BIFFI, Giovanni Ambrogio

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 10 (1968)

BIFFI, Giovanni Ambrogio. - Visse fra il XVI e il XVII secolo; si ignorano le date di nascita e di morte. Da G. Borsieri si ricavano le seguenti notizie: avviato dal padre al commercio, e posto in un fondaco di stoffe, egli mutò queste "in libri, e in anticaglie" ("che hoggi si trovano in poter mio", nota il Borsieri), e si dedicò alle lettere; ma non ebbe fortuna, e fu spinto dalla povertà ad abbandonare la patria e a "girsene altrove per tornar'anzi alla mercantia". Queste notizie sono riprese, in forma più ornata, da G. Ghilini, il quale sostituisce alla conclusione del Borsieri un più lieto fine: il B. emigrò a Lovanio, dove "li fu conferita con assai buon stipendio la pubblica lettura della lingua italiana; col quale trattenimento si sottrasse alla miseria della sua infelice condizione, et al pericolo di ritornare alla mercanzia".

Purtroppo non si conosce l'origine dell'informazione del Ghilini sul trasferimento a Lovanio, né si hanno notizie sull'attività del B. come insegnante di italiano in quella città (gli archivi e la Biblioteca dell'università di Lovanio sono stati completamente distrutti); se "pubblica lettura della lingua italiana" significa incarico di insegnamento conferito dall'università, piuttosto che insegnamento privato, la notizia è, per la prima metà del sec. XVII, sorprendente e va evidentemente messa in rapporto con l'amicizia fra il B. ed Ericio Puteano (il "nost Putian, quel gran leterù che lesg loquenza in Brouet", come scrive il B. nel Prissian, p. 57). Il Puteano lo pone fra tredici suoi "auditores... familiares" ai quali dedica la De rhetoribus et scholis palatinis Mediolanensium dissertatio historica, Mediolani 1603; al B. egli indirizza anche due lettere da Lovanio, una nel 1607 (Epistolarum Bellaria centuria III et nova, Lovanio 1612, n. 89, pp. 110-111) e una nel 1609 (Epistolarum apophoreta centuria IV et recens, ibid. 1612, n. 96, pp. 109-110); egli fa del B. il proprio interlocutore nel Laconismi Patrocinium. Dialogus, Milano 1606. Infine, in una lettera datata Lovanio VII Eid. Nov. 1608 e indirizzata a Raffaele Montorfano, egli loda alcuni versi del B. (Epistolarum apophoreta, ed. cit., n. 35, pp. 46 s.).

Secondo il Mazzuchelli, il B. sarebbe morto prima del 1619, "nel quale anno di lui, come già morto, scrisse Girolamo Borsieri suo contemporaneo" (ma questo non pare risultare dal testo del Borsieri). Le informazioni date dal Borsieri e dal Ghilini sono alla base di quanto scrivono, sul B., F. Picinelli, F. S. Quadrio, l'Argelati, il Mazzuchelli, e di quanto si legge in repertori più recenti.

Il B. fu mediocre autore di un poema in ottave, in otto canti,La risorgente Roma. Più difficile, per la scarsità di documenti, è giudicare della sua attività di erudito e di antiquario. Il Borsieri dichiarava di essersi servito delle opere del B. nel primo e nel secondo tomo del suo Teatro (quest'opera era ancora manoscritta nel 1760, a quanto scrive il Mazzuchelli, ed era in possesso di Giovanni Iacopo da San Benedetto, patrizio comasco).

L'opera più singolare del B. è una breve composizione in dialetto milanese, il Prissian da Milan della parnonzia milanesa, del 1606.

A detta dell'editore, l'opera sarebbe nata per richiesta di alcuni gentiluomini che sollecitarono il B. a illustrare la pronuncia milanese, in modo che si sapesse come si dovevano pronunciare esattamente i vocaboli discussi dal Capis nel Varon milanese, edito per la prima volta dal Bartoli a Pavia. Il B., come avverte egli stesso all'inizio del Prissian, trattò tale argomento all'improvviso, e fu poi pregato di mettere per iscritto le sue osservazioni, in modo che potessero essere pubblicate in appendice alla seconda edizione (e prima milanese) del Varon, nel 1606. Dopo un'introduzione in cui rivendica con tono vigoroso il merito del "parlà Milanes ch'al è el più bel che sia al Mond... salu la lengua Fiorentena, ch'al è nassù dala nosta", e in cui discute il problema della grafia del dialetto, il B. offre un'analisi singolarmente precisa ed acuta dei suoni del milanese, mostrando notevole finezza e penetrazione nella discussione. Basterà ricordare con quanta nettezza egli colga fenomeni che non hanno riscontro nel toscano, come la distinzione quantitativa, fonologicamente rilevante, delle vocali (per esempio,a "strec", cioè lungo, di sarà "chiuso" e a "largh", cioè breve, di sarà "chiudere"), il rapporto di tale opposizione con la qualità delle consonanti che eventualmente seguano la vocale, ed il rapporto, particolarmente delicato da rilevare, di tale opposizione quantitativa con la distinzione di timbro aperto e chiuso per le vocali e ed o (pp. 58, 59, 61, 64). Il B. distingue anche con chiarezza, ai suoi tempi assai rara, le lettere dai suoni (per esempio, p. 60, alla lettera c); descrive con freschezza impressionistica e al tempo stesso con precisione suoni che allora non si solevano definire in termini articolatori (e, ovviamente, tanto meno in termini acustici): per esempio, sc "tra tut do fan noma on son, se ben al è spegascià, come quand se cascia i boù, va la isc. o che's cascia via i ghaienn, sciò, sciò, inscì iust iust" (p. 60); oppure, per i casi in cui n nasalizza la vocale precedente: "n, se parnonzia la più part meza morta, ... noma par on ciert son comè quel che fa el cordon che bat el bombas, fron, fron, e intel dila a stò moùd come in, con, son, bon, pan fen, nol se moùu mingha la lengua", mentre per la n alveodentale "se sbat intel parnonziala la poncia de la lengua intel ciè dela bocha"; e l'autore aggiunge: "par desferenzià, pan, da mangià da pann da vestiss, la proùma che se proferiss meza morta con la vochà strecia, la schiuarem sempia: l'oltra... dobia", introducendo, come si vede, degli esempi di "coppie minime" (cioè di coppie di parole che differiscono per una sola unità fonologica), secondo un criterio di descrizione fonologica non ignoto alla linguistica "prescientifica", e ripreso e compiutamente elaborato solo nella linguistica del nostro secolo.

Questo testo costituisce il primo esempio di descrizione fonologica del milanese, e forse il primo esempio del suo genere nell'ambito dei dialetti italiani. Il suo interesse non consiste tanto nelle considerazioni sull'origine del milanese e del fiorentino, quanto nell'applicazione eccezionalmente rigorosa e coerente alla fonetica milanese di un tipo di descrizione "semifonologica" che nel secolo precedente era stato usato in Italia per lo più in maniera non sistematica e per lo più limitatamente al toscano.

Se i contemporanei citano il B. come poeta e letterato, quello che viene ricordato in seguito è l'autore del Prissian. Domenico Balestrieri possedeva e aveva cara un'edizione del Varon e del Prissian che mandò in regalo a donna Rosa d'Harrach (Rime toscane e milanesi, Milano 1774, p. 136). Ricorda inoltre il testo del B. nelle Rimm Milanes, Milano 1744, p. 176, e successivamente (Milano 1760) nella Badia di Meneghitt, p. 36, 68, nel Cangeler della Badia dj Meneghitt, p. 39, nella Camaretta di Meneghitt, p. 2.

Dopo le ristampe sette e ottocentesche e la schietta ammirazione di eruditi e linguisti, oggi, con una più chiara coscienza della distinzione di studi linguistici sincronici e diacronici, si può cogliere appieno il valore e l'interesse di una descrizione fonologica sincronica come quella del Prissian.

Opere. Fra le opere del B. si trovavano a quanto pare i seguenti manoscritti di cui dà notizie il Borsieri: Un trattato di varie erudizioni; Consiglio sopra la cognizione delle anticaglie; Instituzione delle antiche dignità; Discorso sopra il fuoco perpetuo delle vestali; Opuscoli vari di E. Puteano, tradotti dal latino in italiano. Fra le opere a stampa: quattro composizioni poetiche a pp. 51r-v, 52r, delle Muse toscane di diversi nobilissimi ingegni di G. Borgogni, Bergamo 1594; Il Noniano(dialogo del Puteano trad. dal B.), Milano 1603; Della politica ragion delle leggi,opuscoli di Francesco Grimaudet,avvocato del Rè di Francia... tolti dalla lingua francese da G. A. B., Milano 1604; Il dolore del peccator pentito..., tolto dalla latina lingua da G. B. (ded. al card. Federico Borromeo), Milano 1605; Prissian da Milan della parnonzia milanesa, segue al Varon milanes de la lengua da Milan, Milano 1606, pp. 55-68: il testo è stato ristampato da G. Marelli, Milano 1750, pp. 78-92, nella Collezione delle migliori opere scritte in dialetto milanese, Milano 1816 (I, pp. 75-99), da F. Fontana nell'Antologia meneghina, Bellinzona 1900 (pp. 74-86); De nei. Discorso del signor Lodovico Settali,gentilhuomo milanese,tolto dalla latina lingua da G. A. B., et dello stesso Biffi L'Adda,nelle glorie dell'illustrissimo signor conte Francesco d'Adda..., Venezia 1609 (in appendice a, G. della Porta,Della fisionomia dell'huomo, Venezia 1644, pp. 538-554, si ha una ristampa della traduzione del B.: De i nei); La Risorgente Roma, Milano 1610 (una seconda edizione,La Risorgente Roma,impresa del grande Costantino,allhor che trassela dal tirannico giogo di Massentio,e fella risorgere col glorioso nome di Christo, Milano 1611, dedicata al conestabile di Castiglia, è sempre in otto canti; l'Argelati parla di un'edizione del 1611 in tredici canti, e il Mazzuchelli scrive che la seconda edizione del 1611 fu aumentata a dodici canti); una poesia dedicata al Borsieri all'inizio di L'amorosa prudenza,mitologirica pastorale..., Milano 1610; Canzone in lode di Giovanni Fernandez di Velasco Governator di Milano intitolata il Ritratto, Milano 1611; Versi, Milano 1616; un sonetto dedicato a G. B. Manso a p. 267 delle sue Poesie nomiche, Venezia 1635; senza data è Il gran guerriero... Don Giovanni di Mendozza, Milano, P. Malatesta.

Fonti e Bibl.: G. Borsieri, Il Supplimento della Nobiltà di Milano, Milano 1619, pp. 37-38 (in appendice a La Nobiltà di Milano di P. Morigi, Milano 1619); G. Ghilini,Teatro d'huomini letterati, II, Venezia 1647, pp. 138-139; F. Picinelli,Ateneo dei letterati milanesi, Milano 1670, pp. 256-257; F. S. Quadrio,Della storia e della ragione d'ogni poesia, II, Milano 1741, p. 296; III, ibid. 1742, p. 120; F. Argelati,Bibliotheca scriptorum Mediolanensium, I, 2, Milano 1745, col. 158; G. M. Mazzuchelli, Gli Scrittori d'Italia, II, 2, Brescia 1760, pp. 1213-1215; C. L. Fernow,Römische Studien, III, Zurich 1808, pp. 379 s., 536; J. Ferrari,De la littérature Populaire en Italie, in Revue des deux Mondes, s. 4, XXI (1840), p. 513; B. Biondelli,Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano 1853, p. 112; F. Cherubini,Vocabolario milanese italiano, V, Milano 1856, p. 284; C. Salvioni,Fonetica del dialetto moderno della città di Milano, Torino 1884, p. 23 e passim; G. Fogolari, Il Museo Settala. Contributo per la storia della coltura in Milano nel secolo XVII, in Arch. stor. lombardo, s. 3, XIV (1900), p. 68; F. Fontana Poeti meneghini, Milano 1891, pp. 13-17; C. Trabalza,Storia della grammatica italiana, Milano 1908, pp. 214-215; Th. Simar,Etude sur Erycius Puteanus, Louvain 1909, p. 188; E. Hess,I documenti letterari più antichi del dialetto milanese, Milano 1919, pp. 51-53; C. Salvioni, in Rend. d. Ist. lomb., s. 2, LII (1919), pp. 517-40; A. Belloni, Il Seicento, Milano 1929, p. 229; M. Bendiscioli,Vita sociale e culturale, in Storia di Milano, X, Milano 1957, pp. 493-394; F. Giannessi,La letteratura dialettale e la cultura, in Storia di Milano, XI, ibid. 1958, pp. 408-411; M. Vitale,La questione della lingua, Palermo 1960, p. 66; R. G. Faithfull, in Studi di filologia italiana, XX(1962), pp. 272 e 312; G. C. Lepschy, in L'Italia dialettale, XXVIII(1965), pp. 143-80 .

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