EUSTACHIO da Matera

EUSTACHIO da Matera

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 43 (1993)
di Errico Cuozzo

EUSTACHIO da Matera. - Nato nel XIII secolo, probabilmente a Matera, fu di fede ghibellina.

Il suo nome non è documentato in alcuna fonte contemporanea, ma l'agostiniano Dionigi da Borgo Sansepolcro (morto nel 1342), chiamato a Napoli alla corte di re Roberto d'Angiò nel 1338, nei suoi Commentarii in Valerium Maximum fornisce la più antica testimonianza dell'esistenza di E. (qualificato di "venosino" certamente per le sue attività svolte a Venosa documentate da fonti più tarde), autore di un poema intitolato Planctus Italiae: "Eustachium Venusinuni, qui sub nomine poétae introducitur et Plantus Italiae nominatur". Dionisio riporta poi, in margine a Valerio Massimo (II, 2, 3), sette distici elegiaci di E. in lode di Taranto.

La diffusione nel sec. XIV dell'opera di E. è testimoniata in modo indiretto anche da Giovanni Boccaccio, che dagli intellettuali della corte angioina ricevette non poche suggestioni: egli, nella Genealogia deorum gentilium (VIII, 41), riporta infatti una leggenda sulla fondazione di Genova che dice raccontatagli da Paolo da Perugia, il quale a sua volta la avrebbe appresa da un certo Eustachio ("asserit tamen Paulus Perusinus secundum nescio quem Eustachium").

Due fonti del sec. XV, provenienti dall'Italia meridionale, offrono le sole notizie superstiti sulla biografia di E., nonché altri quattro frammenti del suo poema. Si tratta del codice della Biblioteca nazionale di Napoli segnato IX.C.24 e di un codice già della Biblioteca del Seminario vescovile di Potenza. Nel codice napoletano, che è miscellaneo, tra i ff. 96 e 131 è presente un commentario virgiliano, scritto nel 147'8 da Berardino di Policastro di Suessa. Il Capasso suppone che si tratti di una copia da un originale della fine del sec. XIV; il Veselovski lo attribuisce, invece, alla metà del XV. Nel libellus sono riportati quattro estratti dal Planctus Italiae di E., relativi a Napoli (f. 89r), al Cavallo napoletano (ff. 89v-90r), a Messina (f. 116v) e a Taranto (f. 119v-120r). I versi relativi a quest'ultima città concordano (le varianti sono insignificanti) con il testo tradito da Dionigi da Borgo Sansepolcro. Inoltre, al f. 94r l'anonimo autore della raccolta miscellanea cita un "Eustachiuni quendam" tra gli autori che fornirono al Boccaccio il materiale per la sua Genealogia, mostrando, però, di non conoscerlo.

Il codice di Potenza, proveniente dal convento dei padri conventuali della stessa città, era conservato alla fine del sec. XIX nella Biblioteca del Seminario vescovile. È da ritenersi perduto perché sono risultati inutili tutti i tentativi fatti per rintracciarlo. Il Sanesi nel 1896 lo descriveva come un messale con varie notazioni musicali, appartenente secondo il catalogo al sec. XIII, privo di segnatura e mutilo in principio e in fine. In mancanza di guardie che ne proteggessero la prima e l'ultima facciata queste si presentavano guaste e di lettura non facile. Il Sanesi numerò a matita le 157 carte superstiti, e si avvide che la c. 48rv, "essendo, in origine, rimasta bianca, fu negli ultimi anni del sec. XIV (se non forse nei primi del XV) riempita da un qualche ignoto possessore o lettore del codice con una poesia latina". La poesia latina, a cui fa riferimento il Sanesi, altro non è che un frammento di trentaquattro versi del Planctus Italiae, relativi alla distruzione di Potenza, avvenuta dopo la battaglia di Tagliacozzo (23 ag. 1268), in cui E. ricorda come i Potentini piombassero a tradimento sui baroni partigiani degli Svevi con l'intento di ingraziarsi re Carlo d'Angiò, e come nonostante quest'atto di tradimento le mura di Potenza fossero abbattute egualmente, ed i partigiani dell'Impero liberati grazie ad un'azione improvvisa condotta da alcuni cittadini di Venosa, che era filosveva, e da due cavalieri, Riccardo di Santa Sofia ed Enrico di Castagna.

In margine ai primi sei versi, e alla fine del frammento, vi erano - secondo la testimonianza del Sanesi, che concorda con quella di Giuseppe Rendina, autore nel XVIII secolo di una Istoria della città di Potenza - due annotazioni, che rappresentano, allo stato della documentazione, le sole notizie superstiti relative alla biografia di Eustachio. La prima era costituita da cinque versi, in cui si ricordava che E., nativo di Matera, poi giudice e scriba a Venosa, pianse la conquista della sua "patria". La seconda notizia era costituita da un'altra quartina, in cui l'ignoto autore ricordava che nel 1270, allorché regnava Carlo I d'Angiò, E. temperava le angosce dell'esilio registrando cronisticamente i dolorosi eventi di cui era stato testimone.

Nel sec. XV fu attribuita per la prima volta ad E. la paternità del De balneis Puteolanis, un poemetto didascalico che descrive le proprietà terapeutiche dei siti termali del golfo di Pozzuoli. Tale attribuzione è, infatti, presente nel citato codice della Bìblioteca nazionale di Napoli al f. 119r, nonché nella editio princeps dell'opera, pubblicata a Napoli nel 1475. La vexata quaestio erudita, che aveva finito per fare dì E. un medico, già avviata a soluzione da G. C. Capaccio all'inizio del Seicento, fu definitivamente risolta nel 1851 da A. Huillard Bréholles, che attribuì il poemetto a Pietro da Eboli.

Sulla scorta di alcuni documenti tratti dai Registri angioini di Napoli, oggi perduti, il Briscese nel 1907 pensò di offrire alcuni documenti del XIII secolo relativi ad E. ed alla sua famiglia. Nulla, però, autorizza ad identificare con lui gli omonimi personaggi presenti in tali documenti.

I cinque frammenti superstiti del Planctus Italiae sono stati editi, da ultimo, da A. Altamura, I frammenti di Eustazio da Matera, in Arch. stor. per la Calabria e la Lucania, XV (1946), pp. 133-140 (poi in Studi di filologia medievale e umanistica, Napoli 1954, pp. 82-86) senza però aver visto tutti i manoscritti e la bibliografia.

Fonti e Bibl.: Napoli, Bibl. naz., cod. IX.C.24, ff.89r-90r, 116v, 119v-120r (ms. della fine del sec. XIV, o della metà del sec. XV); Dionysius de Burgo Sancti Sepulcri, Commentarii in Valerium Maximum, Argentoratì, A. Rusch [non dopo il 1475], II, 2, 3; Libellus de mirabilibus civitatis Putheolorum et locorum vicinorum: ac de nominibus virtutibusque balneorum ibidem existentium, in civitate Neapolis, per Arnaldum de Bruxella, 1475 (incunabolo, conservato nella Biblioteca nazionale di Napoli, contenente la edizione di diciotto epigrammi del poemetto napoletano dei sec. XIV dedicato ai bagni di Pozzuoli, attribuiti a E.); G. C. Capaccio, Balnearum quae Neapolis, Puteolis, Baiis, Pithecusis extant, virtutes..., Neapoli 1604, p. 4; Id., Vera antichità di Pozzuoli, Roma 1652, p. 326; G. B. Tafuri, Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli, III, 4, Napoli 1755, pp. 307-309; G. Tiraboschi, Storia della lett. ital., IV, 3, Napoli 1777, pp. 351 ss.; E. Viggiano, Mem. stor. della città dì Potenza, Napoli 1805, pp. 72 ss.; F. Volpe, Mem. stor. profane e religiose su la città di Matera, Napoli 1818, pp. 66-68; A. Huillard Bréholles, Notice sur le véritable auteur du poéme "De balneis puteolanis" et sur une traduction française inédite du méme poéme, (estr. da Mémoires de la Société des antiquaires de France, XXI [1851]); B. Capasso, Historia diplomatica Regni Siciliae inde ab anno 1250 ad annum 1266, Neapoli 1874, p. 354; F. Festa, Notizie stor. della città di Matera, Matera 1875, p. 77; G. Gattini, Note stor. sulla città di Matera, Napoli 1882, pp. 396-399; E. Percopo, Ibagni di Pozzuoli. Poemetto napolitano del sec. XIV, Napoli 1887, pp. 17-23; I. Sanesi, Un frammento di poema storico del sec. XIII, Pistoia 1896; A. N. Veselovski, "Eustachio di Matera" (o di Venosa) e il suo "Planctus Italiae", con traduz. di F. Verdinois, e documenti inediti, a cura di R. Briscese, Melfi 1907; T. Pedio. La vita a Potenza dai Normanni agli Aragonesi attraverso una inedita cronaca del sec. XVII ed un inedito codice diplomatico, in Archiv. storico pugliese, XV (1962), pp. 158 s.; Id., Storia della storiografia lucana, Bari 1964, pp. 11-13; Id., La Basilicata dalla caduta dell'impero romano agli Angioini, IV, Bari 1989, pp. 137, 165, 299; H. M. Schaller, E. und P. Collenuccio, in Tradition und Wertung, Festschrift F. Brunhölz, Sigmaringen 1989, pp. 245-260.

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