filologia

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filologia In ogni ricerca, l’interpretazione di fatti (o di personaggi ecc.) basata sull’esame di testi, documenti o su notizie storiche.

1. Definizioni

Il termine f., inteso nel mondo greco e latino come amore della dottrina, con particolare riguardo all’erudizione storica, si andò affermando in Europa dopo l’Umanesimo con il valore di «studio, scienza dell’antichità»; successivamente subì un ampliamento, in quanto fu riferito a culture diverse da quelle classiche, e insieme una restrizione, in quanto gli interessi della f. si andarono limitando al fatto letterario. In età precedenti alla nostra s’intese per f. l’insieme delle discipline tendenti alla conoscenza del passato; e quindi si comprendevano sotto quel nome anche l’archeologia, l’epigrafia, l’etnografia, la storia ecc.; discipline che oggi hanno ciascuna una propria autonomia.

La f. moderna si articola in due grandi direzioni: da una parte si tende a reperire, ricostruire e interpretare i testi (studio delle testimonianze verbali); e dall’altra a mettere in luce e interpretare fatti di ogni genere che giovino alla comprensione dei testi stessi (studio delle cose). Nel primo suo aspetto la f. cerca di reperire documenti letterari ancora ignoti; di accertare l’autenticità sia di questi sia di quelli già noti; di ricostruire il documento nel suo aspetto originario, depurandolo dalle alterazioni prodottesi in esso nel corso dei secoli per effetto della trasmissione a opera di intermediari: copisti, stampatori, editori ( f. testuale). Inoltre, la f. cerca di interpretare i testi ricostruiti, facendo tesoro delle necessarie cognizioni linguistiche, metriche, stilistiche e di quelle storiche, allo scopo di rivivere la scrittura nelle medesime condizioni culturali del suo autore; d’individuare le fonti del documento letterario e la fortuna di esso. Nell’altro aspetto la f. studia la biografia dell’autore, le condizioni storiche e sociali del suo tempo e del suo ambiente particolare.

2. Cenni storici

Dopo le prime ricerche filologiche compiute nell’ambiente peripatetico, culla della f. può essere considerata, nel 3° sec. a.C., Alessandria d’Egitto, con la sua biblioteca e la sua celebre scuola di dotti (Zenodoto, Callimaco, Apollonio Rodio, Eratostene, Aristofane di Bisanzio, Aristarco di Samotracia) volti alla ricostruzione e al commento dei testi letterari più antichi. Accanto alla scuola di Alessandria fiorì quella di Pergamo di impronta stoica (Cratete di Mallo). Sotto influsso ellenistico, e specialmente di Cratete di Mallo che fu a Roma nel 168 a.C., nasce anche la f. latina, i cui più importanti rappresentanti furono M. Terenzio Varrone, Nigidio Figulo, Verrio Flacco, Aulo Gellio e, nei secoli della decadenza della filologia greca, Censorino, Nonio Marcello, Macrobio, Marziano Capella, Prisciano ecc. La raccolta e lo studio continuano (6°-14° sec. d.C.) nel mondo bizantino; ma già nel 6° sec. Cassiodoro aveva fondato in Calabria una grande scuola intesa a salvare e a restaurare le opere dell’antichità; e nei secoli seguenti, i conventi irlandesi, anglosassoni, carolingi, italiani sono i depositari di questa tradizione. I conventi sono appunto il grande campo di esplorazione della riscoperta umanistica; e le università la sede della parallela restaurazione e interpretazione dei testi.

L’Umanesimo, iniziato con il rinnovato studio degli scrittori latini, si volse in un secondo tempo anche ai greci. L. Valla, preceduto in ciò da Petrarca, diede chiari esempi di critica filologica; il filologo più completo, per conoscenza dei testi e acume critico, fu Poliziano. Gli umanisti fecero anche opera di editori, consegnando alle officine librarie e poi alle prime tipografie (come quella dei Manuzio) testi di autori classici, da loro riveduti, corretti congetturalmente o mediante la collazione, di manoscritti.

La grande f. del 19° sec., prolungatasi con continuità d’intenti e di metodo nel 20°, si inserì nel fervore di ricerca storica proprio del Romanticismo. Impossibile elencare i numerosi filologi di questo rinnovato umanesimo in maggioranza tedeschi, da F.G. Wolf a U. von Wilamowitz a E. Fraenkel (tra gli italiani vanno ricordati D. Comparetti, G. Vitelli, G. Pasquali). Il lavoro compiuto dalla f. classica nel 19° e 20° sec. è imponente: si approntano le grandi collezioni di autori greci e latini (Teubner, Oxford, Les belles lettres, Loeb classical library); le raccolte sistematiche di frammenti, di scoli, di iscrizioni ( epigrafia), di papiri (➔ papirologia); le enciclopedie speciali (W.H. Roscher, Pauly-Wissowa ecc.); i lessici particolari di singoli autori; i repertori bibliografici (tra cui quello annuale di J. Marouzeau) che continuano una tradizione iniziata già nel 17°-18° sec. da J.A. Fabricius. Nella critica testuale si cerca di giungere al rigore scientifico attraverso il confronto sistematico e l’utilizzazione razionale di tutti gli elementi della tradizione (il metodo di Lachmann).

Sul concetto stesso di f. ha gravato a lungo la tradizione umanistica, che considerava come paradigmatiche le due letterature antiche, perciò f. fu sinonimo di f. classica. Ma nel 19° sec. gli orizzonti si allargano alla critica storica; e la f. investe altri campi: la germanistica, il mondo neolatino, l’orientale; e via via, intesa come metodo, giunge addirittura a fare oggetto delle proprie ricerche il presente: anche per le opere contemporanee è possibile e necessaria un’indagine filologica parallela a quella critica.

Nel corso dell’ultimo ventennio del 1900 gli sviluppi della f. hanno preso diverse direzioni, identificabili da tre nuovi ambiti di ricerca: la f. dei testi a stampa, la f. d’autore e l’applicazione delle metodologie informatiche per la ricostruzione testuale. Con f. dei testi a stampa, diffusa in Italia agli inizi degli anni 1980 per merito di C. Fahy e P. Stoppelli, si intende un settore della f. testuale rivolto alla restituzione ecdotica di opere a prevalente tradizione a stampa. Partendo dall’assunto che ogni esemplare di un’edizione a stampa sia diverso dall’altro in periodo di tipografia manuale, si propone di restituire il testo nella sua forma originaria così come venne prodotto dall’officina tipografica, analizzando le condizioni materiali di produzione e le diverse funzioni assunte dal personale dell’officina coinvolto nella trasmissione del testo (compositore, correttore di bozze, proto, tiratore, battitore ecc.). L’indagine procede in due direzioni convergenti: la ricostruzione della storia dell’edizione (luoghi e modi di produzione, rapporti tra autore, editore e stampatore, ambiente culturale ruotante attorno all’impresa tipografica); la collazione integrale di tutte le copie disponibili dell’edizione (o di un campione significativo di queste), al fine di ricostruire l’esemplare ideale. La f. d’autore, che ha avuto un considerevole sviluppo metodologico in Francia verso la fine degli anni 1970, per poi giungere in Italia attraverso la mediazione di D. Isella, si occupa invece dei problemi editoriali connessi alla diversificata tipologia degli originali, siano essi manoscritti autografi o stampe sorvegliate dall’autore, concentrandosi su tradizioni di opere prevalentemente recenti di cui si siano conservate diverse redazioni e stesure. Infine, l’introduzione dell’informatica nell’ambito della f. ha aperto interessanti orizzonti di ricerca: da un lato, la formazione di cospicue banche dati di opere letterarie arricchite da efficaci motori di ricerca consente di interrogare corpus considerevoli di testi e riconoscere forme di usus scribendi con grande rapidità e sicurezza; dall’altro, il supporto digitale offre possibilità illimitate alla realizzazione di edizioni critiche e corpus di opere che, per la loro mole, sarebbero apparse impensabili in un formato cartaceo.

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