GIRAUD, Fiorello

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 56 (2001)

di Roberto Staccioli

GIRAUD, Fiorello. - Nacque a Parma il 22 ott. 1870, figlio del tenore Lodovico e di Maria Givoni.

Il padre, Lodovico, nato a Parma il 2 marzo 1846, era di condizioni sociali umilissime. Intraprese lo studio del canto nel 1867 con un non meglio identificato Fuzzini, esordendo nel 1872 al teatro Dal Verme di Milano nella Jone di E. Petrella. Dopo altri quattro anni di perfezionamento, cantò al teatro Regio di Parma nella Diana di Chaverny di F. Sangiorgi (Carnevale 1876-77), ottenendo un successo che venne riconfermato ne Il trovatore di G. Verdi (Manrico), e ancora nella Jone di Petrella (Glauco). La sua carriera di tenore si svolse prevalentemente nei piccoli, ma all'epoca prestigiosi, teatri di provincia: vengono registrate sue presenze al teatro Municipale di Piacenza, nel corso della stagione di Carnevale 1877-78, in Aida (Radames), Il trovatore e nell'Agnese di E. Guindani. Nel 1879, dopo essersi esibito al teatro Pagliano di Firenze e al teatro Brunetti di Bologna, apparve al teatro Marrucino di Chieti ne Il Guarany di A.C. Gomes e ne L'assedio di Cesarea di G. Persiani, a fianco di Mattia Battistini. Inaugurò quindi la stagione 1879-80 del Regio di Parma, affrontando la parte del protagonista in Roberto il Diavolo di G. Meyerbeer "da bravo artista e colla sua voce bella forte e tuonante" (L'Asmodeo, monitor artistico, 3 genn. 1880). Sempre a Parma partecipò poi alla rappresentazione di Niccolò dei Lapi di G. Pacini; nel corso di una serata in suo onore cantò l'aria "I cari sogni sparvero" da La contessa di Mons di L. Rossi. Nel dicembre 1880 si esibì al Politeama Genovese, dove, nonostante non si fosse completamente ristabilito da una grave malattia, sostenne brillantemente il ruolo di Radames in Aida, e cantò in Ruy Blas di F. Marchetti. Le ultime apparizioni di cui si abbia notizia furono al teatro Ristori di Verona ne L'ebreo di G. Apolloni e nella Jone, infine al Politeama di Firenze ne I Lombardi alla prima crociata di Verdi (Oronte). Partì quindi per una tournée in Sudamerica, esibendosi in Paraguay, Brasile, Cuba e Messico, dove, colpito da febbre gialla, morì a Guadalajara il 16 ott. 1882.

Altri ruoli da lui sostenuti furono Pollione nella Norma di V. Bellini ed Ernani nell'omonima opera di Verdi. La sua voce era caratterizzata da un timbro puro e argentino e da uno squillo autorevole; il colore, quasi baritonale, favoriva interpretazioni vigorose, sebbene non inclini a raffinatezze espressive.

Il G. ereditò dal padre la passione per il canto e, divenuto allievo di E. Barbacini al conservatorio della sua città natale, sviluppò una voce di tenore "lirico-spinto". Esordì al teatro Civico di Vercelli, nel dicembre 1891, distinguendosi come protagonista del Lohengrin di R. Wagner.

R. Leoncavallo gli affidò la parte di Canio nella prima esecuzione assoluta de I pagliacci, il 21 maggio 1892 al teatro Dal Verme di Milano, dove il G. cantò con Victor Maurel e Adelina Stehele, diretto da A. Toscanini. Il trionfale successo anche personale gli consentì di iscriversi alla potente Agenzia teatrale internazionale diretta da E. Carozzi. Con I pagliacci il G. iniziò immediatamente una luminosa carriera, interpretando il ruolo di Canio in moltissimi teatri, tra cui il Regio di Parma (settembre 1892), il Sociale di Alessandria (novembre 1892), il Grande di Brescia (dicembre 1892).

In quest'occasione la Gazzetta teatrale italiana del 10 genn. 1893 sottolineò "i suoi mezzi vocali eccellenti, il metodo di canto squisito, l'accento drammatico, caldo e vibrante".

L'opera di Leoncavallo accompagnò l'artista lungo tutta la sua carriera; se ne ricordano esecuzioni al teatro Storchi di Modena (marzo 1893: iniziò allora la tradizione di cantare nella stessa serata il ruolo di Canio e quello di Turiddu nella Cavalleria rusticana di P. Mascagni), al teatro Filarmonico di Verona (aprile 1893), a Melbourne, al teatro Imperiale di Varsavia (novembre 1894), al teatro Nazionale di Roma, con Rosina Storchio (dicembre 1895), e infine al teatro S. Carlos di Lisbona (marzo 1910).

Al termine della tournée australiana, fu impegnato nell'autunno 1894 al teatro Imperiale di Varsavia, oltre che ne I pagliacci, anche nell'operina Il piccolo Haydn di G. Cipollini. Nel novembre di quell'anno apparve inoltre al teatro Comunale di Bologna come Fenton nel Falstaff di Verdi, sempre sotto la direzione di Toscanini, ruolo riproposto al Carlo Felice di Genova (dicembre 1894), dove cantò anche ne L'amico Fritz di Mascagni con A. Pini Corsi (gennaio 1895).

Il G. passò quindi a cimentarsi in ruoli più impegnativi, vestendo i panni di Roberto ne Le Villi di G. Puccini al teatro La Fenice di Venezia (maggio 1895). Nella stagione 1895-96 ottenne trionfali successi al teatro Nazionale di Roma con la Storchio in Cavalleria rusticana, nella Carmen di G. Bizet, e nella prima assoluta di Fadette di M. de' Rossi (gennaio 1896), mentre il 29 febbr. 1896 partecipò alle celebrazioni per la ricorrenza della nascita di G. Rossini cantando nella Petite messe solennelle sotto la direzione di Mascagni. Nel marzo dello stesso anno si esibì al teatro Pagliano di Firenze in Amy Robsart di I. De Lara, nel giugno seguente, al teatro Brunetti di Bologna, in Chatterton di Leoncavallo, e in agosto, al teatro della Società di Viterbo, fu Des Grieux nella Manon Lescaut di Puccini.

Tra il dicembre 1896 e il gennaio 1897 apparve al teatro del Liceu di Barcellona; al suo ritorno fu impegnato al teatro Filarmonico di Verona ne La bohème di Puccini (Rodolfo). Tra il giugno 1898 e il 1900 effettuò tournées in Sudamerica, in Portogallo e in Spagna, a fianco di Eva Tetrazzini. Nel dicembre 1901 intraprese una tournée in Egitto con Angelica Pandolfini e Titta Ruffo, cantando al teatro Khediviale del Cairo e al teatro Zizinia di Alessandria in Fedora di U. Giordano (Loris), Bohème, Tosca di Puccini (Cavaradossi) e Iris di Mascagni. Nel dicembre 1902 tornò al S. Carlos di Lisbona, dove cantò in Sapho di J. Massenet e in Germania di A. Franchetti.

In virtù di un progressivo irrobustimento e ampliamento della voce il G. poté affrontare opere altamente impegnative quali Tristano e Isotta di Wagner, che cantò al teatro Costanzi di Roma per l'inaugurazione della stagione 1903-04. La sua attività al Costanzi continuò nella ripresa della Tosca con Hariclea Darclée, nel Lohengrin, riscuotendo ampi consensi dalla critica per la sua versatilità, e in Ero e Leandro di L. Mancinelli (febbraio 1904).

Al teatro Verdi di Trieste partecipò alla prima assoluta della Medea di V. Tommasini (aprile 1906), Sigfrido e La Walkiria di Wagner (Siegmund), e Zazà di Leoncavallo. Dal febbraio all'aprile 1907 fu impegnato con Maria Farneti e Tullio Serafin al teatro Massimo di Palermo ancora ne LaWalkiria, in Madama Butterfly di Puccini, nella Wally di A. Catalani e nella prima assoluta di Sperduti nel buio di S. Donaudy.

Il debutto del G. alla Scala di Milano risale all'inaugurazione della stagione 1907-08, nel Crepuscolo degli dei di Wagner (Sigfrido), accanto a Felia Litvinne e Luisa Garibaldi, sotto la direzione di Toscanini. La sua collaborazione con la Scala continuò con la partecipazione alle prime italiane della Luisa di G. Charpentier, in cui interpretò la parte di Giuliano (6 febbr. 1908), e di Pelléas et Mélisande di C. Debussy (2 apr. 1908), con Pasquale Amato, Cesira Ferrani, e la direzione di Toscanini. Nell'ultima fase della sua carriera interpretò ancora Tristano e Isotta e Lohengrin al Regio di Torino, diretto da Serafin (dicembre 1909), e al S. Carlos di Lisbona (marzo 1910). Il suo repertorio annoverò anche i ruoli di protagonista in Ernani di Verdi, Tannhäuser e I maestri cantori (Walther) di Wagner, La Gioconda di A. Ponchielli, Andrea Chénier di Giordano e Tartini, o Il trillo del diavolo di S. Falchi.

Ritiratosi dalle scene, si dedicò all'insegnamento. Morì a Parma il 28 marzo 1928.

Il G. possedeva una voce meno squillante e che si espandeva meno facilmente di quella del padre, ma poteva ugualmente sfoggiare un timbro caldo e una morbidezza di emissione che gli consentiva di fraseggiare con raffinatezza. Era inoltre un attore di prim'ordine per la nobiltà degli atteggiamenti scenici. I suoi ruoli wagneriani, se non si distinsero per eroicità, furono apprezzati per dolcezza d'interpretazione lirica, creando un modulo interpretativo personalissimo che ha avuto emuli solo ai nostri giorni con René Kollo e Placido Domingo.

Fonti e Bibl.: Per L0dovico: recensioni ne Il Progresso, 16 genn. e 1° febbr. 1878; L'Asmodeo, monitor artistico, 3 genn. 1880, 29 genn. 1881; Gazzetta musicale di Milano, 28 giugno 1881; Città di Parma - Teatro Regio, Cronologia degli spettacoli lirici, 1879-1929, a cura di V. Cervetti - C. Del Monte - V. Segreto, Parma 1980, p. 30; ibid., 1829-1879, ibid. 1981, pp. 282-284; M.G. Forlani, Il teatro Municipale di Piacenza, Piacenza 1985, p. 179; E. Frassoni, Due secoli di lirica a Genova, I, Genova 1987, p. 342; Storia dell'opera, III, Torino 1986, p. 215. Per Fiorello: recensioni in Gazzetta teatrale italiana, 2 giugno 1892, 10 genn., 7 marzo, 24 nov., 31 dic. 1893, 23 dic. 1895, 12 marzo 1896; Gazzetta musicale di Milano, 5 genn. 1899; La Tribuna, 28 dic. 1903, 11 genn., 6 febbr. 1904; Teatro illustrato, 10 dic. 1906; Il Giornale di Sicilia, 15-16 marzo 1907; Corriere della sera, 22 dic. 1907, 7 febbr. 1908, 3 apr. 1908; C. Gatti, Il teatro alla Scala nella storia e nell'arte, I, Milano 1964, pp. 234 s.; V. Frajese, Dal Costanzi all'Opera, IV, Roma 1978, pp. 71 s.; A. Brannetti, I teatri di Viterbo, Viterbo 1980, p. 118; G. Dell'Ira, Firmamento lirico pisano, Pisa 1983, pp. 471 s.; I. Ciotti, La vita artistica del teatro Massimo di Palermo, Palermo 1984, p. 31; M.-Th. Bouquet - V. Gualerzi - A. Testa, Storia del teatro Regio di Torino, V, Cronologie, a cura di A. Basso, Torino 1988, p. 263; C. Schmidl, Diz. univ. dei musicisti, I, p. 632; Enc. dello spettacolo, V, col. 1334 (anche per Lodovico); Diz. encicl. univ. della musica e dei musicisti, Le biografie, III, p. 215 (anche per Lodovico); The New Grove Dict. of opera, II, p. 431.

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