La carriera di poeta per musica del M. sembra avere inizio nell’autunno 1764, quando nel teatro veneziano di S. Moisè andarono in scena Li rivali placati (musiche di P.A. Guglielmi), il primo di una fortunatissima serie di quattro drammi giocosi. Per le successive stagioni del teatro il M. produsse tre nuovi titoli: Il ratto della sposa per l’autunno 1765, Lo spirito di contradizione e Le nozze disturbate per il carnevale 1766, i primi due per lo stesso Guglielmi, il terzo per il giovane, ma già in carriera, G. Paisiello. Grazie ai buoni esiti di questi primi drammi – che cominciarono immediatamente a circolare per l’Italia e l’Europa – il M. poté imprimere una svolta alla propria carriera, abbandonando la precarietà delle collaborazioni con i teatri commerciali veneziani per collocarsi come poeta di importanti corti europee.
Forse per interessamento di N. Jommelli, all’epoca direttore della musica e maestro di cappella del duca del Württemberg Carlo Eugenio, nello stesso 1766 il M. fu chiamato a servire come poeta di quella corte. L’esordio tedesco avvenne nel teatro ducale di Ludwigsburg con due drammi giocosi intonati da Jommelli: La critica teatrale, la cui attribuzione al M. è assai probabile (ma non certa, così come ignota ne è l’esatta data di rappresentazione), e Il matrimonio per concorso – cavato dall’omonima commedia di C. Goldoni – che andò in scena il 4 novembre con un prologo mitologico-celebrativo. Nei due anni abbondanti trascorsi nel Württemberg il M. produsse, sempre per le musiche di Jommelli, altre due pièces giocose, Il cacciator deluso e La schiava liberata, date rispettivamente nei teatri ducali di Tubinga e Ludwigsburg il 4 nov. 1767 e il 18 dic. 1768, alle quali, dato l’inserimento di situazioni serie e momenti larmoyants, diede l’etichetta di genere – poco convenzionale, ma di lì in poi a lui assai cara – di «dramma serio-buffo per musica».
Nel 1768 Jommelli siglò con la corte portoghese un accordo che gli avrebbe permesso di fornire a essa opere di teatro pur risiedendo in Italia. Per essere rappresentato da persona fidata, in grado di curare anche artisticamente i suoi interessi, Jommelli raccomandò al direttore degli spettacoli reali P.J. da Silva Botelho l’assunzione del M. – già noto a Lisbona per le rappresentazioni che nel 1767 s’erano date de Il ratto della sposa – quale poeta dei teatri regi.
L’assunzione del M. fu decisa nell’autunno 1768 e regolarizzata al suo arrivo a Lisbona con un contratto triennale che prevedeva, come scrive Silva Botelho, l’«istesso onorario [suggerito da Jommelli] dei 300 zecchini […] che adesso avanza nel servizio di s.A.S. con obligo di fare qui in tutto l’istesso che adesso fa nella corte della sudetta A.S.» (ibid., pp. 590 s.). Trattenuto in Germania prima dalle rappresentazioni de La schiava liberata, quindi a forza dal principe Carlo Eugenio, il M. non poté tuttavia lasciare Ludwigsburg prima del 16 marzo 1769, per raggiungere infine Lisbona, via terra, il 20 maggio.
Com’era consuetudine, al poeta di corte spettavano, oltre alla stesura di libretti per nuove opere o componimenti per musica, anche i rimaneggiamenti necessari alla semplice ripresa dei drammi preesistenti da rappresentarsi nei teatri reali, e la direzione della loro messa in scena. Così avvenne, all’arrivo del M. a Lisbona, per la ripresa del Fetonte di Jommelli andato in scena il 6 giugno, giorno natalizio del re. Grazie a un servizio evidentemente ben reso, il M. non tardò a suscitare, per le sue doti personali e professionali, la soddisfazione dei reali e di Silva Botelho, che già il 19 giugno 1769 lo dice «di buon caratere, molto savio, e di buonissima indole» (ibid., p. 596). In veste di sovrintendente alla messa in scena degli spettacoli, al M. toccava anche il procacciamento delle musiche per i balli e la responsabilità di comunicare ai musicisti i desiderata dei reali, assai esigenti in materia di musica. Di lì a poco, in concomitanza con l’accordo che legava Jommelli alla corte, il M. fu incaricato sia di riadattare alcuni drammi da loro creati per i teatri del Württemberg, sia di risistemare vecchi drammi già musicati dal compositore, secondo le esigenze di produzione locali o le nuove tendenze drammatico-musicali.
Per il genere comico furono ripresi, nei teatri reali di Salvaterra de Magos o dell’Ajuda (Lisbona), Il matrimonio per concorso (Salvaterra, carnevale 1770), La schiava liberata (Ajuda, primavera 1770) e Il cacciatore deluso (Salvaterra, carnevale 1771), ed entro l’11 dic. 1770 fu steso il dramma serio-comico Le avventure di Cleomede (Ajuda, 6 giugno 1772). Per il serio, invece, dopo la commissione, poi annullata, di «un’opera seria da farsi nel gusto moderno» (Silva Botelho, ibid., p. 601) – notizia che entusiasmò Jommelli «giacché il medesimo sa tutto il mio piacere, gusto, e desiderio toccante le cose teatrali, ed abbiamo perciò tra di noi due, buona, amichevole e sincera intelligenza e fiducia» (ibid., p. 470) – al M. fu chiesto di metter mano a due drammi metastasiani: dapprima all’Ezio, affinché fosse musicato ex novo, con buona pace di Jommelli, ch’era così alla sua quarta intonazione di quel dramma, quindi a Il trionfo di Clelia. Riaggiustate rispettivamente prima del 26 sett. 1769 e del 18 giugno 1771, l’Ezio e la Clelia poterono tuttavia andare in scena all’Ajuda, con grande successo, solo il 20 apr. 1772 e il 6 giugno 1774, causa i lunghi ritardi di Jommelli nella composizione.
Da una lettera di G. Aprile a lui indirizzata, apprendiamo che nel 1770 il M. era innamorato di una certa «bella Teresina» (ibid., p. 520), forse la donna che sposò il 23 dic. 1771, e dalla quale ebbe almeno una figlia. Sappiamo inoltre, da una lettera di J.A. Pinto da Silva, successore di Silva Botelho, che, tra il marzo e l’aprile 1774, il M. s’ammalò di una «pericolosa mallattia cagionata da una febre putrida» (ibid., p. 678), da cui tuttavia guarì rapidamente.
Dopo la morte di Giuseppe I (24 febbr. 1777) e la successione al trono della figlia Maria I e del consorte di questa Pietro III (fratello minore di Giuseppe I), la produzione drammatica del M. fu ancor più manifestamente mitologica nei soggetti e allegorico-celebrativa negli intenti. La nuova committenza reale gli chiese da quel momento solo drammi per musica o serenate di cortissimo respiro, per lo più di un solo atto, e ancor più brevi componimenti drammatici d’occasione, da affidare invariabilmente a un gruppetto di compositori portoghesi, in parte formatisi a Napoli col sussidio del defunto regnante, attivi a Lisbona con vari incarichi: J. de Sousa Carvalho, L.X. dos Santos, J.C. da Silva, i fratelli J.F. e B.F. de Lima, A. da Silva Gomes e Oliveira, e A.L. Moreira, allievo di Sousa Carvalho.
Prima di uscire definitivamente dalle cronache teatrali, il M. compose tuttavia ancora due libretti italiani in piena regola. Per il genere giocoso creò il dramma serio-comico Lindane e Dalmiro, dato con musiche di J.C. da Silva all’Ajuda il 17 dic. 1789. Per il serio fornì a Moreira un dramma per musica vero e proprio, L’eroina lusitana, che, rappresentato sempre a Lisbona l’autunno 1795 nel nuovo teatro di S. Carlo, sarebbe stata la pièce conclusiva della sua carriera.
Il M. morì probabilmente a Lisbona tra il luglio e il dicembre 1802, mese in cui quella che ormai doveva essere la pensione di sua spettanza fu pagata non più a lui, ma alla vedova e alla figlia (Brito, p. 210).
Fonti e Bibl.: H. Abert, N. Jommelli als Opernkomponist. Mit einer Biographie, Halle 1908, pp. 426-442; M.P. McClymonds, N. Jommelli. The last years, 1769-1774, University Microfilms International, Ann Arbor, MI, 1980, pp. 8, 52-55, 60, 64, 71 s., 87, 122, 197, 219-227, 248 (appendice di lettere: pp. 446, 448-450, 460, 465, 469 s., 487, 520, 590 s., 595 s., 598 s., 601, 608 s., 613, 624-627, 635-640, 643 s., 654-656, 658 s., 678, 680 s., 684); Id., Jommelli’s last opera for Germany: the opera seria-comica «La schiava liberata» (Ludwigsburg, 1768), in Current Musicology, 1985, n. 39, pp. 7-20; M.C. de Brito, Opera in Portugal in the eighteenth century, Cambridge 1989, pp. 38, 40 s., 48, 141, 143-146, 149, 151, 153-164, 166 s., 169, 209 s.; Diz. dell’opera, a cura di P. Gelli, Milano 1996, p. 264; C. Sartori, I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800, Indici, I, pp. 285 s.; The New Grove dictionary of opera, III, pp. 234 s. (per alcune opere su libretti del M. ibid., pp. 1242 s.; ibid., IV, pp. 217 s., 478).