milano il 25genn. 1957.

Bibl.: E. B., in La medicina ital., VI(1925), pp. 187-190; P. Capparoni, Lezioni di storia delle medicina, Bologna 1934-35, pp. 564 s.; A. Pazzini, Storia della medicina, II,Milano 1947, pp. 464 s.; V. Puntoni, Microbiologia medica, I, Roma 1949, p. 557; S. Bonavita, Gli ottant'anni di E. B.,in Pensiero medico e sociologia,XLII(1953), n. 348, p. 2; G. Vernoni, Trattato di patologia generale,I, Firenze 1954, col.1307; E. B.,in Terapia,XLII(1957), pp. 63 s.; J.Fischer, Biographisches Lex. der hervorragenden Ärzte…, I, München-Berlin 1962, p. 105; Enciclopedia Italiana, XXXI,p. 733, sub voce Sifilide.