femminismo Movimento di rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne; in senso più generale, insieme delle teorie che criticano la condizione tradizionale della donna e propongono nuove relazioni tra i generi nella sfera privata e una diversa collocazione sociale in quella pubblica.
Una prima fase delle rivendicazioni femminili ebbe inizio nel 17° sec., come reazione a una cultura misogina profondamente influenzata dalle teorie aristoteliche sull’inferiorità biologica femminile. L. Marinelli, in La nobiltà e l’eccellenza delle donne (1601), e M. de Gournay nell’Egalité des hommes et des femmes, sostennero la fondamentale uguaglianza tra i due sessi, le cui differenze ‘naturali’ erano invece frutto di una diversa istruzione. Nello stesso secolo M. Fonte e A. Tarabotti denunciarono la completa soggezione delle donne nei confronti dell’uomo e della società da esso concepita. L’Illuminismo favorì la discussione sull’istruzione femminile e durante la Rivoluzione francese iniziò la partecipazione delle donne a movimenti politici. Nella seconda metà dell’Ottocento il f. si sviluppò come movimento di emancipazione per ottenere la parità giuridica, estendendosi all’
In
Il primo paese in cui le donne ottennero
Dopo la
Con il sopravvenire della crisi economica e del terrorismo, verso la fine degli anni 1970 il f. cessò di esistere come movimento ed entrò in una fase diversa. Gli elementi che ne avevano determinato lo sviluppo, la mancanza di organizzazione e di leader e la pluralità, spesso conflittuale, delle varie posizioni si rivelarono inadatti ad assicurarne la permanenza in un periodo di grave crisi. Tuttavia, le idee femministe erano in qualche modo penetrate, sia pure a volte modificate, in alcuni partiti, nei sindacati, nei mass media e in genere nella mentalità delle donne politicizzate e inserite nelle istituzioni. Vi fu un ripensamento critico di alcune posizioni (l’opposizione sistematica e radicale nei confronti delle istituzioni, l’estraneità nei confronti della politica e
2. La condizione femminile oggi
Il sussistere di innegabili disuguaglianze ha di fatto messo in luce l’insufficienza del riconoscimento dell’uguaglianza puramente formale e ha indotto le istituzioni governative a intraprendere programmi d’azione e politiche per le pari opportunità tra donne e uomini. Le due principali strategie di quello che è stato chiamato ‘femminismo di Stato’, il mainstreaming e l’empowerment, sono state definite nella Conferenza di Pechino del 1995, indetta dall’ONU. Il primo mira a produrre una profonda trasformazione nella cultura di governo, inserendo la prospettiva di genere nella ‘corrente principale’, cioè all’interno di tutti i problemi rilevanti, come la qualità dello sviluppo e le grandi riforme sociali. Il secondo prevede l’attribuzione di maggiore potere alle donne rimuovendo gli ostacoli alla loro attiva partecipazione a tutte le sfere della vita pubblica e privata. Strumento di queste strategie sono le ‘azioni positive’, misure concrete adottate per accelerare l’instaurazione dell’uguaglianza di fatto tra i generi. In particolare, la persistente marginalità della presenza femminile nei parlamenti e nelle cariche pubbliche ha indotto a proporre l’adozione di azioni positive per raggiungere una pari rappresentanza di donne e di uomini in tutte le cariche governative. A tal fine si richiede una riforma dei meccanismi elettorali per integrare le donne nelle cariche pubbliche in proporzioni uguali e agli stessi livelli degli uomini. In Italia nel 2003 è stata approvata una modifica dell’art. 51 della Costituzione per legittimare tutti i provvedimenti finalizzati a garantire la partecipazione paritaria di uomini e donne alle cariche elettive.