Firenze

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Firenze Comune della Toscana (102,4 km2 con 364.710 ab. nel 2008), capoluogo di provincia e della regione, situato a un’altezza media di 50 m s.l.m., all’estremità sud-orientale di un bacino intermontano, percorso dall’Arno, nel quale sorgono altre due importanti città: Prato e Pistoia. Il fiume, che divide F. in due parti disuguali (a destra la parte maggiore: quartieri di Santa Maria Novella, San Giovanni, Santa Croce; a sinistra l’Oltrarno: quartiere di Santo Spirito), nella periferia della città riceve da sinistra la Greve e da destra altri più modesti affluenti.

Il clima è di tipo submediterraneo, con notevole variabilità interannuale: la temperatura media annua è di 15 °C; quella di gennaio di 5,5 °C; quella di luglio di 25°; cadono, in media, 850 mm di pioggia all’anno. Aeroporto a Peretola, sobborgo occidentale della città.

A partire dagli anni 1970 si è venuta configurando un’area metropolitana fiorentina, parte di un’area metropolitana più vasta comprendente anche Prato e Pistoia e che è costituita da una decina di Comuni per una superficie complessiva di oltre 500 km2. La popolazione del capoluogo ha presentato nel corso degli anni 1980 un netto decremento, proseguito a ritmo intenso nel decennio successivo, per poi attestarsi in condizioni di relativa stabilità.

Centro manifatturiero, commerciale e finanziario tra i più importanti d’Europa tra 12° e 15° sec., F. decadde nel periodo successivo, risollevandosi solo nella seconda metà del 19° sec., quando vi fu trasferita da Torino la capitale d’Italia. Oggi F., oltre a svolgere le funzioni amministrative di capoluogo di provincia e di regione, è un centro economico di prim’ordine, con fiorenti attività di servizio e industriali-artigianali e un’ampia area d’influenza: è una delle maggiori città italiane e una delle metropoli dominanti che si collocano ai vertici della gerarchia urbana nazionale. La popolazione dell’area metropolitana è occupata per oltre il 60% nel terziario e per meno del 2% nell’agricoltura. Il settore secondario è caratterizzato da impianti di medie e piccole dimensioni appartenenti a svariati rami, tra i quali particolarmente rappresentati quelli della meccanica (Nuovo Pignone, FIAT, Officine Galileo), dell’elettrotecnica, della chimica farmaceutica, della gomma, dell’abbigliamento, della ceramica, del mobilio. L’editoria, pur avendo perduto quota rispetto a quella di altre città italiane, conserva ancora un certo peso dovuto a una lunga tradizione. Componente essenziale dell’economia fiorentina è il turismo, favorito soprattutto dalla ricchezza dei monumenti e delle raccolte d’arte, oltre che dalle bellezze naturali dei dintorni e dalle numerose manifestazioni culturali, folcloristiche e commerciali.

storia

La Florentia romana sorta, sulla Via Cassia, là dove il Mugnone allora confluiva nell’Arno, per le necessità del traffico commerciale fu municipio, poi Cesare vi dedusse una colonia; la sua relativa importanza in età imperiale è documentata sia dagli ampliamenti dell’età di Adriano, sia dall’elevazione di F. a capitale della Tuscia et Umbria (287). Sede vescovile dai primi decenni del 4° sec., resistette, difesa da Stilicone, agli assalti degli Ostrogoti (405) e durante la guerra greco-gotica (535-553), come caposaldo dei Bizantini, all’assedio postole da Totila. Suddivisa in ducati la Tuscia longobarda, F. ebbe il suo proprio duca; fu anche residenza di un gastaldo, come curtis regia. Carlomagno vi celebrò il Natale del 786; F. costituì uno dei centri più cospicui della rinascita carolingia in Italia; fu creata da Lotario, con i capitula ecclesiastica dell’825, sede della scuola per la formazione culturale del clero/">clero nella regione toscana; così più tardi sotto gli Ottoni ebbe rilievo politico-amministrativo come sede di un conte, diretto rappresentante dell’autorità imperiale contro i potenti marchesi di Toscana. Gli eventi più significativi della rinascita europea nel 10°-11° sec. si ripercossero su F.: concessione, con Ottone I, di immunità ai vescovi, fondazioni monastiche, lotta contro il clero simoniaco e concubinario (opposizione popolare contro il vescovo simoniaco Pietro Mezzabarba).

Nella lotta delle investiture F. difese la libertà della Chiesa, a fianco di Matilde di Canossa (m. 1115), a cui la città deve il primo riconoscimento dell’autonomia comunale. Con le vittorie dei Fiorentini sui feudatari del contado, si affermarono le magistrature comunali (1138). Nel regime consolare predominarono le consorterie gentilizie, sostenute da clero e mercanti; intanto, si affermò la politica di espansione territoriale; nuove vittorie aprirono ai Fiorentini la via di Pisa, con la conquista di Empoli (1182), della Romagna e con la penetrazione nel Mugello (1184). F. risultò preminente nella lega fra le città toscane (San Ginesio, 1197) antimperiali e filopapali, divenendo centro del nuovo sistema politico guelfo. Nel 12° sec. si espanse oltre le mura romane e il regime podestarile permise una maggiore rappresentanza popolare (1193). Dal 1215 la politica di F. fu dominata dalla lotta tra opposti gruppi sociali: ghibellini, strumento della reazione feudale ai progressi del comune, e guelfi, rappresentanti del ceto mercantile. L’intervento delle forze imperiali assicurò (1248) il trionfo della fazione ghibellina ma, morto Federico II, le compagnie delle Arti (1251) s’impadronirono del governo (detto del primo popolo). Seguì un decennio di conquiste che rafforzò la potenza economica del comune; nel 1260 F. tornò ancora ghibellina, ma la sconfitta di Manfredi a Benevento (1266) e il crollo degli Svevi a Tagliacozzo (1268) restituì ai guelfi il governo (detto del secondo popolo). La pacificazione fra guelfi e ghibellini, per iniziativa di papa Niccolò III (1278-80), aprì la via alla nuova magistratura del priorato (1282), con cui le Arti s’impadronirono del governo. Contro i tentativi di riscossa dei Grandi, il popolo riconfermò la propria libertà con gli Ordinamenti di giustizia (1295) di Giano della Bella. La città si divise ancora (1300) tra i Neri, capitanati dai Donati e i Bianchi, facenti capo alla famiglia dei Cerchi: dopo un breve sopravvento della parte bianca (1300-01), prevalse Carlo di Valois, inviato da papa Bonifacio VIII ad assicurare gli interessi della Chiesa con il trionfo dei Neri. Dopo l’inutile tentativo di Enrico VII di piegare F. all’autorità imperiale (1312), la crisi militare ad opera di Pisa (1315) e Lucca (1325) portò alla perdita dell’indipendenza politica, con la città in signoria a Carlo duca di Calabria; ma seguì la riscossa di F. che si allargò in Stato regionale con la conquista di Pistoia (1331), Cortona (1332), Arezzo (1337) e Colle di Val d’Elsa (1338). Lo sfortunato tentativo di prendere Lucca e il fallimento delle case bancarie dei Bardi e dei Peruzzi, determinarono la crisi politica del ceto dominante delle Arti maggiori. Dopo la guerra degli Otto Santi (1375-78) contro Gregorio XI, per rompere l’accerchiamento della ricostituzione dell’autorità papale in Romagna, si riaccese la lotta fra oligarchia dominante e ceti abbienti della popolazione, fino al moto rivoluzionario dei Ciompi (1378) e all’esperimento democratico di Michele di Lando, esauritosi con la restaurazione oligarchica del 1382.

Nel 1390 F. entrò in guerra con i Visconti e, nel 1409-14, con Ladislao, re di Napoli; nei decenni seguenti la città difese, con Venezia, l’indipendenza degli Stati regionali contro Filippo Maria Visconti. Nella politica interna, intanto, Cosimo de’ Medici, tornato nel 1434 dall’esilio veneziano cui l’aveva costretto l’oligarchia cittadina, instaurava in F., nel formale rispetto degli ordinamenti costituzionali, una effettiva signoria. L’assoluta preminenza dei Medici ebbe nuova sanzione dopo la congiura dei Pazzi (1478), con la signoria di Lorenzo il Magnifico, che godette di un larghissimo consenso popolare e fu garanzia, attraverso l’alleanza stretta con Milano e Napoli, dell’equilibrio tra gli Stati della penisola. La discesa di Carlo VIII, nel 1494, aprì una prima interruzione al governo mediceo (repubblica fiorentina del 1494-1512); ripristinato dalla Lega Santa vincitrice dei Francesi, questo durò poi fino al 1527 quando il sacco di Roma (1527), dove era papa Giulio de’ Medici (Clemente VII), rese possibile a F. l’ultima esperienza repubblicana; l’alleanza di Clemente VII con Carlo V rendeva vana l’eroica difesa delle libertà cittadine (assedio di F.), e portava alla restaurazione dei Medici e alla fondazione/">fondazione del principato (1530). Questo, sorto come ducato di F., estendendo ben presto le sue conquiste territoriali alle altre parti della Toscana (specie con la conclusione vittoriosa della guerra di Siena, 1555), segnò con il duca Cosimo I, dal 1569 granduca di Toscana, la definitiva trasformazione dello Stato cittadino nello Stato regionale e assoluto.

Sotto il governo degli ultimi granduchi F. fu luogo di rinascita intellettuale e morale della nazione risorgente; unita al regno di Sardegna nel 1860, fu capitale d’Italia dal 1865 al 1871.

architettura e arte

1. Sviluppo urbanistico

Le strade del centro conservano l’orientamento di quelle della Florentia romana, il cui foro è l’odierna piazza della Repubblica e le cui mura (prima cerchia) sono segnate a grandi linee dalle odierne vie Tornabuoni, Cerretani e del Proconsolo. Della F. antica restano testimonianze in vari siti: edifici termali (uno dei quali sotto la torre Pagliazza), tratti del cardine e delle mura, resti di impianti artigianali in via del Proconsolo e soprattutto il complesso recuperato nello scavo di piazza della Signoria (1974-87), nell’ambito del quale sono da ricordare un grande complesso termale e una fullonica (tintoria), su cui si impiantarono case medievali.

La pianta della città romana rimase inalterata per tutto l’Alto Medioevo Nel 1172 nuove mura delimitarono una superficie più che doppia rispetto a quella antica, spingendosi anche sulla riva sinistra dell’Arno: a Ponte Vecchio (ricordato fin dal 996) si aggiunsero Ponte Nuovo, poi detto alla Carraia (1220), Ponte Rubaconte, poi detto alle Grazie (1237), e Ponte a Santa Trìnita (1252). Tra il 1284 e il 1333 fu costruito un più ampio giro di mura. I secoli 14°-19° videro una radicale trasformazione edilizia della città, che specie nel Rinascimento si arricchì di splendidi edifici sacri e profani. Sono di quei secoli i più bei giardini di F., come quelli di Boboli (16° sec.) e delle Cascine (18° sec.). Al rinnovamento del 19° sec. diede massimo impulso la provvisoria scelta di F. come capitale d’Italia (1865-71): abbattimento delle mura (eccettuate le porte) alla destra dell’Arno; apertura al loro posto dei viali di circonvallazione e, oltre l’Arno, del viale dei Colli; sistemazione di nuovi quartieri e ampliamento delle strade entro le vecchie mura; sviluppo della città all’esterno di queste. Tali interventi si devono al piano, non compiutamente attuato, dell’architetto G. Poggi. Nel 20° sec. si è andato progressivamente estendendo il settore nord-occidentale. La città subì gravi danni in seguito alla Seconda guerra mondiale; l’opera di ricostruzione è stata ultimata nel 1958 e sull’Arno è stato costruito un settimo ponte, che congiunge Borgo Ognissanti con S. Frediano.

F., non nuova alle inondazioni dell’Arno (memorabili quelle del 1333, del 1557 e del 1844), fu particolarmente colpita dall’alluvione del 4 novembre 1966, che riversò nelle strade cittadine una valanga d’acqua del volume di almeno 100 milioni di m3.

2. Sviluppo artistico

Tra 13° e 16° sec. F. riveste un ruolo di avanguardia e di primo piano nel rinnovamento di ogni forma di cultura e di ogni genere di espressione letteraria e artistica. La piazza del Duomo, che costituisce il centro geometrico e insieme culturale della città, riunisce tre dei più significativi monumenti di F., duomo, campanile e battistero. Il battistero ottagonale, variamente datato dal 5° all’11° sec., ha tre magnifiche porte di bronzo dorato, la prima di Andrea Pisano (1330), la seconda (1403-24) e la terza (1425-52), detta del Paradiso, di L. Ghiberti. All’interno, nella cupola sono mosaici del 12°-14° secolo. Il duomo (S. Maria del Fiore, fino al 1412 S. Reparata), iniziato nel 1296 da Arnolfo di Cambio, fu consacrato nel 1436. All’esterno, compiuto nella seconda metà del 14° sec., è sensibile il distacco fra corpo delle navate e parte terminale, ottagonale, amplificata dalla grandiosa struttura della cupola (compiuta nel 1436 da F. Brunelleschi). La facciata attuale è del 1887; di quella di Arnolfo, demolita nel 16° sec., restano frammenti di sculture nel museo dell’Opera del duomo. L’interno, a croce latina a tre navate, di linee gotiche ma ampie e maestose, è ricco di importanti opere d’arte. Il campanile, isolato a fianco della chiesa, fu progettato da Giotto (1334-37) proseguito da Andrea Pisano, poi da F. Talenti, e ornato di rilievi e sculture. Nell’oratorio di Orsammichele (1337-1404), in origine loggia del grano, è un tabernacolo marmoreo di A. Orcagna; all’esterno, ornato di trifore di S. Talenti, sono, entro nicchie a edicola, tardogotiche e rinascimentali, 14 statue dei patroni delle arti (eseguite da Ghiberti, Nanni di Banco, Donatello, A. Verrocchio e altri). Su piazza della Signoria sorgono Palazzo Vecchio (o della Signoria; già dei Priori), potente mole d’aspetto severo, con alta torre (l’interno, rifatto nel 16° sec., ha sale e appartamenti ricchi di opere d’arte), e la Loggia della Signoria (1376-81), con ampie arcate a tutto sesto. Questo significativo spazio urbano fu connotato da sculture e opere d’arte, emblematiche delle virtù cittadine (dalla Giuditta di Donatello al David di Michelangelo). All’esterno è la fontana del Nettuno (B. Ammannati, 1563-77). Fra Palazzo Vecchio e Loggia è il bellissimo portico del severo palazzo degli Uffizi, iniziato da G. Vasari nel 1560 e compiuto da A. Parigi.

Tra le grandi chiese degli ordini monastici della seconda metà del 13° sec., la domenicana S. Maria Novella fu iniziata verso il 1278 e completata nel 1360 circa da J. Talenti; la facciata fu compiuta da L.B. Alberti. Nel grandioso interno, a tre navate divise da pilastri polistili, fra le moltissime opere d’arte si ricordano la Trinità, affresco di Masaccio (1428 circa); ciclo di affreschi di D. Ghirlandaio e aiuti, nella cappella maggiore. La francescana S. Croce, ampliata nella seconda metà del 13° sec., nel 14°, e compiuta nel 1437, conserva tombe di uomini illustri, da G. Galilei a V. Alfieri, e preziosissime opere d’arte (affreschi di Giotto, Maso, T. Gaddi, A. Gaddi, Giovanni da Milano ecc.; monumenti di Tino di Camaino, B. Rossellino, Desiderio da Settignano; Annunciazione di Donatello ecc.); adiacente alla chiesa è la cappella dei Pazzi, di Brunelleschi. Tra le moltissime altre chiese, vanno ricordate S. Miniato al Monte, romanica (11°-12° sec.); S. Trìnita, esempio di architettura gotica (13°-14° sec.), Ss. Annunziata, ricostruita da Michelozzo, poi rimaneggiata; la chiesa di Badia (13°-17° sec.) ecc.

Grandi affermazioni del primo Rinascimento sono gli affreschi di Masaccio nella cappella Brancacci a S. Maria del Carmine (ciclo iniziato nel 1424 da Masolino e compiuto da Filippo Lippi circa il 1485) e altre due creazioni di Brunelleschi, S. Spirito e S. Lorenzo. In S. Lorenzo, al purissimo ambiente brunelleschiano della Sagrestia Vecchia fanno riscontro le potenti membrature architettoniche della Sagrestia Nuova, costruita come cappella sepolcrale dei primi Medici da Michelangelo (1520), che progettò anche una facciata, non eseguita, per la chiesa stessa, e l’adiacente Biblioteca Laurenziana. La cappella dei Principi, complesso a sé dietro il coro della chiesa, è una fastosa costruzione barocca iniziata da M. Nigetti nel 1604.

Fra le costruzioni civili sono, dopo il Palazzo del Capitano del popolo, poi del Bargello (iniziato nel 13° sec., cortile della seconda metà del 14°), i palazzi Ferroni (1289) e Davanzati (14° sec.); per il 15° sec., notevoli l’Ospedale degli Innocenti (Brunelleschi, dal 1419), con ricercata modularità nel loggiato; Palazzo Medici poi Riccardi, costruito da Michelozzo per Cosimo il Vecchio (1440-60); Palazzo Strozzi, iniziato da Benedetto da Maiano per Filippo Strozzi (1489); Palazzo Rucellai, costruito (1447-51) su progetto di L. B. Alberti, autore anche della facciata della chiesa di S. Pancrazio (1467), con l’adiacente cappella Rucellai (tempietto del S. Sepolcro, pure di Alberti). Oltrarno Palazzo Pitti (impianto attribuito a Brunelleschi), ampliato (1570) da B. Ammannati, il cui capolavoro, nel quadro della fisionomia della città, è il rinnovato Ponte a S. Trìnita (distrutto nel 1944, ricostruito). Dietro il grandioso prospetto di Palazzo Pitti, a severo bugnato, si apre il parco di Boboli, uno dei primi e più famosi giardini all’italiana.

In epoca barocca l’attività edilizia a F. fu scarsa: notevoli sono Palazzo Corsini sul Lungarno (P.F. Silvani, 1656), S. Gaetano (M. Nigetti e P. F. Silvani, 1604-48), S. Firenze ecc. Rimarchevole opera del 19° sec. è il viale dei Colli (G. Poggi, 1865-70). Il 20° sec. conta alcune delle più interessanti realizzazioni dell’architettura italiana: stadio, di P.L. Nervi (1932), stazione centrale, di G. Michelucci (in collab., 1935), i ponti Vespucci, di R. Morandi (1957) e da Verrazzano, di L. Savioli (in collab., 1969), chiesa dell’autostrada, di G. Michelucci (1963), nuove sedi dell’Archivio di Stato, di I. Gamberini (1986) e del Teatro regionale toscano, di A. Natalini (1987). Il nuovo accesso della stazione centrale è del 1990 (G. Aulenti e B. Ballestrero).

F. ha raccolte d’arte tra le principali in Europa: Galleria degli Uffizi (annesso Gabinetto disegni e stampe); Galleria Palatina, in Palazzo Pitti, che conserva il carattere di grandiosa raccolta principesca (ospita Museo degli Argenti e Galleria d’arte moderna); Galleria dell’Accademia (vi sono, tra l’altro, David e Prigioni di Michelangelo); Museo nazionale del Bargello; Museo di S. Marco, con una serie di opere di Beato Angelico nell’ex convento. Tra le altre raccolte, sono i Musei Horne e Bardini, casa Buonarroti, Museo di storia della scienza, i due Musei dell’Opera del duomo e di S. Croce, Museo Stibbert, Galleria Corsini, Museo di Marino Marini (ex-chiesa di S. Pancrazio), Museo-Centro di arte contemporanea a Rifredi, Casa-Museo di R. Siviero. Sede di mostre sono il forte di Belvedere (B. Buontalenti, 1590-95) e Palazzo Strozzi. Nell’ambito della conservazione e del restauro l’Opificio delle pietre dure è tra i più prestigiosi istituti a livello internazionale.

Particolare ricchezza della città è quella costituita dalle pubbliche biblioteche, a cominciare dalla Biblioteca nazionale centrale, nata con il nome di Magliabechiana, essendo costituita in origine dalla raccolta di più di 30.000 tra manoscritti e stampati che A. Magliabechi morendo nel 1714 aveva lasciato alla città di F., e aperta al pubblico nel 1747; sino all’inondazione del 4 novembre 1966 possedeva 24.000 manoscritti, 715.000 lettere e autografi, 4000 incunaboli e in tutto più di tre milioni di stampati; dal 1870 gode del diritto di ricevere un esemplare di tutta la produzione libraria italiana. La Biblioteca Laurenziana (o medicea laurenziana), iniziata da Cosimo il Vecchio, arricchita da Lorenzo il Magnifico e aperta al pubblico nel 1574, ha una monumentale sede disegnata da Michelangelo nei chiostri superiori della basilica di S. Lorenzo. La Biblioteca Marucelliana, fondata per lascito di F. Marucelli nel 1702 e aperta al pubblico nel 1752, conserva importanti incunaboli e manoscritti. La Biblioteca Riccardiana, notevole soprattutto per i 4000 manoscritti, alcuni dei quali splendidamente miniati, la Biblioteca Moreniana, e il Gabinetto scientifico-letterario G.P. Vieusseux, traggono origine rispettivamente da R.R. Riccardi (16°sec.), da D. Moreni (19° sec.), da G.P. Vieusseux (19° sec.). Anche il Deutsches Institut für Kunstgeschichte, come lo Harvard University Center for Italian Renaissance Studies di Fiesole (Villa I Tatti, con la collezione Berenson), ha ricchissime biblioteche specializzate nella storia dell’arte.

musica

Già nel 14° sec. F. fu attiva come centro musicale, con il movimento dell’Ars nova, che ebbe esponenti quali Gherardello, Paolo da F. e soprattutto F. Landino detto il Cieco degli organi; le loro musiche ci sono giunte grazie al Codice Squarcialupi, redatto da un celebre organista del 15° secolo. Di altre manifestazioni musicali a carattere più popolare come le laude religiose, i canti carnascialeschi, le mascherate, i trionfi ecc., ci è giunto poco; forse qualcosa del loro stile si trasfuse nelle laude di G. Animuccia, di origine fiorentina e poi collaboratore musicale di s. Filippo Neri a Roma. Il 16° sec. si concluse con l’attività della Camerata de’ Bardi, detta Camerata fiorentina, che contro le secolari glorie dello stile polifonico favorì la monodia accompagnata e l’opera in musica. Il 17° sec. vide nascere a F., tra gli altri musicisti, G.B. Lulli, fondatore del teatro musicale francese, e svilupparsi l’arte violinistica, che verso il 18° sec. giunse a notevoli livelli con G.B. Giacomelli e con F.M. Veracini. Di origini fiorentine fu anche L. Cherubini, attivo tra il 18° e il 19° sec. in Italia e in Francia. La fioritura di concerti, specialmente di musica da camera, che si ebbe a F. nell’Ottocento, diede origine a istituzioni di cultura musicale, che ancora oggi organizzano concerti e concorsi.

Concilio di F. (o di Ferrara-F.) Il 17° concilio ecumenico, aperto a Ferrara nel 1438, in contrapposizione al concilio di Basilea; l’anno dopo fu trasferito a F., dove si protrasse fino al 1442, e continuò poi con le sessioni di Roma (1443-45). Proclamò l’unione della Chiesa latina con la greca e altre Chiese orientali (armena, copta, giacobita di Siria e Mesopotamia, caldea nestoriana e maronita di Cipro). Le principali questioni in esame furono la dottrina della processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, l’uso degli azzimi nell’Eucaristia, la dottrina del Purgatorio, la dottrina del primato romano. Il concilio ebbe importanti conseguenze nel campo culturale, perché il contatto con i Greci diede notevole impulso all’Umanesimo, e in quello teologico (anche se le unioni durarono poco), perché i decreti dogmatici fornirono il modello delle unioni future e influirono anche, in parte, sulle definizioni del concilio di Trento.

Manifattura d’arazzi di F. Istituita da Cosimo I nel 1546, fu diretta dapprima dai fiamminghi G. Rost e N. Carcher; dal 1565 circa andò progressivamente decadendo fino alla soppressione nel 1737, seguita da una breve ripresa (1740-44). Marca dell’arazzeria fiorentina fu generalmente un giglio coronato tra due «F».

Trattato di F. Trattato di pace (1801) tra Napoleone primo console e il re di Napoli Ferdinando IV: a quest’ultimo rimase il Regno di Napoli in cambio dell’evacuazione dello Stato romano da parte delle truppe napoletane, della rinuncia ai domini in Toscana (Elba e Piombino), della chiusura dei porti alle navi inglesi, dell’indulto per i condannati politici e del mantenimento, a spese del Regno, di un corpo d’occupazione francese in Abruzzo e nel Leccese. Il Regno di Napoli cadde così in una sorta di vassallaggio francese, fino al totale assoggettamento del 1805.

Provincia di F. (3514 km2 con 977.088 ab. nel 2008; densità 278 ab./km2) È divisa in 44 comuni; dal 1999 sono stati disaggregati 7 comuni (344 km2 e 212.000 ab.), attribuiti alla nuova provincia di Prato. Il territorio comprende la media valle dell’Arno da Figline a Fucecchio, coi bacini degli affluenti che l’Arno riceve in quel tratto, tra cui Sieve e in parte Ombrone a destra, Greve, Pesa e in parte Elsa a sinistra; inoltre, di là dello spartiacque dell’Appennino, le alte valli romagnole del Lamone e del Santerno. Il dato demografico provinciale ha presentato, negli anni 1980 e nella prima metà degli anni 1990, una forte tendenza negativa, in seguito attenuatasi fino ad arrestarsi. La provincia ha un reddito pro capite fra i più alti in Italia, nettamente superiore a quello medio europeo. L’economia locale ha assunto una configurazione sempre più orientata verso il comparto dei servizi, che assorbe circa il 65% della popolazione attiva: la crescente terziarizzazione è dovuta soprattutto allo sviluppo dei settori avanzati, come quelli dei servizi per le imprese, del commercio specializzato e del turismo, quest’ultimo favorito anche dall’adozione di particolari misure urbanistiche (chiusura dei principali centri storici alla motorizzazione privata). L’industria, articolata su un’estesa gamma di settori (metalmeccanico, elettrotecnico, della meccanica di precisione, chimico-farmaceutico, dell’abbigliamento e della pelletteria), mediante diversificate tipologie dimensionali, conserva un ruolo decisivo nell’apparato economico locale, soprattutto in virtù di una crescente integrazione con le strutture terziarie. Nell’ambito del secondario si sono andate accentuando diverse dinamiche di internazionalizzazione produttiva, mediante operazioni di acquisizione di imprese e investimenti di capitale da e verso l’estero, rilocalizzazione di unità e cicli di produzione in aree a minor costo del lavoro e ampio impiego di manodopera immigrata. A livello territoriale si sono accentuati i processi di diffusione delle funzioni, soprattutto di servizio, dal capoluogo verso i comuni minori dell’area metropolitana fiorentino-pratese. Una discreta consistenza mantengono le attività agricole e l’allevamento specializzato, settori tuttavia scarsamente significativi in termini di addetti.

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