Federico II imperatore

Federico II imperatore

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Federico II imperatore. - Figlio (Iesi 1194 - Castel Fiorentino, presso San Severo, Puglia, 1250) dell'imperatore Enrico VI e di Costanza d'Altavilla, fu posto, dopo la morte del padre e poi della madre, nel 1198, in seguito alle disposizioni testamentarie di quest'ultima, sotto la tutela di papa Innocenzo III. Incoronato re di Sicilia già verso la fine di maggio del 1198, si trovò in balìa dei feudatarî tedeschi e normanni che si contendevano l'influenza politica sul regno. Solo nel 1206 Innocenzo III poté farsi consegnare F. che, proclamato maggiorenne, si unì in matrimonio nel 1209 con Costanza d'Aragona. Mentre dapprima era intenzione del papa di impedire in ogni modo l'unione della corona imperiale a quella reale di Sicilia sul capo di F., le pretese di Ottone di Brunswick sul regno normanno, una volta diventato imperatore con l'appoggio del papa, determinarono la scomunica contro quest'ultimo, e l'invito ai principi di Germania di procedere all'elezione di un nuovo sovrano. Così F., recatosi in Germania, poté essere eletto re nel 1212 a Francoforte, ma solo dopo la battaglia di Bouvines (1214), nella quale Ottone fu battuto da Filippo Augusto di Francia, suo alleato, riuscì a diventare l'incontrastato padrone della corona germanica. Riordinati gli affari di Germania, F. promise al nuovo papa Onorio III di condurre una crociata contro gli infedeli e, dietro assicurazione di amministrare la Sicilia separatamente dall'impero, cinse il 22 nov. 1220 la corona imperiale in S. Pietro. Rientrato nel regno di Sicilia, vi iniziò una profonda opera di riordinamento: ristabilì l'autorità regia contro i feudatarî, riorganizzò i sistemi amministrativi e giudiziarî, instaurando un assolutismo che, ben servito da una nuova classe di funzionarî fedeli e capaci (tra essi Goffredo da Viterbo e Pier della Vigna) determinò, nonostante l'esosità di certi monopolî, il benessere delle popolazioni governate. Durante quegli anni risultarono vane le richieste mossegli dal pontefice di condurre la promessa crociata: con diverse scuse e pretesti, F. riuscì sempre a eludere il desiderio di Onorio III. Partì finalmente (ag. 1227) dopo l'elezione del successore Gregorio IX, che si mostrava deciso a scomunicarlo, ma rientrò pochi giorni dopo a causa di un'epidemia scoppiata sulle navi. Colpito dalla scomunica, ripartì nel giugno 1228; mediante un accordo con il sultano al-Kāmil ottenne Gerusalemme, di cui cinse la corona di re il 18 marzo 1229 per i diritti venutigli da Isabella di Brienne, che aveva sposato nel 1225, dopo la morte della prima moglie. In Italia frattanto il papa aveva raccolto un esercito che devastava il suo regno; solo il suo ritorno riuscì a ristabilire la pace. Dopo aver ulteriormente perfezionato l'ordinamento legislativo mediante la promulgazione delle Costituzioni melfitane nel 1231 (v. Constitutiones Regni Siciliae), si rivolse alla definizione dei rapporti con i Comuni lombardi, che durante la sua permanenza in Oriente avevano fatto causa comune con il papa. La dieta convocata a Ravenna nel dic. 1231 riaffermò l'alta sovranità imperiale sui Comuni ma senza risultato pratico alcuno. Successivamente furono gli affari di Germania a richiedere la sua presenza: il figlio Enrico, ribellatosi, aveva raccolto attorno a sé tutti gli scontenti della politica del padre. Ristabilita la propria autorità e ottenuto l'appoggio dei principi contro i Comuni, nella battaglia di Cortenuova (27 nov. 1237) inflisse una grave sconfitta alla Lega lombarda: lo stesso carroccio di Milano cadde nelle mani di Federico. Ma, mentre i Comuni raccoglievano nuove forze, il matrimonio (1239) del figlio Enzo con Adelasia vedova d'Ubaldo Visconti, giudice di Torres e di Gallura, rincrudiva l'ostilità di Gregorio IX che vedeva la Chiesa privata dell'eredità sarda promessa da Adelasia. F., ancora una volta scomunicato nel marzo 1239, riuscì però a impedire che si radunasse a Roma il concilio indetto col fine di deporlo, catturando gran parte dei convocati (1241). Ma morto Gregorio, il successore Innocenzo IV, riunito nel giugno 1245 un concilio a Lione, scomunicò e depose F., e bandì contro di lui una crociata di tutti i popoli cristiani. F. tentò di reagire; ma in Germania fu eletto re il margravio di Turingia Enrico Raspe; in Italia, mentre Parma cadeva in mano a una fazione favorevole al papato, le forze ostili si fecero sempre più minacciose. F. tentò allora di raggiungere un accordo con il pontefice, ma invano. Nel 1248 dovette subire una dura sconfitta sotto le mura di Parma e l'anno seguente il diletto figlio Enzo, battuto nella battaglia di Fossalta, cadde nelle mani dei Bolognesi, che lo tennero prigioniero fino alla morte (1272). Solo dalla Germania, dove il successore di Enrico Raspe, Guglielmo d'Olanda, fu sconfitto dal figlio di F., Corrado, l'imperatore ebbe notizie confortanti. Ma di lì a poco F. morì all'improvviso vittima di un attacco di dissenteria. Tra i suoi figli ricordiamo Enrico avuto da Costanza d'Aragona e Corrado (IV) da Iolanda di Brienne, legittimi; Manfredi (legittimato dopo il 1235) da Bianca Lancia; Enzo e Federico d'Antiochia, illegittimi. ▭ La figura di F. è legata alla storia della letteratura italiana per quella scuola siciliana che fu la prima palestra, su temi provenzali, della nuova poesia volgare italiana, e che si chiamò siciliana appunto perché, come dice Dante nel De vulgari eloquentia, fiorita alle corti di F. e di Manfredi, re di Sicilia; fu poeta egli stesso (gli si attribuiscono 4 canzoni); diede impulso alla cultura, realizzando l'incontro fra tre civiltà, la latina, la greca e l'araba, promuovendo versioni di opere ignote ai latini (alla sua corte lavorò Michele Scoto; nel 1230-32 fu Federico II a inviare all'università di Bologna e ad altre università opere di Averroè tradotte dall'arabo) e gli studî di filosofia naturale (dall'astrologia, professata alla sua corte da Michele Scoto e Teodoro, alla matematica: a lui Leonardo Fibonacci dedicò il Liber quadratorum); si impegnò egli stesso in dispute scientifiche e filosofiche (si ricordino i "Quesiti siciliani" con Ibn Sab‛īn) e scrisse un trattato di falconeria (De arte venandi cum avibus) ricco di osservazioni dirette; famoso ai suoi tempi lo zoo che F. raccolse con animali esotici. Grandissima l'influenza del suo pensiero e del suo mecenatismo sull'arte del tempo, dagli originalissimi castelli, alla statuaria, alla sfragistica, alle monete, all'illustrazione dei codici. Nel campo politico la sua esperienza conclude in certo senso l'impero medievale, alla cui tradizione universalistica egli vincolò in qualche modo la sua geniale opera di organizzatore del Regno, che per tanti aspetti ha presentimenti addirittura moderni. ▭ Per l'albero genealogico, v. Hohenstaufen.

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