Tièpolo, Giambattista

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Tièpolo, Giambattista. - Pittore (Venezia 1696 - Madrid 1770). Tra i massimi esponenti del rococò e ultimo grande protagonista della decorazione monumentale in Europa. T. lavorò in Italia e all'estero, lasciando numerose opere, nelle quali, sempre aggiornato sulle ultime tendenze artistiche, mostra una stupefacente capacità di assorbire con naturalezza le intonazioni stilistiche dai più differenti pittori, rielaborandole poi con la propria sensibilità e una tecnica rapida. Grazie a lui la tradizione decorativa veneziana tornò a imporsi sulla scena artistica del suo tempo. Tra le opere più significative dell'evoluzione della sua arte vi sono gli affreschi del palazzo arcivescovile di Udine (1726-30), le tele per la Scuola del Carmine a Venezia (1743), uno dei suoi capolavori, e gli affreschi per la residenza di Carlo Filippo di Greiffenklau a Würzburg (1751-53).

Vita e opereCognato di Francesco Guardi, di cui sposò la sorella, Cecilia, dalla quale ebbe nove figli, e allievo di G. Lazzarini, fu presto attratto dalla pittura contrastata e tenebrosa e dallo stile espressivo e drammatico di G. B. Piazzetta e F. Bencovich (Madonna del Carmelo, 1720 circa, Brera; Martirio di s. Bartolomeo, 1722, Venezia, S. Stae). Con l'esordio di T. nel campo della decorazione e dell'affresco divenne presto evidente il nuovo interesse per l'arte di S. Ricci e il riferimento fondamentale a P. Veronese. Dopo la decorazione della volta della cappella di S. Teresa nella chiesa degli Scalzi a Venezia (1724-25; per alcuni critici 1728-29), che presenta ancora molti punti di convergenza con Piazzetta, con gli affreschi del palazzo arcivescovile di Udine si verificò una vera e propria svolta nell'arte di T.; la decorazione (Storie dell'Antico Testamento), che si estende nella galleria, nella volta dello scalone e nella Sala Rossa, è caratterizzata dall'uso di colori chiari e trasparenti, permeati di luce, e da composizioni spaziali aperte monumentali; la fantasiosa realizzazione scenografica lascia spazio alla resa del reale, come nei dettagli naturalistici dell'episodio di Rachele e Giacobbe. Negli anni successivi la fama di T. si consolidò in Italia e all'estero. Guardando, oltre che a Ricci, a G. A. Pellegrini e L. Giordano, ma soprattutto al classicismo veronesiano, l'artista sviluppò una versione personale del rococò attraverso la ricerca di luminosità atmosferica e di un nuovo rapporto forma/luce/colore, che non mira allo sfaldamento del volume ma piuttosto sottolinea la solidità e il plasticismo della figura umana, anche con l'uso di tinte esaltate dalla luce solare. Nelle sue composizioni, spesso osservate con sottile ironia, coniugò arguzia narrativa e finzione scenica, avvalendosi anche dell'apporto delle quadrature, spesso realizzate dal collaboratore G. Mengozzi Colonna. Al ritorno da Udine (dove aveva eseguito anche affreschi nel duomo) fu a Milano (decorazioni nei palazzi Archinto e Dugnani, 1731), a Bergamo (Cappella Colleoni, 1732-33), a Vicenza (villa Loschi-Zilieri). Accanto ai numerosi dipinti di soggetto profano, a questo periodo risalgono importanti realizzazioni per le istituzioni religiose di Venezia, come gli affreschi per la chiesa dei Gesuati (1737-39) e i dipinti per la chiesa del Carmine e per S. Alvise. Tra i maggiori risultati del sodalizio con Mengozzi Colonna è la decorazione del palazzo Labia (1747-50) con le Storie di Marcantonio e Cleopatra, con una splendida coreografia di architetture aperte sul cielo, popolata da personaggi in costumi contemporanei. Chiamato a Würzburg nel 1750 dal principe vescovo Carlo Filippo di Greiffenklau, realizzò la decorazione della residenza, con l'aiuto dei figli Giandomenico (v.) e Lorenzo (Venezia 1736 - Madrid 1776), attivi nella sua bottega. La decorazione, da molti ritenuta il suo capolavoro assoluto, raggiunge un effetto fastoso nel salone progettato da B. Neumann, ornato di stucchi bianchi e oro, e ancora di più nella volta dello scalone, con la grandiosa rappresentazione dell'Olimpo con le quattro parti del mondo. Tornato a Venezia (1753), T. assolse numerosissime commissioni di ogni genere: del 1757 sono gli affreschi di villa Valmarana presso Vicenza, mentre a Venezia lavorò in Palazzo Ducale (Nettuno offre doni a Venezia, 1748-50), e per nobili famiglie veneziane (affreschi in Ca' Rezzonico, 1758). Nel 1759 eseguì a Udine affreschi nell'oratorio della Purità, e nel duomo di Este la pala con S. Tecla libera Este dalla pestilenza; del 1761-62 è l'Apoteosi della famiglia Pisani nella villa Pisani a Stra, ultima opera eseguita in Italia. Nel 1762 il pittore si trasferì infatti a Madrid per affrescare le sale del nuovo Palazzo Reale (Apoteosi di Enea, Grandezza della monarchia spagnola e Apoteosi della Spagna), eseguite con l'aiuto dei figli tra il 1762 e il 1767. Dopo il compimento del ciclo T. rimase in Spagna; le sette pale d'altare dipinte per il convento di Aranjuez (1767-69; ora divise tra il Prado e il Palazzo Reale di Madrid), dall'intonazione più intimamente patetica, furono però poco dopo sostituite con altrettante tele di A. R. Mengs, segno dell'avvento del nuovo gusto neoclassico. Di notevole importanza è l'opera grafica di T.; di grande interesse i disegni (conservati soprattutto a Londra, Victoria and Albert Museum; Firenze, museo Horne; Stoccarda, Staatsgalerie; Venezia, museo Correr; Trieste, Museo Civico), in rapporto alla sua produzione pittorica, che seguono la sua evoluzione stilistica e ne rivelano la straordinaria fantasia e la vena satirica. Più limitata la produzione incisoria: tra le acqueforti ricordiamo i ventiquattro Scherzi e i dieci Capricci, di data incerta, e vari soggetti religiosi.

Approfondimenti

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