Salvèmini, Gaetano

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Salvèmini, Gaetano. - Storico e uomo politico (Molfetta 1873 - Sorrento 1957). Iscritto al PSI, approfondì le sue riflessioni sul nesso tra socialismo e questione meridionale, criticando la tendenza al protezionismo operaio settentrionale. L'attenzione ai problemi del paese lo condusse a polemizzare con il governo di G. Giolitti. Diresse, con A. De Viti De Marco, il settimanale L'Unità (1911-20), tramite il quale esercitò una profonda influenza sul dibattito politico. Interventista nel 1915, fu deputato nel 1919. Nel 1925 fondò il quotidiano clandestino antifascista Non mollare!: arrestato, espatriò in Francia, dove fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà, e poi negli Stati Uniti. 

Vita e opere. Di modesta famiglia, fu allievo di P. Villari. Nel 1902 fu chiamato a insegnare storia moderna nell'univ. di Messina. Insegnò poi nelle univ. di Pisa (1910) e di Firenze (1916). Appartengono a questo periodo alcuni studi che portarono innovazioni significative nel panorama storiografico italiano: Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295 (1899), che introdusse la prospettiva socio-economica nelle ricerche sul Medioevo; i saggi di impostazione positivista sulla figura di Giuseppe Mazzini (La formazione del pensiero mazziniano, 1910; Mazzini, 1915); infine La rivoluzione francese (1788-1792), del 1905, di cui curò 7 edizioni fino al 1954: in quest'opera, ispirandosi a Tocqueville e a Jaurès, S. analizza i conflitti sociali che erano alla radice degli eventi rivoluzionari. Iscritto giovanissimo al Partito socialista, approfondì le sue riflessioni sul nesso tra socialismo e questione meridionale criticando successivamente la tendenza al protezionismo operaio settentrionale (Tendenze vecchie e necessità nuove del movimento operaio italiano, 1922); la sua ampia produzione meridionalistica fu poi da lui stesso raccolta negli Scritti sulla questione meridionale (1955). L'attenzione alle questioni poste dalle condizioni storiche ed economiche del paese lo condusse a criticare aspramente il governo Giolitti in uno scritto polemico, Il ministro della mala vita (1910); dibatté i principali problemi della politica estera e doganale italiana e si batté per il suffragio universale. Dal 1911 al 1920 diresse, con A. De Viti De Marco, il settimanale l'Unità, con il quale esercitò notevole influenza sulle giovani generazioni intellettuali e diffuse la conoscenza dei problemi concreti del paese. Sostenne l'intervento dell'Italia nella guerra 1915-18, cui partecipò come volontario. Fu eletto deputato nel 1919. Oppositore del fascismo, arrestato nel 1925 e processato per aver fondato, con altri, il quotidiano clandestino Non mollare!, riuscì ad espatriare nell'agosto dello stesso anno. Visse successivamente in Francia, in Inghilterra e negli USA. Fu tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà. Dal 1933 insegnò storia della civiltà italiana alla Harvard University negli USA, di cui assunse la cittadinanza. Rientrato in patria, nel 1948 fu reintegrato nella cattedra di Firenze. Nel 1955 gli fu conferito il premio internazionale Feltrinelli per la storia. Degli scritti, pubblicati in varie lingue durante l'esilio e negli ultimi anni, si ricordano: The fascist dictatorship in Italy (1928); Mussolini diplomate (1932); Under the axe of fascism (1936) e Prelude to world war II (1953), pubblicati anche in italiano, e La politica estera dell'Italia (1871-1914) (1944). Le sue opere sono state raccolte e pubblicate, tra il 1966 e il 1978, in una serie di volumi distinti per tematiche (scritti di storia medievale, di storia moderna e contemporanea, di politica estera, sulla questione meridionale, sul fascismo, ecc.); sono stati inoltre curati (1984-88) quattro volumi di Carteggi, che abbracciano gli anni 1894-1926.