di Stefano Tabacchi
MANCINI, Francesco Maria. - Nacque a Roma il 20 ott. 1606 da Paolo e da Vittoria Capocci, esponenti di famiglie della nobiltà civica romana.
Dopo gli studi al Collegio romano e la laurea in diritto civile e canonico, divenne referendario di Segnatura (1633) e fu, per alcuni anni, impiegato nell'amministrazione periferica dello Stato della Chiesa, come governatore di Terni (1636-37), di Sabina (1637), di Norcia (1637-38) e di Todi (1638-39). Si trattava di un passaggio quasi obbligato per un giovane prelato, ma il M. riuscì a segnalarsi per una notevole competenza, che accelerò la sua carriera.
Tornato a Roma fu votante di Segnatura e mantenne stretti legami con la famiglia Barberini, tanto che assunse anche le funzioni di uditore del camerlengo Antonio Barberini, dal 1639 al 1644. Nel 1645 successe ad Angelo Celsi, nominato uditore di Rota, come segretario della congregazione del Buon Governo.
Nel corso degli anni Cinquanta del Seicento la posizione del M. si rafforzò notevolmente grazie ai suoi legami familiari con il cardinale Mazzarino, ormai definitivamente tornato in auge dopo i torbidi della Fronda. Già nel 1649 il Mazzarino aveva caldeggiato una promozione del M. al cardinalato, raccomandandolo al re di Polonia Giovanni Casimiro V e al suo ambasciatore, J. Ossolinski. Ma durante il pontificato di Innocenzo X si era in una fase non favorevole dei rapporti tra il Papato e la Francia e la nomina dovette attendere ancora diversi anni.
Nel 1654 il M. fu incaricato di risolvere la difficile situazione della nunziatura in Spagna, che era al centro di un grave conflitto diplomatico.
La situazione divenne progressivamente più grave a causa delle connivenze tra il governo spagnolo e il Caetani. Confidando in una prossima fine del pontificato di Innocenzo X, il Caetani ostacolò in ogni modo l'azione del Massimo, finendo per bloccare completamente le attività della nunziatura. Nell'ottobre 1654 il papa inviò in Spagna, con il titolo di nunzio, il Mancini.
Il M., pur esperto prelato, non poté ottenere risultati decisivi e dovette limitarsi a ordinare la chiusura della nunziatura, nel dicembre del 1654. Il Caetani non poté opporsi, ma riuscì ancora a procrastinare l'insediamento di Camillo Massimo fino alla primavera del 1655, quando l'elezione di Alessandro VII restituì al Papato l'autorevolezza necessaria a ridefinire i suoi rapporti col governo spagnolo.
Tornato a Roma, il M. riprese le sue attività presso la congregazione del Buon Governo e partecipò a una congregazione particolare incaricata di avviare una serie di riforme amministrative nello Stato della Chiesa (1656-57).
Nel 1660 il M. fu creato cardinale. Al di là dei suoi meriti, apparve chiaro a tutti gli osservatori che la nomina era strettamente legata al sostegno del cardinale Mazzarino. Lo stesso biografo del M. sottolineò che essa avvenne su richiesta di Luigi XIV e indicò tra i principali meriti del porporato quello di essere "tantarum mulierum patruus" (Chacón, col. 750).
Grazie all'appoggio della corte francese, il M. ricevette anche molti benefici ecclesiastici, tra cui le abbazie di St-Martin nella diocesi di Laon, Maison de Dieu nella diocesi di Clermont, St-Lucien nella diocesi di Beauvais e St-Pierre du Mont nella diocesi di Châlons.
Durante il pontificato di Alessandro VII, il M. non fu al centro della scena politica romana, pur rimanendo un autorevole cardinale di Curia. Fu ascritto alle congregazioni che si occupavano del governo temporale dello Stato della Chiesa, il Buon Governo, la congregazione dei Confini e la Consulta, ma non vi giocò un ruolo particolarmente significativo. Continuò invece a segnalarsi per una stretta adesione al partito francese, che risultò particolarmente evidente durante il conflitto tra Alessandro VII e il duca di Créqui (1663-64). In quell'occasione, infatti, il M. fu, insieme con i cardinali Francesco Maidalchini e Rinaldo d'Este, uno dei pochi cardinali italiani a sostenere le ragioni della Francia, giungendo al punto di allontanarsi da Roma per protesta. Una tale identificazione con la politica francese finì per rivelarsi un'arma a doppio taglio. Il M. poté infatti continuare a godere della benevolenza di Luigi XIV, ma finì per essere guardato con sospetto dal pontefice e restò escluso dai centri del potere curiale.
Alla morte di Mazzarino (9 marzo 1661) il M. ricevette da lui, oltre ad alcuni legati minori, l'usufrutto del palazzo sul Quirinale con facoltà di venderlo, a patto di impiegare il ricavato a vantaggio della secondogenitura Mancini, istituita a favore di Filippo Giuliano Mancini, duca di Nevers, e dei suoi eredi. Non sembra tuttavia che il M. si sia interessato al palazzo Mazzarino, mentre risulta che si occupò saltuariamente dei lavori di ammodernamento del palazzo Mancini al Corso, di cui era stato incaricato Carlo Rainaldi.
La serena vecchiaia del M. fu turbata dalle complesse vicende matrimoniali delle sue nipoti, e in particolare di Ortensia Mancini, che nel 1668 si rifugiò a Roma dopo aver abbandonato il marito, C.A. de La Porte marchese di Meilleraye.
Il M. partecipò ai conclavi del 1667 e del 1669-70, nei quali fu sempre annoverato tra i membri della fazione francese.
Nonostante le avventure delle nipoti, il M. dovette mantenere buoni rapporti con i Colonna, visto che morì mentre era ospite nella loro signoria di Marino, il 28 o il 29 giugno 1672.
Fonti e Bibl.: Un breve cursus honorum del M. è nella Biblioteca apostolica Vaticana, Chigi, 1788, c. 7r. Cfr. inoltre Louis XIV, Oeuvres(, V, Lettres particulières, a cura di Ph.A. Grouvelle - Ph.H. de Grimoard, Paris 1806, pp. 95, 476; Recueil des instructions données aux ambassadeurs et ministres de France depuis les traités de Westphalie(, VI, 1, Rome, a cura di G. Hanotaux, Paris 1888, pp. 147, 188, 215, 229; G. Gigli, Diario di Roma, a cura di M. Barberito, Roma 1994, pp. 258, 786; A. Chacón, Vitae et res gestae pontificum Romanorum et S.R.E. cardinalium( ab Augustino Oldoino Societatis Iesu recognitae, IV, Romae 1677, coll. 750 s.; F. Bulgarini, Notizie storiche, antiquarie( intorno all'antichissima città di Tivoli, Roma 1848, pp. 46 s.; R. Chantelauze, Le cardinal de Retz et ses missions diplomatiques à Rome, Paris 1879, pp. 118, 146, 395; Ch. Gérin, Le cardinal de Retz au conclave (1655, 1667, 1670 et 1676), in Revue des questions historiques, XV (1881), 30, pp. 135 s., 149; C. Mouy, Louis XIV et le Saint-Siège: l'ambassade du duc de Créqui, 1662-1665, Paris 1893, pp. 45, 75, 102; L. von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medioevo, XIV, Roma 1932, ad ind.; A. Schiavo, Palazzo Mancini, Palermo 1969, ad ind.; Chr. Weber, Die ältesten päpstlichen Staatshandbücher. Elenchus congregationum, tribunalium et collegiorum Urbis: 1629-1714, Rom 1991, ad ind.; M. Völkel, Römische Kardinalshaushalte des 17. Jahrhunderts, Tübingen 1993, ad ind.; Chr. Weber, Legati e governatori dello Stato pontificio (1550-1809), Roma 1994, p. 753; Chr. Weber - M. Becker, Genealogien zur Papstgeschichte, IV, Stuttgart 2001, pp. 663-667; C. Dulong, Marie Mancini, Paris 2002, ad ind.; E. Schleier, The mystic marriage of st. Catherine: an unknown work by Giovanni Battista Boncori(, in Continuity, innovation and connoisseurship. Old master paintings at the Palmer Museum of art. Proceedings( 1995, a cura di M.J. Harris, University Park, PA, 2003, pp. 140 s.; Chr. Weber, Die päpstlichen Referendare 1566-1809. Chronologie und Prosopographie, III, Stuttgart 2004, p. 711; S. Tabacchi, Per la storia dell'amministrazione pontificia nel Seicento: l'organizzazione e il personale della congregazione del Buon Governo (1605-1676), in Offices et Papauté (XIVe-XVIIe siècle)( Actes du Colloque( 2001-2002, a cura di O. Poncet - A. Jamme, Rome 2005, pp. 628 s.; G. Moroni, Diz. di erudizione storico-ecclesiastica, XLIII, p. 101; Hierarchia catholica, IV, p. 34.