Giamaica

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Giamaica  Isola del Mar Caribico, la terza per superficie (dopo Cuba e Hispaniola) delle Grandi Antille; dal 1962 costituisce uno Stato indipendente. L’isola di G. è situata circa 150 km a S di Cuba, da cui la separa un braccio di mare profondo oltre 7000 m, mentre il Canale di G., largo circa 190 km e profondo circa 2000 m, la divide a E da Hispaniola.

1. Caratteristiche fisiche

L’isola ha la forma di un’ellisse allungata ed è prevalentemente montuosa; costituita da profondi strati di rocce sedimentarie (calcari), ha una morfologia non troppo aspra, con i rilievi disposti in una catena longitudinale, piegata nel Terziario, che solo nell’estrema sezione orientale si innalza fino ai 2256 m nel Blue Mountain Peak; per il resto, si tratta di un altopiano che supera raramente i 700-800 m. Il clima è di tipo subequatoriale, con variazioni zonali imputabili principalmente al rilievo: così, le temperature medie annue passano dai 26 °C della fascia costiera meridionale ai 16-17 °C delle montagne orientali (con escursioni termiche dovunque limitatissime) e le precipitazioni, portate dall’aliseo di NE, variano da massimi di 6000 mm sui versanti più esposti a minimi di neppure 1000 mm nella regione della capitale, riparata dalle montagne. Frequenti i cicloni, che provocano spesso danni gravissimi. Pur sostituita largamente dalle colture, la vegetazione spontanea occupa ancora buona parte del territorio, passando dalla savana (più o meno arborata a seconda della quantità di piogge) alla tipica foresta e, lungo le coste, alle associazioni di mangrovie.

2. Popolazione

Abitata in origine da genti aruache, l’isola fu soggetta, dopo la colonizzazione europea, a un intenso popolamento nero, dovuto all’introduzione di schiavi provenienti dall’Africa e impiegati nel lavoro delle piantagioni; in epoche successive si sono formate piccole comunità di immigrati indiani e cinesi. La componente africana è rimasta di gran lunga prevalente (il 77% della popolazione attuale), senza contare i numerosi Mulatti (ca. il 15%); gli Europei e le altre minoranze assommano a poche migliaia di persone. Dopo l’abolizione della tratta degli schiavi, l’incremento della popolazione giamaicana è derivato soprattutto dai fattori naturali, pur risultando i tassi di natalità e relativa eccedenza fra i meno elevati dell’area caribica (nel 2009: natalità 19,6‰; mortalità 6,3‰). Ne deriva una pressione demografica comunque forte, nella media dell’intero paese; i maggiori addensamenti sono nelle pianure meridionali e nel pur limitato retroterra di Montego Bay (a NO). Nonostante la popolazione urbana sia del 53%, le città dotate di una sufficiente attrezzatura di servizi sono ben poche: in pratica, la sola Kingston, il cui agglomerato comprende alcuni centri satelliti, e che ospita circa 580.000 ab., oltre la metà della popolazione urbana complessiva; seguono a grande distanza, sia come dimensioni che come attività, il porto di Montego Bay e la pittoresca cittadina di Spanish Town, nella fertile pianura sud-orientale; numerosi i centri minori, con prevalente carattere monofunzionale (agricolo, minerario, portuale).

I Giamaicani sono protestanti (38,9%), cattolici (10,3%), anglicani (3,8%) e seguaci di altri culti il 47%.

3. Condizioni economiche

Grazie all’abbondanza e alla varietà delle risorse disponibili, il PIL della G. e il reddito pro capite che ne deriva (4172 dollari nel 2007), pur non equamente distribuito, sono tra i più elevati dell’area centroamericana. I meccanismi produttivi tuttavia non sono sufficienti per sostenere un processo di crescita autonomo, fondato sull’intervento di capitali e imprese nazionali; inoltre, nel corso degli anni 1990 l’economia dell’isola, ostacolata dai persistenti squilibri fiscali e da un alto livello dell’inflazione, ha conosciuto una grave crisi del settore finanziario.

L’agricoltura svolge un ruolo considerevole e assorbe circa 1/5 della popolazione attiva. La principale coltura è la canna da zucchero, da cui si ricava anche un rum pregiato, seguita da quelle del banano e del caffè; una coltura quasi esclusiva dell’isola è il pimento (pepe). Queste colture alimentano un buon flusso di esportazione, anche se, verso la fine degli anni 1990, hanno subito molti danni in conseguenza di condizioni climatiche avverse. Per quanto riguarda il comparto minerario, malgrado le incertezze del mercato internazionale dell’alluminio, la G. è il quinto produttore mondiale di bauxite (14,58 milioni di t nel 2007). Dopo la bauxite, la maggiore fonte di reddito è rappresentata dal turismo, che può contare sulle attrattive della costa settentrionale (Gold Coast), nonché su infrastrutture efficienti, e ha registrato nel corso degli anni un notevole incremento (1.679.000 arrivi nel 2006): il maggior numero di visitatori proviene dagli Stati Uniti e da paesi dell’Unione Europea.

storia

Scoperta nel 1494 da C. Colombo, che la battezzò Santiago, l’isola restò un possedimento marginale nell’impero spagnolo; i pochi coloni si dedicarono soprattutto all’allevamento. La conquista inglese del 1655, seguita per alcuni anni dall’utilizzo della G. come base per la guerra di corsa contro la Spagna, aprì la strada allo sviluppo di un’economia di piantagione (canna da zucchero) basata sull’importazione massiccia di schiavi africani. Fino ai primi dell’Ottocento, un’endemica guerriglia fu condotta contro gli Inglesi da gruppi di schiavi fuggiaschi (i cosiddetti maroons) rifugiatisi nelle foreste e nelle regioni impervie dell’interno. Quando (1807) fu abolito il commercio degli schiavi, questi ultimi (oltre 300.000) costituivano la grande maggioranza della popolazione; la loro successiva emancipazione (1834-38) fu seguita dall’emigrazione di moltissimi neri nelle zone collinari dell’interno, e da una profonda crisi dell’economia di piantagione. Le ripercussioni sociali della depressione culminarono nella rivolta del 1865 nella regione di Morant, sanguinosamente repressa dal governatore E. Eyre. Dopo il 1866, quando la G. fu dichiarata colonia della Corona, ebbe inizio una fase di espansione economica, stimolata soprattutto dallo sviluppo della coltura della banana, che divenne il principale prodotto di esportazione; grandi piantagioni furono acquisite da compagnie statunitensi e si intensificarono i rapporti commerciali con gli USA, divenuti intorno al 1930 primo partner economico del paese.

La crisi internazionale degli anni 1930 si ripercosse nell’isola, provocando estese agitazioni sociali e una crescita delle istanze indipendentistiche; attorno ai due leader carismatici, A. Bustamante e N. Manley, si costituirono i due poli che avrebbero successivamente caratterizzato il sistema politico del paese: il Jamaica labour party (JLP) e il People’s national party (PNP), ciascuno con una propria centrale sindacale. La crescente autonomia concessa a partire dal 1944 culminò, dopo la breve esperienza della Federazione delle Indie Occidentali (1958-62), nel conseguimento dell’indipendenza, nell’ambito del Commonwealth, il 6 agosto 1962. Bustamante, che aveva vinto le elezioni del 1962, divenne primo ministro. Il JLP restò alla guida del paese fino al 1972, quando la vittoria elettorale del PNP portò alla guida del governo M. Manley (figlio di Norman, morto nel 1969), che tentò di promuovere una politica di riforme sociali e di riduzione della dipendenza economica dagli USA, intensificando anche i rapporti con Cuba. Il suo governo fu riconfermato nel 1976, ma nel 1980 tornò al potere il JLP, che impresse una svolta filostatunitense alla politica estera (rottura dei rapporti diplomatici con Cuba nel 1981, partecipazione all’invasione di Grenada nel 1983), varò un programma di privatizzazioni e di incentivi agli investimenti stranieri e concordò con i creditori internazionali drastici tagli alla spesa pubblica e ai consumi interni. Negli anni 1980 la crisi mondiale colpì duramente l’economia giamaicana, provocando una caduta delle esportazioni di bauxite e allumina e degli altri prodotti tradizionali; l’ulteriore peggioramento della situazione sociale continuò ad alimentare fenomeni di violenza e di criminalità diffusa, connessi anche con la crescita del traffico di droga.

Dal 1989 tornò alla guida del governo il PNP, prima con Manley e dal 1992 con P.J. Patterson, che attuarono, nel complesso, una politica moderata; le condizioni economiche del paese spingevano a provvedimenti di austerità concordati con il Fondo monetario internazionale, mentre la necessità di rilanciare gli investimenti stranieri e ottenere un atteggiamento più favorevole da parte dei creditori internazionali rendeva ancora più decisivo l’appoggio di Washington, anche se ciò non aveva impedito, nel 1990, la ripresa delle relazioni diplomatiche con Cuba.

Nonostante lo sviluppo del settore turistico, negli anni successivi l’elevato tasso di inflazione e di disoccupazione, le difficoltà economiche e il drammatico deteriorarsi delle condizioni di vita hanno alimentato tensioni sociali, sfociate a più riprese in scontri di piazza. L’approvazione nel 2004 di una legislazione speciale in materia di criminalità e traffico di droga non è valsa a migliorare la situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza, che è rimasta critica, costituendo una grave minaccia per il turismo. Nel 2006 P.J. Patterson ha ceduto la guida del partito e del governo a P. Simpson Miller, prima donna a detenere tali incarichi nella storia del Paese, ma nel 2007 il PNP è stato battuto alle elezioni dai laburisti ed è diventato primo ministro B. Golding. Dimissionario, nell'ottobre 2011 gli è subentrato A. Holness, già ministro dell'Istruzione, che ha annunciato una svolta nella politica nazionale, indicando nella lotta alla criminalità e alla corruzione gli obiettivi principali del suo mandato, ma alle elezioni generali del dicembre dello stesso anno si è registrata una nuova affermazione del PNP, che ha ottenuto 41 dei 63 seggi parlamentari grazie ai quali nel gennaio 2012 Simpson Miller ha nuovamente assunto l'incarico di premier. Nuova alternanza al potere è stata sancita dalle  consultazioni svoltesi nel febbraio 2016, alle quali si è registrata una vittoria di misura del JLP, che ha conquistato 33 dei 63 seggi e il 47% dei voti sconfiggendo il PNP della premier Simpson Miller, cui è di nuovo subentrato Holness.

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