Albèri, Francesco

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Albèri, Francesco. - Pittore (Rimini 1765 - Bologna 1836). Allievo di D. Corvi a Roma, cominciò a lavorare a Rimini, ornando di affreschi e tele i palazzi Battaglini, Garampi, Ganganelli, Spina; passò quindi a Bologna e Padova a insegnarvi pittura, e di nuovo, nel 1810, a Bologna. Si dedicò prevalentemente alla pittura storica, alla maniera di J.-L. David.

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Rosaspina, Francesco

Rosaspina ‹-ʃa-›, Francesco. - Incisore (Montescudo, Rimini, 1762 - Bologna 1841). Formatosi a Bologna, divenuto abile incisore, si dedicò quasi esclusivamente a riproduzioni rigorose (da Albani, Guercino, Carracci, Rubens, Appiani, ecc.). Incise anche ritratti (Giordani, Casti, Bodoni, ecc.). Furono incisori anche il fratello Giuseppe (Bologna 1765 - ivi 1832), che riprese opere di Correggio, Poussin, Appiani, ecc., e il figlio di questo Bernardino (vissuto a Bologna nella prima metà del sec. 19º), che realizzò, tra l'altro, incisioni di varie località della Romagna.

Giovanni Francésco da Rimini

Giovanni Francésco da Rimini. - Pittore (metà sec. 15º). Di lui ci rimangono due opere firmate e datate: la Madonna in trono col Bambino (1459) in S. Domenico a Bologna; e la Madonna con due santi e il Bambino (1461) nella National Gallery di Londra, attorno alle quali la critica ha raccolto diverse altre pitture. La sua arte, essenzialmente tardo-gotica, risente l'influsso della scuola fiorentina e padovana, con elementi desunti dall'Umbria.

Buonamici, Giovan Francesco

Buonamici, Giovan Francesco. - Architetto e pittore (Rimini 1692 - Roma 1759). A Ravenna ridusse in forme barocche la cappella del Sancta Sanctorum in S. Vitale (1731-32), la basilica di S. Orso (duomo: 1734-45) e la chiesa di S. Eufemia (1742-47). A Rimini sono sue la Pescheria (1746-47), la Torre dell'orologio (1759) e la chiesa di S. Bernardino (1759). Come pittore, è noto per la Consacrazione del card. Farsetti (Ravenna, palazzo arcivescovile, 1727).

Isòtta degli Atti

Isòtta ‹iʃ-› degli Atti. - Signora di Rimini (Rimini 1423/33 - ivi 1474); divenne amante, forse verso il 1446, di Sigismondo Pandolfo Malatesta, che nel 1449 le fece costruire uno splendido sepolcro nella chiesa di S. Francesco. Divenne la sua terza moglie intorno al 1456 e fu da lui designata a succedergli insieme col figlio di lui Sallustio. Ma, morto Sigismondo (1468), s'impadronì del governo un figliastro di I., Roberto, e forse da questo fu soppressa col veleno.

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