IPPOLITO, Felice

IPPOLITO, Felice

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004)
di Giuseppe Sircana

IPPOLITO, Felice. - Nacque il 16 nov. 1915 a Napoli da Girolamo, ingegnere e professore di costruzioni idrauliche all'Università di Napoli, e da Angelica Giuliani. Allievo del liceo Umberto I, dove ebbe come professore di storia e filosofia N. Abbagnano, l'I. avrebbe voluto intraprendere gli studi storici, ma fu indotto dall'ambiente familiare a seguire le orme del padre e del nonno iscrivendosi alla facoltà di ingegneria. Dopo la laurea, conseguita nel 1938 con la specializzazione in geologia, prestò il servizio militare nel genio aeronautico prima a Bari e poi a Napoli e quindi, dopo l'ingresso in guerra dell'Italia, in Libia, dove fu impegnato nella costruzione di acquedotti per l'approvvigionamento delle truppe. Rientrato a Napoli il 1° apr. 1941, si trasferì subito a Roma, dove iniziò a lavorare al centro di ricerche geominerarie dell'Istituto per la ricostruzione industriale (IRI) che, sotto la direzione del vulcanologo svizzero A. Rittman, fu impegnato fino al 1943 nella ricerca di carbon fossile nelle Alpi Apuane.

Nel periodo dell'occupazione nazista di Roma l'I., denunciato perché, come dipendente dell'IRI, non aveva voluto trasferirsi al Nord, dovette rimanere nascosto e corse qualche rischio recapitando messaggi tra U. La Malfa, che viveva in clandestinità, e R. Mattioli.

Rientrato a Napoli nel giugno 1944, aderì al Partito liberale italiano, vivendo con grande disagio l'involuzione conservatrice di questo partito finché, ai primi di aprile del 1946, non decise di uscirne con altri esponenti della sinistra interna, guidati da F. Antonicelli. Alcuni di loro, tra i quali lo stesso I., si ritrovarono nel dicembre 1955 per dare vita al partito radicale.

Nel 1948 l'I. divenne libero docente e due anni dopo ordinario di geologia applicata presso la facoltà d'ingegneria dell'Università di Napoli, continuando a occuparsi, in collaborazione con Rittmann, di ricerche geominerarie nel Sud d'Italia.

Il suo lavoro era sorretto da una passione culturale e politica che, sulla scia di G. Fortunato, mirava a capire "quanto della questione meridionale avesse motivazioni di carattere geologico e geografico" (Curli, p. 140). Avrebbe poi rivendicato come proprio merito quello di aver contribuito a sfatare il mito di un Mezzogiorno ricco di giacimenti minerari; una presa d'atto che per l'I. si tradusse nell'impegno a ricercare risorse energetiche alternative, necessarie allo sviluppo del Sud e dell'intero paese.

Cominciò a indirizzare i suoi studi verso l'energia nucleare quando questo settore muoveva i primi passi per iniziativa del Centro informazioni studi ed esperienze (CISE), promosso nel 1946 a Milano da alcuni grandi gruppi privati quali Edison, Cogne e FIAT. Fu E. Amaldi a presentare l'I. a G. Bolla, direttore del CISE, che gli mise a disposizione i finanziamenti necessari per proseguire le ricerche sull'uranio e gli fece ottenere l'incarico di docente di geologia dell'uranio nel corso di specializzazione in fisica nucleare al Politecnico di Milano.

Pur operando in una struttura privata l'I., che aveva studiato da vicino l'esperienza della Francia nel campo del nucleare, riteneva necessario l'impegno diretto dello Stato in questo settore.

Si rivolse perciò al chimico napoletano F. Giordani, al quale non risultò difficile convincere della bontà del progetto il ministro dell'Industria e del Commercio P. Campilli. Si giunse così alla costituzione, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 26 giugno 1952, del Comitato nazionale ricerche nucleari (CNRN), alla cui presidenza fu chiamato Giordani, mentre l'I., membro designato dal ministero dell'Industria e del Commercio, ne divenne il segretario.

Il CNRN "rappresentò un esempio, insolito e nuovo per l'Italia, di gestione estremamente dinamica dell'attività di ricerca" (Energia, ambiente, innovazione…, p. 11), anche se per molto tempo patì le conseguenze della mancata definizione dei suoi rapporti con il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e della carenza di fondi adeguati. Alla radice degli attriti e delle rivalità dei vari organismi che a diverso titolo operavano nel settore vi era "un'evidente incompatibilità tra le due anime del nucleare italiano […] quella pubblica, fortemente statalista, impersonata da Giordani e dal giovane segretario del Comitato F. Ippolito; e quella privatistica, che faceva capo alla Edison di G. Valerio e di V. De Biasi, sospettosa e insofferente di un intervento pubblico che potesse restringere i margini di manovra delle società elettriche nel campo della nuova energia atomica e ridurne così l'influenza, economica e politica, complessiva" (Curli, p. 35).

Nel corso degli anni Cinquanta la ricerca nucleare fece notevoli passi in avanti che consentirono nel 1959 il raggiungimento di significativi successi: il 9 febbraio l'elettrosincrotone di Frascati raggiunse l'energia di progetto dell'intensità di 100 MeV, pari a quella dell'elettrosincrotone di Cornell, il più potente del mondo; a fine marzo entrò in fase di criticità il reattore Ispra-1 e a luglio fu formalizzata la localizzazione del centro di ricerca dell'Euratom a Ispra, un obiettivo per il quale l'I. si era battuto. Tali sviluppi resero necessario l'adeguamento della normativa sull'impiego pacifico dell'energia nucleare che con la legge dell'11 ag. 1960 portò alla trasformazione del CNRN nel Comitato nazionale energia nucleare (CNEN). La presidenza del nuovo ente fu assegnata al ministro dell'Industria, mentre il segretario generale, carica nella quale fu riconfermato l'I., ne divenne l'organo esecutivo.

Sotto la spinta dell'I. il CNEN perseguì l'ambizioso progetto di raggiungere la diversificazione energetica attraverso la realizzazione di centrali nucleari a brevetto italiano. Si deve in particolare alla sua iniziativa la realizzazione della prima centrale elettronucleare italiana, quella del Garigliano, finanziata con un prestito della Banca mondiale. A metà degli anni Sessanta, con l'entrata in funzione della centrale di Trino Vercellese e di quella di Latina, voluta dall'Ente nazionale idrocarburi (ENI) di E. Mattei, l'Italia si collocava al terzo posto nel mondo per produzione di energia elettronucleare.

L'iniziativa dello Stato nel settore nucleare apriva concrete prospettive di porre fine al predominio delle "baronie" elettriche private e si saldava con il tentativo, portato avanti da Mattei, di liberare l'Italia dalla dipendenza delle compagnie che detenevano il monopolio a livello internazionale, le cosiddette "sette sorelle", anche nel campo del petrolio. In quegli stessi anni prese anche l'avvio, per iniziativa dei settimanali Il Mondo e L'Espresso e di alcuni gruppi radicali e della sinistra laica, una campagna in favore della nazionalizzazione dell'energia elettrica, alla quale l'I. diede il proprio convinto e visibile sostegno. Così quando, nel 1962, fu costituito l'Ente nazionale energia elettrica (ENEL) l'I. apparve al ministro del Bilancio, La Malfa, e all'autorevole dirigente socialista R. Lombardi la persona più indicata ad assumere la presidenza del nuovo ente, che venne invece assegnata a V. Di Cagno, sostenuto dalla Democrazia cristiana. L'I. entrò comunque nel consiglio di amministrazione dell'ENEL, dove assunse un atteggiamento critico nei confronti della gestione del direttore generale A.M. Angelini.

Nell'estate del 1963, proprio le critiche rivolte alla strategia del nuovo ente elettrico dal settimanale L'Espresso suscitarono la risentita reazione di settori della maggioranza di governo che difesero la dirigenza dell'ENEL, mettendo in discussione la correttezza amministrativa del CNEN e del suo segretario generale.

I prodromi di tali accuse si potevano già cogliere nella diffidenza con cui il senatore democristiano G. Spagnolli, presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, aveva accolto la richiesta di fondi destinati alla ricerca nucleare. Fu poi il segretario del Partito socialista democratico italiano, G. Saragat, a muovere un duro attacco all'I., ritenuto responsabile di assurdi sprechi e dilapidazione del denaro pubblico.

Il ministro dell'Industria, G. Togni, raccolse allora un dossier, nel quale si poneva, tra l'altro, la questione dell'incompatibilità tra le cariche di segretario generale del CNEN e di consigliere di amministrazione dell'ENEL ricoperte dall'I., che venne sospeso dalla prima il 31 agosto e dalla seconda il 14 ott. 1963. All'inizio di settembre la procura generale della Repubblica di Roma avviò il procedimento penale e il 3 marzo 1964 dispose l'arresto dell'I. e il suo rinvio a giudizio con ben otto capi d'imputazione che contemplavano, tra gli altri, i reati di falso in atti pubblici, peculato, interesse privato e abuso in atti di ufficio. Il processo ebbe inizio l'11 giugno e si concluse il 29 ottobre con la condanna dell'I. a undici anni e quattro mesi di reclusione, pena che sarà ridotta in appello, con sentenza del 4 febbr. 1966, a cinque anni e tre mesi. In attesa del ricorso in Cassazione, che fu respinto, l'I. venne messo in libertà provvisoria e nel marzo 1968, quando ormai restavano pochi mesi da scontare, gli fu concessa la grazia dal presidente della Repubblica Saragat.

La vicenda giudiziaria dell'I. e il conseguente drastico ridimensionamento del programma nucleare lasciarono uno strascico di polemiche e di sospetti su "una cospirazione ispirata da interessi petroliferi o una rivalsa delle baronie elettriche che avevano subito la nazionalizzazione. Di fatto con la morte di Mattei e la sconfessione dell'operato di Ippolito venivano meno due personalità che avevano operato in senso innovativo per l'indipendenza energetica del paese" (Pirzio, p. 29).

Confortato dalla stima e dall'appoggio di molti esponenti politici e scienziati (sessantacinque su settanta fisici cattedratici italiani erano intervenuti in suo favore durante il processo), l'I. riprese l'attività professionale, assumendo, nell'ottobre 1968, la direzione della rivista Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, che mantenne fino al dicembre 1995. Il 1° nov. 1970, con il parere unanime del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, tornò all'insegnamento come ordinario di geologia presso la facoltà di scienze dell'Università di Napoli. Alla fine degli anni Settanta riprese a occuparsi di energia, sollecitato in particolare da alcuni dirigenti del Partito comunista italiano (PCI), nelle cui liste fu eletto come indipendente al Parlamento europeo il 10 giugno 1979 e riconfermato il 17 giugno 1984 per la IV circoscrizione.

Nel corso di due legislature l'I. assistette, con amarezza e irritazione, al progressivo affermarsi in Europa di orientamenti contrari all'impiego dell'energia nucleare, determinati a suo giudizio da emotività dell'opinione pubblica e opportunismo politico, e contestò duramente, come membro del Comitato energetico nazionale, la scelta italiana di abbandonare il nucleare.

Contrariato dall'opzione antinucleare del PCI se ne distaccò e aderì quindi al Partito repubblicano italiano, della cui direzione nazionale fece parte e nelle cui liste venne candidato, senza successo, alle elezioni europee del 18 giugno 1989.

L'I. continuò a insegnare geologia all'Università "La Sapienza" di Roma e fu anche componente del Consiglio superiore delle miniere e del Comitato tecnico idrocarburi e geotermia presso il ministero dell'Industria, vicepresidente del Comitato grandi rischi presso il ministero della Protezione civile, vicepresidente della Commissione scientifica nazionale per l'Antartide e organizzatore della ricerca italiana in quel continente.

L'I. morì a Roma il 24 apr. 1997.

Opere: La geologia come storia, Roma 1947; Lezioni di geologia applicata, I-II, Napoli 1957-59; L'Euratom e la politica nucleare italiana, Roma 1958; Lezioni di geologia dell'uranio, ibid. 1960; L'Italia e l'energia nucleare. Cronache di cinque anni, Venezia 1960; Fabbisogno energetico ed energia nucleare, Bologna 1961; Tappe per l'unità europea, Roma 1961; Energia, ricerca scientifica e piano di sviluppo, Firenze 1962; Saggi e studi di geologia, Venezia 1962; La politica del CNEN (1960-1963), Milano 1965; Energia e tecnica delle fonti di energia, Roma 1967; La natura e la storia, Milano 1968; La questione energetica. Dieci anni perduti 1963-1973 (in collab. con F. Simen), ibid. 1974; Politica dell'energia, Roma 1977; Intervista sulla ricerca scientifica, a cura di L. Lerro, Roma-Bari 1977; Università: crisi senza fine, Milano 1978; Saggi di geologia e geologia economica, Napoli 1981; Politica europea e politica dell'energia, ibid. 1981; Per l'Europa del coccodrillo, Firenze 1985; Amici e maestri. Personaggi, fatti e letture: ricordi di un quarantennio, Bari 1988; Un progetto incompiuto. La ricerca comune europea, 1958-1988, ibid. 1989; Energia ieri oggi e domani, Roma 1989; Dieci anni al Parlamento europeo, ibid. 1989; Le frane in Italia. Perché ci sono. Cosa fare (in collab. con P. Colosimo), ibid. 1991.

Fonti e Bibl.: Il "caso Ippolito" (trascrizione della tavola rotonda promossa dal Movimento G. Salvemini), in Montecitorio, 1964, n. 11-12; M. Silvestri, Il costo della menzogna. Italia nucleare 1945-1968, Torino 1968 (si veda in partic. il cap. VII, La caduta di F. I., pp. 307-359); S. Setta, Croce, il liberalismo e l'Italia postfascista, Roma 1979, ad ind.; Storia d'Italia (Einaudi), Annali3, Scienza e tecnica nella cultura e nella società dal Rinascimento a oggi, a cura di G. Micheli, Torino 1980, ad ind.; O. Barrese, Un complotto nucleare. Il caso Ippolito, Roma 1981; Annali dell'economia italiana, 12/2, 1959-1964, Milano 1982, ad ind.; E. Puntillo, F. I., una vita per l'atomo, s.l. [ma Napoli] 1987; La nazionalizzazione dell'energia elettrica, Roma-Bari 1989, ad ind.; G. Pirzio, Energia e politica. Analisi delle politiche pubbliche nel settore elettronucleare, Napoli 1990, pp. 29, 66, 69, 134; Energia, ambiente, innovazione: dal CNRN all'ENEA, a cura di G. Paoloni, Roma-Bari 1992, ad ind.; Storia dell'industria elettrica in Italia, IV, Dal dopoguerra alla nazionalizzazione, 1945-1962, a cura di V. Castronovo, Roma-Bari 1994, ad ind.; L. Sebastiani, Il caso Ippolito, tesi di laurea, Università degli studi di Roma "La Sapienza", fac. di scienze politiche, a.a. 1994-95; G. Bonari et al., Cinquanta anni di attività didattica e scientifica del prof. F. I., Napoli 1995; Ricerca, innovazione, impresa. Storia del CISE: 1946-1996, a cura di S. Zaninelli, Roma-Bari 1996; P. Craveri, La Repubblica dal 1958 al 1992, Milano 1996, ad ind.; B. Curli, Il progetto nucleare italiano (1952-1964). Conversazioni con F. I., Soveria Mannelli 2000; L'Istituto nazionale di fisica nucleare, a cura di G. Battimelli, Roma-Bari 2002, ad indicem.

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