FAÀ DI BRUNO, Francesco

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 43 (1993)

di Luca Dell'Aglio

FAÀ DI BRUNO, Francesco. - Nacque ad Alessandria il 29 marzo 1825 da nobile famiglia, dodicesimo ed ultimo figlio di Lodovico e Carolina Sappa de' Milanesi.

Il padre, tra i maggiori proprietari terrieri di Alessandria, si dedicò all'amministrazione civica: fu sindaco di Bruno ed Alessandria. La madre, animata da profondo sentimento religioso, influenzò particolarmente l'ambiente familiare: cinque dei figli entrarono nella vita ecclesiastica ed almeno altri due ne seguirono sia pure solo inizialmente l'ispirazione.

Ricevuta la prima educazione in fámiglia, il F. entrò nel 1836, dopo la morte della madre, nel collegio dei padri somaschi di Novi Ligure. Quattro anni dopo faceva ingresso alla R. Accademia militare di Torino, da cui usciva nel 1846 come luogotenente di stato maggiore. Partecipò alla prima guerra d'indipendenza, durante la quale fu promosso al grado di capitano.

Nel frattempo si era andato palesando un deciso interesse per le scienze matematiche, che lo condusse progressivamente all'abbandono della vita militare. In questo modo, nel 1849, sotto la spinta di un progetto, mai andato in porto, che lo doveva vedere precettore dei principi Umberto e Amedeo di Savoia, intraprese un primo viaggio di studi a Parigi, conclusosi due anni dopo con la licence in scienze matematiche. Tornato a Torino, nel 1853 si ritirò definitivamente dall'esercito e nello stesso anno compì un secondo viaggio a Parigi, ispirato dalla possibilità di un successivo inserimento all'osservatorio astronomico di Brera. Nel 1856 si laureò in scienze matematiche alla Sorbonne presentando due tesi, una in teoria dell'eliminazione e l'altra in meccanica celeste; di entrambe fu relatore A. Cauchy.

L'esperienza parigina costituisce una tappa di particolare importanza nella formazione del F., e non solo da un punto di vista scientifico. A Parigi, frequentando gli ambienti della Sorbonne, dell'Ecole polytéchnique e dell'osservatorio astronomico venne a contatto con alcuni dei maggiori esponenti della matematica francese, tra i quali C. Hermite, J. Liouville, M. Chasles, U. J. J. Le Verrier e, soprattutto, A. Cauchy. Enorme fu l'influenza esercitata da quest'ultimo sul F. che prese a considerarlo un autentico modello di vita: allo stesso modo di Cauchy, egli si dedicò da un lato ad attività di carattere scìentifico e, dall'altro, in campo sociale, ad iniziative filantropiche a sfondo religioso. Inoltre, sia nelle une sia nelle altre egli tese ad inserire nella realtà della Torino risorgimentale alcuni elementi caratteristicì della vita culturale e sociale francese.

Del 1856 è il suo definitivo ritorno a Torino, nella cui università fu libero docente di analisi superiore nei quattro anni seguenti e dove tenne anche corsi liberi di astronomia "popolare". Nel 1860 fu nominato supplente alla cattedra di analisi superiore di C. Genocchi, per essere, l'anno dopo, proclamato dottore aggregato nella facoltà di scienze fisiche e matematiche. Dal 1864 insegnò anche geodesia alla Scuola di applicazione del corpo di stato maggiore. Nel frattempo proseguiva nelle sue iniziative sociali spesso di ispirazione religiosa. Tra queste ricordiamo l'istituzione di mense economiche per lavoratori (1857, 1867); la fondazione della Opera delle feste (1859), legata alla difesa dell'osservanza della domenica; e, soprattutto, la creazione di un complesso assistenziale per giovani domestiche, l'Opera di S. Zita (1859). Inoltre partecipò alla progettazione della chiesa di Nostra Signora del Suffragio a Torino sovraintendendo a partire dal 1870 ai lavori di costruzione. L'anno seguente fu nominato, sempre a Torino, incaricato di analisi superiore, per divenire, nel 1876, professore straordinario in quella cattedra, insegnamento che tenne fino alla morte, senza conseguire l'ordinariato. Intanto, ancora nel 1876, vedeva realizzata la sua vocazione sacerdotale, rìcevendo gli ordini in occasione dell'apertura della chiesa di Nostra Signora del Suffragio.

Complessa figura del cattoficesimo piemontese dello scorso secolo, il F. vanta una articolata produzione di opere scientifiche e religiose. In campo matematico la sua opera si inserisce, in gran parte, nel quadro delle ricerche della scuola algebrica italiana, nata, verso la metà dell'Ottocentol sotto l'impulso dei lavori di E. Betti e di F. Brioschi. Egli, in particolare, fu autore di due testi in tale campo, tra i primi e più rilevanti esempi di trattatistica nel panorama della matematica italiana del secondo Ottocento: la Théorie générale de l'élimination, edita a Parigi nel 1859, e, soprattutto, la Théorie des formes binaires, edita contemporaneamente a Torino e a Parigi nel 1876, contenenti i principali risultati ottenuti sugli invarianti e covarianti di tali forme, a partire dalle basilari ricerche di A. Cayley e di J. J. Silvester. Rimase invece quasi del tutto incompiuta un'imponente opera sulle funzioni ellittiche, il cui progetto iniziale è del 1881, che doveva raccogliere ìl numeroso materiale utilizzato nei suoi corsi universitari.

Tra le opere della maturità di carattere religioso risalta, in modo specifico, il Piccolo omaggio della scienza alla Divina Eucaristia (Torino 1872), tentativo di conciliazione tra l'atomismo e il dogma dell'eucarestia. Il connubio, qui presente, tra scienza e fede è un elemento caratteristico del pensiero del F.; significativi, a questo riguardo, appaiono gli stretti contatti che lo legarono ad altre importanti figure di religiosi scìenziati, quali l'abate F. M. N. Moigno e p. Angelo Secchi.

Il F. partecipò a numerose edizioni delle Esposizioni universali (Londra 1851, 1862; Parigi 1855, 1867, 1878), rìvelando una radicata fiducia negli aspetti tecnologici dello sviluppo scientifico. In questo ambito., tra l'altro, si può ricordare l'invenzione di alcuni dispositivi, tra cui un "fasiscopio" (1858), rappresentante la formazione delle fasi lunari, e di uno "scrittoio per ciechi" (1856), che ebbe una certa dìffusione in Piemonte e in Francia.

Morì a Torino il 27 marzo 1888. Una causa di beatificazione, aperta nel 1928, trovò positiva conclusione nel giugno del 1971.

Fonti e Bibl.: Necrol. in Annuario della R. Università di Torino 1888-89, pp. 156-65, e in Boll. bibl. storia matem., I (1898), pp. 94-98; A. Berteu, Vita dell'abate F. F., Torino 1898; L. Condio, Soldato - scienziato - sacerdote. Il cav. abate F. F. di B., Torino 1932; F. G. Tricomi, Matematici ital. del primo secolo dello Stato unitario, in Mem. dell'Acc. d. scienze di Torino, cl. di sc. fis. mat. e nat., s. 4, I (1962), p. 49; C. De Ambrogio, Scienziato e militare, Torino 1963; J. Cottino, F. F., Torino 1976; F. F. (1825-1888) - Miscellanea, Torino 1977; U. Bottazzini, Algebraische Untersuchungen in Italien, 1850-1863, in Historia mathem., VII (1980), pp. 30 s., 36; P. Palazzini, F. F. scienziato e prete, Roma 1980.

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