MARSIGLI, Filippo

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 70 (2008)

di R. Dinoia

MARSIGLI, Filippo. – Figlio di Giovanni e fratello di Giuseppe, anch’egli pittore, nacque a Portici, presso Napoli, il 15 sett. 1790. Allievo nell’Accademia reale di belle arti di Napoli di J.-B. Wicar, dal 1808 fu beneficiario di un sussidio per frequentare la scuola di disegno dal nudo (Lorenzetti). Nel 1814 vinse il pensionato borbonico a Roma nella sezione di pittura (ibid.).

Al periodo del pensionato, che aveva una durata di sette anni, si ascrive una delle prime opere note, Omero cieco che canta ai pastori (o Omero che racconta al pastore Glauco le cose sofferte nei suoi viaggi all’isola di Scio), dipinto a olio su tela, firmato e datato 1818, che il M. eseguì per Leopoldo di Borbone principe di Salerno. Ideata sulla scorta dell’Omero (1809-14) del maestro romano T. Minardi, l’opera rappresenta un significativo tramite con la cultura di stampo romantico che a Roma trovava espressione nei nazareni e nei puristi (Susinno). Contrariamente a quanto affermano alcuni autori (Porzio, 1991; D’Alessio), che indicano il dipinto presente nella collezione del Museo Condé di Chantilly attraverso un lascito ereditario, allo stato attuale risulta di ubicazione ignota – e non a Capodimonte, come erroneamente ha sostenuto M. Picone Petrusa (1993) confondendolo con La tomba dell’uomo dabbene – anche se è passato recentemente sul mercato (Una collezione…).

Rientrato a Napoli, il M. compare nella lista dei candidati che nel 1822 parteciparono al concorso per la cattedra di pittura storica tenuto per la successione a G. Berger, vinta poi da G. Franque (Lorenzetti, p. 212). Tra le altre prove sostenne quella della pittura a fresco (Borzelli), tecnica con la quale il M. avrebbe lavorato in seguito per diverse committenze reali.

Nonostante fosse tornato a Napoli, le cronache romane lo ricordano in città ancora per qualche anno (Susinno): il 4 sett. 1823 nelle Notizie del giorno, a proposito del trasparente con il Tempio della Virtù esposto a Parigi per «il natale di S.M. Francesco I»; il Diario di Roma del 20 ag. 1825 lo cita a proposito dell’Omero e della Morte del conte Ugolino e dei miserandi suoi figli (ubicazione ignota). Le due opere facevano parte della collezione del principe di Salerno a Napoli, poi passarono in eredità a Henri d’Orléans duca di Aumale e furono rivendute in un’asta pubblica nel 1857, per cui non sono mai arrivate al Museo Condé di Chantilly insieme con il resto della collezione del duca (Di Benedetto; Spetsieri Beschi). Il secondo dipinto è ancora ricordato dallo stesso Diario di Roma il 23 maggio 1826 e, insieme con l’altro, nel Giornale di belle arti del 1830, che li menziona a quella data esposti nello studio in palazzo Farnese, sede dell’ambasciata del Regno delle Due Sicilie e del pensionato (Susinno). Entrambe le tele vennero presentate alla Biennale borbonica del 1826 riscuotendo un immediato successo, come attestano le litografie che le riproducono nel 1834 (Porzio, 1991) e ancora l’incisione del 1845 per l’Omero eseguita da F. Pisante su disegno di G. Simonetti, allievo del M. (Duca di Casarano). Paragonato da J. Napier alla pittura storica di F. Gérard, l’Omero venne osannato da D. Morelli come «una vera opera d’arte […] che resterà nella storia della pittura del nostro secolo». Nel Diario di Roma del 23 maggio 1826 viene menzionato anche un altro dipinto del M., il Ritratto di Maria Carolina d’Austria a figura intera (Caserta, palazzo reale), eseguito per la «commissione di Francesco I re delle Due Sicilie» (Susinno). In precedenza il quadro si trovava, insieme con altri dipinti con le effigi dei vari membri della famiglia reale, nella galleria della reggia di Capodimonte simmetrica al salone da ballo (Martino).

Con «real iscritto» del 17 sett. 1827, il M. divenne professore onorario di pittura storica nell’Accademia di Napoli (Napoli, Arch. dell’Acc. di belle arti, serie Professori onorari, b. 31, f. 47, cc. n.n.). Nel 1830 espose alla mostra Borbonica il grande dipinto a olio La tomba dell’uomo dabbene, noto anche col titolo I pastori di Mileto dinnanzi la tomba di Dameta o I pastori d’Arcadia (Napoli, Museo di Capodimonte, ma dal 2003 in deposito a Roma presso la Galleria nazionale d’arte moderna: Galleria nazionale…).

Nella sua struttura il soggetto, tratto da un brano degli Idyllen di S. Gessner, assume quasi il valore di un exemplum della tipologia di saggio a tre figure (Susinno). Nonostante la sua celebrità, confermata dalle varie guide della città di Napoli che la segnalano tra le pitture più moderne presenti nella casina reale di Capodimonte (Descrizione della città…; Celano), l’0pera fu considerata già dalla critica storica una manifestazione espressiva priva di efficacia e originalità, dove tutto è reso con la durezza di un nuovo manierismo (Intorno alle più eccellenti pitture…, 1831; Dalbono, 1891).

Gli anni Trenta e Quaranta videro il M. esordire insieme con un gruppo di pittori storici – G. Maldarelli, C. Guerra, T. De Vivo, N. Carta – nel campo della committenza di corte. Alla mostra Borbonica del 1833 presentò un bozzetto, S. Gennaro portato in volo tra gli angeli perché plachi l’ira per la sua terra percossa dalla ruina del Vesuvio (ubicazione ignota), del quale diede notizia anche Borzelli menzionandolo insieme con un altro di Guerra, La morte di s. Giuseppe: i bozzetti erano stati compiuti probabilmente per essere riportati in affresco in uno degli edifici religiosi di proprietà reale. Nel 1836 realizzò per uno dei quattro altari laterali della chiesa del camposanto Nuovo di Napoli il dipinto La Resurrezione di Cristo (Celano) ed elaborò un bozzetto di un affresco (non eseguito) per il portico dello stesso camposanto, raffigurante L’anima beata, noto dalla riproduzione eseguita su disegno di Simonetti (Tarantini). In competizione con Guerra, Maldarelli e G. Cammarano, incaricati da Ferdinando II di eseguire gli affreschi per i soffitti delle sale nel quarto delle feste dell’appartamento nuovo in palazzo reale, il M. firmò e datò nel 1841 la decorazione della sala d’Amore (ora sala di lettura della Biblioteca nazionale).

Nei quattro ovali centinati raffigurò le storie delle Ore e di Cupido (Tersicore che invita le Ore alla danza, La danza delle Ore, Prigionia di Cupido, Fuga di Cupido: D’Alessio).

Sempre per commissione reale nel 1842, lo stesso gruppo di pittori, con in più F. Oliva, iniziò la decorazione dell’abside della nuova cattedrale di Caserta, eseguendo i cinque riquadri sugli stalli del coro. Il M. realizzò quello con la Resurrezione del figlio della vedova di Naim (Borzelli).

D’Alessio suggerisce una committenza reale anche per il bozzetto Interno di un tempio in cui è raccolto il popolo ad ascoltar la divina parola, predicata da un sacro oratore esposto alla biennale Borbonica del 1843, oltre a una probabile relazione dello studio con gli affreschi dell’abside della cattedrale di Salerno o di quelli del duomo di Maiori, ai quali fa cenno Porzio (1991), ma non resta traccia di quest’opera né tanto meno se ne conosce la composizione finale.

Al genere storico contemporaneo appartiene invece il grande dipinto del M. esposto alla mostra Borbonica del 1839, opera che suscitò al contempo molte ammirazioni e critiche per il suo realismo e per il tema rivoluzionario: L’alba del 21 ag. 1824 a Carbonizza, ove si difende vigorosamente il corpo di Marco Botzaris (ubicazione ignota), opera monumentale di adesione al filone neoellenico, ispirata dalle pagine del testo storico di F.-Ch. Pouqueville, Storia della rigenerazione della Grecia, che fu tradotto in italiano e illustrato da S. Ticozzi nel 1825.

Come riferisce Spetsieri Beschi, che a esso ha dedicato un ampio e dettagliato studio, per l’esecuzione del grande olio su tela (m 4,20 x 6) il M. aveva percepito un finanziamento dalla Società industriale partenopea per conto e garanzia di cinque illustri personaggi napoletani (il principe di Sansevero Ferdinando di Sangro, il principe di Ottaiano Michele de’ Medici, il giudice Michele D’Ambrosio, il cavaliere Gabriele Quattromani e Alberto Giannini), forse anche committenti dell’opera. Ma nel 1838, a compimento del quadro, egli non aveva soddisfatto il suo debito verso la Società; e i garanti, avendo pagato quest’ultima, divennero così proprietari del quadro alienato al Marsigli. Questi, nella speranza di venderlo, depositò il dipinto nel Real Museo Borbonico dove si ha notizia della sua presenza fino al 1870, anche se in un discorso di Morelli tenuto agli allievi dell’Accademia di belle arti nel 1900 (in Morelli, 1915) viene menzionato nella «sala di pittura» della stessa Accademia. La studiosa ha inoltre rintracciato due Studi di teste di dimensioni al naturale (Roma, collezione privata) e un disegno eseguito a seppia e biacca, probabilmente la prima idea dell’opera, datato 1829 (Atene, Museo Benaki), nonché una copia a olio su tela di dimensioni ridotte (cm 63 x 90), probabilmente realizzata da Simonetti che la derivò da una litografia molto rara da lui stesso eseguita e dedicata al principe di Salerno (un esemplare è conservato a Napoli, Gabinetto di stampe dell’Istituto Suor Orsola Benincasa).

Dopo il 1839 e fino alla sua morte le notizie sul M. si fanno sempre più rade. Nel 1844 venne nominato direttore del pensionato artistico napoletano a Roma, succedendo a V. Camuccini, fino al 1860; rallentò così di molto la sua attività pittorica per dedicarsi quasi esclusivamente all’insegnamento.

Su questo lungo periodo, trascorso principalmente a Roma dove abitava nella residenza destinata ai direttori del pensionato napoletano nei pressi della chiesa della Confraternita della Morte in via Giulia (Malpica), si è a conoscenza di qualche altro impegno lavorativo, svolto principalmente a Napoli, come la realizzazione del sipario del teatro S. Carlo nel restauro del 1844 insieme con Cammarano, Guerra, Maldarelli, G. Mugnai e altri, poi sostituito nel 1854 con un altro di G. Mancinelli ancora in uso (Garzya, 1978).

Nell’ottobre del 1850, alla morte di C. Angelini, fu membro della commissione del concorso per la cattedra di professore ordinario di disegno all’Accademia partenopea (Lorenzetti). Nel 1852 datò e firmò L’Immacolata Concezione che protegge Napoli e la dinastia borbonica (Napoli, Museo di Capodimonte); mentre negli inventari relativi alla quadreria di palazzo reale a Caserta, alla data del 7 luglio 1857, risulta un altro suo dipinto dal titolo La Vergine con gli angeli in gloria (ubicazione ignota: Di Benedetto).

Al 1857 risale anche una pubblicazione dal titolo Alcuni scritti sulle arti del disegno del commendatore Filippo Marsigli direttore del Regio Pensionato di belle arti in Roma: si tratta di una raccolta di saggi sull’arte usciti in periodici napoletani tra il 1834 e il 1857 (Considerazioni sullo stato presente della pittura istorica in Italia, 1834; Breve cenno sulla scultura italiana. Dallo spirare del passato secolo sino a questo anno 1833, 1834; Pensamenti sulle mostre di belle arti, 1836; Sul paesaggio. Lettera a Vincenzo Franceschini, 1843; Voto… pel concorso di una cattedra di professore di disegno nel R. Ist. di belle arti, 1851). A essa sono da aggiungersi altri due scritti, Concetto primitivo di un quadro dove si rappresenta la morte di M. Bozzari (pubblicato sull’Omnibus pittoresco, strenna, gennaio 1837) e Indicazione delle opere de’ pensionati napoletani e siciliani e si pure di quelli delle provincie inviati in Roma al perfezionamento delle rispettive arti dalla munificenza di Ferdinando II re del Regno delle Due Sicilie, pubblicato a Roma nel 1845. Essi testimoniano una discreta ma interessante attività di scrittore e critico d’arte che meriterebbe di essere studiata e inserita nel dibattito più ampio della nascente storiografia artistica meridionale dell’epoca.

Al suo definitivo rientro a Napoli, due anni prima di morire, fu nominato professore emerito dell’Accademia con «decreto luogotenenziale» del 30 apr. 1861, titolo che gli permise di godere di un modesto contributo annuo (Napoli, Arch. dell’Acc. di belle arti, serie Professori, sottoserie Fascicoli personali, b. 2, f. 35, c. 2).

Il M. morì a Napoli l’8 maggio 1863.

Quasi del tutto inedita è la produzione grafica del M., della quale si conservano due esempi nel Museo nazionale di S. Martino di Napoli: un disegno a penna in ovale raffigurante la Toeletta di Venere e un altro di dimensioni minori d’impostazione più accademica che raffigura Sisara e Giaele (Muzii); alla Biblioteca nazionale di Napoli si trova una prima prova di stampa di un’incisione non datata a tecnica mista, Testa d’ignoto (cm 57 x 42), stampata presso lo stabilimento di litografia Cuciniello di Napoli. Infine, alla Bibliothèque nationale di Parigi nel Département des estampes è custodita una raccolta di disegni a penna tratti da affreschi napoletani di maestri del XIV e XV secolo.

Fonti e Bibl.: Napoli, Arch. dell’Acc. di belle arti, Pensionato 1838, f. 5, cc. n.n.; Intorno alle più eccellenti pitture napoletane esposte nell’ottobre del 1830. Lettera al signor marchese Basilio Puoti, Napoli 1831, pp. 11-13; L. Tarantini, L’anima beata, in L’Iride, IV (1837), 2, pp. 5-7; C. Malpica, Roma visitata da un cattolico e da un artista, Napoli 1847 (ed. elettron., a cura di E. Magrini, 2005: http://avirel.unitus.it); Duca di Casarano, Una visita al Museo Borbonico, in L’Iride, n.s., I (1845), pp. 145-154; Descrizione della città di Napoli e delle sue vicinanze…, a cura di G. Nobile, Napoli 1855, p. 718; F. Napier, Pittura napoletana dell’Ottocento (1855), a cura di S. D’Ambrosio, Napoli 1956, pp. 32, 77; C. Celano, Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli… con aggiunzioni dei più notabili miglioramenti posteriori fino al presente… (1870), a cura di G.B. Chiarini, Napoli 1974, pp. 299, 491; C.T. Dalbono, Guida di Napoli e dintorni, Napoli 1891, p. 391; A. Borzelli, L’Acc. del disegno dal 1815 al 1860, in Napoli nobilissima, X (1901), pp. 107, 126, 138 s.; Don Fastidio (F. Nicolini), La quadreria del principe di Salerno, ibid., XV (1906), p. 94; D. Morelli, Filippo Palizzi e la scuola napoletana di pittura dopo il 1840, in D. Morelli - E. Dalbono, La scuola napoletana di pittura nel secolo decimonono ed altri scritti d’arte, a cura di B. Croce, Bari 1915, p. 5; S. Di Giacomo, Catalogo biografico della mostra della pittura napoletana dell’Ottocento, Napoli 1922, p. 19; G. Ceci, Bibliografia per la storia delle arti figurative nell’Italia meridionale, II, Napoli 1937, nn. 4882-4885; C. Lorenzetti, L’Acc. di belle arti di Napoli (1752-1952), Firenze s.d. [ma 1954], pp. 60 n. 1, 114, 209, 212, 218, 463; M. Biancale, Bernardo Celentano, Roma 1963, pp. 3, 8, 10, tav. II; C. Garzya, Interni neoclassici a Napoli, Napoli 1978, pp. 121, 132 n. 68, 158 s.; M. Causa Picone - A. Porzio, Il palazzo reale di Napoli, Napoli 1986, p. 101, fig. 41; Una collezione di dipinti veneti dell’Ottocento, catal. d’asta Franco Semenzato, Venezia, 24 marzo 1991, n. 39; L. Martorelli, La pittura dell’Ottocento nell’Italia meridionale (1799-1848), in La pittura in Italia. L’Ottocento, II, Milano 1991, pp. 471, 475 s., 487, 611, tav. 687; A. Porzio, ibid., pp. 906 s.; M. Picone Petrusa, Tradizione e «crisi dei generi». Collezionismo ed esposizione nella pittura napoletana tra il 1799 e il 1860, in La pittura napoletana dell’Ottocento, a cura di F.C. Greco, Napoli 1993, pp. 28 (fig.), 33, 35, 44 n. 79; G. D’Alessio, ibid., p. 142; R. Cioffi, Ripensando l’arte napoletana del primo Ottocento, in Otto-Novecento, 1996, n. 2, pp. 8, 15, fig. p. 7; L. Martino, Arredi e decorazioni nella reggia di Capodimonte dai Borbone ai Savoia, in Civiltà dell’Ottocento, a cura di N. Spinosa, I, Le arti figurative (catal.), Napoli 1997, p. 30; C. Garzya Romano, Interni dei palazzi napoletani, ibid., p. 42; R. Muzii, Il disegno a Napoli dall’accademismo al realismo, ibid., pp. 377 s., 624, n. 16.29; S. Susinno, Napoli e Roma: la formazione artistica nella «capitale universale delle arti», ibid., III, Cultura e società, ibid. 1997, pp. 86 s.; R. Pinto, Storia della pittura napoletana, Napoli 1997, p. 258; L. Martorelli, in Maestà di Roma… Universale ed eterna, capitale delle arti (catal.), progetto di S. Susinno, a cura di S. Pinto - L. Barroero - F. Mazzocca, I, Roma 2003, p. 291, n. 1.10; A. Di Benedetto, La quadreria dei re: promozione, gusto e celebrazione al palazzo reale di Caserta da Ferdinando I a Francesco II, in Casa di re. Un secolo di storia alla reggia di Caserta 1752-1860 (catal., Caserta), a cura di R. Cioffi, Milano 2004, pp. 224, 233 n. 56; C. Spetsieri Beschi, La morte di Marcos Botzaris di F. M.: un quadro del filellenismo napoletano, in Napoli nobilissima, 2004, nn. 5-6, pp. 199-214; E. di Majo, in Galleria nazionale d’arte moderna. Le collezioni: il XIX secolo, a cura di E. di Majo - M. Lafranconi, Milano 2006, p. 86, n. 1.25; E. Bénézit, Dictionnaire…, IX, Paris 1999; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXIV, pp. 142 s. R. Dinoia

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